NUOVA NASCITA SPIRITUALE

(Donato Trovarelli)

1° Edizione Gennaio 2017  Stampa tipograficaVertigo Editrice Roma

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403 pagine ed ha migliaia di citazioni bibliche.

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Senza la “nuova nascita spirituale” non si può vedere il Regno di Dio e neppure entrarci dentro. Miliardi di credenti in Cristo Gesù l’hanno sperimentata nella loro vita, dimostrando che essa non è né una favola e né una cosa impossibile, ma… un diritto!

La Chiesa di Cristo, la “vera” Chiesa di Cristo, è fatta di persone che hanno conosciuto Dio “mediante la nuova nascita”, per l’intervento dello Spirito Santo che purifica, salva e santifica, in base alla volontà di Colui che è chiamato “Parola Vivente”, il grande Dio e Salvatore Gesù Cristo.

In questo libro sono esaminati tutti i modi in cui la “Nuova Nascita” è diversamente chiamata. Un capitolo per ogni “voce”:

 

 

 

 

 

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Sommario

Capitolo 1 La malvagità e la condanna dell’umanità.

Capitolo 2 Perché “nascere di nuovo”?.

Capitolo 3 Il libro della vita.

Capitolo 4 La dottrina della salvezza.

Capitolo 5 La salvezza è una doreà.

Capitolo 6 I due elementi: l’acqua e lo spirito.

Capitolo 7 L’adozione, ovvero la nascita “da Dio”.

Capitolo 8 La comunione col corpo e col sangue di Gesù Cristo.

Capitolo 9 La santificazione.

Capitolo 10 La giustificazione.

Capitolo 11 Il riscatto e la redenzione.

Capitolo 12 La chiamata.

Capitolo 13 La conversione o ravvedimento.

Capitolo 14 Confessione e perdono dei peccati

Capitolo 15 La purificazione.

Capitolo 16 La nascita come “morte al peccato”.

Capitolo 17 Il nuovo patto.

Capitolo 18 La consacrazione.

Capitolo 19 La predestinazione.

Capitolo 20 L’effusione dello Spirito Santo.

Capitolo 21 Il servizio dopo la salvezza.

Capitolo 22 Salvati per sempre.

Capitolo 23 Effetti delle nuova nascita.

Capitolo 24 Il Battesimo nello Spirito Santo è la seconda doreà.

Capitolo 25 Come ottenere il Battesimo nello Spirito Santo.

Invito a pregare.

Capitolo 26 Benedizioni

Capitolo 27 Conversione/nuova nascita.

 


 

Capitolo 1 La malvagità e la condanna dell’umanità

 

 

 

 

L’uomo è affetto da una gravissima malattia mortale chiamata “peccato” e il peccato è tutto ciò che non piace a Dio. L’uomo può anche pensare di essere nel giusto, in buona fede e in piena coscienza, ma non può pretendere di essere per questo accettato da Dio: il metro di misurazione di Dio è un altro!

            Dio si offende e non gradisce tutto ciò che a Lui non piace.

            Il problema dell’umanità è SAPERE cosa piace a Dio per essere accettati da Lui e cosa non piace a Lui per non essere rifiutati: se vogliamo da Lui la salvezza eterna, bisognerà pur assecondarLo in qualche modo!

L’uomo, così com’è, è peccatore ed è destinato alla perdizione eterna, se non riesce a trovare la salvezza eterna nel corso della sua breve esistenza terrena, secondo “come è scritto: Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti sono diventati corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno... Rovina e calamità sono sul loro cammino e non conoscono la via della pace. Non c’è timor di Dio davanti ai loro occhi. Or noi sappiamo che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a Lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato... e tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:10-23)

            La Volontà di Dio per essere accettati da Lui è contenuta nelle Parole di Gesù, l’Unigenito Figlio di Dio: “occorre nascere di nuovo”.

            Il concetto di peccato non esisterebbe se non ci fosse Dio: l’uomo è peccatore, perché esiste Dio che non lo è, e che lo giudica per questo.

Rifiutare il discorso del peccato è in realtà rifiutare l’idea di doversi mettere “davanti a Dio” e doversi giustificare per il proprio operare o per le proprie azioni. Per questo motivo, molti preferiscono dire che Dio non c’è: se c’è una cosa che fa più arrabbiare gli atei è quella di dover pensare che Qualcuno possa giudicarli.

            L’uomo può anche far tacere la voce della sua coscienza, ma non potrà mai far tacere la voce di Dio! Caino non si giustificò dell’uccisione del fratello, rimuovendo da lui ogni responsabilità, ma fu Dio ad accusarlo (Genesi 4:9-13), perché Dio è il giudice delle coscienze di tutti!

            Il profeta Geremia (17:9) dice espressamente: “Il cuore è ingannevole più d’ogni altra cosa, e insanabilmente maligno”.

Dai, forza! Chi vuole contendere con Dio, si accomodi! Dio accetta ogni sfida e i suoi sport preferiti sono: abbassare e “resistere ai superbi” (Giacomo 4:7), “prendere i savi nella loro astuzia” (1 Corinzi 3:19), “ridere degli empi” (Salmo 37:13).

            Dove non arriva la coscienza, arriverà puntuale Dio, con il suo giudizio... di condanna, “così dunque ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio”. (Romani 12:12)

Nella mia vita, ma immagino che la cosa sia comune a tanti, ho conosciuto centinaia di persone dedite ai loro vizi e per nulla preoccupati di doverne un giorno rendere conto. La loro impostazione di vita era: vivi come se Dio non esiste e come se nessuno saprà mai ciò che fai… Si tratta di una tragica illusione e di una patetica situazione di ingenuità. A volte Dio si diverte a mettere le persone in imbarazzo, davanti a tutta l’opinione pubblica, nel rivelare i più piccoli dettagli di ciò che certa gente copriva e nascondeva con scrupolosa meticolosità. Gli esempi scandalosi della cronaca e dei processi riempiono giornali e rotocalchi.

            Il peccato dunque consiste nel fare, dire, pensare TUTTO CIÒ CHE DIO HA VIETATO DI FARE, dire o pensare. (Esodo 32:33; Levitico 4:13-14; 4:22; 22:9 e tanti altri passi)

            Per questo motivo e solo per questo, l’umanità è malvagia (Matteo 7:11; 12:34) perché:

– pensa cose malvagie nei cuori e nell’interno (Matteo 9:4; 15:19; Marco 7:21-23; Luca 6:45; 11:39; Romani 1:29; 1 Timoteo 6:4)

– dice cose malvagie (Matteo 5:11; 3 Giovanni 1:10; Proverbi 15:28-29)

– fa cose malvagie (Matteo 12:35; 7:17-18; come Erode Luca 3:19; Giovanni 3:19-20; Proverbi 21:27)

            GIUDIZIO INAPPELLABILE: Dio cancella dal Libro della Vita quelli che hanno peccato contro di Lui (Esodo 32:33; Salmo 69:28): il Libro della Vita esiste! (Filippesi 4:3; Apocalisse 3:5; 13:8)

            Dopo la morte risusciteranno tutti: i credenti a salvezza eterna, i cui nomi sono scritti nel Libro della Vita, e i non credenti a perdizione eterna, i cui nomi non sono scritti nel Libro della Vita. (Matteo 25:46)

            Altre dottrine diverse da questa, non sono bibliche e quindi false e frutto di fantasia umana e non possono essere oggetto di alcuna considerazione, perché non hanno il sostegno di Dio e della Sua Santa Parola. Sono pura fantasia, degna dell’Ariosto, la metempsicosi o reincarnazione, la purificazione attraverso più vite, la trasformazione in animali, persone o cose, l’animismo, il volo verso mondi alieni e chi ne ha, più ne metta. Ogni tanto esce qualche dottrina nuova o riverniciata di nuovo, per carpire le menti dei semplici e per ingrandire il proprio portafoglio.

            Ho conosciuto una persona che credeva che esistessero i medici alieni che, chiamati sulla terra per guarire, avevano bisogno di mangiare lingotti d’oro o di uranio… Aveva venduto un appartamento per pagare al truffatore il soggiorno di una settimana a un medico alieno…

            Per quanto riguarda i cristiani, prendendo spunto dall’esortazione dell’apostolo Paolo a Timoteo, dobbiamo rimanere fermi nell’ordinare ad alcuni di non insegnare dottrina diversa e né si occupino di favole e di genealogie senza fine”... perché “alcuni avendo deviato, si sono rivolti a un vano parlare, volendo essere dottori della legge, quantunque non intendano quello che dicono, né quello che danno per certo.” (1 Timoteo 1:3-7)

            Le filosofie e le dottrine del mondo sono come l’erba “ed ogni gloria d’uomo è come il fiore dell’erba; l’erba si secca e il fiore cade.” (1 Pietro 1:24)

            Tutte le filosofie e tutte le religioni umane, pur parlando di Dio o di un Dio, non hanno mai parlato di Gesù, Agnello di Dio: solo la Bibbia ne parla e la Bibbia è l’unico Libro che ha il “sigillo” di autenticità come “PAROLA DI DIO”. Nessun Libro può avere questa caratteristica, perché verrebbe immediatamente smentito da Dio stesso! Il racconto del capitolo 5 del Primo libro di Samuele è molto istruttivo da leggere: si parla dell’Arca dell’Alleanza che cade in mano filistea. Sarebbe stata una normale azione di guerra con tanto di uccisioni e rapine, se non fosse che Dio, proprietario dell’Arca, intervenisse “personalmente”, spandendo terrore di morte e “quelli che non morivano erano colpiti di emorroidi, e le grida della città salivano fino al cielo.” (I Samuele 5:12)

            Inoltre “Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non s’attiene alle sane parole del Signor nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è secondo pietà, esso è gonfio e non sa nulla; ma langue intorno a questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contenzione, maldicenza, cattivi sospetti, acerbe discussioni d’uomini corrotti di mente e privati della verità, i quali stimano la pietà esser fonte di guadagno... cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione... si sono sviati dalla fede e si sono trafitti di molti dolori... O Timoteo, custodisci il deposito, schivando le profane vacuità di parole e le opposizioni di quella che falsamente si chiama scienza, della quale alcuni facendo professione, si sono sviati dalla fede.” (1 Timoteo 6:3-5,9,10,20-21)

            Purtroppo per l’umanità, Dio esiste e con Lui deve fare i conti. Ogni discorso sull’inesistenza di Dio, non cambia la situazione, perché l’esistenza di Dio non dipende dal crederci o meno: Dio esiste e basta!

Per la cronaca Abrahamo è morto, i profeti sono morti, Maometto è morto, Buddha è morto, Nietsche è morto, Dante Alighieri è morto, Shakespeare è morto, tutti sono morti, solo Gesù Cristo è morto e risuscitato ed è Vivente. Miliardi di persone lo hanno potuto testimoniare e Lo hanno chiamato, Lo chiamano e Lo chiameranno ogni momento…

Le religioni non salvano, perché possono solo presentarti un dio. Poi bisogna vedere se è il DIO giusto!

Ciò che penso e credo, è che quando andremo in cielo troveremo comunque DIO.

Quelli che lo avevano già conosciuto... lo riconosceranno facilmente e saranno da LUI riconosciuti. Quelli che invece NON lo avevano già conosciuto... diranno: “Ma chi sei?”

Prendiamo per esempio un buddista, quando sarà di fronte a DIO: cercherà il suo DIO pancione, così come glielo hanno presentato, ma non lo troverà.

Perché? Perché seduto sul trono di Dio troverà ... un uomo con le mani forate, un uomo “strano”, che lui ha visto solo da qualche parte, portato dagli occidentali, ma che lui non ha mai considerato come “DIO”.

Chi forse glielo presentava, gli voleva dare anche la sua cultura occidentale, la coca cola… ed altro…

Missionari indegni, che hanno mischiato il sacro col profano…

A lui non interessava… per motivi di tradizione familiare e per altri validissimi motivi, ma... in quel tragico momento... quel DIO (Gesù) allora se lo troverà davanti e non saprà che dire, ma Gesù gli chiederà: “Cosa vuoi da me?”

E il buddista risponderà: “il paradiso!”

E Gesù allora gli risponderà: “fattelo dare da chi te lo ha promesso! Io non ti ho promesso mai nulla... Tu non mi hai mai pregato ed io non ti ho mai risposto. Non ci conosciamo!”

E il buddista: “ma coloro che mi hanno parlato di Budda, mi hanno ingannato”

E Gesù: “Loro saranno severamente puniti… e tu con loro. Ecco, seduttori e sedotti... INSIEME, ad accusarsi in eterno!”

Quello che abbiamo detto fin qua, può riguardare chiunque.

Prendiamo per esempio un musulmano, un cattolico, uno anche evangelico non “nato di nuovo in Cristo Gesù”, quando sarà di fronte a DIO.

Cercherà Lutero, Pietro Valdo, una madonna, Allah, o i suoi santi preferiti o un suo referente in cielo, qualunque sia il nome che gli abbia dato, così come glieli hanno presentati, ma non li troverà.

Perché? Sempre per lo stesso motivo: seduto sul trono di Dio troverà ... un uomo con le mani forate, un uomo “strano”, che lui ha visto solo morto in un crocifisso,… come un pover’uomo vittima delle ingiustizie umane… ma che lui non ha mai considerato come “DIO” e neppure come il Suo mediatore fra lui e Dio e né tantomeno come l’offerta gradita a Dio (un Agnello), che un giorno andava fatta per fede.

Non si è mai posto il problema se Gesù fosse geloso della venerazione o dell’adorazione ad altre figure falsamente mediatrici…

Egli è stato perdonato dal prete nel suo confessionale e ha adorato la sua ostia o dall’imam o da altro santone o guru.

Il prete o chi per lui, gli ha promesso al vita eterna e la salvezza mediante un battesimo fatto a pochi giorni dalla nascita, quando era troppo piccolo per capire.

Non si è mai preoccupato di andare a leggere seriamente ed approfonditamente la Parola di Dio (la Bibbia), perché si è sentito indegno o incapace: il sacerdote gli ha nascosto la verità, mischiando il sacro ed il profano, il divino e il superstizioso, la verità e il magico fantastico…

A lui Gesù non interessava… per motivi di tradizione familiare e per cultura, ma... in quel momento tragico... quel DIO (Gesù) ora se lo troverà davanti e non saprà che dire, ma Gesù saprà bene cosa dire… sempre le stesse parole!

“Cosa vuoi da me?”

E il malcapitato risponderà: “il paradiso!”

E Gesù allora gli risponderà: “fattelo dare da chi te lo ha promesso! Io non ti ho promesso mai nulla... Tu non mi hai mai pregato ed io non ti ho mai risposto. Non ci conosciamo!”

E il fedele ingannato: “ma coloro che mi hanno parlato di Dio, mi hanno ingannato”

E Gesù: “Loro saranno severamente puniti… e tu con loro. Ecco, seduttori e sedotti... INSIEME, ad accusarsi in eterno!”

Adesso al posto di quel poveraccio, méttitici tu, con un’altra qualsiasi religione o non-religione!

Cosa potrai dire a Gesù Cristo, il Signore dell’universo?

Lo conosci?

Lo hai accettato nel tuo cuore come personale Salvatore?

No? Peccato!

Questo è “il vero peccato”! Un giorno, sarà troppo tardi…

Il Vangelo è chiaro, anzi, chiarissimo sull’opera dello Spirito Santo: “Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me.” (Giovanni 16:8-9)

Questo è l’unico vero motivo di esclusione dal regno di Dio.

Non sembri che io voglia offendere buddisti, cattolici, falsi evangelici, scintoisti, induisti, musulmani, ecc. io parlo a Nome di Gesù, secondo ciò che sta scritto nella Sua Parola: tutte le recriminazioni fatele a Gesù, e a chi è stato usato per scrivere la Sua Parola. Io non c’entro… Faccio solo da cassa di risonanza. Tutto ciò che troverete scritto in questo libro, non è altro che la Parola di Dio, citata a più non posso, onde evitare proprio abusive interpretazioni personali…

Io posso dire, come dicevano tutti gli evangelizzatori del passato, da Torrey a Moody, da Lutero a Calvino, da Wesley a Billy Graham, da Francesco d’Assisi a Savonarola, da Arnaldo da Brescia a quei tanti che sono stati “fedeli servitori di Cristo”…: “Hai accettato Gesù Cristo come il Tuo “personale” Salvatore?”

No? Ne risponderai nel giorno del giudizio, immancabilmente e… inevitabilmente! Pensaci…

Vuoi prendere posizione a favore di Cristo o della tua convinzione religiosa, come i farisei dell’epoca di Gesù?

Vuoi stare dalla parte del mondo o di Gesù Cristo?

Se decidi per il secondo caso, prosegui tranquillamente in questa lettura, perché questo libro ti potrebbe anche aiutare, ma se vuoi chiudere il discorso, lasciamoci così, da buoni amici… non proseguire oltre e regala questo libro, oppure brucialo, o gettalo… oppure rivendilo e recupera i soldi spesi, che è meglio…

Gesù (ed io ovviamente) non fa un discorso di religione, ma di conoscenza “personale”. Lui non aveva una sinagoga da proporre o una chiesa o una cattedrale, ma solo Sé Stesso: “Prendi la tua croce e séguimi!” Il Figliol dell’Uomo (Lui, Gesù) non ha una casa, né dove posare il capo…. Noi però siamo tenuti a seguirlo….

Mi permetto di riportare per intero un foglio di un calendario cristiano, senza secondi fini… di pubblicità:…

“Ai nostri giorni, è conforme alla mentalità moderna ostentare, nel campo morale o per le questioni di fede, una larghezza di vedute che si dice essere indispensabile alla tolleranza.

“Ciascuno è libero di scegliere la propria religione”, vi si dirà.

Me se affermate una con­vinzione personale riguardo a Gesù Cristo e a ciò che Egli è per voi, o una certezza sul vostro avve­nire eterno, siete presto tacciati di presunzio­ne, intolleranza o integralismo!

Eppure non è la società né sono io che abbiamo stabilito certe leggi di “causa-effetto” che non possiamo aggirare!- se lascio cadere la matita, cadrà; è una certezza!

– se raccolgo e mangio tutti i funghi che mi sembrano buoni senza consultare un libro o un esperto, rischio dei seri guai;

– se dico delle menzogne a mia moglie, la fiducia andrà in pezzi: lo so, e so anche che la vita sarebbe ben difficile senza la fiducia reci­proca... 

e che pensare dell’autista di una macchina che non tenesse nessun conto delle istruzioni del costruttore? Potete non mettere dell’olio nel motore della vostra automobile, siete liberi.., ma poi non andate a lamentarvi da chi ve l’ha venduta!

No, la verità non dipende da ciò che io penso. Dio si rivela a chi lo cerca sinceramen­te, ecco una buona notizia; e il vero credente cristiano sa, nel suo cuore, chi è quel Dio che gli ha concesso il suo perdono e che è ora il suo Padre.”

(Calendario “Il buon seme” 1 marzo 2002 Edizioni Il Messaggero cristiano – 15048 Valenza Italia)

Dice un passo dell’apostolo Giovanni: “E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figliuolo per essere il Salvatore del mondo.” (I Giovanni 4:14)

Ma ragioniamo: Salvatore per quale motivo? L’esistenza di un Salvatore, presuppone l’esistenza di un pericolo da cui doversi salvare. Se fossimo tutti salvati, non ci sarebbe bisogno di alcun Salvatore, ma poiché esiste un Salvatore, addirittura mandato da Dio, vuol dir che il pericolo è reale e serio!

 


 

Capitolo 2 Perché “nascere di nuovo”?

           

 

 

 

Vogliamo avere da Dio un giudizio di approvazione? Mettiamoci davanti a Dio e vediamo cosa Lui vuole, per assolverci.

Questo è il desiderio dell’uomo “pio”, quello che non ha paura di incontrare Dio, ma che Lo cerca, succeda quel che succeda!

Dio ama un tale atteggiamento e lo premia, mostrandosi e dando all’uomo tutte le rassicurazioni che Lui è principalmente “amore”, oltre che “luce” e giustizia.

            L’Evangelo della Grazia, è un annuncio “strano, complicato e nello stesso tempo semplice” dell’amore di Dio: Dio vuole essere “placato” con un’offerta sacrificale, che l’uomo non ha! Questo è ben noto a Dio, che addirittura ha poggiato tutto l’Evangelo della Salvezza sull’incapacità umana di placare un Dio di Giustizia ed è per questo che Egli si mostra successivamente come Dio d’amore.

L’annuncio dell’Evangelo è inizialmente tremendo, perché nessuno può salvarsi da solo, ma diventa consolatorio, quando si chiarisce bene che l’offerta di riconciliazione la fornisce Dio stesso con uno “speciale” Agnello da sacrificare: Suo Figlio!

            Questa è La GRAZIA.

L’amore di Dio supplisce a qualsiasi mancanza umana, e toglie ogni merito a qualsiasi buona azione umana: in pratica è Dio che fa tutto. Dio decide di salvare, Dio mette l’offerta e Dio la gradisce, se l’uomo però decide irrevocabilmente e fermamente di farla sua.

La remissione dei peccati mediante la morte di Gesù Cristo venuto in carne ed ossa, è L’UNICO EVANGELO che annuncia come, “con un’UNICA offerta, Egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati. E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza.” (Ebrei 10:14-15)

            Non ci sono altri Evangeli.

Addirittura la Parola di Dio avverte categoricamente: “Quand’anche un angelo del cielo vi annunciasse un EVANGELO DIVERSO, non gli credete!” (Galati 1:8-9 e 2 Corinzi 11:4) Nessuno infatti potrà mai separarci da questo amore di Dio, “Poiché io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio, che è IN CRISTO GESÙ, NOSTRO SIGNORE.” (Romani 8:38-39)

            Abbiamo “la promessa della vita presente e di quella a venire. Certa è questa parola, e degna d’esser pienamente accettata. Poiché per questo noi fatichiamo e lottiamo: perché abbiamo posto la nostra speranza nell’Iddio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, principalmente dei credenti. Ordina queste cose e insegnale”. (1 Timoteo 4:8-11)

            “Il Figliuol dell’Uomo” ora siede alla destra del trono di Dio, unico “assunto in cielo” (Giovanni 3:13) e glorificato (Giovanni 13:31). Egli è l’adempimento... della legge, della Thorà: “vita per vita, morte per morte!”

            Gesù, il Salvatore, è risorto ed è assunto in cielo, quale TERMINE DI PARAGONE fra i salvati e i non-salvati, come rappresentato dai ladroni ai lati della croce. Gesù è il confine fra salvezza e perdizione, che piaccia o non piaccia. Potremmo indorare la pillola, ma la sostanza rimane sempre quella…

            Il passo che segue infatti sembrerebbe scritto in un linguaggio duro, ma in realtà nasconde una dolcissima “verità di fede”: “Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore SENZA MISERICORDIA sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggiore castigo stimate voi che sarà giudicato degno, colui che avrà calpestato il FIGLIO di Dio e avrà tenuto per profano IL SANGUE DEL PATTO col quale È STATO SANTIFICATO, e avrà oltraggiato lo SPIRITO DELLA GRAZIA?” (Ebrei 10:28-29).

            Ecco perché il mondo troverà, come GIUDICE, proprio l’AGNELLO!

            L’invito è chiaro e pure la minaccia.

O accettate il “Sangue del Patto” e siamo salvati, oppure rifiutarlo e essere “degni” di un castigo di morte eterna…

            A Marta, la sorella di Lazzaro, Gesù disse: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede IN ME, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e CREDE IN ME, non morrà mai. Credi tu questo? Ella gli rispose: Sì, Signore, io credo che TU SEI IL CRISTO, IL FIGLIO DI DIO che doveva venire nel mondo.” (Giovanni 11:25-27)

            L’annuncio della salvezza, mediante l’unica offerta che l’uomo non può impunemente rifiutare è il seme da evangelizzare ed è quello... fornito da Gesù Cristo: altro seme non è riconosciuto da Dio come autentico, perché non produce il frutto della “nuova nascita”!

            La “nuova nascita” in Gesù Cristo durerà in eterno, perché sarà l’elemento discriminante fra coloro che avranno creduto, per un’eterna gioia e coloro che non avranno creduto, per un eterno e doloroso rimorso.

I credenti hanno Gesù come AVVOCATO: “Figlioletti miei... noi abbiamo un avvocato (in greco ò paraklètos) presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; (1 Giovanni 2:1; 3:9; Romani 8:34; Ebrei 7:25-28)

I non credenti hanno Gesù come GIUDICE: in Giovanni 5:26-29 troviamo scritto: “ Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figliuolo d’aver vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figliuol dell’uomo. Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne verranno fuori: quelli che hanno fatto in bene, in risurrezione di vita; e quelli che hanno fatto in male, in risurrezione di condanna.”

            Che Gesù vogliamo? Gesù avvocato e difensore oppure Gesù giudice e “pubblico ministero”?

GEENNA, ADES e INFERNO, STAGNO DI FUOCO nel Nuovo Testamento sono sinonimi e sono luoghi di “eterna distruzione e perdizione”

La Geenna è intesa come fuoco eterno, l’Ades come l’inferno e l’inferno stesso è inteso come fuoco eterno per una punizione eterna per dannati eterni: “Allora dirà anche a coloro della sinistra: Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Allora risponderà loro, dicendo: In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto ad uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me. E questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.” (Matteo 25:41, 45-46)

Anche il Vecchio testamento è chiaro su questo punto: “E molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri per l’obbrobrio, per una eterna infamia.” (Daniele 12:2)

La lettera di Giuda riprende questo concetto, soprattutto verso gli angeli satanici: “…e che Egli ha serbato in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non serbarono la loro dignità primitiva, ma lasciarono la loro propria dimora.” (Giuda 6)

Ma la stessa sorte è riservata anche agli uomini: “E quando gli adoratori usciranno, verranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati a me; poiché il loro verme non morrà, e il fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore ad ogni carne”. (Isaia 66:24)

L’Evangelo parla solo di DUE luoghi, dopo la morte: la Geenna e il Regno di Dio.

Fondamentale, importantissima è la lettura di questo passo, che come tanti altri, è chiarissimo su questa duplice destinazione post mortem: “E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; meglio è per te entrare monco nella vita, che aver due mani e andartene nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne. E se il tuo piede ti fa intoppare, mozzalo; meglio è per te entrare zoppo nella vita, che aver due occhi piedi ed esser gettato nella Geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne. E se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrare con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gettato nella Geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne. Poiché ognuno sarà salato con fuoco.” (Marco 9:43-48)

Nella storia passata abbiamo assistito a momenti di stupida rappresentazione di questo desiderio di menomazione salvifica e abbiamo visto movimenti religiosi che hanno fatto della sofferenza il loro punto di forza. Si è arrivati addirittura a chiamare questa sofferenza come una specie di “giudizio di Dio”, una sorta di ordalìa che Dio stesso imponeva in casi estremi.

Nulla di tutto questo: Dio vuole che l’uomo decida di essere salvato, così, semplicemente, senza problemi e senza difficoltà.

Purtroppo però non è così ed è l’uomo stesso a complicarsi la vita: troviamo tanti atteggiamenti refrattari, chi non vuole capire, chi invece ha altri tornaconto da seguire o da sistemare, chi è contento di come sta, chi va cercando una religione piuttosto che la salvezza, chi si accontenta e chi non si accontenterà mai…

La parabola delle nozze dell’Agnello, espone un campionario di situazioni in cui, Dio è ben disposto, ma l’uomo oppone mille scuse!

Altro passo da leggere e rileggere, quasi come una ricetta per una perfetta salute mentale, tre volte al giorno, prima e dopo i pasti principali: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. Egli ha in mano il suo ventilabro per nettare interamente l’aia sua, e raccogliere il grano nel suo granaio; ma quant’è alla pula la brucerà con fuoco inestinguibile.” (Luca 3:3-17)

Contrariamente a quanto affermerebbero i moderni sadducei, i Testimoni di Geova, si noti che il fuoco è inestinguibile, perché la punizione è eterna: “in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù. I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza,” (2 Tessalonicesi 1:8-9). I seguaci di tale dottrina ritengono che la terra si perpetuerà così com’è e che loro ne approfitteranno per vivere meglio, con le risorse lasciate dai dannati…: nulla di più falso, perché la terra è destinata al fuoco e sarà rinnovata completamente.

            Anche Il Purgatorio non esiste, non è previsto e non esiste nessun passo biblico che lo autorizzi a pensare o che lo faccia supporre. Similmente il Limbo, di classicheggiante e dantesca memoria.

La via della salvezza è unica ed eterna; similmente quella della perdizione: “Perché molti camminano (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), da nemici della croce di Cristo; la fine dei quali è la perdizione, il cui dio è il ventre, e la cui gloria è in quel che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra.” (Filippesi 3:18-19)

            La situazione di oggi non è diversa da quella di ieri, quando già Gesù rimproverava: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché scorrete mare e terra per fare un proselito; e fatto che sia, lo rendete figliuolo della Geenna il doppio di voi... Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della Geenna?” (Matteo 23:15,33)

            Attualmente, in attesa dei due regni eterni definitivi, quello di luce e quello di fuliggine, all’umanità sono offerti due regni contrastanti: quello di Cristo (per fede) e quello del potere umano (terreno). A chi sceglie quest’ultimo sono destinati il pianto e lo stridore dei denti per l’eternità: negare questa dicotomia, questa distinzione, questa doppia destinazione, questa duplice situazione è come negare una verità sbandierata a gran voce da tutto l’Evangelo (Matteo 8:11-12 e altri passi).

La classica “prima” morte è la perdizione della carne, mentre la “seconda” morte è la perdizione eterna.

Nel lontano passato, anche alcuni famosi credenti hanno evidenziato questo concetto della seconda morte: Savonarola, Pietro Valdo e soprattutto Francesco d’Assisi (1182-1226): “Beati quilli che se trovarà ne le tue sanctissime voluntati; ka la morte secunda nol farrà male. (in italiano corrente: Beati quelli che si troveranno nella Tua santa volontà; perché la morte seconda non farà loro del male, da “Il cantico delle creature” di S. Francesco)

La citazione ha un fondamento scritturale: “E il mare rese i morti che erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. E la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco.” (Apocalisse 20:13-14)

Evidentemente Francesco d’Assisi doveva aver letto da qualche parte il Nuovo Testamento o parte di Esso: si dice che ciò avvenne in carcere, quando lui andò a trovare un amico accusato di eresia, perché “evangelico”. Quell’amico, per la gli amanti della storia, fu poi bruciato al rogo con libri del Nuovo Testamento che aveva osato leggere… ma che intanto Francesco aveva letto e ben memorizzato!

L’inferno esiste e questo passo lo annuncia categoricamente: “Il Figliuol dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità, e li getteranno nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridore dei denti.” (Matteo 13:41-42)

            In internet troviamo addirittura testimonianze di gente che ha ascoltato voci di dannati in tunnel sotterranei e dello stesso Jacques Cousteau, oceanografo di fama mondiale, che si dice che interruppe bruscamente la sua carriera di speleologo subacqueo, dopo aver ascoltato qualcosa di infernale nelle profondità di una caverna oceanica…

L’inferno è una realtà irreparabile per chi ci andrà: “Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti, e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridore dei denti.” (Matteo 13:49-50)

            Il Signore non vuole che noi siamo nell’ignoranza e ci ha anticipato anche quale sarà il Suo giudizio su tutti i perduti: uomo avvisato, mezzo salvato, ma che in questo caso suona come, uomo avvisato, mezzo condannato!

            Se la gente sapesse quanto è orribile l’inferno, non scherzerebbe più su tale argomento, perché non c’è assolutamente nulla da esorcizzare: eliminare la paura, non significa che il pericolo non esista più!

Leggiamo infatti che “… il resto degli uomini che non furono uccisi da queste piaghe, non si ravvidero delle opere delle loro mani sì da non adorare più i demoni e gl’idoli d’oro e d’argento e di rame e di pietra e di legno, i quali non possono né vedere, né udire, né camminare; e non si ravvidero dei loro omicidi, né delle loro malie, né delle loro fornicazione, né dei loro furti.” (Apocalisse 9:20 21)

            L’inferno è per sempre: “E il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome.” (Apocalisse 14:11)

“E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.” (Apocalisse 19:20)

            L’eternità della pena è un dato sicuro: “Nello stesso modo Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro ed essendo andate dietro a vizi contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d’un fuoco eterno.” (Giuda 1:7)

Agli esclusi dal Regno di Gesù Cristo “è riservata la caligine delle tenebre infernali per sempre.” (2 Pietro 2:17)

Il copione del giudizio universale è stato già scritto e andrà solo impersonato con uomini e donne di tutte le epoche e di tutte le nazioni, come attori protagonisti: “Ora, quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i santi angeli, allora si siederà sul trono della sua gloria. E tutte le genti saranno radunate davanti a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri. E metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.” (Matteo 25:31-34)

Da un simile copione potremmo già ricavarne un film, con tanto di titoli e cast: “VIA COL FUOCO” con Gesù nella parte di giudice, l’umanità nella parte dei personaggi, effetti speciali di Lucifero, luci e gas della ditta Ponzio Pilato , costumi della ditta Adamo ed Eva, parrucchiere Sansone, con la partecipazione straordinaria di tutti i capi delle religioni mondiali…

In appendice a tutto questo discorso, occorre avvertire che Satana è furbo e nega tutto: lui non esiste, l’inferno non esiste, nessuno verrà condannato, tutti verranno perdonati, perché Dio è Amore (negandone la Giustizia!), il paradiso è su questa terra, lui è dio, il male vincerà sul bene, il bene non esiste, non esiste il male, Gesù non esiste, dio non esiste, dio è morto, Dio si fa i fatti suoi, Gesù esiste ma non tornerà più, e altre stupidaggini di questo tipo.

La cosa tragica è che milioni di persone credono in queste fesserie e fra costoro ci sono anche alcuni responsabili di chiese “cristiane”, pastori e sacerdoti cosiddetti cristiani, come il biblico sacerdote Aharonne, che pur di non perdere il potere e l’ascendente sul popolo, non si fece scrupolo di aiutare i malvagi a costruirsi un vitello d’oro!

Le religioni cercano potere, successo e ricchezze; Gesù vuole la salvezza dei perduti! Che differenza di vedute.

Gesù vuole il bene degli esseri umani, le religioni vogliono la sottomissione degli uomini, anche se li espongono a morte e alle sofferenze!

Alla fine del 1999, in attesa dell’anno duemila, io stesso promossi una campagna mondiale di preghiera per il ritorno di Cristo, chiamata “Mondial prayer”. Era una preghiera che prevedeva sette appuntamenti “in contemporanea” fra tutti i credenti del mondo, in modo tale che, se in Italia si pregava alle 13,00 a Londra si pregava alle 12,00 in Nuova Zelanda alle 24,00 e ad Anchorage in Alaska alle ore 2,00 ecc.

Inviai migliaia di e-mail in tutto il mondo, prendendo gli indirizzi dai siti ufficiali in internet, e alcuni pastori di Chiese Evangeliche si rifiutarono di pregare per il ritorno di Cristo, perché non credevano che Cristo potesse tornare! Addirittura un alto responsabile di una chiesa anglicana mi scrisse dicendo che Gesù non sarebbe mai tornato, perché non era mai salito in cielo! Quel responsabile fu poi così disavveduto da rendere pubblica la sua posizione e in poco tempo fu esautorato dal suo incarico e ovviamente sostituito da uno che aveva un po’ più di fede! Ma lui che fede aveva? Come era arrivato ai vertici della sua denominazione? Lo ignoro. Rimane però il fatto che anche ai tempi di Gesù, ai vertici della religione israelitica c’erano i sadducei, i sommi sacerdoti Hanna e Caiafa, che non credevano né nell’immortalità dell’anima, né nell’autenticità delle promesse del Signore.

Poveri noi: quando Gesù tornerà, troverà la fede? “Io vi dico che Dio farà loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell’uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?” (Luca 18:8)

            Alcuni grandi predicatori americani del passato, sono diventati grandi evangelizzatori dopo che Dio aveva mostrato loro…. l’inferno in visione spirituale: la loro passione nel predicare era pari al terrore che loro provavano nel pensare che la gente potesse rimanere in questo tragico destino di morte e predicavano affinché più gente possibile venisse strappata ai tizzoni dell’inferno…

            L’inferno esiste e Gesù stesso ne ha parlato e riparlato: dire che l’inferno non esiste significa dare a Lui del bugiardo!

Ultimamente è successo anche di peggio: un monaco buddista, dopo tre giorni, a cadavere ormai in decomposizione, si è risvegliato e ha raccontato cosa ha visto: l’inferno! Il motivo comune dei dannati era che non avevano creduto in Gesù Cristo! Altro che Divina Commedia di Dante Alighieri!

L’inferno è unico, un unico girone e tutti colpevoli di un solo peccato: non hanno mai accettato Gesù Cristo.

Dio ha voluto dare un segno nel 1998, quando morì un monaco Buddista.

Quattro giorni dopo la sua morte, si tenne il suo funerale durante il quale doveva essere cremato.

Dall’odore, era ovvio che il suo corpo aveva già cominciato a decomporsi, secondo il rapporto dell’agenzia missionaria Asian Minorities Outreach. “Noi abbiamo cercato di verificare questa notizia che ci è giunta da diverse fonti, ed ora siamo convinti che essa è esatta”, scrivono quelli dell’Agenzia. “Centinaia di monaci e parenti del morto parteciparono al funerale.

Proprio quando il corpo stava per essere bruciato, il monaco morto improvvisamente si mise a sedere, gridando: ‘È tutta una menzogna! Io ho visto i nostri antenati bruciare ed essere torturati in una sorta di fuoco. Io ho visto anche Buddha e molti altri santi uomini Buddisti. Essi erano tutti in un mare di fuoco!’ ‘Noi dobbiamo dare retta ai Cristiani’, continuò lui vigorosamente, ‘loro sono i soli che conoscono la verità!’

Questi avvenimenti scossero l’intera regione. Più di 300 monaci diventarono Cristiani e cominciarono a studiare la Bibbia. L’uomo risorto continuò ad avvertire tutti di credere in Gesù, perché lui è il solo vero Dio. Audiocassette del resoconto del monaco furono distribuite in ogni parte del Myanmar (Birmania).

La gerarchia Buddista e il governo furono presto allarmati, e arrestarono il monaco. Da allora non è stato più visto, e si teme che sia stato ucciso per farlo stare zitto. Adesso è un crimine serio ascoltare le audiocassette, perché il governo vuole soffocare la diffusione”.

            Il resoconto dell’Agenzia Asian Minorities Outreach continua: “Noi sentimmo parlare per la prima volta degli avvenimenti da un certo numero di conduttori di chiese del Burma, che investigarono le notizie e non hanno nessun dubbio sulla loro autenticità. Il monaco, Athet Pyan Shintaw Paulu, ha cambiato la sua vita, e soffre e rischia molto per raccontare la sua storia. Nessuno sopporterebbe tale avversità per niente. Egli ha già condotto centinaia di monaci a Gesù, è stato imprigionato, disprezzato dai suoi parenti, amici e colleghi, ed è stato minacciato di morte se non addolcisce le notizie. Attualmente non si sa con certezza dove sta: una fonte Burmese afferma che egli sia in prigione e può essere stato ucciso, un’altra fonte dice che egli è libero e sta predicando”.

            Questo è invece il resoconto del monaco morto e risuscitato: “Mi chiamo Athet Pyan Shintaw Paulu, sono nato nel 1958 in Bogale nel Irrawaddy Delta, Myanmar del Sud (Burma). Quando raggiunsi 18 anni, i miei genitori Buddisti mi mandarono come novizio in un monastero. A 19 anni, io diventai un monaco, entrando nel monastero di Mandalay Kyaikasan Kyaing, dove fui istruito da U Zadila Kyar Ni Kan Sayadaw, probabilmente il più famoso insegnante buddista del tempo, che morì in un incidente stradale nel 1983. Quando entrai nel monastero mi fu dato un nome nuovo; U Nata Pannita Ashinthuriya. Io cercai di sacrificare i miei propri pensieri e desideri egoistici: persino quando le zanzare si posavano sul mio braccio, io invece di cacciarle via gli permettevo di pungermi.

Mi ammalai molto gravemente, e i medici diagnosticarono una combinazione di Malaria e Febbre Gialla. Dopo un mese in ospedale, essi mi dissero che non potevano fare altro per me, e mi dimisero dall’ospedale in modo che potessi prepararmi a morire. Di ritorno al monastero, io diventai sempre più debole, e alla fine persi i sensi. Io scoprii che ero morto solo più tardi: il mio corpo cominciò a imputridirsi e odorava di morte, il mio cuore aveva cessato di battere. Il mio corpo fu fatto passare attraverso i riti di purificazione del Buddismo.

Ma il mio spirito era completamente sveglio. Io mi trovai in una potente tempesta che faceva volare via tutto. Non un singolo albero, niente rimase in piedi. Io ero in una pianura vuota. Dopo qualche tempo, io attraversai un fiume, e vidi un terribile lago di fuoco. Ero confuso, perché il Buddismo non conosce una tale cosa. Io non sapevo che fosse l’Inferno fino a che non incontrai Yama, il Re dell’Inferno. La sua faccia era quella di un leone, i suoi piedi erano come serpenti, ed egli aveva molte corna sulla sua testa. Quando chiesi il suo nome, egli disse: ‘Io sono il Re dell’Inferno, il Distruttore’. Io poi vidi gli abiti color zafferano dei monaci di Myanmar nel fuoco, e guardando più da vicino io vidi la testa rasata di U Zadila Kyar Ni Kan Sayadaw. ‘Perché lui è nel lago di fuoco?’, domandai. ‘Egli era un insegnante molto bravo; la sua audiocassetta ‘Sei un essere umano o un cane?’ ha aiutato migliaia di persone a riconoscere che essi valgono più di un cane’. ‘Sì, era un bravo insegnante’, disse Yama, ‘Ma lui non credette in Gesù Cristo. Ecco perché è all’Inferno!’

Mi fu poi mostrato un altro uomo, con dei capelli lunghi legati in un gomitolo sulla parte sinistra della sua testa. Egli indossava anche un abito, e quando domandai chi egli fosse, mi fu detto: ‘è Gautama, che voi adorate (Buddha)’. Fui sconvolto. Buddha all’Inferno, con tutta la sua etica e tutto il suo carattere morale?’ ‘Non è importante quanto egli fosse buono. Egli non credette nell’Eterno Dio, e così è all’inferno’, rispose il Re dell’Inferno. Io vidi anche Aung San, il capo rivoluzionario. ‘Egli è qui perché perseguitò e uccise i Cristiani, ma principalmente perché egli non credette in Gesù Cristo’, mi fu detto.

Un altro uomo era molto alto, indossava un’armatura e portava una spada e uno scudo. Egli aveva una ferita sulla sua fronte. Egli era più grosso di chiunque altro io potessi vedere, era alto circa otto piedi [1 piede = 30,48 centimetri].

Il Re dell’Inferno mi disse: ‘Quello è Goliath, che è all’Inferno perché egli schernì l’eterno Dio e il suo servo Davide’. Io non avevo mai sentito parlare né di Goliath e né di Davide. Un altro ‘Re dell’Inferno’ si avvicinò a me e mi domandò: ‘Stai andando anche tu nel lago di fuoco?’ ‘No, io dissi, io sono qui solo per guardare’. ‘Hai ragione’, mi disse la creatura, ‘Tu sei venuto solo per guardare. Io non riesco a trovare il tuo nome. Tu dovrai tornare là da dove sei venuto’.

Sulla strada di ritorno sulla terra, io vidi due vie, una larga e una stretta. La via stretta, che io seguii per circa un’ora, fu presto fatta di puro oro. Io potevo vedere perfettamente la mia propria immagine riflessa! Un uomo vestito di bianco mi disse: ‘Ora torna indietro per dire alle persone che adorano Buddha e altri dii ed avvertile che essi finiranno all’inferno se non cambiano. Essi devono credere in Gesù.

Egli poi mi diede un nome nuovo: Athet Pyan Shintaw Paulu (Paolo, che ritornò in vita). La cosa successiva che sentii fu mia madre che gridava: ‘Figlio mio, perché ci lasci ora?!’ Io compresi che giacevo in una bara.

Quando mi mossi, i miei genitori gridarono: ‘È vivo!’, ma gli altri che erano attorno non credettero loro. Quando essi mi videro, essi furono agghiacciati dalla paura e cominciarono a gridare: ‘È un fantasma!’ Io notai che stavo seduto in mezzo a tre coppe e mezzo di un liquido odoroso che doveva essere venuto dal mio corpo mentre io giacevo nella bara.

Mi fu detto che stavano per cremarmi. Quando un monaco muore, il suo nome, la sua età, e il numero degli anni del suo servizio da monaco sono incisi nella bara. Io ero già stato iscritto come morto, ma come voi potete vedere, io sono vivo!”

Testimonianze come questa, ormai se ne sentono a centinaia e tutte concordanti e assai simili. Si parla sempre di un tunnel di luce e di un luogo “senza tempo”.

Alcuni purtroppo hanno raccontato anche di un luogo infernale e orribile…

Ci sono libri che hanno anche avuto una grande tiratura mondiale e che trattano questo “passaggio” dal di qua al luogo di giudizio. Se sono tornati a raccontarlo, buon per noi a saperlo e buon per loro perché la loro vita è cambiata in meglio.

Anche su YouTube ci sono migliaia di video di tali testimonianze: è ormai sempre più difficile parlare di mistificazioni o di falsi racconti…

Gesù Cristo ha assicurato sulla presenza dei due luoghi (e non tre, col purgatorio!) e di sicuro una cosa è certa come… la morte: Gesù Cristo non mente, non ha mai mentito e non mentirà mai.

Lui è la Verità!

 

 


 

Capitolo 3 Il libro della vita

 

 

 

 

Sta scritto in un salmo: “Siano cancellati dal Libro della vita, e non siano iscritti con i giusti.” (Salmo 69:28). Naturalmente si parla di nemici di Davide, ma è importante per sapere dell’esistenza di un Libro…

Il Libro della Vita è di proprietà di Gesù Cristo.

Il Libro della Vita è specificatamente attribuito a Gesù Cristo, l’Agnello per antonomasia: “E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno.” (Apocalisse 13:8) Ed ancora: “E niente di immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità, vi entreranno; ma quelli soltanto che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.” (Apocalisse 21:27)

            Nessuno può aprire quel libro, se non Gesù Cristo e nessuno ci può essere scritto se non è stato scritto da Gesù Cristo: “E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno.” (Apocalisse 13:8)

            Inoltre solo Gesù Cristo è degno di aprire il Libro della Vita: “E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Tu sei degno di prendere il Libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione” (Apocalisse 5:9)

            Solo Gesù può infine addirittura cancellare nomi ritenuti da Lui indegni di essere stati scritti a suo tempo: “Chi vince sarà così vestito di vesti bianche, ed io non cancellerò il suo nome dal Libro della Vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre mio e nel cospetto dei suoi angeli.” (Apocalisse 3:5)

            In tale Libro della Vita sono scritti “d’ufficio” tutti i credenti: “Sì, io prego te pure, mio vero collega, vieni in aiuto a queste donne, le quali hanno lottato meco per l’Evangelo, assieme con Clemente e gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel Libro della Vita.” (Filippesi 4:3)

            Nel Vecchio Testamento troviamo che Mosè parlò all’Eterno, come se parlasse a Gesù Cristo, il possessore del Libro della Vita. Lui conosceva l’esistenza di tale Libro e lo menziona addirittura durante le… trattative intercorse fra lui e Dio in Persona: “Mosè dunque tornò all’Eterno e disse: “Ahimè, questo popolo ha commesso un gran peccato, e s’è fatto un dio d’oro; nondimeno, perdona ora il loro peccato! Se no, deh, cancellami dal tuo Libro che hai scritto!” E l’Eterno rispose a Mosè: “Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” (Esodo 32:31-33)

            Il re Davide, in un salmo dettatogli dallo Spirito Santo, così si esprime: “I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo; e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m’erano destinati, quando nessun d’essi era sorto ancora. Oh quanto mi son preziosi i tuoi pensieri, o Dio! Quant’è grande la somma d’essi! Se li voglio contare, son più numerosi della rena; quando mi sveglio sono ancora con te. Certo, tu ucciderai l’empio, o Dio; perciò dipartitevi da me, uomini di sangue. (Salmo 139:16-19 e Salmo 69:28)

            Il profeta Daniele infine antevide il Libro della Vita e il Libro della Morte, cioè i libri del giudizio che vedranno scritti i credenti, per la salvezza eterna (Daniele 7:10) e i non credenti che saranno messi nelle mani di Micael per l’esecuzione della loro tribolazione. (Daniele 12:1).

In genere il discorso della salvezza è abbinato a quello della perdizione (per es. Matteo 13:49; 25:46; Luca 13:28), perché è un discorso unico. Nel Regno di Gesù Cristo entrano esclusivamente quelli che sono salvati per i soli meriti del Sangue di Cristo. “E se qualcuno non fu trovato scritto nel Libro della Vita, fu gettato nello stagno di fuoco.” (Apocalisse 20:15)

            Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo (Romani 2:16), insieme ai credenti, che sono santi. Gli uomini di cui si parla, non comprendono i credenti, perché essi sono i... giudici! Questo concetto viene chiarito dall’apostolo Paolo, che asserisce: “Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi…. “ (1 Corinzi 6:1-2)

            Addirittura i credenti saranno glorificati in Gesù:”Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa.” (Filippesi 3:20-21)

Nella città di Dio, nella Gerusalemme celeste, la famosa città cubica del capitolo 21 dell’Apocalisse, saranno accolti i credenti: “Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, oda.” (Matteo 13:43)

            Il passo di Matteo ricalca ciò che affermava il profeta Daniele, tanti secoli prima: “E in quel tempo sorgerà Micael, il gran capo, il difensore de’ figliuoli del tuo popolo; e sarà un tempo d’angoscia, quale non n’ebbe mai da quando esistono nazioni fino a quell’epoca; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; tutti quelli, cioè, che saranno trovati iscritti nel libro. E la moltitudine di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri per l’obbrobrio, per una eterna infamia. E i savi risplenderanno come lo splendore della distesa, e quelli che ne avranno condotti molti alla giustizia, risplenderanno come le stelle, in sempiterno.” (Daniele 12:1-3)

 

 

 


 

Capitolo 4 La dottrina della salvezza

 

 

 

 

            Su www.wikipedia.uk alla voce inglese “born again”(in italiano manca a tutt’oggi, ogni riferimento alla nuova nascita) troviamo scritto un lunghissimo studio biblico che si riferisce ad una “rinascita spirituale” (la rigenerazione) dell’anima umana o dello spirito, in sostituzione o in contrapposizione alla nascita fisica che ognuno ha esperimentato. Forse un giorno ci sarà qualcosa anche in italiano, ma fino all’anno 2012, non c’era nulla su tale argomento: strano, vero?

Eppure, quando una persona accetta Gesù come il Messia e riceve lo Spirito Santo, accade un “cambiamento integrale di cuore”. Questo cambiamento è contrassegnato anche da un’avversione ai vecchi peccati e da una passione per l’obbedienza ai comandamenti di Gesù Cristo, come presentato nelle Sacre Scritture cristiane.

            La mamma di tutti i passi biblici che parlano di nuova nascita è quella che troviamo nel capitolo tre dell’Evangelo di Giovanni, nel colloquio fra Gesù e Nicodemo, uno dei capi dei Giudei, che andò di notte da Gesù, e gli domandò: “Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio, perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui.”

            Gesù gli rispose: “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.”

            Nicodemo gli chiese ancora: “Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?”

            Gesù allora aggiunse: “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto: bisogna che nasciate di nuovo. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né donde viene né donde va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.”

            Fin qua il testo, nel quale bisogna far attenzione ai verbi che troviamo, perché VEDERE il Regno di Dio ed ENTRARCI a pieno titolo, questa è la NUOVA NASCITA!

Non è la speranza di vedere ed entrare, ma una certezza, dovuta all’intervento personale di Dio nella nostra vita.

            Sta infatti scritto che a tutti quelli che hanno ricevuto Gesù, Figlio di Dio e credono nel suo Nome come il loro personale Salvatore, Gesù stesso darà “il diritto (la Nuova Diodati traduce: “l’autorità”) di diventare figliuoli di Dio”, “i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:12-13)

            Gesù Cristo è Colui che fa diventare figli, tutti coloro che credono in Lui.

            Nicodemo replicò e domandò ancora: “Come possono avvenire queste cose?”

            Gesù gli rispose, oltre al fatto di nascere di acqua e di Spirito: “bisogna che il Figliuol dell’uomo (Gesù-Uomo) sia innalzato, affinché chiunque crede in Lui abbia vita eterna.” (Giovanni 3:14-15)

            Come si fa ad innalzare Gesù Cristo nella Sua qualifica di Figliuol dell’Uomo?

Ecco uno scoglio inaspettato, altrimenti sarebbe stato tutto facile: uno si prende la nuova nascita e se ne va per i fatti suoi, invece non è così, c’è una condizione, difficile da accettare pacificamente, perché si tratta di credere che Gesù sia il Figlio di Dio, che si è fatto UOMO, sia morto sulla croce per tutti coloro che vogliono la salvezza eterna, invece della “perdizione” eterna, e sia risorto dopo tre giorni e sieda sul Trono di Dio.

Non è poco, anzi per molti… è anche troppo!

            Chi ci assicura che tutto ciò è vero, possibile e fattibile?

Nessuno, a meno che non si voglia chiamare in causa addirittura lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio in persona!

Egli parlerà di Gesù e interverrà per sostenere le Parole di Gesù: “Egli vi parlerà di me” (Giovanni 17:15). Ed ancora; “ Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figli di Dio” (Romani 8:16)

            Una condizione chiama l’altra, come nel gioco del domino e quando i tasselli sono finiti, si vincerà la partita: le condizioni che lo Spirito Santo, promesso da Gesù Cristo in Atti 2:33, pone a quanti vogliono essere salvati, sono molto precise:             Egli chiede l’obbedienza alla Parola di Dio, alla santa, infallibile ed immarcescibile Parola di Dio!

            Senza l’obbedienza alla Parola di Dio, lo Spirito Santo non interviene per realizzare la Promessa di Gesù.

            Mettiamoci nell’ottica di Dio... Dio non è obbligato a fare ciò che l’uomo non chiede: se infatti l’uomo non vuole diventare Figlio di Dio, Dio non lo obbligherà, ma rispetterà la libertà che Lui stesso gli ha dato! Esiste il famoso “libero arbitrio” e pare che Dio non lo abbia ancora tolto a nessuno… affinché ciascuno sia responsabile delle sue scelte, nel bene e nel male.

            È infatti VOLONTÀ di Dio che gli uomini diventino Figliuoli di Dio, ma nessuno deve essere obbligato: dev’essere una “libera scelta” di ogni uomo.

            Il famoso “libero arbitrio” dell’uomo, non è un’invenzione medioevale, ma la condizione nella quale Dio ha posto l’umanità intera: ogni uomo andrà all’inferno per sua libera scelta, oppure andrà in paradiso, pure per sua libera scelta. All’inferno ci andrà tanto liberamente come condizione “naturale”, se altrettanto liberamente non chiede di essere salvato, come condizione “spirituale”.

In pratica la scelta di non scegliere è la via migliore per l’inferno, la scelta di scegliere è la condizione per cambiare strada! Con un paragone poco rassicurante potremmo immaginare che l’uomo si trovi in un autobus, dove i passeggeri, ballando e cantando, non sanno che la destinazione è il baratro: ma se se ne accorgono, per salvarsi devono suonare e scendere dall’autobus.

Quando l’uomo ha preso una decisione, allora gli basta credere alla Parola di Dio che produrrà gli effetti per i quali è stata mandata. È infatti solo la Parola di Dio che garantisce la realizzazione di questa “Nuova Nascita”, perché la Parola di Dio è... lo stesso Gesù, il cui “nome è: la Parola di Dio”. (Apocalisse 19:13)

            Se Gesù viene predicato ed accettato, sempre più si realizza quello che la Bibbia dice: “la parola di Dio progrediva e si spandeva di più in più.” (Atti 6:7), “e la parola del Signore si spandeva per tutto il paese.” (Atti 13:49) e “Così la parola di Dio cresceva potentemente e si rafforzava” (Atti 19:20), perché la Parola di Dio è Gesù e “la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo” (Romani 10:17).

            Tocca all’uomo credere “sinceramente” a Gesù!

            Tocca a Gesù rispondere a questa fede e sostenerla.

            I ruoli sono ben definiti e chiari.

Gesù non lo puoi ingannare, perché “la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione della psiche (anima) e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore.” (Ebrei 4:12)

            Se l’uomo accetta sinceramente e soprattutto “con umiltà” la Parola di Dio, Dio lo innalzerà fino a farlo diventare Suo Figliuolo adottivo!

Dio resiste ai superbi, ma “innalza” gli umili (Giacomo 4:6,10; 1 Pietro 5-6) e li innalzerà fino a farli diventare Suoi Figliuoli (in greco viene usato il termine neutro “tecnòn” che vuol dire “figliolanza”).

La finta umiltà è pari alla superbia, perché quando si vuole apparire umili, Dio non lo inganni e vede il secondo fine che sta alla base della finta umiltà, che è quello di farsi innalzare da chi ci crede.

Era il 1967 ed io ero diciassettenne. Come evangelico di terza generazione, sapevo che Gesù era Vivente, che l’Evangelo era la Parola Vera di Dio, ma non avevo alcuna certezza di tutto questo, ma solo speranza, la speranza che pensavo fosse alla base della fede.

Avevo svolto diversi studi biblici organizzati dai vari pastori succedutisi nella chiesa metodista, ma cercavo inutilmente il Signore, perché mi sembrava un illustre sconosciuto! Era la fede dei miei nonni, dei miei genitori, ma non la mia.

Io ero scettico come l’apostolo Tommaso.

Nondimeno frequentavo i culti, volevo che tutti diventassero evangelici, ma non avevo idea su come fare e cosa fare. Cercavo risposte dall’Alto, che però non arrivavano. Volevo un incontro con Dio, ma lo ritenevo impossibile.

Nella primavera del 1967 successe però qualcosa di inaudito ed inimmaginabile: una notte ascoltavo la radiolona di mia nonna in onde medie, una RADIOMARELLI da cui lei ascoltava Radio Londra in tempo di guerra ed io ero assetato della parola di Dio. Avevo trovato su radio Montecarlo, Trans World Radio, verso la mezzanotte tre rubriche religiose di 15 minuti ciascuna. Una di queste si chiamava “Sorgente di Vita” (oggi è il titolo di un programma televisivo di cultura ebraica) e il predicatore Manfredo Ronchi, presidente delle Chiese Battiste Italiane, parlava di Nicodemo e di Gesù come personale Salvatore.

Era una novità per me, perché il predicatore diceva che Dio non aveva nipoti, ma solo figli.

            Più ascoltavo e più mi rendevo conto che Nicodemo era veramente ignorante delle cose di Dio. Infatti lo Spirito Santo mi spingeva a capire che ciò che per Nicodemo appariva impossibile o tanto complicato, per me era proprio tanto semplice: occorreva nascere spiritualmente!

In ginocchio pregai di vedere il Regno di Dio e di poterci entrare: questa era la promessa che Gesù fece a Nicodemo e questa era la promessa che Gesù faceva a me.

Occorreva solo sperimentare se era una vera promessa oppure una cosa impossibile. Allora chiesi espressamente: “Gesù dove sei? Se ci sei, fatti vedere!”

Di lì a poco, in quella notte mi ritrovai davanti una Entità talmente “santa” che mi vergognai dei miei peccati e mi reputai “perduto”, perché “troppo impuro” e piansi amaramente per il mio peccato di un pianto irrefrenabile tanto che mi meravigliai che non potessi smettere. “Chi mi salverà ora, da questo stato di morte?” Pensai…

Dopo un minuto buono piansi di gioia per la mia salvezza in Cristo!

Ero stato perdonato, purificato, alleggerito, come se quella Santa Presenza, nella Sua misericordia, avesse chiuso il conto con la mia vita passata e avesse deciso di ricominciare daccapo: insomma ero nato di nuovo: Dio era venuto da me, nonostante la mia indegnità!

Dio mi aveva amato, nonostante io fossi un peccatore: che grande amore!

Adesso io conoscevo Dio e soprattutto Lui conosceva me!

Ci eravamo incontrati, io mi ero riconciliato con Dio, per averlo “veramente” incontrato!

            Il 20 luglio dell’anno del Signore 1967 entrai nella Chiesa “visibile” di nostro Signore Gesù Cristo, facendomi battezzare dapprima per aspersione, poi per immersione in una vasca da bagno.

            Nessuno capiva cosa mi fosse successo, neppure i responsabili delle chiese evangeliche storiche, che avevano “dimenticato” la loro funzione di annunciatori di “nuova nascita”… Addirittura uno di loro mi disse: “Ma che ti è successo? Sei diventato matto?”

            Quando invece raccontai 20 anni dopo, questa esperienza in una chiesa pentecostale, mi stupii che la mia esperienza era la stessa degli altri, comune a tutte le centinaia di presenti, come una nascita spirituale comune a tutti.

            La domanda che Gesù rivolge a chi vuol nascere di nuovo è sempre la stessa da duemila anni: “Ami la mia Parola, al punto da crederci? Bene, se vuoi ciò che sta scritto, chiedimelo!”

            Se c’è questa realtà, c’è il “terreno” adatto per far nascere “spiritualmente” qualsiasi uomo.

            Gesù invita ogni essere umano a chiedere a Lui una Nuova Nascita “spirituale”, credendo alla promessa scritta nell’unico Libro dove la si potrà veramente TROVARE: la Parola di Dio!

            Chi legge il Nuovo Testamento e lo legge con l’intento di trovare la sua propria Nuova Nascita”... la troverà!

            Sembra incredibile, ma nella Bibbia è come si ci fosse il nostro nome, perché è un Libro che parla personalmente a noi, al nostro cuore e a quello di ogni uomo.

            Gesù è fedele alla Sua Parola e la adempie!

            “Chiedete, e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate, e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi picchia. E chi è quel padre tra voi che , se il figliuolo gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece una serpe? Oppure anche se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!” (Luca 11:9-13; Matteo 7:7-11)

            La Nuova Nascita è una promessa di Gesù Cristo, fatta sulla croce al ladrone pentito e, come a lui, a tutti coloro che chiederanno a Gesù: “Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel Tuo Regno!” (Luca 23:42): la promessa di Gesù sarà, allora come adesso ed in eterno: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso” (Luca 23:43)

            Il ladrone sulla croce “nacque di nuovo”! Che posto incredibile per nascere spiritualmente, ma era l’unico posto possibile: al fianco di Gesù, sulla croce! Quello è il posto UNICO ed INSOSTITUIBILE per nascere di nuovo!

            Vogliamo nascere di nuovo?

            Andiamo alla croce! Troveremo un Gesù che muore per noi!

            Vogliamo portare gli altri a nascere di nuovo?

            Portiamoli alla croce! Troveranno un Gesù che muore per loro!

Sotto la croce c’è perdono vero.

La prima “nuova nascita” della storia del cristianesimo: il posto d’onore spetta al primo “nato di nuovo” di tutta la storia del cristianesimo: il ladrone sulla croce!

            Tutta l’umanità, messa davanti a Gesù Cristo, si divide infatti in due categorie “indistinte”, come afferma Giovanni in 19:18: dove lo crocifissero, assieme a due altri, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo.

            Se vogliamo esaminare queste due categorie di umanità rappresentata dai due ladroni, vediamo che entrambe sono colpevoli e degne di morire sulla croce perché “ladroni” (Matteo 27:38), come Satana, ladro e bugiardo (Giovanni 8:44), come Giuda (Giovanni 12:6), come tutti coloro che trasgrediscono la Legge di Dio (Deuteronomio 24:7).

            Tutta l’umanità stava lì, o sulla croce come i due ladroni, o sotto la croce a farsi beffe di Gesù. (Matteo 27:41; Marco 15:31; Luca 23:35)

            Tutto il popolo stava a guardare e quelli che passavano lì presso lo ingiuriavano, scuotendo il capo e dicendo: Eh, tu che disfai il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso e se tu sei Figlio di Dio, scendi giù di croce!

Allo stesso modo anche i magistrati, i capi sacerdoti, gli scribi, gli anziani, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Da che è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui. Salvi se stesso, se è il Cristo, l’Eletto di Dio! Il Cristo, il Re d’Israele, scenda ora giù di croce, affinché vediamo e crediamo!”

Anche quelli che erano stati crocifissi con lui, lo insultavano. E i soldati pure lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell’aceto e dicendo: “Se tu sei il re de’ Giudei, salva te stesso!”

            Non mancava nessun peccatore! C’erano tutte le categorie umane rappresentate davanti alla croce.

            In particolare uno dei malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!” (Luca 23:39) L’uomo alla sinistra chiedeva questo, ma più per offendere, che per convinzione.

            Ma ecco l’imprevedibile, l’incredibile: un malfattore sulla croce CAMBIÒ atteggiamento e si mise dalla parte di Gesù e, uno contro tutti, prese a difenderLo!

            Le parole del ladrone di destra sono la più grande predicazione che l’uomo abbia mai pronunciato! Nessun pastore evangelico, nessun predicatore, nessun evangelizzatore, nessun missionario potrà mai fare di meglio. Non solo il ladrone si pentì, ma cominciò ad agire di conseguenza, prendendo a sgridare gli accusatori di Gesù e soprattutto il suo compagno di sventura.

            Il ladrone di destra si era reso conto chi era lui e chi era Gesù: i suoi occhi “spirituali” gli si erano aperti!

            Improvvisamente egli si era schierato apertamente, davanti a tutti, con Gesù e per Gesù: in quel momento si era messo DALLA PARTE DI DIO!

Che aveva da perdere?

            Prese a sgridare il suo compagno. Tanto che potevano fargli? Lo avrebbero ucciso? Che importanza poteva avere? Stava già morendo sulla croce, anzi per tutti i presenti era già morto, perché era solo questione di ore: egli però non chiese a Gesù che scendesse dalla croce o che Gesù lo facesse scendere con Lui. Egli riconobbe in Gesù il PADRONE di un Regno Eterno, che sarebbe sopravvissuto alla morte corporale: questo Regno interessò il ladrone pentito!

            Lo sdegno del ladrone pentito verso l’altro non pentito si concretizzò addirittura in un’accusa contro la natura umana malvagia e indegna di salvezza: “Non hai tu nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? E per noi è cosa giusta, perché riceviamo la giusta pena dei nostri misfatti.”

            Il ladrone diventò “nuovo”, solo quando prese posizione in difesa di Cristo contro l’altro ladrone… In pratica si era “schierato”!

Decidere di nascere di nuovo è schierarsi a favore di Cristo: questo è un onore e un onere riservato solo “ai nati di nuovo”: Non è un cambio di religione, ma un cambio di vita, di amicizie, di gusti…

La sua “predicazione” non finì qua, ma proseguì pubblicamente nella difesa dell’onestà e dell’innocenza di Gesù. Infatti diceva: “Costui non ha commesso alcun male.”

            Sì, per lui, Gesù non doveva stare sulla croce, perché “troppo” innocente!

            Ma allora perché ci stava?

            Il ladrone pentito lo stava scoprendo veramente!

La differenza fra la cattiveria dell’umanità e l’infinita bontà di Gesù, era troppo evidente!

Eppure, nonostante la potenza di Gesù, sbandierata dai suoi stessi denigratori, il Messia rimaneva caparbiamente al suo posto.

            Poteva scendere, ma non scendeva: perché?

            Doveva esserci un segreto: forse egli poteva avere veramente un Regno, al quale si poteva accedere dopo la morte!

Se fosse stato così, perché non supplicarLo di portarlo con sé?

Se era davvero tanto buono da morire, pur potendo scendere dalla croce, gliel’avrebbe rifiutato? E allora “diceva: Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel Tuo Regno!”

            Gesù fu spettatore muto di tutto questo, di questa lotta fra disperati, fra una umanità senza speranza e un’umanità che ha trovato in Gesù l’uscita dal tunnel della morte.

La risposta di Gesù fu in linea con la stessa Parola scritta: “quelli che agiscono con sincerità gli sono graditi.” (Proverbi 12:22) “E Gesù gli disse: Io ti dico in verità, che oggi tu sarai con Me in paradiso.”

            Ecco la “nuova nascita”: la risposta di Gesù, il “rhèma”, la Parola Vivente di Dio, la sentenza di Dio, emessa ad personam!

Sulla croce, ora come allora, c’è Gesù che “muore” e lascia il DONO DELLA SALVEZZA nel Suo Testamento a coloro che riescono ad ascoltare le Sue flebili ultime volontà con un filo di voce, con i sussurri di chi sta per morire: occorre avvicinarsi alla croce... per ascoltare la voce di Gesù morente e ascolteremo che... la Salvezza è… anche per noi!

La salvezza, la vita eterna, la guarigione spirituale e materiale sono come se stessero in cima ad un palo della cuccagna... Vinci solo se vuoi partecipare. Il palo è una croce e devi arrampicartici sopra, ma appena la abbracci hai già vinto!

La salvezza infatti non dipende dal crederci o meno, ma da una promessa di Gesù che ha dimostrato essere talmente seria da morirci sopra!

Una semplice ma efficace preghiera può essere letta e fatta propria col cuore per avere ciò che il ladrone riuscì a strappare a Gesù Cristo. Non occorre essere ladroni, per dire questo:

“Gesù Cristo, ti riconosco come il mio personale Salvatore e Signore della mia vita.

Ti ringrazio per avermi fatto capire la necessità di Nascere di Nuovo.

 Così come sono, con tutti i miei peccati, vengo a Te.

Ti chiedo che Tu entri nel mio cuore e lo purifichi col Sangue prezioso che hai versato sulla croce per me.

Da questo momento in poi voglio seguirti veramente, come la Tua Parola mi insegna; Tu mi darai la guida, la capacità e la forza di farlo, anche nelle avversità.

Grazie, Signore, per questa meravigliosa ed esuberante Vita Nuova che ho davanti a me.” Di tutto questo… dammene riscontro, direttamente…. a voce!

Una Tua parola affermativa, ed io sono salvato. Parla, il tuo servo ascolta!

Il grande predicatore inglese del diciannovesimo secolo, Charles Haddom Spurgeon, così sintetizzava questa esperienza della nuova nascita: “Ora, la fede è il marchio dello “stato di figlio” in tutti quelli che ce l’hanno, chiunque possano essere, perché “voi tutti siete i bambini di Dio per la fede in Gesù Cristo” (Gal. 3:26). Se tu stai credendo in Gesù, se tu sei ebreo o Gentile, servo o libero, tu sei un figlio di Dio. Se tu hai creduto solamente in Cristo da poco tempo, ma hai per le poche passate settimane potuto rimanere nella sua grande salvezza, ancora, adorato, ora tu sei un bambino di Dio. Non è un diritto successivo, accordato all’assicurazione o alla crescita nella grazia; è una immediata benedizione, e appartiene a chi ha il grado più piccolo di fede, e non sei nient’altro che un neonato nella grazia.

            D’ora innanzi tu sei uno in Cristo, tu porti il suo nome, tu vivi in lui, tu sei salvato da lui, tu sei insieme a lui. Ora, se tu sei uno con Cristo, dal momento che lui è figlio, tu sei anche figlio. Se tu sei nascosto in Cristo, Dio non vedrà te, ma Cristo, che abita in te, perché se tu sei di Cristo allora tu sei il seme di Abrahamo ed erede secondo la promessa.”

 


 

Capitolo 5 La salvezza è una doreà

 

 

 

 

            La DOREÀ è alla base della NUOVA NASCITA ed è quanto Gesù Cristo ci ha lasciato dopo la Sua morte. Ma che cos’è questa “doreà”? Nulla di straordinario o di misterioso: è un termine greco usato nel campo giuridico per indicare un qualcosa lasciato in eredità da qualcuno che è morto; è il “legato” o lascito testamenta­rio.

            La doreà è un dono ereditario solamente positivo e senza le responsabilità tipiche di chi è designato come “erede”. Nel caso di Gesù Cristo, Egli è morto, altrimenti l’eredità non può essere attribuita, e ci ha lasciato “la salvezza eterna” come dono gratuito, senza condizioni. Strano, ma vero, perché il Vangelo si chiama anche Nuovo Testamento!

            La Sua Grazia e la Sua misericordia sono i soli motivi del Suo dono, in punto di morte!

Ma cosa ci ha lasciato Gesù, in punto di morte? La promessa della SALVEZZA!

Ecco allora che questo lascito testamentario, a testamento aperto, ci viene dato proprio per decesso del Testatore!

Se una qualunque persona riesce a “sperare” in questa promessa, in questo lascito, interverrà lo Spirito Santo che gliene darà la “certezza”, perché la speranza è ben fondata e si regge su Gesù! Lo Spirito Santo svolge il ruolo, che Gesù ha promesso di svolgere nell’Evangelo di Giovanni al cap. 14 e in altri correlati.

            Questo è il nascere “dallo Spirito”!

            Se non interviene lo Spirito Santo, nessuno può nascere di nuovo.

Parola e Spirito Santo sono allora... gli ingredienti, che, se messi insieme, producono lo stesso effetto di quando si mettono insieme glicerina ed acido nitrico! C’è dinamite, c’è potenza!

            Che esperienza meravigliosa, provata da miliardi di persone nel mondo e in tutti i secoli finora trascorsi! Senza l’intervento di Dio, cioè dello Spirito Santo, non avviene niente. Due passi chiariscono bene: “E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo.” (Atti 16:14) “Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture” (Luca 24:45)

“Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito e imparato dal Padre, viene a me” (Giovanni 6:45)

            “Che cosa dice invece? La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore: questa è la parola della fede che noi predichiamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto col cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati.” (Romani 10:8-10)

            “Io v’ho scritto queste cose affinché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figliuol di Dio. E questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate.” (1 Giovanni 5:13-15)

Il termine greco è tuttora usato in Grecia nel campo giuridico per indicare un qualcosa lasciato in eredità da qualcuno che è morto; il “legato” o lascito testamenta­rio, è un dono solamente positivo e senza le responsabilità tipiche di chi è designato come “erede”.

Nel dizionario greco troviamo doreâ - doreâs = dono, lascito testamentario, legato testamentario, donazione testamen­taria, donazione post mortem.

Nel Caso di Gesù Cristo, Egli è morto, altrimenti l’eredità non può essere attribuita, e ci ha lasciato “la vita eterna” come dono gratuito, senza condizioni, e senza vincoli e condizioni.

            Il Testamento è stato “aperto”, cioè reso esecutivo, alla morte del “testatore” che era Gesù Cristo morto sulla croce. Con la morte di Cristo, il Testamento può essere aperto e l’eredità può essere assegnata. L’Evangelo è operativo.

Nel Suo Testamento c’è la salvezza e il battesimo nello Spirito Santo: bisogna andare però dal “notaio” ad esigere la propria parte di eredità: il notaio è Gesù Cristo stesso e ci si va “in preghiera”.

Un fratello di chiesa confessava di aver detto proprio così: “Signore, se tu davvero esisti…allora ti chiedo di entrare nella mia vita, voglio conoscerti anch’io, come tutti coloro che non erano migliori di me. Se è vero che sei morto sulla croce per i peccatori, io lo sono; anch’io voglio sentire la Tua presenza dentro di me”.

L’elenco completo di TUTTI i riferimenti, permetterà a chiunque di controllare personalmente come il termine è stato usato solo ed unicamente quando si parla di salvezza per i meriti del Sangue dell’Agnello e del battesimo di Spirito Santo, mediante l’evidenza delle lingue.

I riferimenti (19 in tutto) sono questi: Matteo 10:8, Giovanni 4:10; 15:25; Atti 2:38; 8:20; 10:45; 11:17; Romani 3:24; 5:15; 5:17; 2 Corinzi 9:15 11:7; Efesini 3:7; 4:7; Galati 2:21; Ebrei 6:4; 2 Tessalonicesi 3:8; Apocalisse 21:6; 22:17.

            Sulla propria Bibbia conviene andare a questi passi e sostituire la parola “dono” con “doreà”: in seguito se ne apprezzerà l’operazione.

Se questo termine non è conosciuto, è colpa sicuramente di tutti i traduttori biblici che hanno tradotto “doreà” con “dono”, come se fosse un dono qualunque e generico. Gli stessi traduttori hanno poi generato tanta confusione traducendo con PAROLA i due termini greci logos e rhema. Tante generazioni di credenti sono state messe fuori strada da tali traduttori incompetenti e irresponsabili!

            La salvezza è un dono-lascito: bisogna ripeterlo ad ogni angolo di strada!

Sembra una cosa da poco, ma se traduciamo correttamente, le cose cambiano completamente angolatura. Prendiamo per esempio il famoso passo di Matteo 10:8 “Sanate gl’infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, cacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” andrebbe invece così tradotto alla lettera: “Sanate gl’infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, cacciate i demoni; la doreà avete ricevuto, la doreà date”. Adesso è diverso?      

            Alla samaritana il Maestro spiega la “doreà” della salvezza: “Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il DONO (doreà) di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva. La donna gli disse: Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; donde hai dunque codesta acqua viva?

Sei tu più grande di Giacobbe nostro padre che ci dette questo pozzo e ne bevve egli stesso coi suoi figliuoli e il suo bestiame?

Gesù rispose e le disse: Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna.” (Giovanni 4:10-14)

            La doreà è richiamata dall’apostolo Paolo nell’Epistola ai Romani al cap. 5

Sta infatti scritto: “Però la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il DONO (doreà) della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti. Riguardo al dono (dòrema = offerta votiva) non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna; mentre il dono gratuito (kàrisma = grazia spirituale) diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. Infatti, se per la colpa di uno solo, la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del DONO (doreà) della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo.” (Romani 5:15)

            Ecco il contenuto della DOREÀ di salvezza: “Dunque, con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, e così, con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita, si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti. La legge poi è intervenuta a moltiplicare le trasgressioni; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.” (Romani 5:16:21)

            “Siccome è scritto: Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dimora in eterno... Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. E con le loro preghiere a pro vostro essi mostrano d’esser mossi da vivo affetto per voi a motivo della sovrabbondante grazia di Dio che è sopra voi. Ringraziato sia Dio del suo DONO (doreà) ineffabile!” (2 Corinzi 9:9-15)

            Anche in Efesini troviamo la “doreà” della salvezza: leggere l’intero brano è sempre una buona lettura! (Efesini 3:1-12) Altre doreà di salvezza le troviamo in Romani 3:24, II Corinzi 11:7, Ebrei 6:4.

            Anche Gesù Cristo ha avuto una doreà da Dio-Padre: “Ma questo è avvenuto affinché sia adempiuta la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato senza motivo” (lett: così odiarono la mia eredità). (Giovanni 15:25)

Un caso speciale di traduzione manchevole lo troviamo in Galati 2:21, dove si dice che Gesù Cristo non annulla la Grazia, perché non può rimangiarsi il lascito testamentario, essendo Lui…. Morto! Non è mai capitato che un morto escludesse un erede, dopo averlo nominato nel testamento…”Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente. (LETT: CRISTO AVREBBE ANNIENTATO LA DOREA’)”

            La doreà dunque è irrinunciabile, una volta accettata dall’erede. DONARE IL PANE è come LA GRAZIA DONATA: NON È POSSIBILE RESTITUIRLO, UNA VOLTA MANGIATO!

            Ben lo sapeva l’apostolo Paolo che non voleva essere sfruttatore di Cristo e dei cristiani e preferiva pagare col suo lavoro il pane che mangiava: “né abbiamo mangiato gratuitamente (IL DONO DEL PANE) il pane di nessuno, ma con fatica e con pena abbiamo lavorato notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi” (II Tessalonicesi 3:8)

            Infine in Apocalisse 22:16, troviamo scritto: “Io Gesù ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la progenie di Davide, la lucente stella mattutina.

E lo Spirito e la sposa dicono: Vieni. E chi ode dica: Vieni. E chi ha sete venga: chi vuole, prenda in DONO (doreà) dell’acqua della vita.”

            In Atti 10:45 e in Atti 11:17 troviamo casi speciali in cui la doreà di cui si parla è la salvezza e il battesimo nello Spirito Santo insieme.

            L’apostolo Paolo era convintissimo di tutto ciò e lo ricorda chiaramente ai Corinzi, che pur avevano assistito alla potenza dello Spirito Santo impiegata durante le sue predicazioni:

“Quant’è a me, fratelli, quando venni a voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non saper altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Ed io sono stato presso di voi con debolezza, e con timore, e con gran tremore; e la mia parola e la mia predicazione non con­sistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza degli uomini, ma sulla po­tenza di Dio.” (1 Corinzi 2:1-5)

 

            Se si è convinti che Gesù Cristo è morto per cancellare col Suo Sangue i nostri peccati, e che poi è risorto primizia dei risorti, dobbiamo anche credere che, abbinato alla salvezza, c’è anche il dono dello Spirito Santo, per il battesimo nello Spirito Santo.

“E Pietro a loro:

Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.(Atti 2:38-39)

            Questa è la “seconda” doreà del battesimo “di lingue”… (vedi anche Atti 8:20; Efesini 4:7; Apocalisse 21:6)

            Pochi mettono in conto che i discepoli ricevettero due volte il soffio dello Spirito Santo! Non sembri strana questa affermazione: basta andare a controllare in Giovanni 20:22 e in Atti 1:8; 2:38

            Il “primo” soffio fu dato da Gesù in Persona: “E detto questo, soffiò su loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (Giovanni 20:22)

Che bisogna pensare che Gesù fece parlare in lingue i discepoli? Sicuramente no, ma quel soffio fu senz’altro il soffio della salvezza, ricevibile solo ed unicamente dallo Spirito Santo per volontà di Gesù Cristo in Persona!

La salvezza di chiunque, non è opera umana, ma “d’acqua e di Spirito”, come Gesù aveva detto a Nicodemo. Gesù aveva entrambe le cose e le diede ai discepoli. Da quel momento potremmo considerare i discepoli “ufficialmente” salvati!

            Il “secondo soffio” fu dato direttamente dallo Spirito Santo il giorno della famosa “pentecoste”, dapprima come promessa: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8); poi come soffio della Pentecoste: “come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furono ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi.” (Atti 2:1-4)

Ciò che successe ai discepoli, è ora a disposizione di tutti, come promessa generica per tutte le generazioni di “credenti”: “E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà. (Atti 2:38-39)

I due soffi, di Gesù e dello Spirito Santo, non sono assolutamente la stessa cosa. Non possiamo pensare che Gesù abbia dato lo Spirito Santo e poi trovare alla Pentecoste gli stessi discepoli che ricevono lo Spirito Santo essendone privi! Sono dunque due cose diverse: il primo soffio ha una conseguenza, il secondo un’altra.

Quali conseguenze? Il primo soffio comportò un’appartenenza “spirituale”, mediante la comunicazione dello Spirito salvifico della Grazia (lo Spirito di Cristo), il secondo soffio comportò l’arrivo di una potenza nella testimonianza evangelistica.

Il battesimo nello Spirito Santo potrebbe benissimo essere paragonato... ad una quinta marcia, per andare più lontani nella fede!

Una volta rubarono alla mia scuola, in un tempo pieno a Pescara. Andai a scuola e i colleghi mi dissero: “Donà, il tuo Dio non ti ha risparmiato. Sono venuti i ladri, hanno rubato un televisore, i giradischi, tante altre cose, e dal tuo armadio hanno preso il tuo saldatore elettrico. Come vedi, quando arrivano i ladri, mica fanno distinzione di chi è la roba, pigliano e basta!”

 Ridevano di me, perché sapevano che ero un credente. L’insegnante di religione cattolica mi disse: “Beh, che vuoi farci, ormai è fatta!”

 Allora io le risposi: “No! Non è ancora detta l’ultima parola. Adesso torno a casa, mi inginocchio, mi metto a pregare “in lingua” e il “mio” Signore mi ridarà tutta la roba mia!”

 “Fai, fai pure, prega, tanto i ladri se ne sono già andati da un bel pezzo!”

 “Ok, torno fra un’oretta” e me ne andai perché avevo un’ora-buco.

 Andai a casa affranto, mi inginocchiai e pregai: “Gesù, metto il Tuo Sangue su tutta la roba mia. Che nessuno possa prenderla e portarsela via! Non voglio che satana metta le sue sporche mani su ciò che mi appartiene! Grazie Gesù, perché per fede la roba tornerà in un modo o nell’altro a me!”

 Tornai a scuola.

Stavano tutti aspettandomi all’ingresso principale ed io non capivo il perché. Volevano ancora infierire? Volevano beffeggiare me e il mio Dio? Nulla di tutto ciò.

 Il bidello mi disse: “Donà! Ma tu chi sei? La tua roba e solo la roba tua, è stata trovata in un buco della rete. Forse la busta di plastica dev’essere caduta ai ladri che non se ne sono accorti durante la fuga!”

 E chi mi chiedeva perché e chi mi guardava con aria di sospetto, e chi con aria di meraviglia. Il mio Gesù era stato veramente grande! Quel saldatore elettrico sta ancora “saldamente” a casa mia, dopo tanti anni!

 

           

            L’OFFERTA DI UN AGNELLO PER I NOSTRI PECCATI

Chi può perdonare i peccati e dare la salvezza? Solo Dio, mediante un’offerta a Lui gradita! Quale offerta gradita, Dio ha stabilito un’offerta di sangue e del sangue di un agnello.

Nessuno può accedere alla salvezza, se non accetta Gesù come mezzo di espiazione per i propri peccati: potremo anche credere a coloro che ci offrono il paradiso, ma, quando moriremo e staremo alla pre­senza di Dio, Egli ci dirà: “chi ti ha promesso il Re­gno mio?”

Chi risponderà: “Gesù Cristo”, potrà entrare!

Chi risponderà: “Il prete” oppure “Allah” , oppure ancora: “san Giuppino”, Dio risponderà: “bene, allora fattelo dare dal prete, o da Allah e da san Giuppino! Io no, perché lo do solo a chi lo ha pro­messo MIO FIGLIO GESÙ!”

 

            Nel Vecchio Testamento l’agnello veniva indicato come offerta al Signore.

            La LEGGE DI DIO, scritta nella Bibbia, è immutabile, perfetta e perpetua (Esodo 21:23-24). Per la salvezza eterna, ogni peccato doveva essere lavato col sangue di una vittima, caso per caso, ma sempre col criterio del... “cambio” di “vita per vita”!

            La causa, l’origine, la motivazione di tutto ciò è da ricercare ovviamente nella “genesi” (che vuol dire “origine”): questa era ed è la condizione umana riguardo alla “salvezza eterna”: Adamo peccò e fu cacciato dal paradiso terrestre nel quale c’era... l’albero della vita, a difesa del quale Dio mise degli angeli cherubini, per impedire che l’uomo ne mangiasse e vivesse... in eterno.” (Genesi 3:22).

            Satana aveva presentato ad Eva un Dio bugiardo, dicendo: “No, non morrete affatto!” (Genesi 3:4) Ma Dio invece mantenne ciò che aveva promesso!

            L’uomo dunque era ed è “privo della salvezza eterna”!

            Questa condizione dai teologi è chiamata come “peccato originale”.

            Essendo una condizione spirituale, esso può essere tolto da un evento ugualmente spirituale: la nuova nascita spirituale ad opera dello Spirito Santo, dopo aver creduto alla Parola di Dio!

            Nessun battesimo da neonati può sostituirsi a ciò: sarebbe pura illusione e soprattutto una ritualità priva di fondamento biblico.

            In Esodo 12:3, Mosè avvertì il popolo ebreo che se voleva salvarsi doveva mettere il sangue di un agnello sugli stipiti e sull’architrave della porta e poi mangiarlo per intero durante la notte. “Parlate a tutta la radunanza d’Israele, e dite: Il decimo giorno di questo mese, prenda ognuno un agnello per famiglia, un agnello per casa”

            Quell’agnello era FIGURA DI CRISTO.

Come offerta ed olocausto invece, l’agnello era prescritto in Levitico 3:7; 12:6; 14:13, 21 (da offrire in sacrificio di riparazione come offerta agitata), 24-25 (sangue su orecchio destro, su pollice della mano destra e su dito del piede destro), 17:3, 23:12 (insieme alla “mannella agitata” come olocausto), Numeri 6:11-12 (come sacrificio per il peccato e l’altro come olocausto) Numeri 7:16,21,27, 33,39,45,51,57,63,69,75,81, 15:5 (un giovenco, un montone, un agnello dell’anno per l’olocausto).

            Nel Nuovo Testamento leggiamo che, fuori del Tempio di Gerusalemme, fuori dalla città (Giovanni 19:20), fuori dalla città, fuori da tutto ciò che era legato alla legge della sinagoga, moriva Gesù!

            Il monte Golgotha fu l’altare su cui Gesù costruì il nuovo TEMPIO, fatto del Suo Corpo (Colossesi 1:24; 1 Corinzi 12;27; Romani 12:5; Efesini 3:6;4:12; 5:23) di cui Lui è la Porta (Giovanni 10:1), e costruito in tre giorni, “poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per of­frire se stesso più volte, come il sommo sacer­dote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo” (Ebrei 9:24-25), ma per offrirsi “una volta sola e per sempre” (Ebrei 9:12,26,28; 10:10)

            Il patto di sangue era ed è e sarà sempre un patto eterno:

“Or l’Iddio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il gran Pastore delle pecore, Gesù nostro Signore, vi renda perfetti in ogni bene” (Ebrei 13:20-21)

            Gesù è il SALVATORE mandato da Dio, per la remissione di tutti i peccati del mondo!

Senza Gesù Cristo non c’è salvezza! (Atti 4:12)

Una volta avevo fatto una grande striscia al computer con questa frase e l’avevo fatta attaccare in alto in una tenda di evangelizzazione. Apriti cielo! Un fratello, o sedicente tale, criticò aspramente tale frase, dicendo che non era biblica, perché non ripeteva esattamente le parole scritte in Atti 4:12. La scritta rimase comunque al suo posto e chi entrò nella tenda, fu richiamato proprio da tale frase… perché escludente qualsiasi altro tipo di salvezza.

            Perché tale frase è terribilmente vera?

            Perché Gesù è L’AGNELLO DI DIO. Dio non ha altri Agnelli e non ci sono altre offerte gradite a Dio! Dio ha provveduto l’unica offerta che per giunta l’uomo non avrebbe mai potuto offrire: Gesù Cristo sulla croce!

Non esistono Madonne corredentrici o altri corredentori: Gesù è l’Unico redentore!

Quante volte è stato detto nelle chiese, che Gesù è l’Agnello di Dio? Quante volte è stato detto dai pulpiti o dagli altari? Eppure milioni di persone sono “senza la copertura” del Sangue dell’Agnello: perché? Forse gli uomini vogliono ancora offrire animali, o primizie della terra? Chi vuole offrire sé stesso e chi gli altri, chi i fiori e chi la frutta, chi la carne e chi il pesce…

Anche gli ebrei, fino al momento in cui Gesù apparve nel mondo, avevano offerto i loro agnelli.

Con la presenza di Gesù, Dio offre il SUO Agnello, per tutti coloro che accettano la sostituzione. Gesù era nato come un agnello: in una stalla!

            Chi non accetta, offra ancora i suoi agnelli, ma sappia che ha... offeso un così eccezionale Donatore, tanto grande quanto l’offerta che ha fatto: Suo Figlio!

            Dio intendeva e intende ancora offrire un mezzo di salvezza pari alla Sua generosità: se noi non crediamo che Gesù è il Salvatore, Egli stesso ci dice: “se non credete A ME, credete alle mie opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è IN ME e che IO SONO NEL PADRE.” (Giovanni 10:38)

            Gesù è visto da Giovanni come “un Agnello in piedi, che pareva essere stato immolato, ed aveva sette corna e sette occhi che sono i sette Spiriti di Dio, mandati per tutta la terra.” (Apocalisse 5:6)

Come Agnello, Gesù è il Padrone del Libro della Vita: “E niente d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità, v’entreranno; ma quelli soltanto che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.” (Apocalisse 21:27)

            La qualifica di Salvatore è una qualità interna a Dio, cioè riservata a Dio e alla Sua esclusiva libertà e misericordia, perché in Osea (13:4) sta scritto: “Io sono DIO, fuori di me, non c’è Salvatore”!

            Nella parabola dei cattivi vignaiuoli, “il padrone” disse: “che farò? Manderò MIO FIGLIO”.

            Allora ecco che le parole che risuonarono al battesimo di Gesù e sul monte Tabor al momento della trasfigurazione, acquistano un significato diverso e più incisivo: “Questo è il mio diletto Figlio: ascoltatelo!”

            Se qualcuno osa dire che Gesù non è il “diletto Figlio di Dio”, ha fatto bugiardo il Dio-Padre, che l’ha detto!

            Gesù versa il Suo Sangue sulla croce e quel Sangue ha TUTTE LE CARATTERISTICHE del Padre di Gesù: è eterno, santo ed infinito.

            Il Sangue di Gesù è un elemento reale, perché Dio è reale!

            Per cospargersi del Sangue di Gesù, occorre per fede andare alla CROCE e... abbracciarla.

            Il Sangue di Gesù su di noi farà il miracolo della purificazione e soprattutto della Nuova Nascita.

            Il giusto vivrà per fede (Galati 3:11; Ebrei 10:38; Habacuc 2:4): “Io infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; prima del giudeo e poi del greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: il giusto vivrà per fede.” (Romani 1:16-17)

            Il credente diventa automaticamente “santo”, perché “santificato dal “sangue” di Gesù Cristo.

            Poi il cammino con Gesù continua e “chi è santo si santifichi ancora”. (Apocalisse 22:11)

            L’ulteriore santificazione avviene mediante l’opera dello Spirito Santo attraverso la preghiera e la meditazione della Parola di Dio e non attraverso le nostre opere carnali: “O Galati insensati, dopo aver cominciato con lo Spirito, volete raggiungere la perfezione con la carne?” (Galati 3:3)

            L’apostolo Paolo, parlando dell’essere cristiani così scrive: “... ma noi, che siamo del giorno (cioè siamo figli di luce, e non di tenebre) siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Poiché Dio non ci ha destinati ad ira, ma a ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo, sia che dormiamo, viviamo insieme con Lui.” (1 Tessalonicesi 5:8-10)

            La salvezza è un dono di Dio, che nella Sua infinita misericordia, ha voluto aprire “l’anno della Grazia” e tenderci una mano, nei meriti di Suo Figlio Gesù Cristo.

            Questo è il fondamento della salvezza che non potrà mai più essere smosso da nessuna cosa, perché “Io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno mai separarci dall’amore di Dio che è IN CRISTO GESÙ, NOSTRO SIGNORE.” (Romani 8:38)

            Alla samaritana il Maestro spiega la “doreà” della salvezza: “Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il DONO (doreà) di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva... Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna.” (Giovanni 4:10-14)

            Ogni credente “nato di nuovo” ha bevuto alla fonte dell’”acqua della vita”, perché ha accettato Gesù Cristo come “personale salvatore”: non c’è conversione veramente SALVIFICA, se non c’è questa caratteristica indispensabile!

            La morte di Gesù Cristo è la morte dell’unico uomo senza peccato, che Dio ha mandato sulla terra per salvare tutti colo che avranno fede in Lui. “Però la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il DONO (doreà) della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti... Infatti, se per la colpa di uno solo, la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del DONO (doreà) della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo.” (Romani 5:15)

            “Siccome è scritto: Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dimora in eterno... Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. E con le loro preghiere a pro vostro essi mostrano d’esser mossi da vivo affetto per voi a motivo della sovrabbondante grazia di Dio che è sopra voi. Ringraziato sia Dio del suo DONO ineffabile!” (2 Corinzi 9:9-15)

            Gesù ha dato a Dio-Padre “una vita per una vita”, dando SÉ STESSO in cambio della nostra vita. Lui morì per noi. Lui muore personalmente e singolarmente per “ognuno” di noi. Egli muore una volta per sempre e per tutti gli uomini (Ebrei 9:12).

            Come tale, Egli è l’Agnello di Dio (Giovanni 1:29 e 1:36), immolato (Apocalisse 5:12 e 13:8), senza difetto né macchia (1 Pietro 1: 19; 2:22; 2 Corinzi 5:21; 1 Giovanni 3:5), “Dio manifestato in carne” (1 Timoteo 3:16) che ha proposto a Dio uno scambio: Lui muore al posto nostro e noi viviamo, se, e solo se accettiamo, che Gesù Cristo muoia per noi. Il Suo sangue, versato sulla croce è il sangue di QUESTO NUOVO PATTO.

            Questa è LA GRAZIA!

            Questa è “la buona notizia” che Gesù Cristo porta al mondo: accettare gratuitamente l’unico sacrificio per tutti i nostri peccati, in blocco, qualunque essi siano! (Ebrei 10:12 ed Efes. 5:2)).

Se uno nasce di nuovo, sarà felice di esserlo, perché ha cercato Gesù e l’ha trovato, ma gli altri, familiari, parenti, amici e correligionari, lo accuseranno di… tradimento verso la propria religione e verso i capi che gestivano oltre al potere, anche la sua anima! Adesso sono tutti arrabbiati, perché un’anima è sfuggita al loro controllo!

            Il “Sangue del Patto” (Matteo 26:28 e altri) costituisce allora per noi il “sangue di redenzione” (Efesini 1:7) cioè il prezzo pagato per la “nostra” libertà (1 Corinzi 6:20) dal peccato e dalla morte, suo salario (Romani 6:23).

            Il “Sangue del Patto” di Gesù Cristo-Uomo è il “sangue di riscatto” (1 Pietro 1:19, Matteo 20:28, Marco 10:45 e 1 Timoteo 2:6), vero, reale, concreto che “giustifica”, “rende giusti” (Romani 5: 9) davanti agli occhi di Dio, perché è “sangue purificatore” (1 Giovanni 1:7).

            La legge di Dio pretendeva un’offerta pari alla nostra vita: occorreva Qualcuno (Gesù Cristo) che prendesse TUTTI i peccati del mondo e se li prendesse su di Sé, per togliere il peccato del mondo (Giovanni 1:29): “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!” “Ecco l’uomo” (Giovanni 19:5) che toglie il peccato del mondo! Ecco “il dono ineffabile di Dio” (2 Corinzi 9:15): il “Figliuol dell’uomo” aveva da soffrire (Luca 9:22) per rimettere, cioè perdonare i peccati!

            Gesù Cristo stesso aveva affermato, prima di offrirsi volontariamente per la remissione dei nostri peccati: “IO son venuto, non per abolire, ma per ADEMPIERE la legge!” (Matteo 5:17)

            La nostra “salvezza”, la nostra “vita eterna”, la nostra “nuova nascita”, la nostra “santificazione” hanno tutte un solo nome: Gesù Cristo Uomo!!!

            Se vogliamo la salvezza dobbiamo UBBIDIRE alla Parola di Dio.

            Pietro, apostolo di Gesù Cristo, discepolo di Gesù Cristo per tre anni, chiamato personalmente da Gesù Cristo, scrive “agli eletti che vivono come forestieri nella dispersione del Ponto, della Galazia, della Cappadocia, dell’Asia e della Bitinia” e spiega perché sono ELETTI: “eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, ad ubbidire e ad essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate.” (1 Pietro 1:1-2, 8-9)

            Il Sangue di Gesù Cristo è la base della nostra fede, molto più preziosa dell’oro, e risulta gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo, il quale, benché non l’abbiamo veduto, noi amiamo e nel quale credendo noi gioiamo di un’allegrezza indicibile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza della anime. (1 Pietro 8-9)

            “Avendo purificate le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per arrivare a un amor fraterno non finto, amatevi l’un l’altro di cuore, intensamente, poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente.” (1 Pietro 1:21-22)

 

 

 

 

 


 

Capitolo 6 I due elementi: l’acqua e lo spirito

 

 

 

 

            L’ACQUA: il profeta Amos (8:11-12) aveva annunciato una grande sete, ma che nessuno avrebbe potuto spegnere, perché l’unica acqua “viva” sarebbe stata la Parola di Dio! “Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, l’Eterno, che io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete d’udire le parole dell’Eterno. Allora, errando da un mare all’altro, dal settentrione al levante, correranno qua e là in cerca della parola dell’Eterno, e non la troveranno.”

            Qualcuno crede che si tratti dell’acqua del battesimo o qualche altra acqua: nulla di tutto questo, perché ci vuole qualcosa che sappia trasformare le persone, qualcosa che faccia crescere la mente, qualcosa che possa essere la base solida su cui innestare una nuova creatura. L’acqua del battesimo fa entrare asciutti e fa uscire bagnati: questo è tutto quello che può fare!

            Inoltre l’apostolo Paolo chiarisce bene che l’acqua del battesimo ha un solo obiettivo “spirituale”, quello cioè di essere l’acqua del seppellimento del “vecchio uomo”, proprio DOPO la “nuova nascita”!

In Gesù Cristo “abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e voi avete tutto pienamente in Lui, che è il Capo di ogni principato e di ogni potenza; in Lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: siete stati con Lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con Lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con Lui, perdonandoci tutti i nostri peccati;” (Colossesi 2:9-13)

Sepolti nel battistero, risuscitati in Cristo!

            In pratica l’acqua del battesimo seppellisce il “vecchio uomo” e simboleggia la resurrezione dai morti! Un giorno i credenti usciranno dalle tombe, così come si esce dall’acqua del battesimo….

            Inoltre la Chiesa di Cristo, la “vera” Chiesa di Cristo è fatta di persone che hanno conosciuto Dio “mediante la nuova nascita” è purificata proprio perché la Parola Vivente (il Rhèma di Dio) l’ha voluto! Un passo famoso rende questo senso di purificazione compiuto dalla Parola di Dio: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola”. (Efesini 5:25-26)

            L’apostolo Pietro calca la mano, aggiungendo che l’acqua non purifica, ma è solo l’impegno solenne a vivere una “nuova vita” di fede e di buone opere: “Alla qual figura corrisponde il battesimo (non il nettamento delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio), il quale ora salva anche voi, mediante la resurrezione di Gesù Cristo”. (I Pietro 3:21) Anche Pietro parla di resurrezione…

La SALVEZZA appartiene a chi crede in Gesù Cristo.

Per la precisione il credente “nato di nuovo” si aggiunge al Signore (Atti 2:47; 5:14; 11:24): ufficialmente, egli seppellisce il corpo del vecchio uomo, fatto di peccato, di disubbidienza e di ribellione a Dio e dimostra la “nuova nascita” dell’uomo nuovo in Cristo Gesù.

Quando ci si battezza nell’acqua infatti, si afferma che è già avvenuta la nostra salvezza in Gesù Cristo, mediante un atto di ubbidienza alla Sua Parola: “Chiunque avrà creduto e sarà stato battezzato, sarà salvato” (Marco 16:16).

Il battesimo per immersione, fatto da adulti, è riservato a quelli già salvati, come l’arca riservata a Noè, che “trovò grazia agli occhi dell’Eterno” (Genesi 6:8).

            Il Signore aggiunge i neo-convertiti a quelli che sono già Suoi e che costituiscono il Suo Corpo: la Chiesa.

Ecco a riguardo la testimonianza di C.H. Spurgeon, soprannominato in Inghilterra “il principe del pulpito”:

“Ricordo con piacere quando ho dichiarato la mia fede apertamente con il battesimo. Ricordo vivamente la scena. Era il 3 Maggio e faceva freddo a causa di un vento pungente. Vedo il gran fiume, la folla sulla riva e la compagnia sulla nave traghetto. La Parola del Signore fu predicata da un uomo di Dio che ora è andato con il Signore.

Dopo che ebbe finito, scese nelle acque, noi lo seguimmo e ci battezzò. Ricordo come, dopo essere stato per tanto tempo schiavo della timidezza, uscii dalle acque con un santo coraggio dovuto a quell’atto di decisione, consacrato da quel momento in poi ad essere una testimonianza duratura.

Tramite una dichiarazione di morte al mondo, io affermai pubblicamente il desiderio di vivere con Gesù, per Gesù e come Gesù.”

Non si tratta di impressioni, di sensazioni o peggio ancora di un lavaggio del cervello, ma di un “lavaggio del cuore”; non c’entra nessuna religione e non è un cambiamento di religione, ma di una reale decisione di servire Gesù Cristo, costi quel che costi: una persona non è più la stessa!

Mandare dunque la sete della Parola di Dio è un potere riservato a Dio, nella persona di Gesù Cristo il Signore Eterno, il Quale si nasconderà ai savi e agli intelligenti e si rivelerà ai semplici e ai piccoli fanciulli (Matteo 11:25 e Luca 10:21). Noi chi vogliamo essere?

            Gesù infatti chiarisce alla samaritana il POTERE della Parola di Dio: il potere di “togliere la sete dello spirito umano”: quando lo spirito umano ha sete, solo Gesù ha parole di vita eterna (Giovanni 6:68). “Se tu conoscessi il dono (in gr. doreà) di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva... Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna.” (Giovanni 4:10-14)

            Nessuna piscina, nessuna vasca, nessun lago, nessun mare, nessun fiume hanno queste caratteristiche di “acqua viva”: la Parola di Dio è l’acqua viva che sgorga dal seno di Cristo!

            La Parola di Dio è una fonte d’acqua viva. Bevi e dissetati ogni giorno per vivere e crescere nella libertà di Gesù Cristo.

 

LO SPIRITO SANTO: lo Spirito Santo, Terza Persona della Trinità, esegue ciò che la Parola di Dio afferma: nessuno potrebbe fare ciò che lo Spirito compie, perché è un vero e proprio atto “creativo” di Dio! Il famoso passo di Romani 8 chiarisce inequivocabilmente il grande e nuovo atto creativo di Dio:

“Poiché voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per ricadere nella paura; ma avete ricevuto lo Spirito d’adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio; e se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui, affinché siamo anche glorificati con lui.” (Romani 8:15-17)

            Una curiosità: nella traduzione fallace che hanno i testimoni di Geova, c’è lo Spirito Santo scritto con la lettera “minuscola”, perché loro negano la Trinità. Ho fatto più volte notare questo fatto alle coppie che hanno bussato alla porta di casa mia, dicendo loro: “Qui ci sono due spiriti: uno è umano, l’altro Chi è?” Dopo tante risposte farfuglianti ed imbarazzate, ammettevano che si trattava dello Spirito Santo! Facevo notare loro che… andava scritto con l’iniziale “maiuscola”… Che smacco per la loro traduzione manipolata!

            L’Evangelo della Grazia annuncia il Regno di Dio (Matteo 24:14 e Marco 13:10), in Cristo Gesù, nostra “salvezza” (Efesini 1:13) e in nessun altro Nome c’è la salvezza. (Atti 4:12)

“Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d’onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.” (Giovanni 3:8)

            La salvezza è qualcosa che si sente fisicamente, come un fuoco, un calore, una corrente elettrica, come un soffio, come un vento, insomma come vuole lo Spirito Santo in quel momento: a Lui la scelta! Gesù scelse di soffiare: “E detto questo, soffiò su loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo.” (Giovanni 20:22)

            A me personalmente è successo proprio così, nella mia prima “effusione” di Spirito Santo.

Nella seconda effusione invece stavo in chiesa, davanti al pulpito, nell’appello finale, e una corrente elettrica a 220 volts cominciò a salirmi dai piedi, lentamente fino alla cima dei capelli, come … una specie di scannerizzazione…. Pensavo di bruciare e pensavo che gli altri vedessero che stavo prendendo fuoco, con tanto di fumo dalle orecchie, ma girandomi intorno, nessuno si accorgeva di quello che mi stava avvenendo… e non c’era nessuna puzza di bruciato!

Non avevo mai provato una cosa simile!

Da quel momento però, ho avvertito di aver ricevuto dei doni spirituali…. Non dico questo per qualche motivo speculativo, o per darmi autorità, ma solo per dovere di cronaca… A volte le testimonianze spiegano meglio di tante parole….

Anche a Reuben Archer Torrey (28 Gennaio 1856 – 26 Ottobre 1928) successe una cosa simile davanti al camino di casa sua… ma molto più intensa e duratura, tanto che lui pensava di morire soffocato dall’Amore di Dio! Cadde per terra, schiacciato dall’Amore di Dio, e lo Spirito Santo lo riempiva col suo fuoco, come corrente elettrica a 220 volts. Addirittura lui pensava che sarebbe morto bruciato e oppresso dal troppo Amore di Dio e ad un certo punto ebbe solo la forza di dire: “Basta così! Ti prego, o ne morirò!”

Poi la storia ci dice cosa ha fatto lui… in America! Dio deve proprio averlo amato a tal punto da… stritolarlo d’amore, così come capita a noi… quando amiamo qualcuno a tal punto da abbracciarlo forte, forte, forte…

 


 

Capitolo 7 L’adozione, ovvero la nascita “da Dio”

 

 

 

 

            Diventare “figli adottivi” di Dio-Figlio (Gesù Cristo) è quel fenomeno prodotto dallo Spirito Santo, mediante il quale si verifica una trasformazione di un essere peccaminoso in un essere “perdonato” e “giustificato” per sempre. L’adozione non può essere mai disconosciuta, se non per indegnità manifesta!

            Questo fenomeno può essere anche chiamato “processo di adozione”, compiuto dallo Spirito Santo, nel Nome di Gesù Cristo. Essere adottati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi risultati.

            Ciò veniva chiamato in passato col semplice nome di “conversione”, ma era la stessa cosa.

Quelli che accettano Gesù come il loro personale Salvatore, hanno il privilegio, “il diritto e l’autorità di diventare figliuoli di Dio (tecnon zeù), “i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:12-13)

            I “nati di nuovo”, sono contemporaneamente anche “nati da Dio”, essendo lo Spirito Santo anche Dio, la Terza Persona della Trinità:Voi siete da Dio, figlioletti, e li avete vinti; perché Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo, e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio; chi conosce Iddio ci ascolta; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore. Diletti, amiamoci gli uni gli altri; perché l’amore è da Dio, e chiunque ama è nato da Dio e conosce Iddio.” (1 Giovanni 4:4-7)

            Lo Spirito Santo si è mosso ed ha agito, perché è Colui che agisce in Nome di Gesù Cristo che siede sul Trono.

             Come FIGLIUOLI di Dio-Figlio, i credenti possono così vedere ed entrare nel Regno di Dio: Gesù è Colui che permette ciò a tutti coloro che credono in Lui.

            Attualmente in Italia e nel mondo, molti hanno la presunzione di rivolgersi a Dio, chiamandolo “Padre”, senza essere mai stati “figli”, non conoscendo la mediazione di Gesù Cristo: Dio non può essere “Padre”, se prima non si stabilisce un contatto di “sangue”, di “parentela” col Figlio!

            Tutti possono dire ciò che vogliono, ma in questo caso ciò che vogliono non corrisponde a ciò che sono: vorrebbero essere figli, ma sono degli impostori, che hanno fatto della religione il loro alibi. Magari si comportano anche più seriamente e onestamente dei veri “nati di nuovo”, ma non sono mai stati adottati da Gesù.

            Come stabilire questa parentela? Chi ci farà da mediatore?

            Come metterci “seriamente” e “indubitabilmente” in parentela con Dio?

            Come nascere dal Padre, ed essere RICONOSCIUTI “figli spirituali” DA LUI e non da noi, secondo un processo mentale di autoesaltazione?

            Ci potremmo rivolgere ad altre figure anche bibliche ma non è “possibile né biblicamente” né spiritualmente perché nessuno è in grado di adottarci spiritualmente. Solo Dio è capace di adottarci come figli. È Gesù che ci adotta! Infatti è scritto che Lui è “lo Spirito d’adozione”! (Romani 8:15, Galati 4:5-6, Efesini 1:5)

            Noi allora prima di essere “fratelli di Cristo”, dobbiamo esserne “figli adottati” da Lui!

Il carattere di “figlio adottivi” è eccellentemente messo in risalto in lingua greca: infatti quando noi diventiamo “figliuoli” di Dio-Gesù Cristo, noi non diventiamo “figli” di Dio, come Gesù Cristo.

Nel testo originale greco, Gesù Cristo è sempre chiamato “Uiòs” (Figlio, di genere maschile), mentre noi credenti “tecnòn” (in greco tecnòn “figliolanza”, di genere “neutro”) (Giovanni 1: 12 e altri).

I traduttori della Bibbia, in tutte le lingue, non hanno dato eccessiva importanza a questi due termini e li hanno usati indifferentemente secondo... il senso della frase, mettendo i lettori della Bibbia in una tragica confusione!

            Molti predicatori, sapendo di essere diventati “figli di Dio”, si sono arrogati il potere di essere COME Gesù Cristo, se non addirittura tanti Gesù Cristi: ciò è successo a causa delle traduzioni bibliche, che non hanno mai messo in evidenza la differenza fra tecnòn (i credenti in generale) e Uiòs (Figlio maschio, riferito a Gesù Cristo).

            Un certo Moon in Corea del Sud, prima di auto-dichiararsi “Gesù Cristo in terra”, era un normale pastore pentecostale, che predicava l’Evangelo come tutti i pastori evangelici del mondo: poi la tragica svolta… con la creazione di una delle sette più autoritarie della storia religiosa umana…

 

Ritroviamo i due elementi per essere adottati da Dio?

Ecco i due elementi per essere “adottati” da Gesù: l’acqua e lo Spirito

            1) L’acqua:

            Sta scritto in Romani capitolo 10 che se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. La Scrittura asserisce e rassicura che Chiunque crede in Lui, non sarà deluso. Chiunque avrà invocato il nome del Signore, dal più profondo del cuore, e con tutta la forza interiore di cui si disponga, sarà salvato, perdonato, giustificato ed… adottato.

            Il Signore Gesù Cristo è a disposizione di tutti ed è ricco verso tutti quelli che lo invocano. Con il cuore bisogna credere per ottenere la giustizia di Dio e con la bocca, ad alta voce, si fa confessione per essere salvati. Perché ad alta voce? Perché Gesù vuole decisioni prese seriamente e solennemente, come un vero giuramento, con cui si chiama lo Spirito Santo per testimone. Dobbiamo mettere da parte la nostra timidezza: certe persone pretendono di “pensare” di invocare Gesù, ma poi per loro rimane un semplice pensiero, come tanti altri…

            Dobbiamo invece uscire dal mondo delle intenzioni, di cui è lastricato l’inferno, ed entrare nel mondo delle decisioni irrevocabili, come diceva un certo Mussolini, il quale però dimostrò di saper revocare mille volte le sue decisioni…

            Insomma, l’invocazione è un segno di ubbidienza, ma anche di dimostrazione di credere in ciò che si dice, in ciò che sta scritto nella Bibbia e in ciò che ci è stato detto dal predicatore di turno o da questo libro stesso.

La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola vivente e vivificante uscita dalla bocca stessa di Gesù Cristo.

Una volta dissi ad un pastore protestante metodista che la Parola di Dio è precisa ed autorevole e che ciò che sta scritto è “legge”. Lui mi derise, dicendo: “Non vorrai credere che si è salvati solo invocando Dio! Ci vuole la conversione vera che consiste in un “salto di qualità”!

Lì per lì non seppi rispondere nulla, in difesa della Bibbia, ma poi negli anni successivi, ripensando a quell’episodio, ho trovato tutte le risposte che avrei potuto dare e che non ho dato, quando ero un credente ignorante e sprovveduto. Adesso so, che solo “invocando” col cuore e con la mente, si ottiene una vera, sincera ed autentica conversione quando l’aiuto viene da Alto. Dio sa aspettare il momento buono, quando le avversità sono spaventevoli ed il cuore dell’uomo è impotente persino a reggerne il peso.

Se in tali momenti tutti sapessero che c’è ancora la speranza di una porta aperta, che si chiama Gesù, nessuno si suiciderebbe, nessuno si perderebbe e nessuno impazzirebbe.

Gesù è il Salvatore nei momenti estremi, quando tutto sembra ormai finito e ogni via di salvezza è considerata impossibile.

Dio è lo specialista dell’impossibile, quando la ragione umana non ha più risposte e soluzioni.

Gesù è l’estrema soluzione, “l’ultima ratio”, tanto per dirla in latino.

Fare ricorso a Gesù, può sembrare inutile o mortificante, specie se si è orgogliosi e abituati a fare sempre da soli o a darsi da fare, in base al solito e conosciutissimo proverbio: “Aiutati che Dio ti aiuta!” Spesso però accade che noi non possiamo più aiutarci da soli: ci vuole un passo di fede, una carta da giocare “al buio”, un atto di incoscienza e provare anche… l’opzione Gesù!

Chi ha sempre sentito parlare di Gesù in maniera vaga e confusa, non pensa di avere questa opportunità nel momento estremo, ma chi ha letto il Vangelo o qualcuno gliel’ha letto bene e correttamente, poi ricorda e prova anche questa via. Il risultato è che non solo trova la via d’uscita per tutti i suoi problemi, ma anche la Via per la salvezza!

Gesù è il Dio dell’impossibile e, oltre ad aiutare chi lo invoca…. lo adotta, perché Dio non dà solo aiuto materiale, ma di più: dà un’appartenenza, dà una famiglia, dà una cittadinanza, dà Sé Stesso per aiutarti.

Invochi aiuto? Accetti di essere adottato?

Vuoi un aiuto momentaneo e contingente o vuoi un aiuto eterno? Dio può darti tutte e due le cose, ma se scegli l’aiuto eterno, non sarai felice solo tu, sarà felice anche Dio! Dio è Padre.

Vuoi Lui come Padre tuo, e di tutti i credenti? Lo vuoi come “Padre nostro”?

“Chi è mio padre?” Domandatelo.

Il tuo padre terreno è in grado di aiutarti, quando invochi aiuto? Se non ce l’hai, o non può aiutarti, ricordati che Dio c’è!

Egli vuole esserti Padre, per dimostrarti che Lui è migliore di qualunque altro padre al mondo e vuole darti comunione con tutti coloro che Lui ha aiutato e salvato, in un abbraccio generale di riconoscente ringraziamento.

Questa è la famiglia spirituale di Dio: la famiglia che ha come nome Amore e come cognome Gesù Cristo: “Per questa ragione, dico, io piego le ginocchia dinanzi al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome” (Efesini 3:14-15)

“Chi è tuo padre?” Gesù lo chiese anche ai giudei e ai farisei del suo tempo ed “essi risposero e gli dissero: Il padre nostro è Abramo”. (Giovanni 8:39)

In Abruzzo, la mia terra di nascita, quando si cerca di sapere chi è una persona, gli si domanda: “Di chi si’ lu fije?” (Di chi sei il figlio?)

Anche oggi potremmo rispondere così, citando i nostri antenati, come il sottoscritto, che ebbe come padre Giustino, che ebbe come padre Donato, ecc…

Anche io, quando non ero salvato, recitavo il Padre Nostro, ma non avevo Dio come Padre, esattamente come i giudei e i farisei (Giovanni 8:41) ed anche io, come loro, dicevo così, perché non ero “da Dio”! (Giovanni 8:47)

            Adesso che sono “nato di nuovo”, so che Gesù mi ha fatto un’offerta che non ho rifiutato: “In verità, in verità io vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte” (Giovanni 8:51)

            Adesso so che mio Padre è solamente Gesù, “perché uno solo è il Padre vostro, Quello che è nei cieli” (Matteo 23:9) e Gesù sta nei cieli, e siede sul Trono Celeste! Un giorno Lui tornerà, per riunirsi con i suoi figli… per essere poi, insieme a Lui, figli di Suo Padre.

 

            2) lo Spirito Santo:

            Nascere da Dio è ricevere il SEME dello Spirito Santo. Nessuna adozione spirituale può avvenire se non c’è una “nuova nascita spirituale”. Per fare questo occorre che il Creatore stesso si scomodi e crei in noi un nuovo spirito.

“O Dio, crea in me un cuor puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.” (Salmo 51:10)

            L’opera creativa di Dio è l’opera del seminatore che semina la VITA nel cuore di ogni uomo o donna, sulla via della salvezza eterna.

Questa non è filosofia o una dottrina filosofica, ma è il progetto di Dio: non scambiamo per semplice costruzione del pensiero umano, ciò che invece è il puro, semplice ma perfetto progetto di Dio.

            La VITA non può essere creata dall’uomo, ma può solo essere “passata” o trasmessa da essere vivente ad essere vivente. Nessuno infatti è l’origine della VITA ma tutti sono il frutto della vita altrui.

            La vera ORIGINE sta in Dio che ha la VITA ed è la VITA. Egli l’ha prodotta con un Suo autonomo e libero atto creativo, così come Dio aveva già fatto con un mucchio di fango modellato a forma di… Adamo.

            Il Libro della Genesi, che racconta la creazione, non è un racconto fantastico o mitico, ma è il resoconto sintetico, ma precisissimo di una pluralità di interventi creativi, in cui si parla di un Dio che crea in continuazione e a livelli di infinito e di incalcolabile, così come sono infinite le specie di insetti, di piante e di razze, a tutt’oggi ancora in numero approssimato e non definitivo: esploratori, botanici e biologi ne sanno qualcosa!

            Lo Spirito Santo, se chiamato in causa in esecuzione della Parola di Gesù, mette il Suo Seme Spirituale nell’uomo e lo trasforma in credente.

            Nella lingua greca ci sono due tipi di SEME: lo sporon e lo sperma:

a) lo spòros “O Dio, crea in me un cuor puro”

Lo spòros (Marco 4:26,27; Luca 8:5; 2 Corinzi 9:10) è il seme che è prodotto da una pianta o da un vegetale e che, biblicamente parlando, consiste nel logos, cioé il testo scritto di Dio (la Bibbia) perché “... Il seme (spòros) è la parola (logos) di Dio” (Luca 8:11).

            A differenza del termine femminile che indica il lavoro di spargere la messe (la semente), esso è maschile, per precisare l’elemento maschile del parallelo spirituale in Cristo Gesù, anch’Esso Logos, maschile!

            In senso più ampio lo sporos/logos è Gesù Cristo stesso, il Logos per eccellenza, il Logos fatto carne e divenuto simile ad un uomo, il Logos VIVENTE e PERMANENTE in eterno (1 Pietro 1:23)

Dalla parola sporos derivano:

– il campo seminato, spòrimos (Matteo 12:1 Marco 2:23 Luca 6:1)

– il seminatore, spéiron (i seminatori) (2 Corinzi 9:10). Una curiosità: i “genitori”, in greco, sono anche chiamati oi spèirantes cioè coloro che “seminano” nei figli la loro vita e la loro personalità.

“Avendo purificate le anime vostre coll’ubbidienza alla verità per arrivare a un amor fraterno non finto, amatevi l’un l’altro di cuore, intensamente, poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente.” (1 Pietro 1:22-23)

 

b) lo spérmarinnova dentro di me uno spirito ben saldo.”

            Quando si parla di “nuova nascita” spirituale lo spòros cede il posto allo sperma, che è il germe vitale, la causa di vita, cioè la capacità di procreare esseri viventi, la progenie, la generazione, la discendenza, l’affiliazione, la capacità “creativa”, ma anche “generativa” di Dio, lo Spirito di Adozione.

            I due termini greci offrono un quadro simbolico veramente singolare: il seme “vegetale” (la Parola di Dio), viene “fecondato” e trasformato in seme “vivente” dalla potenza di Gesù Cristo Vivente, l’unico che ha la vita in Sé.

            Se un credente (nato dallo Sperma dello Spirito Santo) manca della conoscenza della Parola di Dio, gli verrà data da Colui che ha fornito lo Sperma al seminatore: per questo motivo il Seminatore non può essere che Gesù Cristo stesso!

In tale ottica adesso risulta più facile capire in tutta la sua portata il passo di 2 Corinzi 9:10: “Or Colui che fornisce al seminatore lo sperma, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà il seme (sporos) vostro ed accrescerà i frutti della vostra giustizia.”

            Anche la parabola del seminatore risulta così inquadrata, perché si parla di sporos quando si predica la Parola di Dio, ma se viene seminato il Regno di Dio il seme diventa “sperma” (Matteo 13:24, 27, 32, 37, 38) perché nel Regno di Dio non entrano vegetali, ma FIGLI!

            Lo “sperma” allora è l’unico mezzo per appartenere ad una discendenza per via parentale diretta:

a) per tutti gli esseri viventi di origine animale. (1 Corinzi 15:38)

b) per dare una discendenza al fratello morto, secondo la legge di Mosè (Matteo 22:24, 25; Marco 12:19, 20, 21, 22; Luca 20:28)

c) per appartenere alla razza ebraica come discendente da Abrahamo (Giovanni 8:33, 37; Atti 7:5, 6; Romani 4:18; 11:1; 2 Corinzi 11:22)

d) per discendere da Abrahamo ed essere destinatario di una promessa. (Luca 1:55; Giovanni 7:42; Atti 3:25; 13:23; Romani 4:13, 16; Galati 3:29; Ebrei 2:16; 11:11)

e) per essere progenie di fede

– in Isacco (Romani 9:7, 8, Galati 3:16; Ebrei 11:18)

– in Davide (Romani 1:3; 2 Timoteo 2:8)

– in Cristo (Galati 3:19)

 

Se siamo adottati, la nostra famiglia non è più quella naturale, ma quella di Dio: “Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio” (Efesini 2:19)

Per essere FIGLI di Dio “quel che importa è l’esser una nuova creatura”, ovviamente in Cristo Gesù! (Galati 6:15; 1 Giovanni 3:9; Apocalisse 12:17)

            Noi riveriamo il Padre, senza il Quale non eravamo stati scelti o eravamo stati adottati: il Padre ci ha generati di nuovo a una vivificante speranza per mezzo della risurrezione dalla morte di Gesù Cristo.

            Noi amiamo e adoriamo il Figlio dal cui sangue preziosissimo noi siamo stati riscattati, e col Quale noi siamo uno, in un’unione mistica e eterna.

E noi amiamo e adoriamo lo Spirito divino, perché è per mezzo di Lui che noi siamo stati rigenerati, illuminati, vivificati, conservati, e santificati; ed è attraverso di Lui che noi riceviamo il sigillo e la testimonianza dentro i nostri cuori da cui siamo assicurati che siamo davvero figli di Dio.

Noi non dobbiamo smettere di benedire, adorare, e amare ciascuna delle Persone elevate, dobbiamo però diligentemente inchinarci in riverenza più modesta di fronte all’unico Dio nel Padre, Figlio, e Spirito Santo.

            “Gloria sia al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo; come era nel principio, è ora, e sempre sarà, mondo senza fine. Amen.”

 

Una curiosità: un nuovo ministero, lo spermòlogo (l’esperto di Nuova Nascita)

            In Atti 17:18 l’apostolo Paolo annunciò l’Evangelo della Nuova Nascita ai greci di Atene, ma l’unico risultato eclatante fu quello di farsi appellare “spermologo”!

“E anche certi filosofi epicurei e stoici conferivano con lui. E alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore (in greco “spermologo”)? E altri: Egli pare essere un predicatore di divinità straniere; perché annunziava Gesù e la risurrezione.”

            Lo spermologo in greco è il “raccoglitore di semi” o il poveraccio per antonomasia, ma l’apostolo Paolo dovette apparire, non come un povero, ma come un esperto di semi, dal momento che parlava di nuovo “seme” di Dio e di “nuova inseminazione” ad opera dello Spirito Santo.

I filosofi epicurei e stoici erano esperti in materia, essendo i primi noti come attenti osservatori della natura (Epicuro) e gli stoici noti come crudi materialisti atei!

            La novità di questo nuovo “seme” divino li incuriosì quel tanto che bastò per dare a Paolo un’inquadratura filosofica tipica di una corrente di pensiero: “studioso di semi”, ovvero “spermologo”!

            Per precisione di traduzione e per fugare ogni dubbio circa l’intenzionalità del termine usato dai filosofi greci che non intendevano disprezzare i discorsi di Paolo, ma inquadrarli in una sorta di riassunto ideologico, c’è da dire infine che il termine “cianciatore” in greco è detto in altro modo, in 1 Timoteo 5:13 e in 3 Giovanni 1:10 (flýaroi e flyaròn), in Tito 1:10 (mataiològoi) e in 2 Timoteo 2:16 (kenofonìas)

            Ora possiamo capire bene il testo trascritto negli Atti degli apostoli:

 “E anche certi filosofi epicurei e stoici conferivano con lui. E alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore (ò spermòlogos)? E altri: Egli pare essere un predicatore di divinità straniere; perché annunziava Gesù e la resurrezione.” (Atti 17:18)

            Tutte le traduzioni bibliche traducono male il termine greco: è un vero peccato!

Dove porta questo discorso? Porta a Gesù, che ha promesso di dare la Salvezza eterna a chi crede in Lui.

Ma come fa Gesù a dare la VITA? Ci ha mandato lo Spirito Santo che ce la dà nel Suo Nome...

Ecco dunque lo Spirito Santo all’opera, con il seme di vita da trapiantare nel cuore umano… ma solo in coloro che glielo chiedono… o che non lo rifiutano… se leggono nella parola di Dio... che Gesù può farlo!

Glielo lasceremo fare? Questa scelta farà la differenza! (Giovanni 3:2-5)

Nessuna chiesa può sostituirsi allo Spirito Santo! Lui solo può mettere su di noi la VITA!

Tanti potranno dire.... “Ricevi lo Spirito Santo”, ma se non ce l’hanno, cosa potranno loro dare? Daranno solo parole, parole di speranza, e parole di illusione e di suggestione. Ma solo le Parole di Gesù posseggono la potenza di creare la VITA in noi. Sta scritto che il Sangue di Gesù è un sangue purificatore. Ma dove sta questo benedetto Sangue di Gesù?

Solo lo Spirito Santo può andare a prenderlo dove sta e metterlo sopra di noi… in remissione dei nostri peccati.

Ecco il seme di Dio.

Ecco l’Agnello della riconciliazione.

Ecco l’azione dello Spirito Santo in obbedienza alla Parola di Dio...

In questi ultimi decenni, se non addirittura in quest’ultimo secolo, sono fioriti movimenti pentecostali e ultimamente carismatici, producendo un vero rinnovamento nel modo di concepire la religione cristiana, vista non più come liturgia, ma come modo per lodare, ringraziare Gesù Cristo, prendendo i suoi doni tramite lo Spirito Santo. Milioni di persone sono state trasformate dall’azione dello Spirito Santo e sono “nate di nuovo” in adunanze oceaniche o in piccoli locali di culto dove si è predicato alla maniera di San Paolo!

La potenza della predicazione è stata accompagnata da segni, prodigi e miracoli che hanno scardinato il normale modo di pensare su Dio e sulla religione cristiana, fatta di perbenismo e di ipocrite apparenze.

I denigratori non sono mancati, gente che ha creduto di interpretare i pensieri e i desideri di Dio, in base alle loro convinzioni, esattamente come fecero i farisei al tempo di Gesù, quando fu guarito un cieco dalla nascita: “Perciò alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non è da Dio perché non osserva il sabato”. (Giovanni 9:16)

Decidere ciò che possa essere da Dio da ciò che non sia da Dio, questo è stato lo sport di tanti cristiani tradizionalisti, indipendentemente dal fatto se conoscessero Dio o meno! Il discorso di questa faccenda è molto antipatico, perché alcuni si sono arrogati il compito di decidere se Dio lo voglia o non lo voglia, senza interrogare Dio: veramente bestiale!

I farisei ritennero Gesù non essere da Dio! Pazzesco!

San Paolo fu deriso e beffeggiato da coloro che ritenevano che Dio non potesse usare questi sistemi “spermatici”, per far nascere di nuovo!

 

 

 

 

 

Capitolo 8 La comunione col corpo e col sangue di Gesù Cristo

 

 

 

 

            La COMUNIONE, ovvero la KOINONIA è una condizione del credente cristiano, “esclusivamente” presentata dal Nuovo Testamento, perché nel Vecchio Testamento non c’era nulla che metteva il popolo in comunione con qualcosa di divino e soprattutto con Dio.

Tutto il sistema delle offerte, oblazioni, riti e sacrifici prevedeva che il popolo fosse separato da Dio, con l’unica mediazione del Sommo Sacerdote.

Con Cristo, Sommo Sacerdote, la cortina di separazione “si squarciò da cima a fondo” e il popolo fu messo direttamente in koinonia con Dio.

Inoltre far parte del CORPO di Cristo significa essere “nato di nuovo” ed essere messo in comunione con gli altri “nati di nuovo”.

Questo è il CORPO di Gesù: l’unione spirituale di tutti i “nati di nuovo”!

            Nelle Chiese Evangeliche il credente entra in comunione con Gesù e con il Corpo dei salvati dal Sangue, che non è “mistico”, ma reale, com’è reale il pane e il vino.

Tutti i “nati di nuovo”, volenti o nolenti, fanno parte di un unico organismo (la Chiesa o Ecclesia) comandata da un unico Capo Vivente e Signore Vivente: Gesù Cristo.

            Tutti i santi sono stati santificati dalla “nuova nascita” per i soli meriti del Sangue purificatore di Gesù Cristo e partecipano alla comunione tra di loro e tutti insieme con Gesù Cristo, presente in mezzo a loro.

La preghiera di Gesù a Suo Padre è pienamente realizzata solo se consideriamo il CORPO di Gesù come l’unione di tutti i credenti con Lui: “E io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu m’hai dati, affinché siano uno, come noi…. E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno; (Giovanni 17:11 e 22)

 

Non si può avere comunione col CORPO di Gesù Cristo se non si “nasce di nuovo”.

Nessuno può avere comunione con i credenti in Cristo se lui pure non è credente in Cristo.

Il rapporto comunitario è solo tra credenti e con Cristo.

Con i non-credenti non ci può essere comunione spirituale, così come non ci può essere comunione fra Cristo e Beliar. (2 Corinzi 6:15)

È una prassi consolidata nella liturgia della Santa Cena ricordare a tutti che possono accostarsi ai simboli solo quelli che hanno accettato Gesù come “personale Salvatore” e sono stati battezzati per immersione dopo aver creduto. Costoro sono liberi di partecipare, ma non sono obbligati, perché è sempre un fatto di coscienza e di libertà.

Non si può avere comunione col SANGUE di Gesù Cristo se non si “nasce di nuovo”. Nessuno può avere comunione con Gesù Cristo se non accetta la Sua mediazione come “personale salvatore” dei propri peccati, lavati e cancellati solo mediante un’offerta sacrificale di un Agnello che si è immolato su una croce duemila anni fa.

Essere in comunione col Corpo di Gesù ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti. Non si può essere “nati di nuovo” senza appartenere alla Chiesa-Corpo di Cristo. Infatti la CHIESA-CORPO appartiene a Gesù Cristo e a nessun altro, perché Gesù non ha “vicari” umani, ma solo il divino Spirito Santo.

I credenti appartengono a Gesù, perché il Dio-Padre li ha con­segnati al Dio-Figlio! (Giovanni 17:24)

            Dobbiamo credere nel Figliuolo, perché noi Gli apparteniamo (Giovanni 7:36-48). Egli è “il Capo” della Chiesa, che è il Suo Corpo! (Colossesi 1:18-24)

            Semplice e lineare. Sembra assurdo non capire, eppure quando si decide di pensarla diversamente, tutte le dimostrazioni, tutte le prove, tutti i passi a sostegno non bastano! Anche sotto la croce, chi uccideva Gesù, Gli diceva: “hai fatto tanti miracoli, hai sanato gli infermi, hai salvato gli altri, adesso salva te stesso!” Per costoro non bastarono i miracoli, i segni e i prodigi, per… non condannare Gesù!

Esiste una COMUNIONE “VERTICALE” con Dio ed una “ORIZZONTALE” con i credenti-CORPO di Cristo.

            La cosa importante da capire è che Gesù non entra dentro di noi, nella comunione, ma noi entriamo in Cristo, perché entriamo a far parte del Suo Corpo: il Signore ci accoglie!

            Non siamo noi che accogliamo il Signore, perché l’opera redentrice entra in noi, ma noi entriamo nel Regno di Dio, perché Gesù ci chiama e ci riconcilia col Padre!

L’offerta mediatrice di Gesù Cristo, perfezionata “una volta per sempre” sulla croce è sempre valida per chiunque la accetta.

L’accettazione non è l’offerta: Gesù si offre sulla croce e diventa offerta sacrificale, come dice il Padre Nostro, “sia santificato il Tuo Nome (lett: sia offerto in sacrificio il Tuo Nome)”. L’offerta non va “mangiata”, ma sacrificata!

Il credente che ha accettato Gesù nel Suo cuore, in realtà ha accettato la Parola di Dio, cioè le Parole scritte nella Bibbia, ha creduto nella promessa, ne ha chiesto l’adempimento e l’ha ottenuto.

Ciò è valido sia per la comunione, sia per l’ulteriore attività del cristiano, che continua a chiedere altre promesse per ottenere le benedizioni di Dio (nella Bibbia ce ne sono oltre cinquemila!)

            La condizione del credente dev’essere quella descritta in Giovanni 15:7: “Se dimorate in me (la comunione con Gesù, capo e corpo) e le mie parole dimorano in voi (la comunione con l’Evangelo di Gesù), domandate quello che volete e vi sarà fatto”

            I veri credenti cristiani non fanno la comunione, ma SONO la comunione, costituiscono la comunione PERMANENTE con Cristo, perché i CREDENTI, e non il pane (o l’ostia!) o il vino, sono il CORPO di Cristo!

            Cristo è in COMUNIONE col Suo Corpo, non con sé stesso!

            I credenti sono in COMUNIONE fra di loro, con Cristo presente, non solo con Cristo!

            Che il CORPO di Cristo sia costituito dai CREDENTI e non da NESSUNA ALTRA cosa, è affermato in ben SETTE passi esplicitamente CHIARI:

1) “così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro.” (Romani 12:5)

2) “Siccome v’è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane.” (1 Corinzi 10:17)

3) “Or voi siete il corpo di Cristo, e membra d’esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:27)

4) “Egli (Dio Padre) ogni cosa gli (a Gesù) ha posta sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.” (Efesini 1:22-23)

5) “Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, onde in ogni cosa abbia il primato.” (Colossesi 1:18)

6) “Ora io mi rallegro nelle mie sofferenze per voi; e quel che manca alle afflizioni di Cristo lo compio nella mia carne a pro del corpo di lui che è la Chiesa;” (Efesini 5:24)

7) “E la pace di Cristo, alla quale (VOI!) siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.” (Colossesi 3:15)

            Il Corpo ha dunque membra nei credenti:

1) “poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo... poiché noi siamo membra del suo corpo.” (Efesini 5:23,30)

2) “vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo” (Efesini 3.6)

            La Chiesa è chiamata espressamente ed inequivocabilmente “il CORPO” DI GESÙ CRISTO, (Efesini 1:22-23; Colossesi 1:24; 1 Corinzi 10:6; 12:26) ed è sim­boleggiata dal pane della Santa Cena mentre il vino rappresenta il prezzo del corpo, mediante il sangue sparso da Gesù.

Una volta invitai in una riunione di cellula familiare uno che voleva dei soldi, ma credeva che il Corpo di Cristo fosse l’ostia e non i credenti. Ogni tentativo di fargli leggere il Vangelo sembrava inutile! Allora lo pregai di leggere a casa alcuni versetti biblici, ma siccome non avevo altri pezzi di carta per appunti, presi una banconota da 50 mila lire (25 euro circa) e sopra ci scrissi i quattro passi succitati. Poi gli dissi: “Se accetti la banconota, accetti anche i passi biblici. Se tu continuerai a non credere a Gesù, un giorno Lui ti condannerà per questo e tu non potrai dire che non lo sapevi!” Lui accettò la banconota…

Chi non vede nella fratellanza dei salvati il CORPO di Cristo, è colpevole nei confronti dello stesso Gesù e ne pagherà le conseguenze, consistenti in... malattie e morte prematura: “Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono”. (1 Corinzi 11:28-30).

Questa è una minaccia, un avvertimento, una legge spirituale terribile! Dio punisce e nessuno se ne rende conto, oppure nessuno lo mette in conto. Poi succedono morti apparentemente inspiegabili, malattie che colpiscono alla cieca, anche bambini, giovani, donne ed anziani…

Inoltre sta scritto: “Poiché, come in un sol corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una me­desima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un sol corpo in Cristo, e, individual­mente, siamo membra l’uno dell’altro. (Romani 12:3-5)

Quali persone formano la chiesa?

            C’è una linea di separazione molto importante che è Gesù Cristo: quelli DENTRO questa linea sono salvati e quelli FUORI si trovano sulla via della perdizione.

            Non è terrorismo spirituale come qualcuno suole accusare gli evangelici e quanti credono a questa dottrina, ma è ciò che risulta espressamente da ciò che sta scritto nella Parola di Dio: ogni recriminazione va fatta a Dio e non agli uomini. Lui ha detto così!

            Lo Spirito Santo che abita in noi, nel nome di Gesù, segna col Suo Fuoco questa linea di se­parazione. La “santa cena” col pane (che non dev’essere azzimo, perché non è la pasqua ebraica) e col vino (di qualunque colore, e non altri surrogati) sigilla questa comunione con Gesù e tra i credenti in Gesù: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?Siccome v’è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane”.(1 Corinzi 10:16)

Gesù Cristo è l’elemento indispensabile del vero radunamento e in tale ottica non ci sono denominazione all’interno, poiché la chiesa di Cristo è unica, avendo Egli un solo Corpo. Gesù non è un mostro con tanti corpi!

            “Fedele è l’Iddio dal quale siete stati chiamati alla comunione (koinonian) del suo Figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore.” (1 Corinzi 19)

Se cambia l’organizzazione in seno alle denominazioni, la Chiesa rimane sempre unica, composta da tutti i credenti, comunque organizzati.

            “E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.” (Colossesi 3:15)

            “In virtù di questa “volontà” noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.” (Ebrei 10:10)

“… in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione (koinonian) delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte…” (Filippesi 310)

Veniamo adesso al significato del pane nella Santa Cena commemorativa.

Il Corpo di Gesù attualmente è spezzato, perché il CAPO è separato dal resto del CORPO.

            Gesù è in cielo e la Sua Chiesa è sulla terra.

            Solo Gesù poteva spezzare il Suo Corpo e lo ha fatto sulla croce!

Morendo sulla croce, Egli è disceso nell’Ades tre giorni e poi ne è uscito portandosi dietro tutti coloro che anche lì lo hanno riconosciuto come Messia. Quindi è apparso ai discepoli in carne ed ossa per quaranta giorni e poi è risalito in cielo con un corpo fisico risuscitato.

Ora aspetta di ricongiungersi fisicamente col Suo Corpo sulla terra, corpo fatto di tutti i credenti in Lui: un Corpo con un CAPO presente solo in spirito perché materialmente è risuscitato e posto sul Trono di Dio.

            La Santa Cena ci ricorda materialmente e drammaticamente il Corpo “spezzato” di Gesù, mediante l’immagine del “pane spezzato”.

            Il fatto poi che il pane sia “mangiato” è un desiderio di ricongiungimento col CAPO, mettendo “simbolicamente” il pane DENTRO di noi, il “pane della Vita”, il “pane disceso dal cielo”!

            Gesù si ricongiunge con il suo CORPO, per fede DENTRO ogni credente che, ricordando la morte di Gesù, chiede che la Parola Vivente, il vero “pane materiale”, sia pienamente dentro di noi.

I credenti dunque SONO il CORPO di CRISTO che tutti possono vedere e toccare, membra l’uno dell’altro (1 Corinzi 12:12-27)

            La comunione col corpo di Gesù è importantissima, proprio spezzando il pane insieme a Lui.

È il modo per essere in comunione con Lui e... tra di noi. “Ogni volta che mangiate “questo pane” e bevete di questo calice, voi ANNUNCIATE la morte del Signore”, unica offerta gradita a Dio e che apre la via della salvezza, “finché Egli venga” (1 Corinzi 11:26), per regnare con noi nel Suo Regno!

            Gesù l’ha promesso: “RITORNERÒ” (Giovanni 14:3; Atti 1:11). La Santa Cena ci ricorda IL RITORNO DI CRISTO!

            Ricordiamoci anche che la comunione è indispensabile ed insostituibile, perché il pane (chicchi di grano uniti inscindibilmente come la Chiesa, corpo di Cristo) è unico! (1 Corinzi 10:17).

“Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?” (1 Corinzi 10:16)

“… quello, dico, che abbiamo veduto e udito, noi l’annunziamo anche a voi, affinché voi pure abbiate comunione con noi, e la nostra comunione è col Padre e col suo Figliuolo, Gesù Cristo. Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato.” (1 Giovanni 1:3,6-7)

Dalla legge mosaica Gesù prese spunto per innestare la Sua legge, più perfetta e più gradita a Dio: Egli non venne per abolire la legge, ma per confermarla in Sé Stesso (Romani 3:31), inquadrandola però in un’ottica nuova costituita dalla “giustificazione per fede” (Romani 5:1).

            Noi “celebriamo la pasqua... non con spirito di malvagità o di malizia, ma con gli azzimi della sincerità e della verità”. (1 Corinzi 5:8) Una eventuale “santa cena” con “pane azzimo” può facilmente diventare... “dottrina” eretica, demoniaca e anticristiana al pari di quella della “transustanziazione”, combattuta da sempre da tutte le chiese evangeliche, da Lutero e da tutti gli altri riformatori! Chi vuole l’ostia e il pane azzimo, se li vada a prendere altrove!

            I credenti si riuniscono, per fede, a Gesù anticipando il gran giorno in cui “realmente” saranno riuniti per sempre con Lui. Non possono riunirsi in comunione tra di loro se prima non sono in comunione con Gesù. Il grido dei credenti è lo stesso del grido dello Spirito Santo: “VIENI, SIGNOR GESÙ, VIENI! (Apocalisse 22:17) “Fedele è l’Iddio dal quale siete stati chiamati alla comunione del suo Figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore.” (1 Corinzi 1:9)

            Questa è la comunione verticale.

Volere la comunione con Gesù, definita “comunione verticale”, è allora volere la salvezza che è offerta gratuitamente accettando il messaggio evangelistico che è stato scritto nel Santo Evangelo di Gesù Cristo. Questo è il messaggio degli apostoli: “A me è stata data questa grazia di annunziare…. e di illuminare tutti su quale sia la comunione del mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il creatore di tutte le cose…” (Efesini 3:9)

            Una bellissima sintesi di tutto l’Evangelo è offerta da tanti versetti, ma, secondo me, da uno in particolare: “Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.” (Filippesi 3:10-11)

            La comunione è reale e non ipotetica: io non credevo possibile che Dio potesse stendere una mano ad un qualunque peccatore che Lo cercasse, toccandolo realmente nel fisico, nel cuore e nello spirito, manifestandosi con la Sua Presenza reale e purissima. Ora lo credo fermamente!

La vera comunione non è un rito, né tanto­meno una cerimonia religiosa fatta a una certa età, come conseguenza della crescita fisica...

            La Chiesa Cattolica ha fatto della Comu­nione un vero e proprio sacramento, dando ad essa il carattere dell’ufficialità esteriore e togliendole il ca­rattere del rapporto spirituale di fede: se infatti esso è presente, non può essere una cerimonia, ma un camminare giorno per giorno secondo la volontà di Dio, manifestata nella ricerca costante della Sua Faccia.

            In duemila anni, unitamente al battesimo dei neonati, la Chiesa Cattolica ha presentato la “confermazione del battesimo” e trasformando la “Comunione con Gesù Vivente” in “Comunione con i simboli dell’Eucaristia”, considerati materialistica­mente come Carne e Sangue di Gesù Cristo.

            Per la Chiesa Cattolica, chi non ha “fatto” la comunione non può prendere l’ostia.

            La VERA COMUNIONE è tutt’altra cosa.

            La COMUNIONE CRISTIANA è essen­zialmente e solamente l’UNIONE CON GESÙ, non da “fare” ma da “ricercare” attraverso la meditazione della Santa Parola di Dio e della preghiera indiriz­zata solo a Gesù Cristo.

            Si può avere comunione con tante cose, ma Gesù non ha autorizzato i suoi seguaci ad avere co­munione con nient’altro se non con Lui!

            L’uomo infatti può avere una unione mistica ed affettiva con tante cose, con persone e persino con spiriti: in nessun caso però ciò è piaciuto al Si­gnore Gesù Cristo e, possiamo esserne sicuri, mai piacerà!

            La comunione con le statue (idolatria) è abominio davanti agli occhi di Dio.

            La comunione con gli oggetti è qualificata come feticismo e, se si tratta di denaro, avarizia.

            Se si ha comunione con gli spiriti invece si tratta di negromanzia, adulterio spirituale, spiriti­smo, satanismo, animismo e ogni forma di dottrina di demoni.

            La più pericolosa forma di comunione, quella più difficile da smascherare, è quella che scambia Gesù con i simboli, o con l’eucaristia, o con la materialità della presenza di Gesù.

            In realtà, Gesù Figlio Vivente del Dio Vi­vente e Vero (1 Giovanni 5:20) non ha surrogati o vicari tangibili, perché sta scritto nel Vangelo di Giovanni, che i veri adoratori CHE IL PADRE RI­CHIEDE, sono quelli che adorano Dio IN SPIRITO E IN VERITÀ (Giovanni 4:23-24)

            Gesù ha un solo VICARIO: lo SPIRITO SANTO!

            Nessuno è stato autorizzato da Gesù ad amare altri se non Lui. Questa è anche la volontà di Dio-Padre, il Quale ricambierà l’amore SOLO alle condizioni descritte nel Vangelo, dove Gesù disse: “CHI AMA ME, sarà amato dal Padre mio”(Giovanni 14:21)

Per essere più precisi e chiari leggiamo come sta scritto: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi ama me, sarà amato dal Padre mio, e IO L’AMERÒ e MI manifesterò a lui.

Giuda (non l’Iscariota) gli domandò: Signore, co­me mai ti manifesterai a noi e non al mondo?

Gesù rispose e gli disse: Se uno mi ama, osserverà le mie parole; e il Padre mio l’amerà, e... noi verremo a lui e faremo dimora pres­so di lui.

 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Pa­dre che mi ha mandato.” (Giovanni 14:21-24)

            La perfetta UNITÀ di Cristo col Padre che l’ha mandato sta proprio nella perfetta volontà del Padre di voler dare al Figlio tutto l’onore e tutta la gloria che sono riservati a Sé.

            Il Padre è tutt’uno col Figlio!

            Il Figlio, Gesù Cristo, vuole essere tutt’uno con noi: mettiamolo alla prova e sperimentiamo que­sta vera comunione che è un’esperienza che Lui ci vuole dare e far provare!

            Hai conosciuto Gesù “Vivente”?

            Poche semplici parole per una PROMESSA che Gesù adempie ogni volta che Lo prendiamo sul serio! Gesù non è bugiardo!

            “In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me ed io in voi.” (Giovanni 14:20)

            Gesù accettò di dare un SEGNO ai diffi­denti, agli increduli, ai materialisti, ai farisei, agli istruiti degli scribi e a chiunque altro: IL SEGNO DI GIONA.

            Gesù è un Dio Vivente!

            A chiunque lo ricerca, Egli è disposto a dare il segno della Sua Esistenza, perché non è SOLA­MENTE morto sulla croce: È ANCHE RISORTO DOPO TRE GIORNI!

“Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così starà il Figliuol dell’uomo nel cuor della terra tre giorni e tre notti.” (Matteo 12:40)

            Come è possibile credere che un uomo ri­manga, per volontà di Dio, tre giorni nel ventre di una balena, così sarà possibile credere che Gesù sia risuscitato dai morti.

            La prova fu data ai niniviti, perché Giona “visto e creduto morto” invece si presentò “vivente” e predicò la parola di salvezza.

            I niniviti credettero.

            Gesù è pronto a confermare la Sua Parola di salvezza, se lo accettiamo “vivente”!

            Gesù è il nostro Giona, ma molto più po­tente del Giona vero, perché addirittura è il Figlio Vi­vente dell’Iddio Vivente. Lo ha affermato l’apostolo Pietro, su RIVELAZIONE DIRETTA di Dio-Padre! (Matteo 16:16) Vogliamo dare del bugiardo anche a Dio-Padre?

            Gesù abbi pietà per quanti ti negano, perché l’ira di Dio, sarà fortissima!

“I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui vi è più che Giona!” (Matteo 12:41)

            Gesù è morto per noi, quale offerta gradita a Dio, per coprire, col Suo preziosissimo sangue pu­rificatore, i nostri peccati. Gesù fa un PATTO con Dio: il Suo Sangue al posto del nostro!

            Dio ha accettato.

            Noi abbiamo accettato?

            Se abbiamo accettato personalmente, pos­siamo avere comunione col SANGUE del PATTO dell’Agnello?

            Certamente: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse la comunione col sangue di Cristo? (1 Corinzi 10:16)

            Ora dobbiamo saper discernere il calice au­tentico della unicità dell’offerta espiatoria di Cristo, dal falso calice materiale delle false dottrine (demoniache): la distinzione ci deve portare a fare la scelta giusta agli occhi di Dio, perché “Voi non po­tete bere il calice del Signore e il calice dei demo­ni” (1 Corinzi 10:16)

            Il calice del Signore non contiene il Suo Sangue materialmente parlando, ma il “Sangue del patto”, versato come tale una volta per sempre, perché un patto non viene rinnovato una volta al giorno o continuamente, ma una volta sola e per sempre, altrimenti che patto sarebbe?

            Stipulato un patto o un contratto, i con­traenti si rivedono il giorno dopo per stipulare lo stesso patto già concluso il giorno prima? Assolutamente no. La durata del Patto con Dio è eterna.

            Il patto di Gesù è eterno! Il patto che Gesù ha concluso è stato sancito dalle stesse parole della parte “contraente” principale: Gesù Cristo!

            Egli, sulla croce concluse definitivamente il patto, dicendo: “Tutto è compiuto!” (Giovanni 19:30)

            A questo punto l’apostolo Paolo rivolge a noi la seguente domanda: chi ci ha santificato, il sangue di Gesù Cristo o il sangue materiale del calice che si beve?

            “Di qual peggiore castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuolo di Dio e avrà tenuto per profano il san­gue del patto col quale è stato santificato” (Ebrei 10:29)

            Attenzione allora a non sostituire il rapporto con Cristo, con qualcos’altro, sia pure bello e affa­scinate sotto il profilo della coreografia ecclesiastica e dell’approvazione di parenti e amici: cerchiamo l’approvazione di Dio e non quella degli uomini!

 

            Gesù ci invita a considerate SPAZZATURA ogni cosa che ci NASCONDE la vera conoscenza di Cristo, come “personale Salvatore”. Il Nuovo Te­stamento ci avverte:

“Ma le cose che mi erano guadagno, io le ho repu­tate danno a causa di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura al fine di guada­gnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; di modo che io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la COMUNIONE delle sue soffe­renze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.” (Filippesi 3:7-11)

            SENZA CRISTO non c’è salvezza, ma eterna condanna ed eterna perdizione, “ove c’è il pianto e lo stridore dei denti”

            Chi non ha comunione con Gesù, si mette in una situazione veramente terribile, perché è COME Satana che ov­viamente non ha e non può avere comunione con Gesù!

            Senza la VERA COMUNIONE con Gesù Vivente e Vero (1 Giovanni 5:20), anche se si fanno mille cerimonie in abito di gala, o in vestito bianco da sposa, la nostra situazione non è cambiata e l’ira di Dio è rimasta sul nostro ca­po, non essendoci riconciliati con Dio, mediante l’accettazione del sacrificio dell’Agnello e mediante accettazione di far parte di un CORPO (che non sta nell’ostia o nel pane, sia pure azzimo, ma nella Chiesa, il vero “Corpo di Cristo”!).

            Gesù pronuncerà parole tremende, come quelle già spiegate nel Vangelo di Giovanni:

“Io non parlerò più molto con voi, perché viene il principe di questo mondo. Ed esso non ha nulla in me” (Giovanni 14:30)

            Abbiamo scelto quale COMUNIONE vo­gliamo?

            Attenzione alla scelta.

            Se scegliamo bene, possiamo anticipare la nostra salvezza, arrendendoci completamente nelle mani del buon Gesù e chiedendo a Lui la Sua co­munione ed amicizia.

            Se scegliamo male, ritardiamo la nostra sal­vezza, mantenendo l’ira di Dio sul nostro capo, come dice il Vangelo: “chi non crede è già giudicato... chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui.” (Giovanni 3:18, 36)

            Al contrario sta altresì scritto, che SOLO “chi crede in lui non è giudicato... perché chi crede nel Figliuolo ha vita eterna” (Giovanni 3:18, 36)

 

COMUNIONE CON LO SPIRITO SANTO

La nuova nascita, la nascita dall’Alto, la nascita da Dio è sempre realizzata dallo Spirito Santo, l’esecutore materiale di ogni volontà divina. Lo Spirito Santo è pienamente Dio. Dio-Padre pensa e vuole. Dio-Figlio parla e ordina. Dio-Spirito Santo esegue e crea.

            L’apostolo Paolo conclude così la sua seconda epistola ai Corinzi:

“La grazia del Signor Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione (koinonìa) dello Spirito Santo (siano) con tutti voi.” (2 Corinzi 13:14)

            La Bibbia ci invita o forse ci ordina ad avere LA COMUNIONE DELLO SPIRITO SANTO:

Lo Spirito Santo vuole la COMUNIONE con noi credenti, perché LUI si è già messo in COMUNIONE con noi, facendoci “nascere di nuovo”, nel momento in cui abbiamo creduto in Cristo.

Ora, generati dallo Spirito Santo, abbiamo bisogno ancora di LUI per “crescere”!

Molti chiamano questa comunione come “comunione verticale”!

            Solo LUI, la terza Persona della Trinità, ha ciò di cui abbiamo bisogno, ha il nostro nutrimento spirituale, ci parla di Gesù, ci spiega le Parole di Gesù, ci illumina sulla Parola di Dio, ci rivela i misteri di Dio (1 Corinzi 4:1)

            Lo Spirito Santo è stato dato da Gesù Cristo come “guida” del credente (Romani 8:14; Galati 5:18) al posto suo (Matteo 23:10), come “altro Paracleto” (Giovanni 14:16) affinché stia con noi in perpetuo, per sempre, ora sulla Terra, poi in cielo.

            La comunione non consiste nel conversare insieme o il prendersi il caffè insieme, che sono invece segni di amicizia, di buon vicinato o di familiarità: la comunione è il mettersi insieme in una società di fatto o di diritto, dove in tutto o in parte, noi siamo compartecipi in qualcosa.

            Nel corso dei secoli la comunione dello Spirito Santo ha contrassegnato la vita di tutti coloro che si sono distinti nella proclamazione dell’Evangelo e nella conversione dei peccatori. Senza di lui, nel Nome di Gesù Cristo, nessuno ha mai fatto nulla.

            Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo è chiamato in causa ben novanta volte e di sicuro meditare su quei novanta passi scritturali, ci farà sicuramente scoprire il senso delle cose di Dio.

            Con una semplice “chiave biblica”, cartacea o digitalizzata, basta selezionare “Spirito Santo” ed avremo l’elenco completo da controllare nel Sacro Testo.

            Egli è il distributore di doni e carismi, è il portavoce delle nostre preghiere presso il Trono della Grazia con sospiri ineffabili, è Colui che brandisce la spada contro le potestà delle tenebre.

            Se i credenti sono “com-uniti” con lo Spirito Santo, sono i paladini della Verità, che è Cristo, essendo sostenuti dallo Spirito della Verità, che è lo Spirito Santo.

            Chi vuole avere la comunione dello Spirito Santo, non ha che da desiderarlo e chiederlo. Chi vuole la “comunione dello Spirito Santo” non ha che da pregare così:

            Gesù Cristo, fammi avere sempre più forte la comunione dello Spirito Santo! Amen

            Essendo un Persona Divina, possiamo anche rivolgerci a Lui, direttamente, ma sempre nel Nome di Gesù Cristo:

            Spirito Santo, guidami nel cammino appresso a Gesù, fortificami con la Parola del Signore Gesù, sostienimi con la potenza che hai dato a Gesù, aiutami e consolami come ha promesso Gesù, e proteggimi e difendimi da tutti gli attacchi del nemico, poiché Tu sei l’esecutore testamentario di Colui che è chiamato l’Emmanuel, il Dio con noi. Amen

Gesù ha inviato sulla terra la TERZA PERSONA della Trinità, affinché Egli stia con i credenti, per sempre: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo” (Giovanni 14:16)

La Trinità è stata concorde nel non lasciare da solo il Corpo-Chiesa di Cristo, in modo che questi possa avere sempre un insegnamento e una guida: il Dio-Figlio lo ha proposto, Dio-Padre ha autorizzato ed accondisceso e Dio-Spirito Santo ha accettato.

Ecco dunque riempito un vuoto dovuto all’assenza di Gesù Risorto: i “nati di nuovo” hanno lo Spirito Santo che intercede per loro presso il trono di Gesù, che li guida in ogni decisione, che li istruisce sulla dottrina di Cristo, e che infine opera con loro a sostegno della loro fede.

Sta scritto: “Parimenti ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio… Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi.” (Romani 8:26-27,34)

            Oggi lo Spirito Santo sostituisce Gesù nell’insegnamento diretto a noi, in appoggio e spiegazione della Parola Scritta: ciò vale sia per le cose dette da Gesù, che per le cose ancora da dire, relative all’edificazione del Corpo di Cristo e all’adempimento delle profezie.

“…ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto.” (Giovanni 14:26)

            Lo Spirito Santo insegna e guida i credenti: “... ma quando sarà venuto lo Spirito di Verità, Egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà di se stesso, ma dirà tutte le cose che avrà udite e vi annuncerà le cose in avvenire.” (Giovanni 16:13)

            È lo stesso Gesù Cristo, che, prima di andarsene e di salire in cielo, ha messo i credenti nelle mani dello Spirito Santo: “Ma voi riceverete potenza quando il Santo Spirito verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)

            Ecco dunque lo Spirito Santo all’opera: “È scritto nei profeti: E saranno tutti ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito il Padre ed ha imparato da lui, viene a me.” (Giovanni 6:45)

            Non c’è possibilità di pensare diversamente, perché la Santa Scrittura è chiara: Dio ammaestrerà i credenti e il Dio che farà questo è solo e solamente lo Spirito Santo, così come già detto.

            Lo Spirito Santo ammaestrerà anche i credenti ad amarsi tra di loro: “Or quanto all’amor fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi siete stati ammaestrati da Dio ad amarvi gli uni gli altri;” (I Tessalonicesi 4:9).

            Troppo spesso i credenti sono in conflitto e in competizione, ma se sono sottomessi allo Spirito Santo, li si vede insieme a tutti gli altri credenti, a qualunque denominazione appartengano, senza spirito settario e senza orgoglio spirituale. Sono credenti che possono testimoniare di Cristo dotati di una sapienza che viene dall’Alto come i veri discepoli che non parlano “con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.” (I Corinzi 2:13)

            Facciamoci una domanda: la Chiesa che frequentiamo attualmente è sottomessa allo Spirito Santo e dipendente da Lui, come lo era la Chiesa dei primi cristiani?

Potremmo rispondere esattamente come è scritto negli Atti degli Apostoli? “Così la Chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria aveva pace, essendo edificata; e camminando nel timor del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava.” (Atti 9:31)

Se la nostra personale risposta non coincide con l’affermazione biblica, vuol dire che alla “chiesa” che frequentiamo, sicuramente manca qualcosa...

Lo Spirito Santo è il RE della FEDE e vuole regnare su ogni membro della CHIESA: spesso però Egli è trattato dai Cristiani come Gesù Cristo fu trattato dai Giudei, durante la Sua Vita terrestre: “Non vogliamo che Costui REGNI su di noi!” (Luca 19:14)

            Lo Spirito Santo ha il compito di:

– stare con noi in perpetuo (Giovanni 14-16) e non solo sulla terra, finché Gesù tornerà, ma per sempre.

– dimorare con voi, e sarà in voi (Giovanni 14-17)

– far conoscere lo Spirito della verità (Giovanni 14-17)

– far conoscere che Gesù è nel Padre mio, e voi in me ed io in voi. (Giovanni 14-20)

– insegnare ai discepoli ogni cosa (Giovanni 14-26)

– rammentare ai discepoli tutto quello che Gesù ha detto (Giovanni 14-26)

– testimoniare per far credere (Giovanni 14-29; 15:26)

– convincere il mondo quanto al peccato, perché non credono in Gesù Cristo (Giovanni 16:8)

– convincere il mondo quanto alla giustizia, perché Gesù se n’è andato al Padre e non è più visibile (Giovanni 16:10)

– convincere il mondo quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato (Giovanni 16:11)

– essere una guida in tutta la verità, perché non parla di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito da Gesù (Giovanni 16:13)

– annunziare le cose a venire (Giovanni 16:13)

– glorificare Gesù perché prende da Gesù e lo l’annunzia (Giovanni 16:14-15)

– mutare la tristezza dei credenti in letizia (Giovanni 16:20)

– conservare i credenti (Giovanni 17:11)

– preservare i credenti dal maligno, affinché nessuno di loro perisca (Giovanni 17:15)

– santificare nella verità: la Parola di Dio è verità (Giovanni 17:17)

– distribuire doni e carismi (1 Corinzi 12)

            Alcuni credenti in Cristo rifiutano questa dipendenza dallo Spirito Santo, contristandolo e contrastandolo, pensando addirittura di essere nel giusto rifiutandone la guida.

Sembra pazzesco, ma è proprio così che Satana riesca a strappare dalle mani dei credenti la stessa “spada dello Spirito”, così vive più tranquillo... in mezzo ai credenti!

            L’apostolo Paolo amava i Galati, ma amava di più la verità di Cristo e per essa fu disposto anche ad inimicarsi la simpatia dei Galati. Lui non assecondava il loro cuore, ma li contrastava apertamente pur di rimetterli sotto l’autorità dello Spirito Santo: “Son io dunque divenuto vostro nemico dicendovi la verità? Costoro son zelanti di voi, ma non per fini onesti; anzi vi vogliono staccare da noi perché il vostro zelo si volga a loro.” (Galati 4:16)

            Il pericolo che il credente in Cristo corre maggiormente, dopo la sua “nuova nascita”, sembra strano a dirlo e forse anche offensivo per qualche pastore, ma è proprio il signoreggiamento dei credenti anziani sui credenti neofiti.

            In molte chiese manca totalmente o parzialmente la predicazione sulla libertà del cristiano, pensando che, senza la Legge, esso possa compiere chissà quale misfatto, mentre invece, se si predicasse sulla responsabilità del credente di adoperarsi per dare la buona testimonianza per amore di Cristo, lo spingerebbero a “servire” il Padrone e Signore, piuttosto che a renderlo passivo esecutore di regole.

            Il discorso è duro, ma chiaro e preciso: potrebbe lasciare perplessi, ma è così! (Galati 4:20)

            Il rapporto di santificazione ulteriore mediante la guida dello Spirito Santo realizza finalmente il sogno di Dio: quello di governare direttamente il suo popolo (teocrazia).

            Sembra di rivedere Dio che dice al profeta: “Suscita un re, perché in realtà essi vogliono un re, perché hanno rifiutato Me!” (1 Samuele 8:7)

            Adesso Gesù Cristo, mediante lo Spirito Santo, rimette le cose a posto e ci riporta sotto la signoria di Dio! Infatti “che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e il suo figliuolo; perché il figliuolo della schiava non sarà erede col figliuolo della libera. Perciò, fratelli, noi non siamo figliolanza della schiava, ma della libera.” (Galati 4:30-31)

            Ecco la santificazione ulteriore: preghiera e guida dello Spirito Santo, anche accettando un battesimo nello Spirito Santo mediante l’evidenza delle lingue: “Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù!… Voi che volete essere giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; siete SCADUTI DALLA GRAZIA.” (Galati 5:1,4).

Così non sia: “infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figliuoli di Dio; se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con Lui, per essere glorificati con Lui.” (Romani 8:14-17)

            Se dunque “viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito.” (Galati 5:25)

Vantiamoci della libertà che abbiamo in Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Una strana considerazione, che però tanto strana non è: la modestia non è un frutto dello Spirito.

            La Parola di Dio è chiara ed entusiasmante:

“...noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e cammi­nerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo... e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore Onnipo­tente” (2 Corinzi 6:16,18)

            La comunione con lo Spirito Santo garanti­sce quattro impegni di Dio e tre modi di essere degli uomini.

            Dio infatti ha promesso che:

1) abiterà in mezzo a noi, tramite lo Spirito Santo;

2) camminerà fra noi, in Spirito e Verità;

3) sarà nostro Dio, con lo Spirito Santo;

4) ci sarà Padre, per mezzo dello Spirito Santo di adozione;

L’uomo credente ha tre certezze:

1) noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, ospitando lo Spirito Santo dentro di noi. Avendo comunione con Lui, avremo, subito, anche le successive pro­messe, e cioè:

2) noi saremo Suo popolo, sotto la guida dello Spirito Santo;

3) noi saremo figliuoli e figliuole, ripieni di Spirito Santo.

            Vogliamo la “comunione col Dio Vivente?

            Se interessa la comunione col Dio Vivente, la Parola di Dio vuole il seguente “segno” ben preciso, vuole il seguente atteggiamento, che non lascia dubbi e non deve creare sensi di colpa o di paura, perché è un ORDINE del Signore in per­sona: “Perciò uscite di mezzo a loro e separa­tevene, dice il Signore, e non toccate nulla di im­mondo; ed io v’accoglierò” (2 Corinzi 6:17)

 

COMUNIONE FRA CREDENTI

            Chi sono i credenti?

            “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.” (Atti 2:41)

            Essere credenti in Cristo Gesù, significa es­sere stati “chiamati fuori” dal nostro mondo, per entrare nel Regno di Gesù Cristo.

            Chi troviamo nel Regno di Dio? Tutti gli altri “chiamati fuori”!

            È bello scoprire di non essere soli, ma nu­merosissimi come la rena del mare, come le stelle nel cielo..., secondo la promessa fatta ad Abrahamo.

            I credenti sono come il popolo di Israele, anch’esso “chiamato fuori” dalla schiavitù e battez­zato nel mar Rosso: e tutti furono battezzati, nella nuvola e nel mare, per esser di Mosè e tutti man­giarono lo stesso cibo spirituale” (1 Corinzi 10:2-3). Anche noi credenti in Cristo, mangiamo lo stesso pane spirituale, la Bibbia, simboleggiato dal pane della Santa Cena.

            Potremmo parafrasare i passi seguenti in tal modo:

            “Perciò, cari miei, fuggite l’idolatria della transustanziazione, del rapporto magico-misterico con i simboli della Santa Cena” (1 Corinzi 10:14);

            “Io parlo come a persone intelligenti; giudi­cate voi di quello che dico. Il pane, che noi rom­piamo, non è esso la comunione col corpo di Cri­sto? (non con la carne!)

Siccome v’è un unico pane, noi, che siam molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane.” (1 Corinzi 10:14-17)

            Altro pane, diverso da quello di Cristo è IDOLATRIA!

            Mangiare altro pane, diverso da quello di Cristo, significa AVERE COMUNIONE con l’IDOLATRIA! È la teofagia dei pagani.

“Guardate l’Israele secondo la carne; quelli che mangiano i sacrifici non hanno essi comunione con l’altare? Che dico io dunque? Che la carne sacri­ficata agl’idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa?” (1 Corinzi 10:18-19)

            Il Corpo di Cristo sono i credenti e l’invito di Gesù è quello di ricercare e par­tecipare alla COMUNIONE con TUTTI I CRE­DENTI, in sostituzione della COMUNIONE con al­tari e mense dove non c’è lo Spirito di Cristo, che è salvezza mediante il Suo Sangue versato sulla croce.

 Altre mense eucaristiche, con tanto di ostie a forma del dio Sole, sono mensa di de­moni... con tutte le conseguenze che ne derivano!

            La Bibbia non esagera quando dice: “Tutt’altro; io dico che le carni che i Gentili sacrifi­cano, le sacrificano ai demoni e non a Dio; or io non voglio che abbiate comunione coi demoni. Voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni; o vogliamo noi provo­care il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?” (1 Corinzi 10:20-22)

La comunione col SANGUE (la salvezza in Gesù, Agnello di Dio), ci mette in comunione col PANE (il corpo dei credenti salvati dal Sangue di Gesù)

            Lo Spirito Santo è l’artefice di tutte e due le COMUNIONI: “Se dunque v’è qualche consolazione in Cristo, se v’è qualche conforto d’amore, se v’è qualche co­munione di Spirito, se v’è qualche tenerezza d’affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia allegrezza, avendo un medesimo sentimento, un medesimo amore, essendo d’un animo, di un unico sentire;” (Filippesi 2:1-2)

            Nella COMUNIONE “orizzontale” TRA CREDENTI si realizzano le condizioni comuni al pane: tanti chic­chi di grano (caduti nel terreno del cuore degli uo­mini), macinati insieme (dall’umiltà), fusi dall’acqua (della Parola di Dio), plasmati a forma di pani dalle mani del fornaio (Gesù), cotti al fuoco (dello Spirito Santo) e... gustati nella COMUNIONE FRATER­NA (in greco “filadelfìa”), “...non facendo nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascun di voi, con umiltà, stimando altrui da più di se stesso, avendo ciascun di voi riguardo non alle cose pro­prie, ma anche a quelle degli altri.” (Filippesi 2:3-4)

            STATE CON I FRATELLI: questo è un ordine di Dio!

            Gesù vuole QUESTA COMUNIONE, non altre!

            Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù (Filippesi 2:5)

            Essere sottoposti gli uni agli altri, in piena umiltà, è il miracolo del pane!

            Sembra facile a dirsi, ma tanto difficile da realizzarsi, come un bel programma dalle belle in­tenzioni: l’orgoglio spirituale invece “fa strage” di cuori nelle chiese!

            Anche là dove c’è lo Spirito di Cristo, il Corpo sembra martoriato da mille ferite e da doloro­se amputazioni: satana è sempre all’opera per demo­lire il corpo di Cristo!

            La comunione fraterna comunque è il vin­colo che deve far superare ogni barriera, ogni divi­sione, e ogni orgoglio settario, guardando a Gesù, “il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, pren­dendo forma di servo e divenendo simile agli uo­mini; ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce.

Ed è per ciò che “Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d’ogni no­me, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni gi­nocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2:5-11)

            Il desiderio e la preghiera di ogni credente in Gesù sia come quella dell’apostolo Paolo che chie­deva a Dio che Filemone potesse riconoscere ogni bene che si compiva nei servitori di Dio, Paolo e Filemone compresi: “Io rendo sempre grazie all’Iddio mio, facendo men­zione di te nelle mie preghiere... e domando che la nostra comunione di fede sia efficace nel farti ri­conoscere ogni bene che si compia in noi, alla gloria di Cristo. Poiché ho provato una grande allegrezza e consolazione per il tuo amore, perché il cuore dei santi è stato ricreato per mezzo tuo, o fratello.” (Filemone 4-7)

            La comunione fraterna produce i suoi dolci e gustosi frutti:

– nell’allegrezza e nella consolazione,

– nel fatto che è stato ricreato il cuore dei santi (i nati di nuovo, santificati dal Sangue di Gesù).

            Un credente in Cristo deve domandarsi ogni tanto: “Porto allegrezza e consolazione? Ricreo il cuore degli altri fratelli? Cosa ha prodotto la mia COMUNIONE con Cristo negli altri che hanno la mia stessa COMUNIONE? È stato bello e piacevole che i fratelli abbiano dimorato insieme?” (Salmo 133:1)

            La COMUNIONE FRATERNA è la conse­guenza e la “manifestazione visibile” della CO­MUNIONE CON DIO:

“...quello, dico, che abbiamo veduto e udito, noi l’annunziamo anche a voi affinché voi pure abbiate comunione con noi, e la nostra comunione è col Padre e col suo Figlio, Gesù Cristo. E noi vi scri­viamo queste cose affinché la nostra gioia sia com­pleta.

Or questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: che Dio è luce, e che in Lui non vi son tenebre alcune. (vedi anche Giacomo 1:17) Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; (vedi anche Giovan­ni 3:21), ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.” (1 Giovanni 1:3-7; vedi anche Isaia 1:16-19; Apocalisse 1:5; Ebrei 9:14)

            In conclusione, la COMUNIONE con Dio ha una FORMA ESTERIORE, ma che non è assolutamente una “cerimonia” o un “rito” o un episodio, o un sacramento, ma è la stessa PRATICA CRISTIANA, che dà la vera e completa gioia: come ogni pratica, essa è la dimostrazione del nostro attaccamento di fede a Cristo e dell’amore di Cristo in noi. Tale “pratica” è il vestito stesso del credente, confezionato personalmente da Gesù, e con sopra il bellissimo ricamo della “perseveranza”: “Ed erano perseveranti nell’attendere all’in­segnamento degli apostoli, nella comunione fra­terna, nel rompere il pane e nelle preghiere.” (Atti 2:42)

            La comunione orizzontale consiste anche nello stare insieme, per adorare, per pregare, per stimarsi ed onorarsi reciprocamente.

L’accordo fra “nati di nuovo” va al di là delle denominazioni e delle associazioni cui si fa parte, perché il Corpo/Chiesa di Cristo è unico, in base al principio cardine dottrinale luterano, mai messo in discussione, perché autenticamente vero in quanto biblico, del SACERDOZIO UNIVERSALE.

I credenti sono chiamati a collaborare insieme, al di là delle rivalità e delle gelosie: “e quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d’associazione ((koinonias) perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi;” (Galati 2:9)

La comunione coi credenti è basilare per mantenere l’unità del corpo di Cristo.

Dove ciò non avviene , o non ci sono “nati di nuovo” oppure ci sono, ma sono sotto lo spirito settario, lo spirito che atrofizza i membri staccati dal corpo. Tale atrofizzazione annulla i doni e i ministeri... La chiesa/Corpo è morta o sta morendo…

Capita fin troppo spesso di vedere come certi fratelli e certe sorelle, ti sono tali… solo ed unicamente perché frequenti la stessa chiesa! Se frequenti altrove, rompono ogni rapporto di amicizia!

Una volta una sorella mi disse, dopo avermi rivisto dopo mesi di assenza dalla comunità: “Bravo fratello, sei tornato all’ovile!”

Un realtà io stavo frequentando un’altra chiesa in un momento di grande fervore evangelistico e le risposi: “Sorella, ti non immagini nemmeno quanto è grande l’ovile di Cristo!”

Lo spirito settario è il massacro delle persone semplici, che cercano comunione fraterna e ricevono pugnalate alla schiena, proprio dai fratelli e dalle sorelle che tu amavi. Somiglia molto alla vendita di Giuseppe da parte dei suoi fratelli. Intorno a te hanno fatto terra bruciata e si sono resi odiosi e colpevoli di aver rotto la comunione fraterna, per rivalità fra chiese e fra pastori.

Dio abbia pietà di noi, quando ciò accade!

            Anche la comunione “orizzontale” deve essere reale e non ipotetica anche per tanti motivi, come chi sa bene cosa significhi provvedere materialmente ai bisogni degli altri.

            Pregare gli uni per gli altri e sostenere il peso gli uni degli altri, non è una gara a chi è il migliore, ma un lavorare insieme. Alcune volte ci sentiamo “in cima” e bisogna aiutare chi è “dietro” e viceversa, per essere un Corpo unito IN LUI. Altre volte ci sentiamo “scarichi” e fa piacere trovare fratelli che ti sostengono e ti rafforzano nella fede.

Aiutarsi fra credenti, non è “cosa nostra”, ma un desiderio che produce gioia quando si realizza: “Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi … e prego con gioia a motivo della vostra partecipazione (in greco c’è koinonìa) al progresso del Vangelo, dal primo giorno fino ad ora” (Filippesi 1:5).

 

Aiutare poi i credenti poveri è un modo per stare in comunione gli uni con gli altri, esercitando la generosità: “…perché la Macedonia e l’Acaia si son compiaciute di raccogliere una contribuzione (in greco c’è koinonia) a pro dei poveri fra i santi che sono in Gerusalemme.” (Romani 15:26).

Ed ancora esiste la diaconia, dove addirittura si mettono in comune i servizi: “…chiedendoci con molte istanze la grazia di contribuire a questa sovvenzione (la koinonia della diakonia) destinata ai santi.” (2 Corinzi 8:4)

E altrove: “E non dimenticate di esercitar la beneficenza (in greco la koinonìa) e di far parte agli altri dei vostri beni; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.” (Ebrei 13:16)

Tale comunione, definita “orizzontale”, era la prassi nella chiesa dei primi tempi. Una chiesa/Corpo viva, era quella che vediamo già all’inizio “Ed erano perseveranti nell’attendere all’ insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere.” (Atti 2:42).

I credenti si aiutano fra di loro anche economicamente, secondo uno spirito di generosità non comune al mondo. Anzi il mondo vede con diffidenza e anche con odio, se non almeno con preoccupazione questa forma di solidarietà gratuita:: “perché la Macedonia e l’Acaia si sono compiaciute di raccogliere una contribuzione (koinonian) a pro dei poveri fra i santi che sono in Gerusalemme.” (Romani 15:26)

Si può essere “nati di nuovo “ e rimanere avari? Certamente sì, ma a proprio detrimento, perché Dio-Figlio ha mostrato con l’esempio suo, che pani e pesci vanno condivisi, quando si ha a che fare con la predicazione del Regno di Dio. In pratica è un atto di obbedienza ed anche di coerenza: “in quanto che la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Iddio per l’ubbidienza con cui professate il Vangelo di Cristo, e per la liberalità con cui partecipate ai bisogni (koinonias) loro e di tutti.” (2 Corinzi 9:13)

            Senza Cristo e la “nuova nascita spirituale” ogni comunione fra adepti di una religione è come un’amicizia umana, scimmiottamento della vera comunione che si deve avere fra i credenti cristiani: “e domando che la nostra comunione ((koinonia) di fede sia efficace nel farti riconoscere ogni bene che si compia in noi alla gloria di Cristo”. (Filemone 1:6)

            Addirittura si chiede espressamente di pensare agli altri, nell’abbondanza delle risorse.

            L’Evangelo di Cristo non impone mai niente, e non ci sono forzature di sorta. Tutto è libero, tutto deve nascere dal cuore. Se qualche denominazione “impone” decime e contributi, lo fa abusivamente, per venalità e per carnalità. Dio non solo ama il donatore allegro, ma difende la crescita di ciascuno, il quale, se non condivide gli sforzi che si compiono per “l’avanzamento del Regno di Dio”, non può essere costretto a capire! Si può solo spiegare e agire in trasparenza di bilancio, in modo che ciascuno si metta poi una mano sulla coscienza, per collaborare… San Paolo elogiava i credenti di Filippi, “a motivo della vostra comunione (koinonia) al progresso del Vangelo, dal primo giorno fino ad ora”. (Filippesi 1:5)

La koinonìa fra credenti è il risultato dunque di Nuova Nascita, mediante la Parola piantata nell’uomo e vivificata dallo Spirito Santo: “quello, dico, che abbiamo veduto e udito, noi l’annunziamo anche a voi, affinché voi pure abbiate comunione (koinonian) con noi, e la nostra comunione è col Padre e col suo Figliuolo, Gesù Cristo… Se diciamo che abbiamo comunione (koinonian) con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione (koinonian) l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato”. (1 Giovanni 1:3-6-7)

            Ci sono associazioni che raccolgono beni di consumo per stranieri e per varie categorie e dispongono di un “banco alimentare” per estranei… La Chiesa di Cristo invece dovrebbe provvedere prima di tutto ai propri…

LA DOTTRINA DELLA COMUNIONE CATTOLICA

Dai dizionari apprendiamo che il termine con cui viene tradotto koinonia è quello di comunione che può avere 4 significati. Essi rientrano tutti nel termine koinonia salvo il terzo riguardante la “comunione cattolica”, perché restrittiva al solo significato liturgico affermato non da Cristo, ma dal Canone Ecclesiastico Cattolico. Il termine comunione viene comunque dal latino (communio), deriv. di communis “comune” del sec. XIII!

1. Comune partecipazione a qualcosa. comunanza, unità: c. d’idee, di affetti, di interessi

2. religione. Partecipazione intima, spirituale: essere in comunione con Dio, con la chiesa; comunità dei fedeli di una confessione cristiana: comunione cattolica, luterana, comunione dei Santi, unione di tutti i credenti vivi e defunti che formano il corpo mistico di Cristo.

3. Eucarestia cattolica: dare, fare, ricevere la comunione; prima comunione; per estensione, parte della messa cattolica in cui l’officiante e i fedeli fanno la comunione cattolica.

4. Nel diritto. Contitolarità di un diritto o comproprietà di un bene: comunione forzosa, volontaria, comunione dei beni, regime patrimoniale tra coniugi per cui i beni della famiglia appartengono a entrambi e non sono soggetti a tassazione separata.

Non per fare polemica, ma solo per motivi di distinzione dottrinale, diciamolo subito, l’eucaristia cattolica annullerebbe la vera koinonia biblica, perché non prevederebbe la comunione dei credenti tra di loro e con Cristo stesso (il Corpo di Cristo), suggellata con il Sangue dell’Agnello (battesimo di sangue) e con la “nuova nascita” operata dallo Spirito Santo.

Presentando l’ostia e il vino, come Carne e Sangue, verrebbero nascosti il Corpo Vivente di Gesù Cristo Vivente, lo Spirito Santo vicario di Cristo, e la Bibbia come fonte di rivelazioni spirituali.

            Evangelici e cattolici potranno anche andare a braccetto, o predicare le stesse cose, ma l’ostia li dividerà sempre drammaticamente. Per gli evangelici di tutte le denominazioni, l’ostia rappresenterebbe un fenomeno idolatrico, dove viene esposta all’adorazione una materia della creazione, piuttosto che il Creatore in spirito e verità (Giovanni 4: 23-24): non dimentichiamo che la Riforma oppose la “santa cena commemorativa” al dogma cattolico della transustanziazione.

Senza offesa per nessuno e col rispetto dovuto alle altre religioni, tutte degne di considerazione e di apprezzamento per quanto di buono c’è in loro, per completezza di esposizione, chiarisco il mio pensiero parlando brevemente dell’eucaristia cattolica.

Già si è detto che noi evangelici non prendiamo l’ostia cattolica, ritenendola non idonea ad ogni forma di adorazione, ma pensiamo che essa annulli la koinonia biblica, perché non prevede la comunione con i credenti tra di loro (il Corpo di Cristo), con lo Spirito Santo mediante il battesimo “di fuoco”, con il Sangue dell’Agnello (battesimo di sangue), con la Parola di Dio (comunione con l’Evangelo).

            Non parliamo della confessione, che precede la comunione, mediante la quale il sacerdote cattolico ha l’occasione di conoscere tutti i “dati sensibili” di una persona, la condizione sociale, affettiva, i redditi, le proprietà, oltre ad eventuali peccati…

Il sacerdote cattolico la comunione con Gesù, presente nell’ostia a suon di campanello, e il fedele riceve la comunione con Gesù, presente nell’ostia, non come Corpo, ma come CARNE, anche se la frase che pronuncia è ben diversa:: “Corpus Christi!”!

ALLORA la comunione cattolica è svolta mediante l’offerta del Corpo di Cristo rappresentato da un’ostia che si trasforma in Carne di Cristo, anche se il prete dice: “Corpo di Cristo!” Ricorda la teofagia delle religioni orientali del dio toro, del dio vitello e quant’altro.

            L’equivoco dottrinale cattolico torce la scrittura a danno della salvezza dei cattolici, presentando la frase “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui” (Giovanni 6:54), SENZA accettare il versetto precedente “Io sono il pane della vita... Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo” (Giovanni 6:48,51).

            In tale contesto, il PANE è la Parola di Dio (la Bibbia, vero nutrimento di fede), così come spiega l’apostolo Paolo a Timoteo: “... tu sarai un buon diacono di Gesù Cristo, nutrito dalle Parole della fede e della Buona Dottrina, che hai seguito da vicino” (1 Timoteo 4:6)

            Che il pane di cui parlava Gesù non era un pane “materiale”, lo dice lo stesso Gesù: “I vostri padri mangiarono la manna, e morirono” (Giovanni 6:49).

            Gesù non sostituisce la manna col pane, ma la manna con una nuova “manna” spirituale discesa dal cielo: Lui stesso! “La voce di Dio-Padre non l’avete mai udita; il Suo volto non l’avete mai visto; e la Sua Parola non dimora in voi, perché non credete in Colui che Egli ha mandato” (Giovanni 5:37-38)

            Gesù Cristo è il Verbo, disceso dal cielo! Giovanni 3:13)

Parola della Giustizia (Ebrei 5:13)

Parola della Grazia (Atti 14:3; 20:32)

Parola della Vita (1 Giovanni 1:1; Filippesi 2:15)

Parola di Verità (Efesini 1:13)

Parola fatta carne (Giovanni 1:14)

Parola piena di grazia e verità (Giovanni 1:14)

            In Cristo abbiamo tutto il nostro nutrimento, pienamente!

            La dottrina della transustanziazione, esclude la possibilità di avere sempre Gesù Vivente, ma a tempo come una scadenza, altrimenti basterebbe prendere l’ostia una tantum e non in continuazione ogni giorno o ogni domenica.

Inoltre i credenti cattolici sono indotti a credere di essere salvati dai simboli che si trasformano e non dal Sangue purificatore di Gesù Cristo versato una sola volta per sempre. (Ebrei 9:12; 9:26; 9:28), preferendo la realtà magica alla fede da esercitare.

            Dietro l’illusione della salvezza c’è la beffa del rifiuto di Gesù, che dice: “Io non vi conosco” (Matteo 7:23; 25:41). Illusi ed illusori insieme in uno stesso destino di giudizio!

            Tale dottrina eucaristica è classificata dalla Bibbia come “dottrina di perdizione o di seduzione” (Ebrei 10: 39; leggi 1 Corinzi 11:29-30; Apocalisse 16:2; 19:20; 9:20; 13:4; 13:12; 13:15; 14:9; 14:11; 20:4; 2 Pietro 2:1; 3:16; 2 Tessalonicesi 2:11; 1 Corinzi 2:15; 1 Timoteo 6:9)

            “Guardate che non vi sia alcuno che faccia di voi sua preda con la filosofia e con vanità ingannatrice secondo la tradizione degli uomini, gli elementi del mondo, e non secondo Cristo; poiché IN LUI abita corporalmente tutta la PIENEZZA della Deità, e IN LUI VOI AVETE TUTTO PIENAMENTE. Egli è il capo d’ogni principato e d’ogni potestà” (Colossesi 2:8-10)

            Ma perché è successo questo? Senza scomodare Dante Alighieri che mise papi e cardinali all’inferno, basta leggere in 2 Tessalonicesi cap. 2 versetti da 9 a 12: “La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati.”

            Inoltre il Corpo va edificato, non “preso” o “ricevuto” come nell’eucarestia cattolica! Per capire meglio, leggiamo tre passi apodittici:

1) “V’è un corpo unico ed un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad un’unica speranza, quella della vostra vocazione... per la edificazione del corpo di Cristo...” (Efesini 4:4,12)

2) “ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d’ogni singola parte, per edificar se stesso nell’amore.” (Efesini 4:15-16)

3) “e non attenendosi al Capo, dal quale tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l’accrescimento che viene da Dio.” (Colossesi 2:19)

            Se il Corpo non fosse quello della Chiesa dei credenti, non dovremmo credere a ciò che sta esplicitamente scritto.

            Dio ci guardi dall’offendere il Signore!

            La sorte poi vuole che un abisso chiama un altro abisso e la Chiesa Cattolica per dimostrare vera la sua teoria ha “prodotto” tanti di quei miracoli eucaristici, peraltro pacchianamente discutibili, da aver riempito il mondo col suo folklore, per la dabbenaggine della gente o meglio “delle genti”!

 

La CONDANNA DI DIO è la seguente: “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del ca­lice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore.” (1 Corinzi 11:27)

“Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa causa molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono.” (1 Co­rinzi 11:28-30)

            Il giudice sarà lo stesso Gesù Cristo in persona, il Quale, pur essendosi presentato come il messaggero dell’Amore e della Salvezza, sarà lo spietato esecutore e giustiziere dei Suoi denigratori ed avversari. L’Agnello, notoriamente buono e mansueto, si arrabbierà di un’IRA furibonda e spietata, immensa com’era stata l’offerta d’amore...

“Poi vidi quand’ebbe aperto il sesto sigillo: e si fece un gran terremoto; e il sole divenne nero come un cilicio di crine, e tutta la luna diventò come sangue... E i re della terra e i grandi e i capitani e i ricchi e i potenti e ogni servo e ogni libero si nascosero nelle spelonche e nelle roccie dei monti e dicevano ai monti e alle roccie: Cadeteci addosso e nascondeteci dal cospetto di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira, e chi può reggere in piedi?” (Apocalisse 6:12, 15-17)

 

            Satana è contentissimo del fatto di aver sa­puto sedurre popoli interi con false dottrine che distolgono lo sguardo da Gesù e soprattutto dalla COMUNIONE CON LUI E CON I CREDENTI. Per amor di denaro e per lo spirito di seduzione e di dominio, la gente ha preferito godersi la vita, piuttosto che pensare all’approvazione di Dio e alla Salvezza eterna che Lui ha offerto in Gesù Cristo…

            Una preghiera: Gesù, libera i prigionieri dalla seduzione di satana e permetti loro di vedere con nuovi occhi spirituali la VERITÀ di Cristo!

            L’ordine, perentorio e tassativo e... amorevole di Gesù, non lascia adito a di­versa comprensione: “Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla di immondo; ed io v’accoglierò”. (2 Corinzi 6:17)

“Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre?” (2 Corinzi 6:14)

“E quale armonia fra Cristo e Beliar?” (2 Corinzi 6:15) “E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli?” (2 Corinzi 6:16)

INVITO PERSONALE

            Non facciamoci sensi di colpa: Gesù ci vuole liberare dalla schiavitù dell’errore.

            Ma noi vogliamo essere liberati da Gesù?

            Non c’è niente di peggio che vedere la sal­vezza e... non volerla, per giunta per far piacere agli altri! Oh, Signore abbi pietà!

            La verità non ha etichette, perché è Gesù Cristo stesso! Chi ama la verità, ama Gesù!

            “Del resto, fratelli, rallegratevi, procac­ciate la perfezione, siate consolati, abbiate un me­desimo sentimento, vivete in pace; e l’Iddio dell’amore e della pace sarà con voi.” (2 Corinzi 13:11)

            Ricerchiamo una chiesa di “nati di nuovo”:

            “...non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono usi di fare, ma esor­tandoci a vicenda; e tanto più, che vedete avvicinarsi il gran giorno” (Ebrei 10:25) del ritorno di Cristo, il Giusto remuneratore di ogni cosa! (2 Timoteo 4:8)

Il tempo concesso alla “carne” per la salvezza sta per concludersi: non tardare ad accettare Gesù e la Sua offerta di salvezza. Accetta la Verità! La clessidra della vita umana dovrà pur finire la sabbia! E poi?

L’ANTICRISTO NEGA IL SANGUE DELL’AGNELLO

            L’apostolo Giovanni indica un sistema infallibile per giudicare se uno Spirito è da Dio oppure no, se una “dottrina” è da Dio oppure no, se un “profeta” viene da Dio oppure no, se una “religione” è vera o falsa:             “Diletti, non crediate ad ogni spirito, ma PROVATE gli spiriti, per sapere se sono da Dio, perché MOLTI FALSI PROFETI sono usciti fuori dal mondo. Da questo CONOSCETE LO SPIRITO DI DIO: OGNI SPIRITO CHE CONFESSA GESÙ CRISTO VENUTO IN CARNE è da Dio; e ogni spirito che NON confessa Gesù (il nome umano, senza altra indicazione divina), NON è da Dio; e quello é lo spirito dell’anticristo, del quale avete udito che deve venire; ed ORA È GIÀ NEL MONDO!” (1 Giov. 4:1-3)

            Anche nella sua seconda epistola (vers.7), l’apostolo Giovanni avverte che “molti SEDUTTORI sono usciti per il mondo, i quali NON confessano Gesù Cristo esser venuto in carne. Badate a voi stessi, affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa”.

            Addirittura “chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, NON HA IDDIO!” (2 Giov. vers. 9).

 

COMUNIONE VIETATA

Per completezza di discorso sulla comunione, due parole su una comunione da evitare nella maniera più assoluta. Nessuna comunione ci dev’essere con satana, i satanismi e tutti coloro che praticano la menzogna e la malvagità, perché privi della comunione con Gesù.

“Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione (è data) alla luce con le tenebre?” (2 Corinzi 6:14)

La malvagità satanica delle forze del Male è sempre all’opera contro la Verità, contro la Giustizia e contro la Libertà.

Dobbiamo sempre stare in guardia e rispondere colpo su colpo a tutti i tentativi di stravolgere la realtà e la nostra stessa esistenza. Non dobbiamo mai dimenticare che lo stesso Gesù nel Padre Nostro ci informa che esiste il Male da cui Lui ci deve liberare, anche tramite i nostri stessi sforzi di schierarci contro di esso. Le mura di Gerico caddero, ma poi passare a fil di spada i nemici atterriti ci dobbiamo pur pensare noi... Comunque sono sempre dell’avviso che ognuno di noi valga il DOPPIO di chi è ignorante e blasfemo.

 

 

 

 


 

Capitolo 9 La santificazione

 

 

 

 

            L’Evangelo parla di “santi”, di santificati” e di “santificazione”: chiariamo i concetti.

Essere “nati dallo Spirito” è la santificazione per iniziare un cammino con Dio, perché lo Spirito Santo ha messo in contatto il credente con un elemento reale della “santità” di Dio: il sangue divino di Gesù Cristo!

Il sangue di Gesù è “santo” e fa diventare “santo” tutto ciò su cui esso viene messo o tutto ciò su cui esso cade: “il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.” (I Giovanni 1:7)

La santità di Dio in poche parole si estende su tutto ciò che è coperto dal Sangue di Gesù.

Lo Spirito Santo ha compiuto questo prodigio spirituale e la santità del credente salvato e “nato di nuovo” è opera Sua.

In tal senso tutti “nati di nuovo” sono santi e tutti i santi sono “nati di nuovo”.

            Attualmente in Italia e nel mondo, si ritiene che i santi siano quelli del calendario, o che hanno fatto miracoli e sono poi morti. Anzi di alcuni si dice che hanno fatto miracoli… dopo morti!

Molti, forse troppi, hanno la presunzione di rivolgersi a Dio, chiamandolo “Padre”, senza essere mai stati “figli”, non conoscendo la mediazione di Gesù Cristo: Dio non può essere “Padre”, se prima non si stabilisce un contatto di “sangue”, di “parentela”!

            Come stabilire questa parentela? Chi ci farà da mediatore?

            Gesù ci adotta come figli della Luce! Infatti è scritto che Lui è “lo Spirito d’adozione”! (Romani 8:15)

            Noi dobbiamo essere “figli” di Gesù Cristo per diventare “Figlioli” di Dio, mediante la “nuova nascita spirituale!

            Ecco spiegato il “mistero” di scoprire in Cristo Gesù ... il Dio Unico e Trino: Padre-Figlio-Spirito!

            LA SANTIFICAZIONE È IMMEDIATA: il “nato di nuovo” è un SANTO, non per propri meriti, ma per i meriti del Sangue Santissimo di Gesù Cristo e solo per Quello!

            Essere santificati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

            Il profeta Sofonia aveva preannunziato il sacrificio del Figlio di Dio: “Silenzio, davanti al Signore, all’Eterno! Poiché il giorno dell’Eterno è vicino, poiché l’Eterno ha preparato un sacrificio, ha santificato i suoi convitati.” (Sofonia 1:7)

            I santi non sono i morti, ma i vivi: se i santi sono morti, stanno con Dio e non si occupano mai più delle faccende umane. Non ci sono passi scritturali a riguardo.

            La grazia di Gesù Cristo è troppo grande e perfetta da poter essere offuscata o sottovalutata per qualche buona azione o qualche opera di pietà che l’uomo possa compiere o aver compiuto: nessun’opera, per quanto meritoria, potrà infatti dare il DIRITTO o il PREMIO di entrare nel Regno di Dio!

            Dio rende “santi”. Solo Gesù è in grado di aprire il Regno di Dio a chiunque crede in Lui e ciò è un DONO e non una contropartita per qualche azione o dono umani.

            Sulla croce, l’amore di Gesù è UNILATERALE.

            “Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore SENZA MISERICORDIA sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggiore castigo stimate voi che sarà giudicato degno, colui che avrà calpestato il FIGLIO di Dio e avrà tenuto per profano IL SANGUE DEL PATTO col quale È STATO SANTIFICATO, e avrà oltraggiato lo SPIRITO DELLA GRAZIA? “ (Ebrei 10:28-29).

            Il credente cristiano è colui che ha imbiancato il suo vestito nel SANGUE dell’Agnello: “Io gli risposi: Signor mio, tu lo sai. Ed egli mi disse: Essi sono quelli che vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.” (Apocalisse 7:14)

            Acqua e Spirito sono entrambi gli elementi di Cristo: l’acqua della Parola di Dio ci parla del Nome di Gesù che è il Nome di Colui che ha versato il Suo Sangue, purificante, vivificante, giustificante e santificante e lo Spirito è mandato da Gesù dal giorno della Pentecoste fino ad oggi per mettere in atto la Sua Parola: “... E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell’Iddio nostro.” (1 Corinzi 6:11)

            La santificazione operata un giorno sui credenti dal Gesù Cristo mediante il Suo Sangue è il massimo a cui i credenti potessero aspirare:

            “In virtù di questa “volontà” noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici siano ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi.” (Ebrei 10:10-13)

            Addirittura il Sangue di Gesù Cristo, posto sul nostro capo dallo Spirito Santo, per fede, ci rende PERFETTI agli occhi del Dio Perfetto:”Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che sono santificati. E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza.” (Ebrei 10:14-15) “Questi è colui che è venuto con acqua e con sangue, cioè, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e col sangue. Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre son quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua ed il sangue, e i tre sono concordi.” (1 Giovanni 5:6-8)

            Il Sangue di Gesù Cristo è l’unico santo elemento reale dell’Agnello, rimasto sulla Terra!

            Esso è un “testimone reale di salvezza”: “Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, cioè Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e i tre sono concordi.” (I Giovanni 5:4-8 traduzione Nuova Diodati)

            Dio nella Sua SANTA Parola, considera “santi” tutti quelli che sono “santificati” dallo Spirito Santo, perché Gli appartengono: tutto ciò che Dio tocca è santo! “Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi.” (Romani 11:16)

            “Ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta” (1 Pietro 1:15)

            Il vero credente è egli stesso “santo”: “infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figliuoli di Dio; se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con Lui, per essere glorificati con Lui.” (Romani 8:14-17)

            Dio ci ha tutti chiamati alla salvezza per il tramite di Gesù Cristo: prendere o rifiutare!

            Se rifiutiamo, abbiamo rifiutato l’unica offerta di salvezza e abbiamo offeso l’Amorevole Donatore.

            Se accettiamo, rientriamo nel piano di salvezza predestinato da Gesù Cristo. Il nostro destino è il Paradiso. Non è più una speranza, ma una certezza, fondata sulla stessa Parola di Dio, che afferma questo categoricamente:

            “Or sappiamo che TUTTE LE COSE COOPERANO AL BENE DI QUELLI CHE AMANO DIO, i quali sono chiamati secondo il Suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio Suo, affinché sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.” (Romani 8:28-30)

Sono allora santi:

– il Suo popolo santo (Deuteronomio 28:9),

– il luogo santo dove Lui sta (Giosuè 5:15; Atti 7:33)

– il santo settimo giorno (Esodo 31:14),

– il Suo Nome santo (Salmo 111:9),

– il Suo monte (Gioele 3:17),

– il Suo tempio (Habacuc 2:20),

– il tabernacolo, Luogo santo. E dietro, il Luogo santissimo (Ebrei 9:2-3),

– il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi (1 Corinzi 3:17; Efesini 2:19-21)

– i Suoi angeli (Atti 10:22),

– le sue sante miriadi di angeli (Giuda 14),

– i Suoi sacerdoti (Tito 1:8),

– i suoi santi profeti, che sono stati fin dal principio (Atti 3:21),

– la legge è santa e il comandamento è santo (Romani 7:12; 2 Pietro 2:21-22),

– le sante Scritture (Romani 1:2),

– la Sua santa città (Apocalisse 11:2),

– TUTTI I CREDENTI (1 Pietro 1:16),

– i santi apostoli (Efesini 3:5),

– la santa chiamata, fatta in Cristo Gesù avanti i secoli, (2 Timoteo 1:9),

– il sacro servizio del vangelo di Dio esercitato dai ministri (Romani 15:16),

– il santo timore di Cristo il Signore (1 Pietro 3:15),

– e tutto ciò che appartiene a Dio! (Salmo 34:9).

            In poche parole Dio rende santi: nessuno può “sostituirsi” a Dio!

            Il calendario cattolico è pieno di santi, fatti tali per scopi “commerciali”…

            Gli errori che possiamo fare, quando ci sostituiamo a Dio, son tremendi: siamo capaci di dare l’etichetta di “santo” a personaggi molto discutibili sotto il profilo morale e spirituale, ma “utili” ad altri scopi.

La SANTA VERITÀ invece è questa: chiunque può diventare facilmente santo, se accetta Gesù come “personale Salvatore” e lo Spirito Santo che lo rigenera di nuovo. In pratica è sufficiente che una persona sia “santificata” dal Sangue Santo di Gesù, nostro “personale Salvatore”!

Se si vuole un incoraggiamento, basta mettersi alla ricerca di coloro che sono già “santi”: loro ti aiuteranno. Le chiese evangeliche sono “assemblee dei santi”.

            Intanto prega così: Gesù Cristo, aiutami e chiamami alla salvezza!

            Dio è Colui che rende santi: la SANTITÀ è la caratteristica unica e speciale di Dio e di tutto ciò che appartiene a Lui.

            La SANTITÀ non è la “purezza”, come si suole credere: è qualcosa di diverso: è l’amicizia di Dio, la riconciliazione con Lui, l’incontro personale con Colui, che, a braccia aperte, ci aspetta su una croce….

            La SANTITÀ è una qualità creata apposta da Dio, in contrapposizione a tutto il resto che “non è santo”.

            Dio solo è santo, (Salmo 22:3; Apocalisse 15:4; Deuteronomio 32:39; 33:3; Isaia 37:20; Levitico 11:44-45; 19:2; 20:26; 21:7 e altri) “...ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo.” (1 Pietro 1:15)

            Pensare diversamente è il massimo dell’eresia e dell’errore, tipico dell’anticristo!

            A Dio solo invece spetta il diritto di giudicare la vita di un essere umano, perché   Lui solo è il giudice, e il rimuneratore della fede. La Bibbia chiama “santi” tutti i “veri” credenti e seguaci di Gesù Cristo.

            Un concetto sia ben chiaro: i MORTI non possono diventare santi, ma, o lo erano in vita o non lo potranno più essere dopo la vita terrena.

            LA BIBBIA infatti parla di “santi-vivi”, non trattando l’argomento dei “santi-morti”. Quando il credente è vivente, non deve aspettare un tot numero di anni per essere riconosciuto tale: egli è subito santo, quando nasce di nuovo, in vita, santificato dal Sangue di Gesù Cristo!

            Ciò è dimostrato da tantissimi passi:

            I santi si santificano ancora:

– “i santi si santifichino ancora”. (Apocalisse 22:11; Salmo 16:3) Non ci si potrebbe santificare ancora se non si è ovviamente ancora vivi. Quando si nasce di nuovo si è come dei “lattanti”, che si nutrono del “latte spirituale”. Poi da neofiti, si diventa presbiteri cioè “anziani” della fede pronti a mangiare cibo “solido”, quando cioè si è pronti non solo ad affrontare le proprie vicissitudini della vita, ma anche a servire il Signore.

            I santi ricevono saluti:

“a quanti sono in Roma, chiamati ad esser santi, grazia a voi” (Romani 1:7; 1 Corinzi 1:2; Ebrei 13:24; Romani 16:15-16) “Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù” (Filippesi 4:21) Gli apostoli salutavano i loro confratelli chiamandoli “santi”, a buon motivo. Tutti i nati di nuovo, sono “merce appartenete a Gesù”, comprata a caro prezzo da Lui sulla croce. Tutto ciò che appartiene a Gesù è “santo”, come Lui!

            I santi salutano:

– “Paolo... alla chiesa in Corinto, con tutti i santi” (2 Corinzi 1:1; 2 Corinzi 13:12) Qui addirittura i santi sono invitati a salutarsi con un santo bacio, dopo aver ricevuto la lettera dell’apostolo! (Vedi anche Filipp. 4:22) “Tutti i santi vi abbracciano” (Filippesi 4:21) Non solo i santi salutano gli altri santi, in una chiesa-assemblea di santi “nati di nuovo”, ma si abbracciano, e si salutano anche con un “santo bacio”….

            I santi ricevono lettere:

“Paolo, ai santi che sono in Efeso” (Efesini 1:1; Filippesi 1:1) Se i santi fossero stati i morti, nessuno avrebbe ricevuto e letto le lettere di Paolo! Eppure c’è sempre gente che crede che i santi siano solo quelli del calendario…

            I santi vanno perfezionati:

“Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi” (Efesini 4:11-12) “Poiché il vescovo bisogna che sia... santo” (Tito 1:7-9) Questo è il vero tormentone di tutte le chiese cristiane e di tutti i pastori. L’accentramento dei poteri decisionali ed organizzativi portano a non considerare il decentramento come una cosa positiva. Dio manda, Dio nomina, Dio autorizza, Dio è tutto.

Se qualcuno riceve qualche mandato spirituale autentico, ha il sacro compito di mettere in grado gli altri di ricevere altrettanto, senza invidie e gelosie, ma con lo spirito di collaborazione nella vigna del Signore. Ciò è facile a dirsi ma è difficile a farsi. A me è capitato di essere estromesso da una chiesa, perché non ho ubbidito al Consiglio di Chiesa, che mi imponeva di chiudere una cellula di preghiera in casa di mia madre. Non mi autorizzavano a pregare in un gruppo diverso dal contesto ecclesiastico… La mia risposta fu: “Gesù autorizza, non gli uomini!” La conseguenza fu che fecero terra bruciata intorno a me e alla mia famiglia!

            I santi ringraziano:

“Ma come si conviene a dei santi,... rendimento di grazie.” (Efesini 5:3) Le riunioni in locali di culto, chiamati erroneamente “chiese” (la chiesa è l’insieme dei credenti), hanno dei momenti di ringraziamento e di lode. Dio va ringraziato per ogni cosa e ogni cosa è motivo di ringraziamento. Ringraziare Gesù Cristo non è una formalità, ma la sostanza stessa del cristianesimo. Ogni momento buono o cattivo è motivo di ringraziamento. Moltissimi predicatori hanno sperimentato con successo la potenza della lode e del ringraziamento, perché Gesù Cristo guarisce nella malattia, ti parla nella sofferenza, ti innalza nell’umiltà, ti riempie di gioia nella lotta vittoriosa, ti dà la sicurezza nelle avversità, ma solo se attribuisci a Lui la capacità di intervenire nella tua vita. Il ringraziamento Lo chiama in causa.

            I santi si comportano da santi:

“Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati” (Colossesi 3:12-13)

I credenti non sono i servitori degli altri, ma di Gesù Cristo. Se è ben chiaro questo concetto, gli altri non devono e non possono pretendere nulla da loro: è Gesù Cristo che chiede loro di indossare l’abito “della santità”, che è quello di vederci capaci di intervenire sempre e dovunque sotto la guida dello Spirito Santo. I sacerdoti di Cristo non hanno un abito visibile che li contraddistingue, ma un abito spirituale che li fa brillare dove ci sono le tenebre, che li fa partecipi delle compassioni di Cristo e che li rende operativi e potenti nella preghiera. Ogni credente è sacerdote. Se porteremo veramente il vestito spirituale di santità, vedremo anche una cosa speciale, l’Amore di Dio su di noi e l’amore del nostro prossimo che apprezza, gradisce e cerca la nostra compagnia e… quella di Gesù Cristo dentro di noi. Se un credente risulta odioso, sicuramente vuol dire che c’è qualcosa che non va.

Le sante donne si adornano e si vestono:

“E così infatti si adornavano le sante donne speranti in Dio” (1 Pietro 3:5) Se qualcuno crede che qui si tratti di vestiti materiali si sbaglia di grosso. Non si parla di “ornamento esteriore, che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose, ma del vestito intimo e nascosto nel cuore, della purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore.” Non si tratta di avere, ma di essere. Non è questione di gonna corta o lunga o di vestiti attillati col colletto svizzero o di fare le santarelline esteriori con la puzza al naso, ma di rendersi affidabili agli occhi di Cristo. Chissà che vuol dire avere una purezza incorruttibile? Forse sarà una questione di fede, senza cedimenti? Avere uno spirito dolce e pacifico significa essere arrendevoli e fessacchiotte? Ad ogni donna il compito di trovare le risposte adatte secondo la guida dello Spirito Santo, l’unico autorizzato a dare consigli. L’Evangelo deve comandare e non gli uomini con le loro frustrazioni o con le loro idee fantasiose e strumentali nel gestire cose e persone. Basta con le mode puritane o militaresche. In Cristo anche la donna deve sentirsi libera, ma veramente libera, altrimenti l’Evangelo viene letto in chiave maschilista e vale solo per gli uomini. Basta! Abbiamo fatto troppo danno nel dare consigli o imposizioni, creando una schiavitù della donna invece che una compagna d’armi!

I santi abitano:

“Pietro venne anche ai santi che abitavano in Lidda.” (Atti 9:32)

“Tutti i santi... e specialmente quelli della casa di Cesare.” (Filippesi 4:21)

            Ecco due passi biblici che dimostrano ampiamente dove abitano i santi, se sulle pagine di un calendario o sul pianeta Terra, vivi e vegeti!

            L’apostolo Pietro andò a Lidda a parlare ai santi che lì, abitavano. Come faceva l’apostolo a sapere che lì a Lidda c’erano dei santi? Li riconobbe dall’aureola in testa? Dall’aura di santità di cui parlano gli ufologi? Dagli occhi fosforescenti o a forma di stella invece che a forma di pesce fritto? NO, li riconobbe e li conobbe dal fatto molto semplice che erano “credenti nati di nuovo”, perché avevano accettato Gesù Cristo come “Personale Salvatore” ed erano impegnati nella vigna del Signore come “operai” portatori della salvezza eterna. Anche l’apostolo Paolo, detto dai cattolici “San Paolo”, trovò dei santi che abitavano nella casa di Cesare a Roma e da lì, insieme a loro, salutava tutta la fratellanza. Vuoi essere santo anche tu? Hai accettato Gesù Cristo nel tuo cuore? Sei stato battezzato dopo aver creduto? Hai avuto un’esperienza spirituale con Gesù Vivente? Se non hai nulla di tutto ciò, ricevi un consiglio amorevole: leggi il capitolo 10 dell’Epistola ai Romani, inginocchiati e prega Gesù Cristo, il Dio Vivente e Vero, di darti tutto ciò che sta scritto. Lui vigila sulla Sua Parola per mandarla ad effetto. Provare per credere, o forse sarebbe meglio dire: “credere per provare”!

I santi hanno figli santi:

“i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi.” (1 Corinzi 7:14) Un credente nato di nuovo è portatore di “santità” nella sua famiglia.

Sarai salvato, tu e la casa tua, non è un sogno o un miraggio, ma una presa di coscienza ed un atto di fede.

Se sta scritto così, così sia!

Troppe volte ci siamo arrabattati il cervello su come fare per convincere i nostri familiari che non siamo pazzi, se crediamo in Gesù Cristo e nessuno ci ha fatto il lavaggio del cervello, se leggiamo la Bibbia ed andiamo alle assemblee dei credenti, che i cattolici chiamano “chiesa”.

Dobbiamo invece lasciare fare tutto allo Spirito Santo che ha già fatto qualcosa di grande tramite noi: ha santificato marito miscredente e figli ancora non credenti.

Non dobbiamo pensare a loro, ma a noi stessi, santificandoci sempre di più. Stop. Il resto lo fa Dio!

Noi non dobbiamo accusare il coniuge di essere ateo o cattolico o buddista, ma dobbiamo solo pregare per lui. Il resto lo fa il Signore.

La stessa cosa per i figli. Dobbiamo dare l’esempio, dare la testimonianza, toccarli con amore e compassione, provvedere ad ogni loro bisogno con semplicità ed onestà, sostenerli con la nostra affidabilità e renderli liberi di imitarci per scoprire le basi della nostra stessa fede. Dio non ha nipoti, ma figli. Il resto lo fa il Signore”.

Se diventiamo assillanti, petulanti, antipatici, giudici e controllori, sprizzanti santità da ogni poro della nostra pelle, predicatori ossessivi e accusatori, vuol dire che ci stiamo sostituendo arrogantemente allo Spirito Santo.

Il nostro compito è pregare per loro, sempre. Il resto lo fa il Signore.

Non è vero che i figli sono frecce al nostro arco, che una volta tirate, se ne vanno per la loro strada. I figli sono un DONO di Dio e come tale è nostro. Ma quando mai, un dono non ci appartiene più?

Rivendichiamo la nostra “proprietà” sui figli. Il resto lo fa il Signore!

 

I SANTI CATTOLCI: CHI SONO?            

Senza voler fare polemica o criticare alcuno, ma a solo scopo di fare luce, in omaggio alla verità biblica, dobbiamo fare chiarezza su alcuni punti sui quali ci sono opinioni comuni e generalizzate, entrate del quadro di una specie di mentalità popolare: i santi del calendario comprendono quei personaggi di comodo per catturare e “sedurre” la credulità popolare, molto generosa verso i suoi “idoli” e benefattori di turno.

            Se esaminassimo la vita di tanti di questi “santi”, rimarremmo inorriditi di come alla presunta santità, non corrisponde la salvezza in Gesù Cristo!

            La “canonizzazione” o “santificazione”“ nel medio evo, aveva il sottile compito di sottrarre i templi pagani ai loro fedeli per “costruirci sopra” le chiese “cattoliche”; molte delle chiese e basiliche furono edificate su templi precedenti, sfruttandone le fondamenta o trasformandone la struttura.

Agli dei dell’antica Roma, la “curia” cattolica aveva contrapposto i più disparati santi della Bibbia: fu così che a Diana si contrappose Maria, a Giove S. Pietro, a Venere S. Barbara, ad Apollo S Paolo, ecc. Le statue degli dei furono riciclate ed aggiunte, tanto che alla fine esse risultarono di numero maggiore a quello delle statue pagane. Il “pontifex maximus”, carica attualmente detenuta dal papa, aveva il compito nell’antica Roma di “divinizzare” gli imperatori, una volta morti: il papa … li santifica!

            Fu il boom dei “santi protettori”, in sostituzione degli déi protettori! Biblicamente dobbiamo ancora scoprire che senso ha parlare di “santo patrono”, di “santo protettore” e di “santo onomastico”…

            L’intervento tardivo del dogma della santificazione, concludeva un processo di “esproprio” religioso iniziato molti secoli prima... Molto del rituale religioso antico romano lo si trova attualmente nel rituale cattolico. Non per questo la chiesa Cattolica ha anche l’aggettivo di “romana”.

            Nell’epoca moderna, il riconoscimento del “potere di santificazione” distoglie il credente dal ritenersi “santo”, se crede nella Parola di Dio e la mette in pratica! La “santificazione” riveste oggi anche un carattere politico di proporre al mondo un potere che in realtà il papa e la chiesa cattolica non hanno mai ricevuto da Dio! Molti santi da calendario sono anche il frutto di opportunità politiche…

            Invece dovunque c’è Dio, lì c’è la Sua Santità; è solo LUI che rende santo tutto ciò che Gli appartiene. (Salmo 34:9) “Poiché sia Colui che santifica sia quelli che sono santificati, provengono tutti da uno; per la qual ragione Egli non si vergogna di chiamarli fratelli.” (Ebrei 2:11)

            I “santi vivi” di Dio non sono “perfetti”, ma restano ugualmente santi, perché visti tali agli occhi di Dio che è IL SANTO, da cui proviene ogni santità: “È LUI che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, PER IL PERFEZIONAMENTO DEI SANTI in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo (la chiesa).” (Efesini 4:11-12)

            Gesù pregò il Padre: “santificali nella verità” (Giovanni 17:17)

            “Questa è la volontà di Dio, che vi santifichiate.” (1 Tessalonicesi 4:3)

            “Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato ad essere apostolo, messo da parte per il vangelo di Dio,... a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati ad esser santi, grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.” (Romani 1:1,8)

“Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signor nostro Gesù Cristo, Signor loro e nostro (1 Corinzi 1:1-2)

            Il riconoscimento “postumo” di santità non aggiunge nulla al merito già posseduto in vita dal credente in Cristo o al premio della “corona della vita” (Giacomo 1:12) già spettante.

            Similmente nessuno può essere additato all’ammirazione pubblica come “esempio di fede” dal momento che l’unico perfetto esempio di fede” rimane sempre e solamente Gesù Cristo: gli altri esempi sono imitazioni più o meno riuscite. L’apostolo Paolo poteva dire: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo”. (I Corinzi 11:1 e Filippesi 3:17-22)

            Egli infatti aveva anche affermato categoricamente:

“Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Galati 2:20)

            Non credo che sia così facile dire come San Paolo, “imitate me, come io imito Cristo!” Il prezzo di questa “identificazione” è veramente terribile: “Sono servitori di Cristo? Io (parlo come uno fuori di sé), lo sono più di loro; più di loro per le fatiche, più di loro per le prigionie, assai più di loro per le percosse subite. Spesso sono stato in pericolo di morte. Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho passato un giorno e una notte negli abissi marini. Spesso in viaggio, in pericolo sui fiumi, in pericolo per i briganti, in pericolo da parte dei miei connazionali, in pericolo da parte degli stranieri, in pericolo nelle città, in pericolo nei deserti, in pericolo sul mare, in pericolo tra falsi fratelli; in fatiche e in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità.” (I Corinzi 11:23-27)

            Nell’epoca attuale è inimmaginabile pensare di rischiare la pelle per servire Cristo. A volte ci lamentiamo e ci crediamo perseguitati solo perché qualcuno ci ha guardato di traverso o ha storto il naso!

Prendiamo per esempio l’autore di questo scritto: io sono santo, perché accettai Gesù Cristo nella primavera del 1967, dopo un contatto col Gesù Cristo Vivente: non sono un millantatore. Io la salvezza l’ho avuta per grazia di Colui che morì sulla croce per me. Però posso rassicurare i lettori che, in caso di persecuzione, io primo a scappare forse sarei io! Ho detto “forse”, perché questo è quello che penso a tavolino, ma poi suppongo che, messo alle strette, mi comporterei coraggiosamente, come quelli che mi hanno preceduto nella storia del cristianesimo… magari anche stimolando altri a fare altrettanto.

Nel Nuovo Testamento invece leggiamo che i santi andarono in prigione e chi ce li mandò fu proprio quel Saulo di Tarso che conosciamo come Paolo e che da persecutore diventò perseguitato: “serrai nelle prigioni molti dei santi” (Atti 26:10) Il timore che incuteva prima della conversione era noto a tutti e lo stesso Anania che doveva andare da lui a guarirlo, lo ricordò al Signore: “Ma Anania rispose: Signore, io ho udito quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme.” (Atti 9:12-13)

Essere santi non significa vivere nell’abbondanza, tutti ricchi, felici e contenti. Anche duemila anni fa c’erano i santi “poveri”, per i quali la Scrittura suggerisce: “Provvedete alle necessità dei santi” (Romani 12:13) Si facevano collette per i poveri. Anche oggi in qualche posto si fa ancora come ricorda l’apostolo Paolo, il quale “Per ora vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi... a fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme.” (Romani 15:25-26):

            In conclusione i santi sono i credenti vivi e vegeti, “concittadini dei santi” (Efesini 2:19-21), “che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.” (Apocalisse 14:12) e che sono capaci “di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo” (Efesini 3:18)

            Ricordo il funerale di un mio carissimo parente, che non volle mai convertirsi a Cristo e che morì “cattolico”. Rimasi molto stupito nell’ascoltare il prete, che, davanti alla bara sistemata in chiesa, ebbe tenere parole verso un “campione” della fede cattolica e disse: “Speriamo che il nostro fratello sia ora in Paradiso!” E via giù con tante parole su questa beata speranza!

Il premio per cotanta fede era… la speranza e nulla più.

Nessuna certezza, perché non c’era mai stata alcuna accettazione di Cristo come “personale Salvatore” e nessuna “nuova nascita”, che potesse garantire qualcosa di più di una semplice speranza. Una vita spesa in una fede che non era fede, perché la vera fede non è speranza ma certezza! (Ebrei 11:1)

Ricordo che ci rimasi malissimo per quel mio parente, avendo visto concludersi così miseramente una vita spesa al servizio di una religione che non aveva saputo dare nulla di più che una pia speranza!

 

LA PREGHIERA AI SANTI

Un altro problema spinoso collegato alla santificazione è quello della preghiera ai santi.

            Il proporre una preghiera ai santi costituisce la più grave offesa ad un Dio che non vuole mediatori di sorta, ma che, per il tramite di Suo Figlio Gesù Cristo, si fa chiamare familiarmente “Padre nostro”!

            Il pregare i santi allora è inviso agli occhi di Dio. “Allora Gesù gli disse: Vattene Satana, poiché sta scritto “Adora il Signore Iddio tuo e a Lui solo rendi il culto!” (Matteo 4:10; Deuteronomio 6:13)

            I “santi” apostoli rifiutarono categoricamente di essere riveriti, venerati, adorati o pregati: “Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: “ àlzati, anch’io sono uomo!” (Atti 10: 25-26)

Paolo e Barnaba, non solo rifiutarono, ma addirittura si strapparono i vestiti di dosso per cercare di convincere la gente a non adorarli: “Ma gli apostoli Barnaba e Paolo, udito ciò, si stracciarono i vestimenti, e saltarono in mezzo alla moltitudine, esclamando: Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo uomini della stessa natura che voi; e vi predichiamo che da queste cose vane vi convertiate all’Iddio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; che nelle età passate ha lasciato camminare nelle loro vie tutte le nazioni, benché non si sia lasciato senza testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo piogge e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia ne’ vostri cuori. E dicendo queste cose, a mala pena trattennero le turbe dal sacrificar loro.e con queste parole riuscirono a stento ad impedire che la folla offrisse loro un sacrificio.” (Atti 14:14:18)

Di certo il discorso di Paolo e Barnaba piacque a tutti, salvo che al sacerdote di Giove: non aveva più il dominio sulla folla e il miracolo della guarigione dello zoppo dalla nascita sanciva l’autorevole potenza della religione cristiana sulla religione pagana degli déi “falsi e bugiardi” (Dante, Inferno I-72) dell’antica Roma.

La distinzione tra venerazione (rispetto) e adorazione è subdola e non corrispondente alla pratica religiosa che, nella realtà, confonde le due cose in una. La venerazione allora è l’alibi che consente di adorare, sia pure in tono minore, tutto ciò che non deve essere neppure oggetto dei nostri pensieri!

            Il verbo latino “vénero-véneras” significa “adorare, rispettare” ma anche “pregare, chiedere, supplicare” (Vocab. Castiglione-Mariotti, 1994); la parola latina “veneratio” (pron. “venerazio”) significa “rendere omaggio all’importanza dell’immagine” e veniva usata nei confronti dell’ “autorità” (la radice del nome ricorda la dea Venere!)

            Inoltre la venerazione ha per scopo principale l’esaudimento delle preghiere e ciò contrasta categoricamente con quanto la Bibbia ci dice:

            “Signore, insegnaci a pregare. La risposta fu: Padre nostro che sei nei cieli...” (Luca 11:1-2; Matteo 6:9) Il Padre Nostro è l’UNICA preghiera che Gesù ci ha insegnato...

            Va allora pregato, “venerato” e adorato solo il Signore:

            “Non avrai altri dei all’infuori di Me”, dice il primo comandamento che Dio stesso dettò a Mosè... (Esodo 34:14)

            “Tu non adorerai (ADORAZIONE) o non ti prostrerai (VENERAZIONE) ad altro dio, perché l’Eterno, il cui nome è Il Geloso, è un Dio Geloso “ (Esodo 34:14)

            Nessuno intercede e può intercedere per noi, se non Gesù Cristo: “Gesù Cristo è Colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche INTERCEDE PER NOI” (Romani 8:34; Ebrei 7:25)

            Quando Giovanni si prostrò davanti all’angelo per adorarlo, l’angelo rispose: “GUARDATI DAL FARLO! Io sono un tuo conservo e dei tuoi fratelli che hanno la testimonianza di Gesù. Adora Dio!”(Apocalisse 19:10) Ed era un angelo! Figuriamoci una statua rappresentativa di un uomo!

            Lo Spirito Santo, mandato da Gesù Cristo (Giovanni 14:15), ci aiuta a pregare: “Allo stesso modo ancora, lo Spirito ci aiuta nella nostra debolezza, perché noi non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito Santo intercede per noi con sospiri ineffabili; e Colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché Egli INTERCEDE PER I SANTI secondo il VOLERE di Dio.” (Romani 8:26-27)

            Occorre evitare che la più antica e primitiva religione del mondo, l’animismo nelle sue più svariate forme e credenze, sopravviva nel cuore del cristiano. Le religioni del passato, da quella egiziana a quella greco- romana, ecc. avevano conservato molto della tendenza umana a spiritualizzare ogni essere dotato di movimento, e a conferirgli una vita che potesse sopravvivere alla morte, a pro dei vivi o solamente per se stessa.

            Gli antichi Romani “veneravano”, considerandoli come “PROTETTORI”, i “sacri Penati”, cioè gli antenati “conservati” in urne cinerarie o in statuine. Ci si rivolgevano in sedute spiritiche (la cosiddetta “negromanzia”) e ricevevano risposte dai DEMONI, che si spacciavano (e si spacciano ancora) per i morti!

            Nella Bibbia ricordiamo Rachele, la sposa di Giacobbe, la quale lascia suo padre Labano, portandosi dietro gli antenati paterni (Genesi 31:30-34). Per questo lei fu punita, morendo nel partorire Beniamino! (Genesi 35:16-20)

            Perfino gli ANGELI non hanno alcun potere di mediazione, né di salvezza e tantomeno di risposta alle preghiere: “difatti, non è ad angeli che Dio ha sottoposto il mondo futuro del quale parliamo.” (Ebrei 2:5)

Anzi, “... Esso (Dio) ora salva anche voi (la maggioranza dei manoscritti greci riporta “noi”), mediante la resurrezione di Gesù Cristo, che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio dove angeli, principati e potenze Gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:21-22)

            Adorare, venerare, osannare, lodare, o altro, un angelo, un santo o chicchessia, non ha senso in un culto “riservato” a Dio! Non c’è nessun plausibile motivo a distogliere l’attenzione da Colui che è il SOLO AD ESSERE MORTO IN CROCE PER NOI PER AMORE.

            Infatti sta scritto:

            “Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale, e non attenendosi al Capo (Gesù Cristo), dal quale tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l’accrescimento che viene da Dio.” (Colossesi 2:18-19)

            Ci possono essere anche angeli finti! (1 Re 13:18)

            Dio allora, attraverso la Sua Parola, ci avverte e non ci approva, se disubbidiamo.

            Anche i MORTI, sia pur santi, non hanno nessun potere di intervenire nella vita terrena, né ci guardano o ci inviano angeli: un angelo di Dio è inviato da Dio! Se viene un angelo mandato da qualcun altro, quell’angelo NON è di Dio ma... di Satana! Attenzione a provare sempre gli spiriti!

La parabola del ricco Epulone e di Lazzaro dimostra che i santi NON guardano ciò che succede sulla Terra. Il ricco “ricorda” di avere altri fratelli, ma non li vede: se li avesse visti, dimostrerebbe che dall’INFERNO si vede la Terra e non dal PARADISO! Il ricco sta all’INFERNO!!!

            La tentazione di idolatrare il ricordo dei propri cari è fortissima, specie se i legami affettivi sono stati molto significativi: ciò può spingerci a trasformare un semplice, affettuoso e doveroso ricordo in un qualcosa di morboso e di sublime che esalti gli uomini anziché Dio!

            Se poi il desiderio di un contatto diventa forte, possiamo anche illuderci di parlare al morto come se parlassimo a Dio, oppure cercare un canale privilegiato con l’aldilà mediante le sedute spiritiche, nelle quali “demoni beffardi”, chiamati bonariamente “spiriti burloni”, rispondono spacciandosi per i defunti evocati (negromanzia)

            La Bibbia su questo è severissima: “Se vi si dice: “Consultate i medium e i maghi, che sussurrano e bisbigliano”, rispondete: “Non deve un popolo consultare il suo Dio? Deve forse rivolgersi ai morti per conto dei vivi?” Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è luce.” (Isaia 8:19-20)

            Inoltre IL NUOVO TESTAMENTO prende in considerazione solo i SANTI “vivi”, non i “morti”! I morti sono presso Dio in attesa del giudizio se non credenti, oppure già in paradiso se credenti in Cristo.

            Si racconta che un uomo soleva andare ogni giorno davanti alla statua di San Gennaro a Napoli e rimanere lì in preghiera per ore e ore. Qualcuno un giorno, origliando le sue parole, sentì che quell’uomo chiedeva soldi! Allora si nascose dietro la statua e gridò a lui che chiedeva un terno al lotto: “Vuoi i soldi? Va a lavuràààà!”

            Ognuno che rivolge atti di culto a santi, angeli, morti o altri, è fuori dalla dottrina cristiana, con grande soddisfazione di Satana, il nemico di Dio, “bugiardo” e ladro della loro salvezza!

            “In nessun altro è la salvezza, perché non c’é sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi possiamo essere salvati” (Atti 4:12)

            I MORTI E GLI ANGELI sono, come tutti i credenti cristiani, i destinatari dell’Amore di Dio, ma non sono (e non lo potranno mai essere) i dispensatori di tale Amore. Inoltre nessun passo biblico ci dà la minima indicazione che i morti “sentano” o “vedano” ciò che succede sulla Terra.

            Infine non possono essere oggetto dell’amore nostro perché essi non sono compresi nei due comandamenti di Gesù Cristo:

            “Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua. Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso” (Marco 12:28-34; Matteo 22:37-40; Luca 10:25) “Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; DIMORATE nel MIO amore! Se osservate i MIEI comandamenti, dimorerete nel MIO amore; com’io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel Suo amore. Questo vi ho detto, affinché la MIA allegrezza dimori in voi.” (Giov. 15:9-10)

            “Questo è il mio comandamento: Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Giov. 15:12) “Questo io comando a voi: Che vi amiate gli uni gli altri” (Giov. 15:16)

Altra forma di venerazione o di amore è vietata dalla Bibbia, con la conseguenza di offendere Dio “al quale solo rendi omaggio”: l’adorazione è vietata, con la conseguenza di incorrere nell’ira punitrice di un Dio “Geloso”.

            Se non sei convinto di tutto questo, rivolgi ad alta voce, questa preghiera a Dio:

            Gesù Cristo, Figlio Unigenito dell’Iddio Altissimo, mandami lo Spirito Santo a liberarmi da ogni falsa dottrina e fammi da Lui guidare, come mi hai promesso nel capitolo 16 del Vangelo di Giovanni ai versetti 13, 14 e 15. Metti dentro di me l’amore per la verità e fammi odiare la menzogna. Amen.

 

 


 

Capitolo 10 La giustificazione

 

 

 

 

            La dottrina della giustificazione per fede è il cavallo di battaglia della riforma protestante. Lutero “scoprì” che solo i giusti vivranno per fede. Ma come essere “giusti”?

            La dottrina della giustificazione per fede è stata la dottrina che per prima è stata capita da tutti i riformatori, da Lutero in poi, ed è tuttora la dottrina vincente in tutte le controversie teologiche, contro il cattolicesimo in particolare e contro tutte le altre religioni in generale.

            La giustificazione per fede fu subito opposta all’offerta cattolica della giustificazione per opere meritorie, che all’epoca si concretizzavano in esborsi di denaro per comprare indulgenze e in penitenze.

            L’acqua della Parola di Dio afferma chiaramente: “Dunque, con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, e così, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà vita, si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti.

La legge poi è intervenuta a moltiplicare le trasgressioni; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.” (Romani 5:16:21)

            Nulla può sostituirsi al Sangue di Gesù per avere la giustificazione dei nostri peccati e scampare all’inferno e all’ira di Dio, che rimane sul capi di tutti quelli che non accettano Gesù Cristo come “personale Salvatore”: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira.” (Romani 5:9)

            Essere giustificati da Gesù Cristo, Figlio di Dio, è come essere giustificati da Dio. Ricevere in promessa qualcosa da qualcuno che non ne ha né il titolo, né la disponibilità, è quantomeno “inutile”! Chi accetterebbe in pagamento un assegno “a vuoto”, sapendo che è “a vuoto”?

            In Gesù Cristo la remissione dai peccati, ha avuto la convalida di Dio-Padre, attraverso i segni delle guarigioni, dei miracoli, dei prodigi e delle manifestazioni di potenza divina! A tal proposito, Gesù ebbe a dire: “se non credete A ME, credete almeno alle opere che IO COMPIO!” (Giov. 10:38 e 14:11)

            Questa è la verità: che Gesù Cristo è la Verità!

La giustificazione significa che Dio non vede più i peccati di una persona.

Lo stesso Gesù spiega il concetto dicendo: “Io vi dico” (Luca 18:13-14), proprio parlando del peccatore che riceve la giustificazione: “O Dio, sii placato verso me peccatore! Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato... perché chiunque... si abbassa sarà innalzato.”

            Nessuno può giustificarsi da se stesso: chi lo fa, lo fa impunemente, perché non ha l’avallo di Dio! Neppure la legge di Mosè può giustificare!

            L’apostolo Paolo spiegò questo concetto ai giudei di Antiochia e affermò categoricamente che dunque neppure la legge di Mosè avrebbe potuto offrire alcuna giustificazione per la remissione dei peccati: “Sia a voi dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui (Gesù Cristo) v’è annunziata la remissione dei peccati; e per mezzo di lui (sempre Gesù Cristo), chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto esser giustificati per la legge di Mosè.” (Atti 13:38-39)

            Nessuno al mondo (salvo Gesù Cristo) infatti potrà dire: “io ho osservato SEMPRE la legge in TUTTI i suoi precetti” (che sono 613!). Una tale persona sarebbe senz’altro giustificata, ma, come abbiamo dolorosamente riscontrato, essa non esiste proprio, “poiché per le opere della legge nessuno sarà giustificato!” (Romani 3:20)

            Solo chi ha l’avallo di Dio, può dire: “Sì, io sono giustificato, perché Dio mi ha giustificato!”

 

a) Giustificati dall’acqua della Parola

            Per essere giustificati da Dio, occorre leggere la Bibbia, le promesse del Signore e credere fermamente che esse sono per noi. Cosa infatti leggiamo nella Parola di Dio? Leggiamo che la grazia di Dio si concretizza nell’unica offerta d’amore, mediante la FEDE nel Sangue di Gesù Cristo (Romani 3:24; 5:9)”...il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’Esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; onde Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù.” (Romani 3:25-26)

            Dio è giusto. L’uomo no: l’uomo ha una giustizia che non è quella di Dio. Il contrasto fra le DUE giustizie è la causa della rovina dell’uomo, la cui giustizia è “perdente” di fronte a quella di Dio, il solo a poter applicare la Sua Giustizia senza dover chiedere permesso a nessuno!

            L’uomo può solo, a questo punto, cercare il Regno di Dio e la SUA GIUSTIZIA e... tutto il resto gli sarà dato in più! (Matteo 6:15)

            La “nuova nascita” del credente coincide con la sua giustificazione per fede, perché “tutti quelli che son condotti dallo Spirito di Dio, sono figliuoli di Dio” (Romani 8:14) e “quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.” (Romani 8:30)

            Essere giustificati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

            Se per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, “giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna” (1 Tito 3:7), non consideriamo ciò come impossibile o indegno per dei peccatori come noi, ma come l’espressione della pietà divina il cui mistero è veramente grande. (1 Timoteo 3:16)

 

b) Giustificati dallo Spirito Santo

            Lo Spirito Santo è l’esecutore materiale di questa giustificazione: dove vede la fede in Gesù Cristo, Egli provvede affinché il Suo sigillo salvifico sia su coloro che credono nel Messia.

            La salvezza mediante il Sangue di Gesù Cristo non è più un mistero, perché la Bibbia ce lo ha rivelato pienamente e lo ha messo nella bocca di tutti i predicatori fedeli della Sua Parola: “Per questa ragione... potete capire la intelligenza che io ho nel mistero di Cristo. Il qual mistero, nelle altre epoche, non fu dato a conoscere ai figliuoli degli uomini nel modo che ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Lui; vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo, del quale io sono stato fatto ministro, in virtù del DONO (doreà) della grazia di Dio largitami secondo la virtù della sua potenza. A me, (Paolo) dico, che sono da meno del minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di recare ai Gentili il buon annunzio delle non investigabili ricchezze di Cristo, e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose, affinché nel tempo presente, ai principati e alle potestà, nei luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, conforme al proponimento eterno ch’Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù; nel quale abbiamo la libertà d’accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui.” (Efesini 3:1-12)

            Lo Spirito Santo ci adotta come “figliuoli di Dio”, dandoci Gesù come Padre e da quel momento siamo anche giustificati da ogni nostro peccato. La parola “peccato” scompare dal vocabolario del credente in Cristo, mentre appare la parola “condotti dallo Spirito”, nel processo di educazione spirituale compiuto dallo Spirito Santo, unica “guida” sulla terra, sostitutiva di quella di Gesù, “poiché tutti quelli che son condotti dallo Spirito di Dio, son figliuoli di Dio”. (Romani 8:14)

            I credenti in Cristo, che accettano con umiltà di camminare sotto la guida dello Spirito Santo sono giustificati da ogni trasgressione alla legge, perché “se siete condotti dallo Spirito, voi non siete sotto la legge.” (Galati 5:18)

Ciò potrebbe sembrare eccessivo e pretestuoso per commettere qualsiasi trasgressione, ma in realtà non è così, perché, come l’apostolo Paolo spiega, “Camminate per lo Spirito e non adempirete i desideri della carne. Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte fra loro; in modo che non potete fare quel che vorreste.” (Romani 5:16-17)

Giovanni Wesley era un anglicano praticante e come tutti i religiosi zelanti e colti, bramava di convertire al protestantesimo genti, tribù e nazioni! Partì dunque per gli Stati Uniti per andare a convertire… i pellirosse! C’erano solo due problemi: lui non era “nato di nuovo” e Dio non lo aveva mandato! Fu così che se ne ritornò in Inghilterra come un grande sconfitto, ma nel viaggio di ritorno, in mezzo ad una tempesta sull’oceano Atlantico temette di morire naufrago. In mezzo all’uragano che infuriava, mentre lui si disperava per il terrore di morire, sentiva invece cantare un gruppo di “puritani, fratelli moravi” le lodi a Dio, felici di… morire!

Ciò lo sconvolse e chiese a Gesù la stessa fede di quei cantori! Fu così che nacque di nuovo in mezzo alla tempesta.

La sua vita era cambiata e anche la sua relazione con Dio! Poi la storia ci racconta del suo grandissimo movimento di risveglio che si espanse in tutto il mondo, col nome di “metodismo”!

 

 


 

Capitolo 11 Il riscatto e la redenzione

                                               

 

 

 

Per parlare di riscatto e di redenzione, bisogna prima parlare di schiavi, di prigionieri e di terre occupate dagli stranieri. Entrambi i termini indicano la liberazione, l’affrancamento da qualcosa, da una colpa o da un padrone.

La definizione che ne dà il dizionario è quella di “liberazione dalla prigionia dietro pagamento di un prezzo; oppure è il prezzo stesso”. In senso figurato è la “liberazione dall’asservimento morale, politico”, ed io aggiungerei “religioso”…

            Mio nonno materno, il pastore battista Lorenzo Palmieri, pubblicò a sue spese un “abbecedario” di prima elementare e lo distribuì gratuitamente alle popolazioni “redente” dell’Istria e di Trieste. L’Italia aveva vinto la prima guerra mondiale ed aveva pagato il prezzo delle terre conquistate: seicentomila morti! Non c’è libertà senza pagamento di un prezzo, o in termini di mezzi economici o di vite umane o di altro genere. Chi pensa di poter procurarsi la libertà gratuitamente, si sbaglia di grosso.

Anche la libertà economica è ottenuta col… lavoro. Il prezzo da pagare è sempre un sacrificio.

Spiritualmente parlando le cose non sono diverse: l’uomo è schiavo del suo stesso peccato e prigioniero in casa sua e la terra è caduta in mano satanica! Inoltre Dio è stato ampiamente offeso e la ribellione a Dio dilaga e si afferma come la piaga peggiore di tutte.

Cominciando dall’inizio, dobbiamo tenere presente le condizioni dell’umanità: Adamo rinunciò alla libertà e scelse la schiavitù, perché rinunciò alla vita, preferendo la morte. Eva fu sedotta, poverina, ma Adamo non fu sedotto! Egli scelse liberamente di schierarsi dalla parte di Eva contro Dio! Quando lui vide Eva che aveva mangiato il frutto e non era morta, pensò che Dio era… bugiardo, perché aveva assicurato: “…nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai”. (Genesi 2: 17) Eva invece era viva e vegeta, e con una conoscenza che lui non aveva….

            Dio fu offeso e da Creatore è diventato Padrone: Egli aveva messo tutto a disposizione del suo “figliuolo” Adamo, ma questi ha scelto la strada della disubbidienza, piuttosto che la strada della familiarità.            Per questo motivo, Dio ha tolto la vita ad Adamo, dandogli la morte, come prezzo del peccato.

            Il prezzo stabilito da Dio è altissimo. Vita per vita: “darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano” (Esodo 21:24; Levitico 24:18; Deuteronomio 19:21)

            La cosiddetta legge del taglione, non riguarda solo occhi e denti, ma anche la vita!

Dopo la caduta di Adamo la condizione degli uomini è dunque la seguente: l’uomo non dovrebbe vivere, perché è peccatore, ma Dio differisce la sentenza di morte dalla condanna, attribuendo un tempo (la vita terrena) per vedere se l’uomo potrà pagare il suo riscatto e riacquistare la libertà e quindi la vita. Libertà e vita, di fronte a Dio, sono sinonimi!

            Dio ha escluso la coppia Adamo-Eva e la sua progenie dall’Eden e ha messo dei “cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.” (Genesi 3:24) “Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden”.

Da Adamo, tutto appartiene a Dio, il Padrone della terra e di tutto ciò essa contiene. “Ascolta, popolo mio,... Io sono Iddio, l’Iddio tuo... mie sono tutte le bestie della foresta, mio è il bestiame ch’è per i monti a migliaia... il mondo con tutto quel che contiene è mio.” (Salmo 50:7-12)

Prima Adamo “custodiva” il giardino e ne beneficiava dei frutto, ora la natura domina sull’uomo: “Perciò l’Eterno Iddio mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto” (Genesi 3:23)

Anche la donna, dapprima compagna e fianco di Adamo, si ritrova ad avere l’uomo che la domina: “ed egli dominerà su te” (Genesi 3:16)

            Può Dio essere convinto a ridare la vita all’uomo? Potrà l’uomo pagare Dio per la sua liberazione dal peccato e quindi dalla morte? Quale prezzo vorrà Dio per liberare l’uomo dalla condizione nella quale Dio stesso è stato costretto a metterlo?

            Adamo non solo non ha ottenuto la libertà, ma ha perso tutto, vita compresa. Cacciato dal Paradiso terrestre l’uomo deve ora la sua vita a Dio che gli è creditore.

Adamo deve pagare il tempo della sua vita terrena, perché il Creatore si è ripresa la terra.

            Con l’offerta di Cristo sulla croce, l’uomo che la accetta, si riprende la libertà e la vita eterna e ritorna “libero” così come lo erano Adamo ed Eva, prima della loro caduta spirituale.

Come l’uomo si è trovato ad essere schiavo?

            Satana ha sedotto Eva ed Adamo, perché li odiava come sta scritto in Proverbi 26:28: “La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito, e la bocca lusinghiera produce rovina.”

            Satana ci ha rubato a Dio e ciò non sarà mai perdonato da Dio! Si tratta della famosa “bestemmia contro lo Spirito Santo”, perché Satana si è permesso di “rubare” a Dio ciò che era di Dio, usando per giunta i poteri che lo Stesso Spirito Santo gli aveva dato.

La legge del Deuteronomio in 24:7 regola questa faccenda, evidenziando l’impossibilità del perdono di Dio: questo male va estirpato senza pietà e senza esitazione. “Quando si troverà un uomo che abbia rubato qualcuno dei suoi fratelli di tra i figliuoli d’Israele, ne abbia fatto un suo schiavo e l’abbia venduto, quel ladro sarà messo a morte; così toglierai via il male di mezzo a te.”

Vediamo il piano di Dio, per riscattare e redimere l’umanità perduta:

1) Il figlio primogenito era considerato appartenente unicamente a Dio, fintanto che non fosse redento da un qualche tipo di sacrificio. (Esodo 13:13; Numeri 18:25ss). Pagando un prezzo di redenzione, un risarcimento, ogni uomo poteva riscattare la propria vita: “Ogni primogenito è mio; e mio è ogni primo parto maschio di tutto il tuo bestiame: del bestiame grosso e minuto. Ma riscatterai con un agnello il primo nato dell’asino; e, se non lo vorrai riscattare, gli fiaccherai il collo. Riscatterai ogni primogenito dei tuoi figliuoli. E nessuno comparirà davanti a me a mani vuote.”. (Esodo 34:19-20; Luca 2:24)

            Con questo sistema, considerando tutti gli uomini come “primogeniti spirituali”, bastava un’offerta per salvarli tutti: la Chiesa di Cristo è fatta di primogeniti! “… ma voi siete venuti al monte di Sion, e alla città dell’Iddio vivente, che è la Gerusalemme celeste, e alla festante assemblea delle miriadi degli angeli, e alla Chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli”. (Ebrei 12:22-23)

            Perché l’uomo è primogenito agli occhi di dio? Perché è unico, nessun uomo è uguale ad un altro, non c’è mai stato e mai ci sarà: ogni essere umano è un prototipo “unico” e come tale Dio mette in campo un prezzo “unico”: un Dio in cambio di un uomo! L’eredità di un Figlio di Dio, in cambio dell’eredità di un “figlio di Eva”.

 

2) Liberazione del parente schiavo: nell’ambito di una famiglia la redenzione era un processo mediante il quale, se un uomo si era pregiudicato una proprietà od era caduto in schiavitù, quel che aveva perduto poteva ritornare al suo vero proprietario o la libertà avrebbe potuto essere ricomprata (Levitico 25:25; Ruth 4:4-6). In questo caso il “redentore” era il parente più prossimo, che così poteva proteggere e appoggiare i diritti dello sfortunato parente.

Ecco dunque un “parente amico”, che considera la famiglia come un bene da difendere da attacchi di disonore o di indegnità! Ci vuole un parente, e che poi questo parente sia ricco ed amico! Il riferimento a Gesù, nostro parente in Adamo e nostro amico, fin a morirne sulla croce per noi, è veramente confortante! Egli è il nostro redentore! Gesù è ricco, perché offre la vita, il bene più prezioso che si sia!

Il riscatto ricorda la liberazione di uno schiavo, dietro pagamento di un prezzo stabilito.

Se lo schiavo era diventato tale per debiti, il suo riscatto coincideva con l’ammontare del suo debito e di tutti gli interessi, annessi e connessi.

Il riscatto dell’epoca moderna è il pagamento per la liberazione di un sequestrato ricco ed in grado di pagare per la sua liberazione: ha però bisogno di altri per fare ciò che lui non può assolutamente fare essendo privo di libertà. Lui può solo implorare aiuto e il pagamento del riscatto da parte di familiari ed amici. Egli non può liberarsi da solo, né gli è consentito di andarsene libero per pagare in un secondo tempo i suoi rapitori.

Similmente Gesù Cristo ci riscatta dalla trasgressione della legge, divenendo Egli stesso prigioniero al posto nostro, assumendo su di Sé tutta la maledizione che era su di noi.

La Sua morte è il prezzo del riscatto pagato.

 

3) Liberazione dell’uomo dal peccato, dalle potenze demoniache e persino dalla morte, come Israele era veramente schiavo in terra straniera, in Egitto (Deuteronomio 9:26) o in Babilonia (Isaia 43:1).

            Dio ha racchiuso tutti gli uomini nella prigione del peccato. Nessuno è più senza peccato e “non c’è nessun giusto, neppure uno... tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:10-23). L’immacolata concezione di Maria è improponibile biblicamente.

L’attività redentrice è offerta gratuitamente a chi è coinvolto a lottare contro i mali della vita, contro la droga, contro l’alcol, contro il fumo, contro le possessioni, contro l’ira, contro la solitudine, contro la sfortuna e la classica “sfiga”, contro i vizi e tutte le schiavitù in cui l’uomo è bravissimo nel mettersi.

Cristo è venuto per liberare la creatura umana dalla schiavitù di potenze sataniche, che opprimono l’individuo e pregiudicano la sua libertà e la sua vita, come pure da ogni iniquità (Lettera a Tito 2:14; Romani 7).

Sebbene il prezzo di questa redenzione sia stato pagato completamente, e i frutti immediati di questo pagamento sono pienamente goduti nella riconciliazione con Dio, il pieno godimento dei frutti ultimi della redenzione dovrà attendere il secondo avvento (Lettera agli Efesini 4:30; Lettera ai Romani 8:23)

Guarigioni e liberazioni dai demoni, sono necessariamente segni dell’aspetto redentore dell’opera di Gesù, il Dio Vivente, che dice: “il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28).

In questa descrizione Egli sembra avere in mente il Servo sofferente di Isaia 53, la cui vita viene offerta come espiazione al fine di portare libertà a molti. Essa suggerisce come le sofferenze e la morte di Gesù siano un sacrificio sostitutivo, vicario, per pagare il costo della redenzione umana.

Gesù non è un’utopia, ma la risposta concreta per chi fa riferimento in Lui: “…aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù; il quale ha dato se stesso per noi al fine di riscattarci da ogni iniquità e di purificarsi un popolo suo proprio, zelante nelle opere buone.” (Tito 2:13-14)

Tutta l’umanità giace in questa situazione: “Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace nel maligno; Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna. Figlioli, guardatevi dagl’idoli.” (I Giovanni 5:19-21)

Siamo anche riscattati dalla maledizione della legge: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno)” (Galati 3:13)

Riscattati dal tradizionale vano modo di vivere: “E se invocate come Padre Colui che senza riguardi personali giudica secondo l’opera di ciascuno, conducetevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio; sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia” (Pietro 1:17-19)

Attenzione ai rinnegatori del riscatto, ai falsi profeti e ai falsi dottori: “Ma sorsero anche falsi profeti fra il popolo, come ci saranno anche fra voi falsi dottori che introdurranno di soppiatto eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si trarranno addosso immediata rovina.” (2 Pietro 2:1)

 

IL PREZZO PAGATO SULLA CROCE

            Gesù è il Redentore e chi ha fede in Lui è un “redento”.

            Predicare l’Evangelo, significa predicare la con­versione, a persone spiritualmente schiave e ren­derle spiritualmente libere in Cristo: i redenti.

            La redenzione è una parola che indica una condizione passata e presente nello stesso tempo: prima eravamo in mano del nemico ma ora siamo liberi perché Qualcuno ha combattuto per noi e ci ha liberati, con tutti i nostri averi.

            Il Sangue di Gesù è la prova della lotta cruenta e feroce di una battaglia tra due regni.

“Poiché in Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia” (Efesini 1:7)

            Essere redenti ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

Dio ci ha comprati come si compravano gli schiavi al mercato.

È passato Gesù, si è impietosito di noi, gli siamo piaciuti per qualche inspiegabile motivo e ci ha comprati e, cosa alquanto strana, ma graditissima, ci ha adottati come figliuoli!

            Essere riscattati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

Volevamo liberarci, ma non avevamo il denaro per il nostro riscatto.

Se avessimo deciso di pagare noi, nessuna ricchezza sarebbe bastata e del resto Dio è tanto ricco da non aver bisogno di mettere in vendita la “salvezza” di alcuno!

Valutiamo allora economicamente il PREZZO pagato da Gesù con la propria VITA (1 Corinzi 6:20; Matteo 20:28; Marco 10:45; 1 Timoteo 2:6)

Quanto varrebbe Gesù se fosse venduto al mercato degli schiavi?

Come già detto in precedenza, si tratta di un “pezzo unico”.

Egli è DIO, in quanto FIGLIO di DIO. Dio-Padre lo ha GENERATO, non “creato”. Quando? Egli era Dio quando Dio creò gli angeli, essendo la “Sapienza di Dio” (1 Corinzi 1:24,30), ma non era ancora uscito da Dio, perché gli angeli non lo vedevano... Egli infatti si mostrò agli angeli da lui creati, dopo la loro creazione. Gesù infatti è “Apparso agli angeli” (1 Timoteo 3:16). Tutti gli angeli Gli sono sottoposti. Lui in pratica è il “Capo di potenti angeli” (2 Tessalonicesi 1:7)

In quanto FIGLIO di Dio, Egli è “Migliore degli angeli” (Ebrei 1:4)

I Suoi attributi divini, regali e nobiliari sono:

– Re del regno celeste (Giovanni 18:36)

– Seduto alla destra del trono della Maestà (Ebrei 8:1; Matteo 19:28)

– Seduto alla destra di Dio (Marco 14:62, Luca 22:69)

– Colui che è dal principio (1 Giovanni 2:14)

– Creatore (Isaia 54:5)

– Io sono (Giovanni 4:26,8:24; 8:28; 8:58; 18:5)

Dunque, considerando tutto, quanto vale DIO?

C’è qualcosa o qualcuno che valga di più? Ebbene, nonostante Gesù sia la cosa più preziosa e costosa di tutti gli universi, Egli si offrì VOLONTARIAMENTE, come “Dono ineffabile di Dio” (2 Corinzi 9:15), come “Angelo del patto” (Malachia 3:1) e come “Spirito della Grazia” (Ebrei 10:29).

            Lo storico Plutarco racconta del rapimento di Giulio Cesare ad opera dei pirati delle isole greche. I pirati avendo rapito il giovane aristocratico presso l’isola di Farmacussa, gli chiesero per riscatto di fare preparare a Mileto venti talenti d’oro. Cesare giudicò indegna la richiesta e promise in riscatto di sessanta talenti d’oro, perché lui valeva molto, tanto che promise ai pirati che dopo il suo rapimento li avrebbe uccisi tutti. Una volta giunto il denaro da Mileto, Cesare fu liberato e lui, radunata una piccola flotta, catturò i pirati e s’impossessò delle loro ricchezze. I rapitori furono in seguito crocifissi nella città di Pergamo…

Il prezzo del riscatto ci spiega sia dell’importanza del prigioniero, sia della preziosità della merce chiesta in cambio. Nel caso di Gesù, il prezzo è quello di un Uomo speciale e il prigioniero da riscattare è un essere umano, un capolavoro unico agli occhi di Dio!

Noi siamo preziosi agli occhi di Dio, a tal punto che Dio ha pensato di offrire il massimo prezzo reperibile nell’universo intero: Sé Stesso!

Quanto può valere un Dio? Tutto! Il Creatore al posto della creazione…

In questi ultimi decenni anche Israele ha dovuto comprare in lingotti d’oro gli ebrei sparsi per il mondo e di fatto prigionieri dei governi… Prendiamo due esempi:

a) i falashà etiopi. Il governo di Israele decise di trasportarli nel proprio in maniera massiccia attraverso un ponte aereo: si susseguirono così le tre operazioni denominate Operazione Mosè, Operazione Giosuè ed Operazione Salomone, fino al 1991 vennero trasferiti circa 90.000 ebrei, l’85% della comunità presente. Le continue ed esose richieste di denaro dei governi locali per concedere i permessi di espatrio, li rendevano di fatto degli ostaggi. (da Wikipedia)

Profeti antichi e moderni avevano annunciato agli etiopi il loro ritorno in Israele ad opera di angeli e loro avevano scambiato gli aerei della El-Al per angeli! A mala pena un pilota riuscì a convincere di spegnere un falò che gli ebrei avevano acceso dentro l’aereo, per festeggiare…

b) gli ebrei russi. Non è noto a tutti che Israele abbia pagato la Russia (ex Unione Sovietica) per permettere a quanti ebrei lo volessero, di ritornare in Israele (Palestina per gli antichi Romani). Il criterio per stabilire un prezzo era il seguente: tutto ciò che il governo russo aveva dovuto pagare per quell’ebreo, andava risarcito (istruzione scolastica, assistenza sanitaria, affitto degli alloggi, ecc.) Tutto è stato buono per aumentare il prezzo e per carpire il maggior numero possibile di lingotti d’oro!

Aliyah o Aliyá o Aliá (in ebraico: “salita”) è l’immigrazione ebraica nella terra di Israele. Etimologicamente il termine deriva da Aliyah laReghel, che significa “pellegrinaggio”, per via della salita che si doveva compiere per raggiungere Gerusalemme durante i tre pellegrinaggi prescritti per le festività di Pesach, Shavuot e Sukkot. Per l’azione opposta, l’emigrazione da Israele, si utilizza il termine Yerida (“discesa”).

Nel 1950 lo Stato di Israele ha codificato l’aliyah (e la cittadinanza) come un diritto di ogni ebreo nella Legge del ritorno. Israele è in effetti un paese di immigrati (per ragioni religiose o, dal 1882, sioniste) o, più propriamente, un paese di profughi (dal 1933). (da Wikipedia)

            Secondo un simile criterio, Gesù quanto sarebbe valso? L’istruzione era quella di un Creatore, la salute era quella di un Creatore, e l’affitto era quello del Proprietario del pianeta Terra!

            Non credo si possa minimamente stimare un prezzo, dato che l’universo intero non basterebbe a riempire l’altro piatto della bilancia!    

Il prezzo “di mercato” di un Agnello di Dio è quello di un Dio che muore su una croce: quanto vale Dio? Si tratta di un prezzo incalcolabile, perché l’offerta è “unica”, non ha eguali, e non si possono fare paragoni per stabilire un prezzo equo, per un estimo anche approssimativo.

Grazie a Gesù, l’intera chiesa, l’intera comunità di Gesù Cristo, è comprata dal Suo Sangue!

            Il “Sangue del Patto” di Gesù Cristo-Uomo è il “sangue di riscatto” (1 Pietro 1:19, Matteo 20:28, Marco 10:45 e 1 Timoteo 2:6), vero, reale, concreto che “giustifica”, “rende giusti” (Romani 5: 9) davanti agli occhi di Dio, e che fa “nascere di nuovo”, perché è “sangue purificatore” (1 Giovanni 1:7).

            Il Sangue di Cristo è il prezzo della nostra libertà! (1 Corinzi 6:20)

            Siamo un popolo di “fuoriusciti”, che il Signore si è acquistato pagandoci a caro prezzo, perché acquistati con la vita del Figlio di Dio.

 “appunto come il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti.” (Matteo 20:28; Marco 10:45)

“Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; …Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. …Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria?” (Luca 24:13,21,26)

Il prezzo del riscatto è la vita di Gesù Cristo: “Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo” (1 Timoteo 2:5-6)

Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista così si espresse: “Benedetto sia il Signore, l’Iddio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un potente salvatore nella casa di Davide suo servitore” (Luca 1:68-69) Poté dire questo solo perché ripieno di Spirito Santo (Luca 1:67)

 “Iddio mandò il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione di figliuoli. E perché siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei nostri cuori, che grida: ‘Abba, Padre’.” (Galati 4:5-6)

            Per fare questo, lo Spirito Santo ci invita ad imitare Cri­sto: “Uscite da essa o popolo mio!”

“E se invocate come Padre Colui che senza riguardi personali giudica secondo l’opera di ciascuno, conducetevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio; sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pietro 1:17-20)

Dio paga a Sé Stesso, mediante l’offerta di Sé Stesso. In Gesù troviamo offerta, sacerdote e destinatario! Egli è l’Alfa, la prima lettera dell’alfabeto greco, l’inizio ed il punto di partenza di ogni salvezza e Lui è il termine finale del percorso della nostra salvezza, è l’Omega, l’ultima lettera dell’alfabeto greco: in Lui abbiamo tutto pienamente!

            Il riscatto ha senso solo se esiste un prigioniero, un debito: “Nessuno però può in alcun modo redimere il fratello, né dare a Dio il prezzo del riscatto d’esso. Il riscatto dell’anima dell’uomo è troppo caro e farà mai sempre difetto.” (Salmo 49:7-8)

            Ecco la logica della croce: “Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo” (1 Timoteo 2:5-6)

            Fidiamoci di Gesù: “Questa battaglia non l’avete a combatter voi: presentatevi, tenetevi fermi, e vedrete la liberazione che l’Eterno vi darà. O Giuda, o Gerusalemme, non temete e non vi sgomentate; domani, uscite contro di loro, e l’Eterno sarà con voi”. (II Cronache 20:17)

 

CONSEGUENZE DEL RISCATTO: LA DIACONÌA

Come esseri umani comprati col Sangue di Gesù, il senso di gratitudine e di lode verso di Lui dovrebbe arrivare alle stelle, specie considerando che, come servi, Egli ci ha fatti diventare “figli”.

Un giorno saremo proprio di fronte al Trono dell’Agnello a cantare le Sue lodi: “E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione” (Apocalisse 5:9)

A questo punto, proprio come figli, Egli ci chiede di “servirlo”: è più che legittimo!

Il servizio, che un figlio compie però, non potrà mai essere equiparato a quello di un operaio o di un sottoposto, perché ha come base la stima verso un genitore meraviglioso, la gioia di chi vuole collaborare per il desiderio di compiacere un papà magnifico, l’onore di essere apprezzato da un genitore straordinario: i credenti sono invitati ad essere diaconi, che vuol dire “servi-collaboratori”..

Il lavoro obbligato era la condizione della schiavitù precedente al pagamento del riscatto da parte di Gesù Cristo.

            Il lavoro come volontariato, è la condizione con Gesù Cristo, come diaconìa, che vuol dire infatti “servizio”: “Poiché colui che è stato chiamato nel Signore, essendo schiavo, è un affrancato del Signore; parimenti colui che è stato chiamato essendo libero, è schiavo di Cristo. Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini.”(1 Corinzi 7:22-23)

            “Servire il Signore”: questo è l’imperativo categorico di ogni credente cristiano! Il servizio consiste nel servire…. la Parola di Dio: “I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: “Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola (in gr. alla diaconia della Parola)”. (Atti 6:2-4)

            “Guai a me se non evangelizzo” affermava l’apostolo Paolo e tale affermazione è per tutti i cristiani di tutte le epoche l’esempio, il monito e il motto per servire il Signore, che ha ancora come “servizio” il compito di SALVARE il mondo dal giudizio di condanna e dalle pene scaturenti dall’ira di Dio.

I ministri NON SONO SOLO I PASTORI, ma tutti coloro che il Signore chiama al SUO SERVIZIO.

            L’identificazione dei “ministri” con i “pastori” è riduttiva e soprattutto fuorviante per quanto riguarda la comprensione dell’organizzazione della CHIESA DI GESÙ CRISTO.

            I “ministri”, cioè UOMINI E DONNE DI DIO, sono tutti quei credenti che Dio chiama ed usa per l’avanzamento del Suo Regno e per l’edificazione della SUA CHIESA.

            Possiamo avere una diversa organizzazione ecclesiastica, una diversa terminologia di compiti e funzioni, un diverso regolamento, un diverso statuto, una diversa struttura gerarchica, ma la Chiesa di Gesù Cristo ha un’unica organizzazione valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi: bisogna solo prenderne atto, ricercarla e accettarla, se veramente la vogliamo in tutta la potenza dello Spirito Santo!

            Su questo argomento il Signore ha molto interesse a fare chiarezza, perché in più passi e sempre sullo stesso tema, Egli ha fatto scrivere ad uomini ispirati: “Io non voglio che voi siate nell’ignoranza” (Romani 11:25; 1 Corinzi 10:1; 1 Tessalonicesi. 4:13; 1 Giovanni. 5:6)

            Il Signore considera i doni e i ministeri (arcaico “ministerio”) come i più preziosi fra i “talenti” della famosa parabola: essi sono da far valere a tutti i costi, perché di ciascuno di essi si do­vrà rendere conto.

            Tra ministri sono sempre da ricercare e da costruire rapporti di mutua stima, di simpatia e soprattutto di premura, che è più della semplice collaborazione. (Filippesi 2:3,29; 2 Pietro 1:5)

            Il fatto che invece tra pastori ci siano rapporti tesi e di reciproca disistima, non significa che Gesù abbia rinunciato a pretendere l’amore fraterno (filadelfìa).

            “Or, fratelli, voi conoscete la famiglia di Stefanà; sapete che è la primizia dell’Acaia, e che si è dedicata al servizio (diaconìan) dei santi; io v’esorto a sottomettervi anche voi a cotali persone, e a chiunque lavora e fatica nell’opera comune.” (1 Cor. 16:15-16)

            Nella prima epistola ai Corinzi nel capitolo 12 ci sono tre versetti che costituiscono un vero e proprio “manuale abbreviato” per la differente competenza, cioè provenienza, di doni e ministeri:

            “Circa le cose spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. (v.1)

            Or vi è diversità di doni (karismàton), ma v’è un medesimo spirito. (è lo Spirito Santo che dà i doni) (v. 4)

            E vi è diversità di ministeri (diakoniòn), ma non v’è che un medesimo signore. (è Gesù Cristo che conferisce i ministeri) (v. 5)

            E vi è diversità di operazioni, ma non v’è che un medesimo iddio, il quale opera tutte le cose in tutti. (e’ il padre che in realtà opera in tutti) (v.6)

Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile (Luzzi aggiunge: comune).” (v.7)

Il criterio dell’utilità” non è assolutamente riferito alla Chiesa che gestisce questi doni, ma è il criterio che lo Spirito Santo adotta ogni volta che vuole manifestarsi. La Chiesa non può gestire lo Spirito Santo, anzi è esattamente il contrario!

            Lo Spirito Santo vuole operare nella Sua Chiesa, con i Suoi fedeli, con i Suoi “nati di nuovo”, nei modi e con i mezzi che Lui ritiene opportuno o di cui vuole servirsi: bisogna vedere se Glielo permettono!

            Le risorse dello Spirito sono infinite, come è infinita la potenza di Dio, perché lo Spirito Santo è Dio Stesso!

            Se occorre una dimostrazione di potenza, solo lo Spirito Santo, e solo Lui, decide se essa è utile all’avanzamento del Regno di Dio oppure no. In Ebrei 2:4 sta scritto: “mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro, con dei segni e dei prodigi, con opere potenti e svariate, e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la SUA volontà.”

            A noi credenti, adottati dallo Spirito di Adozione e divenuti “figliolanza” gioiosa, adorante e ringraziante del Signore Gesù Cristo, nel Quale abbiamo trovato tutto pienamente, rimane il compito di COLLABORARE con lo Spirito Santo, chiedendo a Lui di organizzare la nostra... partecipazione!

            Il nostro pensiero deve CAMBIARE, specie quando pensiamo ad un possibile nostro SERVIZIO (diaconia), come servi del Signore: essendo dotati, dotati di vita eterna, proiettati verso un’eternità con Cristo, cominciamo un lavoro eterno, ragionando in termini di eternità!

L’unico che ci può aiutare in tal senso è SOLO ed UNICAMENTE lo Spirito Santo, che di eternità... se ne intende meglio di chiunque altro!

            Essere collaboratori e servitori di Dio è il modo che Dio ha scelto per manifestare la potenza della Pentecoste. Dio non si serve di angeli o di arcangeli, ma di uomini, per annunciare la Sua Pa­rola, con i segni e prodigi che la accompagnano.

Servizio e servitori hanno in greco “diaconìa” e “diàconos”, che sono tradotti comunemente coi termini “ministerio”, “ministro” o “servitore” e li troviamo in tantissimi passi.

            In greco antico:

diaconìa / diaconìas significa l’atto del servire, il servizio, la funzione e l’ufficio del diacono-servitore, il ministero, e, usata in senso lato, anche la predicazione e l’elemosina.

diàconos / diacònu = servo, serva (dal verbo diaconéo = fare un servizio, servire, far da servitore, essere utile, essere d’aiuto)

            Chi sono i diaconi? Potenzialmente tutti i salvati, uomini e… donne!

            Essere salvati, riscattati dal Sangue dell’Agnello, redenti, credenti in Gesù, non significa però esse­re anche DIACONI.

            La DIACONIA è l’ulteriore crescita del cristiano, che, chiamato a LIBERTÀ dal Signore che “è lo Spirito e dov’è lo Spirito, lì c’è libertà” (2 Cor. 3:17), si fa volontariamente SERVITORE del suo nuovo Padrone Gesù Cristo, del quale vuole condividerne la missione, studiandosi di capirne “la volontà”. (2 Pietro 2:16; 2 Cor. 3:6)

            La nostra decisione di voler servire il Signore Gesù Cristo non è però sufficiente: occorre la decisione del Signore di voler essere servito da noi, almeno per conferirci l’autorità necessaria che solo il Padre può conferire! (Giovanni 12:26)

            La preghiera, a volte anche accompagnata dal digiuno, evidenzia e “riempie” LA CHIAMA­TA AL SERVIZIO.

            Gesù Cristo è il distributore dei ministeri, essendo noi i servi e Lui il Signore! Non ci sono altri Signori!

            La logica dell’Evangelo è il contrario della logica del mondo: chi vuole stare a capo, serve! Il maggio­re serve il minore!

            Possedere la salvezza in Cristo Gesù, come il ladrone sulla croce che accettò Gesù, perché vide in Lui il Salvatore, non ha condizioni, se non l’accettazione! Ma se ci affidiamo pienamente allo Spirito Santo, Gesù Cristo ci chiamerà al Suo servizio come “ministri”, cioè come UOMINI E DONNE DI DIO, credenti chiamati ed usati per l’avanzamento del Suo Regno e per l’edificazione della SUA CHIESA.

            Come già detto, essere salvati, riscattati dal Sangue dell’Agnello, redenti, credenti in Gesù, non significa dover o poter essere subito anche SERVITORI.

            La salvezza è gratuita per noi e a buon mercato, ma a caro prezzo di Gesù, che ha pagato tutto sulla croce. Dio ci considera “figliuoli” adottati da Gesù Cristo: i nostri peccati sono rimessi “poiché voi moriste, e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio.” (Coloss 3:3)

            Il servizio è invece a caro prezzo per noi, perché costa sacrificio a coloro che vi si dedicano e a buon prezzo per il Signore che è degno di essere ringraziato: Dio vuole essere servito, essendo “il numero Uno” nella nostra vita, cioè un Dio al di sopra di ogni altro nostro interesse, compresa la nostra vita, i nostro affetti, i nostri desideri.

            “Se uno viene a me e non odia suo padre, e sua madre, e la moglie, e i fratelli, e le sorelle, e finanche la sua propria vita, non può esser mio discepolo.” (Luca 14:26; Matteo 10:37,38; 5:13; Marco 9:50).

            Nella chiamata al Suo servizio, o Dio è il Signore di tutto oppure è il Signore di niente!

            Non dobbiamo però né preoccuparci, né pensare di esagerare, perché il Signore ci mette so­lamente alla prova, per vedere se è vero, come fece con Abrahamo!

            Infatti: “E Gesù rispose: Io vi dico in verità che non v’è alcuno che abbia lasciato casa, o fra­telli, o sorelle, o madre, o padre, o figliuoli, o campi, per amor di me e per amor dell’evangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figliuoli, campi, insieme a persecuzioni; e nel secolo avvenire, la vita eterna”.(Matteo 19:29-30)

            Con questo criterio, il Signore potrà mettere tutti gli uomini come in una... classifica di ubbi­dienza: “Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi primi.”(Matteo 19:31)

            Il servizio deve essere sostenuto dallo Spirito Santo che lavora in maniera incredibilmente perfetta, secondo tempi e modi che a noi ci sfuggono. A volte tutt’al più ne intuiamo l’efficacia!

            Purtroppo le condizioni sono molto dure, perché la “chiamata” di Gesù Cristo e la dipen­denza dallo Spirito Santo sono terreni sui quali si gioca tutto il rapporto con Dio: infatti anche se già siamo “santi”, perché santificati dal “Sangue” di Gesù Cristo, abbiamo ancora bisogno di una ulteriore e continua “santificazione”, “giacché avete svestito l’uomo vecchio coi suoi atti e rivestito il nuovo, che si va rinnovando in conoscenza ad immagine di Colui che l’ha creato.” (Colossesi 3:10)

            Servi di Chi? C’è una sola risposta: SERVITORI DI GESÙ CRISTO!

            Nell’Evangelo di Giovanni al cap 12 versetto 26 troviamo espressa in maniera sintetica tutta l’impostazione della DIACONIA. È Gesù che parla: “Se uno MI serve (diaconé), MI segua; e là dove son io, quivi sarà anche il MIO servitore (diàconos); se uno MI serve, il Padre l’onorerà.”

            Servite a Cristo il Signore! Poiché chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto; e non ci son riguardi personali.” (Colossesi 3:24:25)

            Questo è uno dei più importanti “segreti rivelati” della fede: è Gesù Cristo che vuole essere servito!

            Chi fa questo, riceve sostegno, aiuto, forza ed autorità dal Padre.

            Il servitore però non è del Padre, che non vuole essere servito, ma che sostiene ed onora colui che serve il Figlio!

            Quanto amore paterno c’è in Dio Padre, che si sente glorificato, se il Figlio viene osannato, onorato e servito!

            Dio-Padre “stravede” per Suo Figlio Gesù Cristo, tanto che è tutt’uno con Lui e vuole che il Figlio abbia tutto, gloria, onore e… servizio!

            Essere allora servitori di Cristo significa fare riferimento solo a Cristo, che ci fortifica e ci purifica con la Parola di Dio.

            In poche parole, dalla Parola siamo partiti per identificare il nostro ruolo di servitori di Cristo e alla Parola torniamo per riempirlo di contenuti!

            In 1 Timoteo 1:12, Paolo scrive: Io rendo grazie... a Cristo Gesù il Signore nostro, per avermi stimato degno della Sua fiducia, ponendo al ministero (diaconìa), me che ero blasfemo...” Paolo afferma con chiarezza e semplicità il rapporto che intercorre tra lui e Gesù: il Cristo lo aveva chiamato alla diaconìa e nessun’altri! Gesù lo aveva “degnato” di chiamarlo al Suo servizio: che grande onore è il servire il Signore!

            Altra considerazione importante: l’essere servitori di Cristo significa aver individuato in Lui il Messia, Colui che ha rinnovato il “patto” che Dio fece ad Abramo e Mosè! Il Vecchio Patto basato sulla legge è diventato un Nuovo Patto basato sulla grazia: ciò è realizzato solo in Gesù Cristo: “ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha anche resi capaci d’esser ministri (diacònus) di un nuovo patto, non di lettera, ma di spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica.” (2 Corinzi 3:6)

            La LOGICA della DIACONIA è tale che solo Gesù è il punto di riferimento per svolgere un qualsiasi ruolo o compito nella CHIESA che è SUO CORPO! Ora il CORPO svolge ogni compito che il CAPO decide di impartire. Se il CAPO è “sommo sacerdote”, anche il CORPO lo è, perché la testa lo è! Tutto ciò che è Cristo il CAPO, lo è anche ogni membro del SUO CORPO...

            Naturalmente ogni membro è NIENTE... se non è collegato AL CAPO che è TUTTO!

            Gesù Cristo ha tutte le diaconie di cui il Corpo ha bisogno: se si interrompe il contatto con Cristo, si interrompe anche la diaconia.

            I “servitori di Cristo”, possono anche essere “servitori del Corpo”, ma ogni membro che serve il Corpo, deve sempre ricevere gli ordini dal Capo, altrimenti è un membro che si muove in maniera incontrollata, disordinata, come una anomalia fisiologica tipica di un tic o di un morbo di Parkinson...

            Peggio ancora quando il Corpo si sostituisce al Capo nel dare ordini ad un qualsiasi membro: i servitori di Cristo diventano servitori della Chiesa e successivamente di se stessi!

L’intero Corpo è morto!

Stando in un Corpo morto, l’ordine è perentorio: “uscite da essa, o popol mio”! (Apocalisse 18:4)

Dobbiamo assolutamente attenerci al “Capo, dal quale tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l’accrescimento che viene da Dio”. Colossesi 2:19)

            Ogni pensiero di ribellione al servizio agli ordini del Capo non sfugge al Capo stesso, “perché la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell’anima e dello Spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore. E non v’è creatura alcuna che sia occulta davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte dinanzi agli occhi di Colui al quale abbiam da rendere ragione”. (Ebrei 4:12-13)

            Riteniamo fermamente la professione della nostra fede, e “accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi al momento opportuno”. (Ebrei 4:16)

            In conclusione, il servitore è “unto”, perché il CAPO è unto! L’olio dell’unzione infatti SCENDE come quello che simbolicamente “sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d’Aaronne, che scende fino all’orlo dei suoi vestimenti”. (Salmo 133:2)

L’unzione di Cristo “scende” fino ai servitori più umili e poco importanti: l’unica condizione è che essi appartengano al corpo del “sommo sacerdote Gesù Cristo”!

L’appartenenza al Corpo di Gesù però non necessariamente deve significare la chiesa visibile, ma... LA COMUNIONE FRATERNA con quanti amano il Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo! “Ecco, quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli dimorino assieme!” (Salmo 133:1)

La Chiesa “visibile” non può escludere la Chiesa “invisibile”, ma deve tendere a farla coincidere: quando ciò non accade, la VERITÀ non gioisce con l’AMORE!

 


 

Capitolo 12 La chiamata

 

 

 

 

            La conversione è stare dalla parte di Dio.

            “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli.” (Luca 22:31-32 e anche Matteo 26:30-35; Marco 14:26-31; Giovanni 13:36-38).

 

            Dobbiamo uscire dalla nostra religione, qualun­que essa sia, ed entrare IN CRISTO.

            Dobbiamo abbandonare tutti i riti, le credenze, le filosofie e le favole senza fine, tutte le tradi­zioni e le abitudini e NASCERE DI NUOVO IN CRISTO. (Apocalisse 18:4)

            Accettando Gesù come PERSONALE SAL­VATORE, siamo USCITI dal vecchio “mondo”, dal vecchio “uomo”, dalla vecchia “vita”, dalla vecchia “eredità”, dal vecchio Testamento e siamo ENTRATI in Gesù, nel Nuovo Mondo, nel Nuovo Uomo, in una Nuova Vita, in un Nuovo Testamento.

La situazione ora si inverte: chi sta FUORI in realtà sta DENTRO e chi rimane DENTRO il vecchio Tempio verrà cacciato FUORI dal Nuovo, quando verrà comunque chiamato FUORI a rendere conto a Gesù, il Giudice (che ovviamente sta fuori!) della sua posizione ri­guardo alla sua salvezza!

            Allora si verificheranno situazioni sconcertanti e spiacevoli, perché quelli “degni” secondo la re­ligione”, proprio perché non sono ENTRATI in Cristo, saranno cacciati FUORI. I credenti in Cristo in­vece, poco “blasonati” perché non degni secon­do il mondo, riceveranno il Paradiso IN CRI­STO!

            “Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli; ma i figliuoli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Quivi sarà il pianto e lo stridore dei denti. E Gesù disse al centurione: Va; e come hai creduto, ti sia fatto. E il servitore fu guarito in quell’ora stessa.” (Matteo 8:11-13)

Lo stesso concetto è ripetuto in Matteo 22:1-14 e in Matteo 25:28-34.

Molti credono di poter guadagnare la vita eterna senza aver prima lasciato il loro modo di pen­sare e di vivere, ma ne verranno cacciati, perché privi dell’unico requisito essenziale: non hanno creduto a Gesù Cristo come “personale Salva­tore” (Giovanni 16:9)

Essi hanno rinunciato alla salvezza offerta da Dio, per il tramite di SUO FIGLIO, opponendo a tale offerta la religione dei loro padri (peraltro idolatri) o le stupide tradizioni degli uomini, op­pure ancora la loro fiducia in parenti che essi ri­tengono nella verità. Anche se ciò fosse vero, Dio non salva... i cognati e neppure i nipoti, ma solo I FIGLI!

Ecco perché Gesù, parlando della CHIAMATA, non disse “TUTTI”, ma “MOLTI”

“Poiché molti son chiamati, ma pochi eletti.” (Matteo 22:14)

            Tutti quelli che rimarranno nel VECCHIO TEMPIO non potranno entrare nel NUOVO! Gesù compie un’offerta col Suo Corpo, non con animali da sacrificare: se vogliamo mangiare l’offerta... dobbiamo stare ovviamente dov’è l’offerta! Ora Gesù è fuori dal VECCHIO TEMPIO: quelli che vi rimangono, sono esclusi dalla SALVEZZA offerta da Gesù! È tremendo, ma è così! Prendere o perdere! “Noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono il tabernacolo.” (Ebrei 13:10)

 

LA “CHIAMATA FUORI”: L’ECCLESIA

            Ecclesia è un termine greco composto da due parti: ek = fuori e kaléo = chiamare. Letteral­mente dunque significa “chiamata fuori”. Gesù chiama tutti alla salvezza, come quando Mosè portò TUTTI gli schiavi FUORI dall’Egitto: nessuno schiavo rimase in Egitto e nessuno schiavo fu riportato in Egitto dopo il passaggio nel mar Rosso (il mare è figura del “sangue” di Cristo che fa uscire dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia).

            Ascoltiamo la Sua voce sofferente sulla croce e non indugiamo.

            Egli ci invita ad accettarLo co­me offerta mediatrice e riconciliatrice con Dio. Egli ci chiama ad uscire e di andare incontro a Lui, sul Golgotha!

“VIENI A ME!” Ti grida Gesù!

            La “chiamata fuori” è la chiesa, è la scoperta che Gesù Cristo ci chiama ad uscire fuori da tutti gli schemi umani, da tutte le tradizioni, da tutte le filosofie, da tutti i riti, da tutti i legalismi, da tutte le religioni di qualsiasi tipo, forma e de­nominazione e A SEGUIRE LUI, SOLO LUI E NIENT’ALTRO CHE LUI!

            Gesù Cristo ti chiama ad uscire fuori dalle tradizioni e dalle liturgie, dagli schemi e dalle religioni, dalle filosofie e dalle teosofie, dal paganesimo e dall’idolatria, dal misticismo e dalle politiche di potere, da ogni legame insomma che ti imprigiona la mente o il cuore.

            Se sei disposto ad uscire da tutto ciò, troverai Gesù Cristo che sarà il “tuo tutto”. Nessuno ha mai fatto di più per te e niente è paragonabile a quello che può fare Cristo per te. Ricevere il dono della vita eterna, non ha paragone.

            Anche oggi Gesù ci incontra FUORI da ogni sinagoga, da ogni tempio, da ogni religione, da ogni chiesa, perché Egli è lo stesso ieri, oggi, e in eterno.

            La presenza di Gesù FUORI dalla sinagoga è stata una certezza per i primi cristiani.

Non facciamoci trasportare “qua e là da diverse e strane dottrine” che dicono diversamente, perché Gesù Cristo è fedele alla Sua Parola, non a dottrine umane!

“Perciò anche Gesù, per santificare il popolo col proprio sangue, soffrì fuor della porta. Usciamo quindi fuori del campo e andiamo a lui, portando il suo vituperio.

Poiché non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura.” (Ebrei 13:12-14)

            Forse Gesù non piacerà a coloro che vogliono stare sotto un tetto stabile sorretto da colonne e da muri, ma, purtroppo per loro, Gesù è un VERO TEMPIO spirituale, con tutti i “servizi” inerenti: c’è un altare spirituale e ci sono sacrifici spirituali! L’altare è la salvezza offerta dal Sangue di Gesù e i sacrifici sono fatti di lode e di beneficenza: “Noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono il tabernacolo. Per mezzo di lui, dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra confessanti il suo nome! E non dimenticate d’esercitare la beneficenza e di far parte agli altri dei vostri beni; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.” (Ebrei 13:10,15-16)

            Lui è la PORTA del Regno di Dio. Il resto è parete. Non bisogna sbagliate ad entrare per la porta, oppure non si entra per niente.

            La chiamata è per tutti, nessuno escluso.

            Tutti sentono la voce di Gesù Cristo almeno una volta nella vita.

Non ubbidire o non rispondere è sempre una scelta fatale. Nessuna buona coscienza ci salverà dal rifiuto che viene opposto a Gesù.

Un’utile lettura chiarirà meglio:

“Ed egli disse loro: Sforzatevi d’entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cer­cheranno d’entrare e non potranno. Da che il padrone di casa si sarà alzato ed avrà serrata la porta, e voi, stando di fuori, comincerete a pic­chiare alla porta, dicendo: Signore, aprici, egli, rispondendo, vi dirà: Io non so d’onde voi siate.

Allora comincerete a dire: Noi abbiamo mangia­to e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!

Ed egli dirà: Io vi dico che non so d’onde voi siate; dipartitevi da me voi tutti operatori d’iniquità. Quivi sarà il pianto e lo stridore dei denti, quando vedrete Abramo e Isacco e Gia­cobbe e tutti i profeti nel Regno di Dio, e che voi NE SARETE CACCIATI FUORI. E ne verranno d’oriente e d’occidente, e da set­tentrione e da mezzogiorno, che si porranno a mensa nel Regno di Dio.” (Luca 13.22-29; vedi anche Matteo 7:13-23; 8:11,12).

            Non c’è nessuna chiesa da frequentare o da vedere o da abbracciare, nessuna tessera da ritirare...

C’è solo da credere che un Uomo, Gesù Cristo, il Messia Vivente, sia capace di toglierci la condanna del peccato che ci portiamo addosso caparbiamente e super­bamente.

Gesù ci chiama. Andiamo da Gesù, ma andiamo prima di ogni altro posto alla CROCE!

“Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, venne al luogo del Teschio, che in ebrai­co si chiama Golgota... perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città (Giovanni 19:17-20; Matteo 27:32 56; Marco 15:21-41; Luca 23:26-49).

            Andare alla croce è l’incontro con Gesù!

            Gesù lo incontreremo, quando lo andremo a cercare FUORI dal “tempio”, reale o meta­forico che sia.

            Del resto gli stessi “religiosi tradizionalisti” tirano a cac­ciar fuori “quelli che sono sulla via della sal­vezza”!

            L’episodio della guarigione del cieco nato, chia­risce e conferma il concetto:

“Questo dissero i suoi genitori perché avevano paura dei Giudei; poiché i Giudei avevano già stabilito che se uno riconoscesse Gesù come Cristo, fosse espulso dalla sinagoga.” (Giovanni 9:22)

I Capi della sinagoga sentenziarono contro il mi­racolato: “Essi risposero e gli dissero: Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi, e lo CACCIA­RONO FUORI.

Gesù udì che l’avevano cacciato FUORI; e TROVATOLO (ovviamente “fuori”!) gli disse: Credi tu nel Figliuol di Dio?

Colui rispose: E chi è egli, Signore, perché io creda in lui?

Gesù gli disse: Tu l’hai già veduto; e quello che parla con te, È LUI. Ed egli disse: Signore, io credo. E Gli si prostrò dinanzi. (Giovanni 9:34-38)

            Con la morte di Gesù sulla croce, con la sua resurrezione e con la sua ascesa in cielo, i discepoli furono chiamati ad annunciare l’Evangelo al mondo intero, con l’aiuto e la guida dello Spirito Santo. Perché?

Il Corpo di Cristo, costituito dai credenti, era rimasto senza il Suo Capo e tale sarebbe rimasto se Gesù Cristo stesso non avesse provveduto a mandare un Suo Sostituto come “GUIDA, pur rimanendo Egli stesso come CAPO.

La Chiesa-CORPO avrebbe continuato ad avere Gesù Cristo come CAPO”, e avrebbe avuto il modo di collegarsi a Lui, mediante LA PREGHIERA, sempre a Lui.

In tale compito di “collegamento” il ruolo dello Spirito Santo era, ed è essenziale: Egli porta le preghiere dei credenti davanti al Trono dell’Agnello, traducendole in sospiri ineffabili.

Non ci sono altri mezzi, altri mediatori o mediatrici: lo Spirito Santo è l’unico mediatore fra i credenti e Gesù Cristo, essendo Gesù Cristo l’unico mediatore fra noi e Suo Padre.

Che sia ben chiaro il fatto che la Chiesa non è Dio, ma solo il Corpo di Cristo ed in tale veste, essa o è in “collegamento” con Cristo o è … decollata.

Come un corpo decollato è letteralmente morto, così una Chiesa decollata è senza la guida dello Spirito Santo, con tutte le conseguenze che ne derivano: false dottrine, eresie di perdizione, interessi carnali, simonia, sopraffazioni e violenze.

Il Capo è Cristo e solo Lui, essendo Vivente, può dare ordini alla Chiesa dei credenti (i famosi “rhémata”, plurale di “rhèma”).

Tutti i messaggi che non provengono da Gesù Cristo sono falsi. Non dimentichiamoci mai che Satana si presenta come Angelo di Luce e si spaccia per Gesù Cristo o altre figure care alla credulità popolare e sforna in continuazione falsi messaggi, false rivelazioni e false religioni.

Per questo motivo esiste il dono spirituale del “discernimento degli spiriti”, che lo Spirito Santo ha promesso nella prima epistola ai Corinzi al cap. 12.

La Chiesa non è Dio, e non dà ordini, ma riceve e trasmette ordini da Dio! Oggi si direbbe che la Chiesa fa solo “copia ed incolla”! Non è abilitata a fare altro!

 

I CHIAMATI

            Chi ubbidisce e risponde positivamente alla chiamata di Cristo è UN CHIAMATO!

            Ciò è confermato da tantissimi passi:

“Fedele è l’Iddio dal quale siete stati chiamati alla comunione del suo Figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore.” (1 Corinzi 1:9)

“Poiché i Giudei chiedono dei miracoli, e i Greci cercan sapienza; ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per i Gentili, pazzia; ma per quelli i quali sono chiamati, tanto Giudei quanto greci, predi­chiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; (1 Corinzi 1:22-24)

“Mi meraviglio che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo a un altro evangelo, che poi NON CE N’É UN ALTRO; però ci sono alcuni che vi tur­bano e che vogliono sovvertire l’evangelo di Cristo (allontanando cioè dall’offerta che Gesù ha fatto sulla croce!). Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema.(Galati 1:6)

- Giuda scrisse l’epistola, “ai chiamati che sono amati in Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo (Giuda 1)

Paolo scrisse ai chiamati: Romani 1:6-7; 8:28; 1 Corinzi 1:2; Galati 5:13; Efesini 1:18; 4:4; Colossesi 3:15; Tessalonicesi 4:7; 2 Tessaloni­cesi 2:14; Ebrei 9:15.

Pietro scrisse pure ai chiamati. 1 Pietro 1:15 e più dettagliatamente “Ma voi siete una gene­razione eletta, un reale sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce... Per­ché a questo siete stati chiamati: poiché anche Cristo ha patito per voi, lasciandovi un esem­pio, onde seguiate le sue orme; (1 Pietro 2:9,21; vedi anche 1 Pietro 3:9; 5:10 e 2 Pietro 1:3)

– Nell’Apocalisse 17:14 vinceranno “quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e fedeli.”

            In altre parole, essere CHIAMATI significa “rientrare nel piano di Dio”, che ha deciso auto­nomamente di farci partecipare al Suo “Piano Salvezza” e ci ha predestinati in Cristo, preco­nosciuti in Cristo, giustifi­cati in Cristo e glorificati in Cristo. (Romani 8:28-30)

            Essere chiamati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.         

I chiamati sono tutte “pecore” sotto UN SOLO PASTORE: GESÙ CRISTO!

            I “pastori” conduttori di chiese, o sono anch’essi “pecore” o non sono neppure “salvati”!

            Essi, tutt’al più, sono pecore capi-gregge, che hanno il classico campanello al collo per indicare la via di Cristo alle altre pecore...

            Il conduttore segue Cristo ed indica la via di Cristo a quanti vogliono ascoltare la sua campa­nella...

Come Giosuè, essi dicono: “Quanto a me e alla casa mia, serviremo all’Eterno” (Giosuè 14:15). Chi si vuole unire a noi è libero di farlo!

Gesù Cristo non costringe nessuno, perché lascia sempre la libertà di scelta fra un’offerta d’Amore e la perdizione nei meandri delle religioni non salvifiche.

            Ci sono persone che sono per carattere “bastian contrario” e se gli offri A, vogliono B e se gli offri B, vogliono A. Gesù è disposto anche a giocare con loro, per di vederli salvati!

           

I CONTENUTI DELLA “CHIAMATA FUORI”

            La “CHIAMATA FUORI” (l’ecclesia) da parte di Gesù, è la chiamata:

1 - alla salvezza. Gesù è stato mandato da Dio-Padre per salvare l’umanità e condurla alla vita eterna e al Suo Regno Eterno. È bello sapere che Egli ci chiami per nome e ci inviti a seguirLo. Egli ci conosce fin dal grembo di nostra madre ed anche prima e, se noi siamo interessati ai suoi doni, Egli ci dà la Vita. Il sogno dei filosofi e tutte le risposte alle domande esistenziali si concretizzano nella chiamata di Gesù Cristo: “Poiché la Sua potenza divina ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà per mezzo della conoscenza di Colui che ci ha chiamati mediante la propria gloria e virtù.” (2 Pietro 1:3)

            Stare con Gesù è la gioia di avere una comunione speciale con un Amico. Chi può dire di avere un Dio per Amico? Il cristiano non solo lo afferma, ma ci conta, in ogni momento della sua vita terrena: “Fedele è l’Iddio dal quale siete stati chiamati alla comunione del suo Figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore.” (1 Corinzi 1:9)

            Sembra strano se non addirittura incredibile, ma la chiamata di Dio alla salvezza, pone i chiamati su un piedistallo, per essere “superiore” agli altri essendo portatori di un’esperienza che gli altri non hanno ed essendo maestri di vita, per quanti sono ancora sulla via della salvezza. Il cristiano non si può vantarsi di nulla, se non del Signore “per mezzo del quale abbiamo ricevuto grazia e apostolato per trarre all’ubbidienza della fede tutti i pagani, per amore del suo nome (tra questi siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo) a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati ad esser santi, grazia a voi e pace da Dio, no­stro Padre e dal Signore Gesù Cristo.” (Romani 1:5-7; vedi anche 1 Corinzi 1:2)

            Abbiamo letto La Parola di Dio, ci abbiamo creduto ed abbiamo ottenuto quanto in Essa è promesso. Chiunque può fare altrettanto e chiedere la certezza della salvezza: “Chiedete e vi sarà dato”. Così sta scritto e così sia!

 

2 - all’eredità. Abbiamo da riscuotere un’eredità, ma, se nessuno ci avverte che il Testatore è morto, non potremo mai reclamare la parte che ci spetta. Ebbene Gesù Cristo è morto sulla croce veramente e veramente è risuscitato. Chi legge questo messaggio è ufficialmente avvertito. Non avrà più scuse per l’eternità, se non reclamerà presso lo Spirito Santo la sua quota che Gesù gli ha lasciato sulla croce. Ecco perché la seconda parte della Bibbia si chiama “Nuovo Testamento”.

“Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati rice­vano l’eterna eredità promessa.” (Ebrei 9:15)

            Che vogliamo? Una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, per avvertirci che il Testamento è stato aperto. noi siamo eredi e il Notaio (lo Spirito Santo) ci sta cercando?

Dai, prima lo facciamo e prima godiamo delle benedizioni di Dio. Quando nessuno ci vede, nel chiuso della cameretta, basta mettersi in ginocchio e pregare Gesù Cristo affinché l’eredità promessa ci venga immediatamente data. Un grande predicatore soleva dire: “Se ubbidiamo alla chiamata, ci inginocchiamo poveri peccatori e ci alziamo ricchi figli di Dio!”

È ovvio che poi la nostra vita avrà una svolta e anche la nostra mente avrà un rinnovamento, “non rendendo male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedicendo; poi­ché a questo siete stati chiamati onde ereditate la benedizione.” (1 Pietro 3:9)

 

3 - alla speranza: “V’è un corpo unico ed un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad un’unica speranza, quella della vostra vocazione. (Efesini 4:4) Fede, speranza ed amore sono le tre cose fondamentali e durature: la fede è come un tunnel che si imbocca per superare una montagna, la speranza è l’uscita dal tunnel o la luce che si vede da lontano e l’amore è il nostro compagno di viaggio. Avere speranza è come avere il rimedio contro la depressione, perché si riesce a vedere più lontano dell’orizzonte, preparando gli eventi, nonostante le apparenze contingenti. Solo la speranza sostenne Ruth la moabita, Giobbe nel periodo della prova, Davide nella lotta per il trono, Israele per il suo avvenire, l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione del mondo, i credenti per il ritorno glorioso di Gesù Cristo.

Abrahamo, chiamato padre della fede, addirittura continuò a sperare anche “contro speranza”, sapendo che Dio gli avrebbe dato una discendenza nonostante la sua vecchiaia.

La speranza dei chiamati è che Colui che chiama è poi Colui che provvede, che imbandisce la loro tavola, che custodisce il loro avvenire e che realizza i loro sogni e desideri.

La speranza fa dormire sonni tranquilli e fa affrontare meglio ogni avversità della vita e dà la forza per sostenere la lotta contro le ingiustizie.

Una buona sintesi sulla speranza è offerta in Romani 5:1-8: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; io invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.”

La speranza di Davide contro Golia si basava sull’esperienza che aveva avuto contro il leoncello. Se Dio ci sostiene nel piccolo, perché non ci dovrebbe sostenere nel grande?

La testimonianza di Cristo è lo spirito della profezia (Apocalisse 19.10) e la profezia alimenta la speranza in chi crede in Lui.

 

4 - all’unità: l’unità dei FRATELLI è una necessità per vi­vere nella “pace”!

Il saluto “pace”, deve corrispondere ad un pen­siero sincero di “unità nella pace”, altrimenti è solo un altro ritualismo formale, che si aggiunge alla lunghissima lista dei ritualismi inutili! Infatti la pace deve stare nel cuore. Credenti che non hanno pace e non sanno stare in pace con la fratellanza, sono … fratelli “intrattabili”!

È fin troppo facile dire di avere la pace di Cristo e poi portare divisione, invidia, rancore e altra radice amara, nel Corpo di Cristo, che è la Chiesa. L’apostolo Paolo è categorico: “E la pace di Cristo, alla quale siete stati chia­mati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. (Colossesi 3:15)

Il Corpo di Cristo è uno. È inutile dire che dobbiamo esser uniti! I credenti sono già uniti in Cristo. Non ci sono unioni fittizie da fare, per essere tutti cattolici o tutti evangelici. Cristo non ha denominazioni. Il Suo Corpo è uno. Se poi vogliamo unire Cristo e Beliar, questo è un altro discorso.

I credenti appartengono alla “Chiesa invisibile” di Gesù Cristo. Se essa diventa visibile, meglio ancora.

 

5 - alla libertà: Cristo dà la libertà di “figli adottivi” del Suo Regno, che però devono essere responsabili e degni di appartenerci. Ci sono troppi credenti che si comportano irresponsabilmente nelle chiese e impongono pesi inesistenti, per signoreggiare sugli altri, per speculare sugli altri, per guadagnare ingiustamente ed evitare di lavorare, per ingrandirsi e costruire locali di culto, per essere serviti invece che servire. Non parliamo della piaga della decima, che è un discorso solo veterotestamentario. Gesù chiede offerte libere e “allegre”, scaturenti dalla gratitudine e dalla riconoscenza verso Dio e non dall’obbligo di una odiosa tangente da pagare come servi. I credenti sono “figli” e quindi non possono pagare a se stessi, essendo essi stessi i titolari dell’“azienda di famiglia”: i figli non pagano tasse. Allora cerchiamo di capire bene cosa vuole dire l’apostolo Paolo quando scrive: “Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a liber­tà; soltanto non fate della libertà un’occasione alla carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni gli altri” (Galati 5:13)

 

6- alla gloria: La chiamata alla gloria è qualcosa di straordinario, di meraviglioso, di stupendo, di allucinante, al di sopra e al di là di ogni aspettativa. Come credenti “umani” neanche possiamo immaginare una cosa simile: “A questo Egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro Evangelo, onde giungiate a ottenere la gloria del Signor nostro Gesù Cristo.” (2 Tessalonicesi 2:14)

Una cosa simile è indescrivibile, così come racconta l’apostolo Paolo rapito fino al terzo cielo, dove udì parole ineffabili che non è lecito all’uomo pronunciare (2 Corinzi 12:2-4)

Attualmente possiamo solo parzialmente immaginare cosa possa essere la potenza della gloria di Dio, quando per esempio vediamo i carismi dello Spirito all’opera nella chiesa di Cristo, ma neanche lì arriviamo a percepirne la portata.

Stefano, il primo martire, vide “la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio” (Atti 7:55)

Se però qualche scettico dice che la gloria è un discorso postumo e che troppo per l’uomo, sappia che “noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito.” (2 Corinzi 3:18)

Non c’è dubbio: è come una preparazione, che comincia dal giorno della nostra “nuova nascita” e finisce davanti al Trono di Gesù Cristo.

Servire degnamente Cristo è la via per ottenere addirittura “la corona della gloria: “Pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce.” (I Pietro 5:2-4)

Insomma Cristo rivestirà i suoi della Sua Gloria.

“Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chia­mati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà” (1 Pietro 5:10)

Sapendo questo, pensiamo ancora alla gloria passeggera di questo mondo? Che potrà mai essere la gloria effimera di questo mondo, in confronto della gloria duratura che ci darà Gesù Cristo?

I Cesari della storia, e tutti i trionfatori, osannati sui classici cavalli bianchi, neanche potranno reggere un attimo al paragone della gloria di Cristo e dei suoi fedeli!

 

7 - alla fede oltre la morte: “Per fede Abrahamo, quando fu messo alla prova, offrí Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrí il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: “E in Isacco che ti sarà data una discendenza”. Abrahamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione.”. (Ebrei 11:17-19)

La fede di Abrahamo fu messa alla prova come non è mai avvenuto con nessun uomo. Egli sapeva che Dio esisteva, sapeva che suo figlio Isacco sarebbe vissuto per generare figliuoli e figliuole, sapeva però che Dio lo voleva morto: non sapeva come Dio avrebbe fatto per farlo essere un capostipite di una nazione da morto. In pratica la fede di Abrahamo va oltre la morte, va oltre il visibile, va oltre il possibile: affonda le sue radici nell’impossibile e nell’ignoto.

In pratica Abrahamo crede nell’imperscrutabile e nella capacità di un Dio di dargli un “super-Isacco”, morto e risorto, offerto in sacrificio e ridatogli “immortale”, se non addirittura trasformato in qualcuno di una nuova razza speciale con “super-poteri”. A Dio tutto è permesso, tutto è concesso, tutto è possibile. In pratica la fede di Abrahamo poggiò sul vuoto riempibile solo da Dio. Dio poteva anche togliere ad Abrahamo un Isacco umano e ridarglielo “angelico”!

Nessuno ha mai potuto solamente immaginare cosa poté passare dentro la mente di Abrahamo in quel momento.

È facile per noi oggi ammirare il sacrificio che Abrahamo stava per compiere, sapendo come poi si risolse la faccenda, ma Abrahamo, diversamente da noi, non lo sapeva e non lo poteva neppure immaginare. La fede di Abrahamo va oltre la scienza, e oltre lo scibile umano.

La resurrezione di Isacco si risolse in una non-morte di Isacco. Dio fece il miracolo, non facendo nulla. Ci fu una sostituzione di offerta! Incredibile. Abrahamo non avrebbe mai capito questo, se l’angelo non gli avesse fermato la mano. Per Abrahamo la morte di Isacco era cosa fatta!

La cosa straordinaria è che la sostituzione della vittima è ancora più incredibile! (Genesi 22:13)

Quel montone era un simbolo “sconosciuto” ad Abrahamo, perché era “figura di Cristo”, un montone “umano, nato in una stalla e poggiato in una mangiatoia, ed offerto realmente su un altare non fatto da mano d’uomo, per dare ad Abrahamo una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia del mare. Questa era la promessa: “Mira il cielo, e conta le stelle, se le puoi contare”. E gli disse: “Così sarà la tua discendenza”. (Genesi 15:5)

Abrahamo in pratica ebbe DUE DISCENDENZE, una visibile e reale in Isacco e nel popolo Ebreo ed una invisibile e spirituale in Cristo e in tutti i “nati di nuovo”, d’acqua e di Spirito così come in seguito lo stesso Gesù avrebbe spiegato a Nicodemo, uno dei capi del Sinedrio.

Gesù è il “montone”, l’Agnello maschio offerto in sacrificio e questa fu la spiegazione che Filippo dette all’eunuco, ministro della regina Candace: “Egli è stato menato all’uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperta la bocca… E Filippo… gli annunziò Gesù.” (Atti 8:32-35)

Come credenti “moderni” anche noi siamo chiamati a sostituire la morte “nostra” come di Isacco, con la morte del “montone” Gesù Cristo: parteciperemo al “Progetto Abrahamo”, prendendo possesso di un Regno che comincia su questa Terra per finire sulle braccia di Cristo.

Tale fu anche la visione dell’apostolo Giovanni descritta nell’ultimo Libro della Bibbia: “Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato”. (Apocalisse 5:6-12).

Se cercate un altro libro oltre l’Apocalisse, non c’è!

La grandezza della fede di Abrahamo comincia nella Genesi e finisce nell’Apocalisse.

Le due discendenze di Abrahamo attualmente coesistono e sono rappresentate dal popolo ebraico e dal popolo cristiano evangelico. Il primo è l’albero portante, il secondo è l’innesto. Nessuno dei due esclude l’altro e nessuno dei due è superiore all’altro. Sono entrambi un unico popolo che affonda le radici in un unico capostipite, Abrahamo.

            L’apostolo Paolo così spiega la situazione: “… Abramo, il quale è padre di noi tutti (secondo che è scritto: Io ti ho costituito padre di molte nazioni) dinanzi al Dio a cui egli credette, il quale fa rivivere i morti, e chiama le cose che non sono, come se fossero. Egli, sperando contro speranza, credette, per diventar padre di molte nazioni, secondo quel che gli era stato detto: Così sarà la tua progenie.” (Romani 4:16-18)

            La discendenza di Abrahamo non è una nazione, ma MOLTE NAZIONI: Israele e tutte le altre dove si predica la salvezza in Cristo Gesù.

            Per secoli si è creduto e predicato in una “sostituzione” del popolo ebraico col popolo cristiano, togliendo al primo la qualifica di “popolo di Dio”. Tale abuso è ampiamente sconfessato dalla ricostituzione della nazione di Israele, che, ha rimesso in moto l’orologio profetico di Dio.

            Gli ebrei si sono sempre mantenuti distinti dagli altri popoli, dovunque sono andati, perché Dio li ha amati anche così, e nessuno può escluderli dall’amore di Dio. Neanche gli apostoli hanno mai osato dire tanto.

            Si è anche detto categoricamente , che senza Gesù Cristo nessuno andrà al Padre e accederà alla salvezza: Abramo il montone l’ha offerto e con lui tutti i discendenti di Abrahamo.

            Le due discendenze di Abramo, quella in Isacco e quella nel “montone-Agnello”, hanno affrontato nei secoli la violenza delle religioni sataniche, rappresentate dal Cattolicesimo e dall’Islamismo. La Chiesa di Roma ha fatto scempio di entrambi, ghettizzando, sfruttando e schiavizzando gli ebrei e dichiarando eretici gli evangelici, torturandoli e bruciandoli sui roghi.

            La religione islamica si è dichiarata nemica della Bibbia e della Verità, arrivando a sostituirla con un libro di chiara ispirazione satanica, chiamato “Corano”.

Cattolicesimo ed Islamismo sono le due corna della Chiesa di Roma: “Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, ed aveva due corna come quelle d’un agnello, ma parlava come un dragone.” (Apocalisse 13:11)

            Sembra una beffa il fatto che il papa si vesta di bianco e dica di essere il “Vicario di Cristo” e che l’Islam creda in un Dio “misericordioso”. Lupi vestiti da pecore, guerrafondai vestiti da pacifisti, religiosissimi con la loro fede sanguinaria.

            Abrahamo ha avuto dei nemici giurati, ma li ha vinti.

            Cristiani ed ebrei hanno dei nemici giurati, ma vinceranno. Così sta scritto e così sarà, perché è dato all’Agnello di vincere tutti i nemici, “perché egli è il Signor dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e fedeli.” (Apocalisse 17:14)

            Lo Spirito Santo non è un optional della fede, ma ne è l’Artefice. Egli si muove nel popolo ebraico e nei cristiani, stabilendo, in entrambi, una supremazia innegabile su tutti gli altri popoli della Terra. Il sacrificio che Dio ordinò ad Abrahamo, in pratica Gli servì per “piazzare” Suo Figlio, il Redentore di Giobbe, ma senza nulla togliere ad Isacco, figlio della fede.

            Se Abrahamo avesse realmente ucciso Isacco, ciò sarebbe stato il primo ed unico “sacrificio umano” voluto da Dio in tutta la Bibbia.

Abrahamo fu contento di immolare un montone al posto di Suo Figlio, mentre Dio-Padre fu contento di immolare Suo Figlio come offerta di un profumo soave ed “in virtù di questa “volontà” noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.” (Ebrei 10:10)

Le due offerte, una chiesta e non effettuata, ed una sostitutiva ed effettuata, dettero ad Abrahamo la certezza che Dio lo avrebbe costituito Padre di molte nazioni.

Non ci rimane che ringraziare Dio per quel “montone” sacrificale, mediante il quale la vita di miliardi di peccatori, ha avuto un senso ed una svolta, diventando scintille di luce divina e brillanti come le stelle del cielo, aggiungendosi alle scintille brillanti della discendenza naturale di Abrahamo. (Matteo 5:14)

Dio ha acceso le luci in cielo. Che a nessuno venga voglia di spegnerne qualcuna!

I credenti in Cristo, si “aggiungono” ai credenti ebraici, non li sostituiscono!

Abramo, col suo “montone” offerto da Dio e figura di Cristo, ha anticipato il “Progetto Gesù Cristo” che ha permesso ai “gentili” di accedere alla grande e a pieno titolo al “Progetto Abrahamo”, come il popolo ebraico, ma senza essere ebrei, come i circoncisi, ma senza la circoncisione visibile, come i festanti pasquaioli usciti dall’Egitto, ma senza le erbe amare, come con l’unzione che scorre dal capo di Araonne, ma con quella di un misterioso Melchisedek.

 

8- alla lode: molti sono i motivi per lodare Gesù Cristo e ce li ricorda l’apostolo Paolo: “Perciò anche Gesù, per santificare il popolo col proprio sangue, soffrì fuor della porta. Usciamo quindi fuori del campo e andiamo a lui, portando il suo vituperio. Poiché non abbiam qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura. Per mezzo di lui, dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra confessanti il suo nome!” (Ebrei 13:12-14)

            Può capitare di voler lodare Dio e rimanere a bocca chiusa, perché non ci viene in mente niente o poco più. Non Lo vogliamo lodare e ringraziare per aver dato la Sua vita per noi? Mica è cosa da poco: le sofferenze sono state vere sofferenze e le frustate vere frustate. Gesù non si sottrasse a niente e nessuno prese il suo posto, a differenza di quello che asserisce il falso Vangelo di Barabba scritto dagli arabi nel tredicesimo secolo, secondo cui Barabba fu tramutato con le sembianze di Gesù Cristo e morì al suo posto, mentre Gesù se ne stava comodamente in cielo a guardare…

            Satana ha cercato di togliere anche questo a Gesù Cristo: la sofferenza, per minimizzarne i meriti e togliere al ladrone della croce la promessa del paradiso!

            Lodare Gesù per ciò che ha fatto e subìto sulla croce si può fare e si deve fare. È un atto dovuto, perché mediante la Sua morte, noi abbiamo avuto l’offerta “pagata” per il perdono dei nostri peccati.

Lodiamo Gesù, perché non abbiamo qui una città stabile, ma la promessa di un Regno che non sarà mai smosso, una città celeste che abiteremo per sempre. Se uno ci regala qualcosa di molto ma molto prezioso, non ci nasce un sentimento di riconoscenza, se non altro almeno ogni volta che vediamo la potenza dello Spirito Santo agire dentro di noi ed intorno a noi?

La lode è il sacrificio dei chiamati alla salvezza, il frutto di labbra confessanti il nome di Gesù Cristo. Se invece di lamentarci e di abbatterci immersi nelle nostre preoccupazioni quotidiane e ci venisse in mente di lodare Gesù e ringraziarlo, vedremmo la realtà che si trasforma sotto i nostri occhi e avremmo gli occhi spirituali aperti nel vedere come la sapienza di Dio ci apre altre strade ed altre soluzioni.

Diceva un predicatore che i chiamati alla salvezza sono anche chiamati a cambiare residenza: dalla via della Tristezza alla via della Lode!

In via della Lode ci abita Gesù e noi siamo i suoi vicini di casa!

 

9 - alla santificazione ulteriore: se chiamati alla salvezza da Gesù Cristo, e se abbiamo risposto positivamente un giorno e per sempre, non dobbiamo rispondere ancora ed ancora. Anche Dio non ci chiamerà più: abbiamo accettato. Stop!

            Comincia una nuova vita, da santi, da salvati, da credenti, da figli adottivi di Dio, da servi dell’Iddio Vivente. Dobbiamo adeguarci a questa nuova realtà.

            Ecco allora che l’apostolo Pietro si è scomodato ad avvertirci di seguire il percorso che lui stesso ha sperimentato: impegnandovi seriamente “aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’Amore. Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo.” (II Pietro 1:5-8)

            A che punto di cottura, pardon di santificazione, siamo arrivati? Sembra come una piccola scala da salire con l’aiuto del Signore che ci tiene per mano: “come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poi­ché sta scritto: Siate santi, perché io sono santo.” (1 Pietro 1:15)

            Attenzione: è importante capire che senza Gesù Cristo e lo Spirito Santo, che ci guida e ci parla di Lui, non possiamo fare niente. Non facciamo gli ipocriti o i superbi o gli arroganti: Dio ci aiuterà in questo percorso, perché Lui ci tiene a fortificare personalmente i Suoi, “Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione.” (Tessalonicesi 4:7)

            Anche l’Apocalisse si chiude con una frase che fa riflettere da duemila anni: “chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo si santifichi ancora”. (Apocalisse 22:11)

            Purtroppo c’è da aggiungere una dolorosa postilla, per chi non ha risposto positivamente alla chiamata del Signore: “Chi è ingiusto continui a praticare l’ingiustizia; chi è impuro continui a essere impuro” (Apocalisse 22:11): l’ira dell’Agnello sarà la loro retribuzione (Apocalisse 6:15)

            È una libera scelta… di morte!

            Dio non contende con l’uomo. Gli mette di fronte due vie, la vita e la morte, e si aspetta che lui scelga ciò che è meglio per lui. Questo si aspetta il Signore.

Il fatto è che l’uomo, per imponderabili motivi può scegliere anche la morte, come il famoso Voltaire, che poi non ha trovato scampo in punto di morte e Dio gli ha chiuso la porta in faccia!

 


 

Capitolo 13 La conversione o ravvedimento

 

 

 

 

La conversione è un termine ambiguo, perché vuol dire sia la conversione di una moneta ad un’altra, sia un cambiamento di strada (la famosa conversione ad U).

In senso spirituale significa entrambe le cose.

Finché il piano di salvezza offerto da Dio, la Sua vera Natura e il Suo Amore, non furono rivelati e manifestati in Gesù Cristo, l’umanità è vissuta nell’ignoranza, cioè senza la conoscenza di Dio. Ma ora che l’Evangelo è stato annunciato, testimoniato, rivelato e proclamato, quella condizione è finita: nessuno può trincerarsi dietro la propria ignoranza.

Quando è in gioco la vita eterna, non è più un gioco, ma una cosa seria.

“Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati” (Atti 3:19).

Questo è il presupposto indispensabile sul quale chiunque può realizzare la Nuova Nascita: il ravvedimento, la conversione, non da una religione, ma da uno stato di vita, cioè un “cambiamento di mentalità”, un sincero pentimento e proposito di abbandonare il peccato.

Dio vuole “cambiare” l’uomo: da erede di morte a erede di vita, da discendente e membro della famiglia di Adamo a membro della famiglia di Cristo, da portatore di peccati a portatore di salvezza, da creatura da destinare all’inferno a figliolanza del Creatore.

Gesù è venuto per salvare ciò che era perduto: l’umanità era perduta e naufragata nel mare della ribellione e della disubbidienza, ma Gesù offre una scialuppa di salvataggio…

Occorre decidersi per la propria salvezza: abbiamo solo una vita per decidere, al più presto, prima che la morte chiuda la partita e tolga ogni opportunità di conversione. Non è concesso di convertirsi dopo la morte, perché Dio non vuole opportunisti che credono dopo aver visto, ma che credano senza aver visto.

A costoro poi dà anche l’opportunità di vedere! Provare per credere!

“Il tempo è compiuto ed il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’Evangelo” (Marco 1:15). Credere in Gesù Cristo, significa avere fiducia in Lui e nelle Sue promesse, senza dubitare di nessuna Sua Parola autorevole, prima fra tutte la Parola di perdono totale, pronunciata da Gesù dalla croce. Perdono e conversione vanno a braccetto, perché nessuno può perdonare se non Dio stesso personalmente e senza altri mediatori.

La salvezza non dipende dal credere di essersi comportati bene, di non aver fatto male a nessuno, di aver fatto buone opere, di frequentare o aver frequentato sempre la chiesa, e quant’altro; Dio troverà sempre qualcosa di malvagio fatta nella vita e in base a ciò, emetterà sempre una sentenza di condanna, a meno che… Lui non azzeri il conto decida di cancellare completamente ogni trascorso poco raccomandabile.

Dio può farlo! Dio vuole farlo! Dio lo farà senz’altro, se uno glielo chiede!

L’amore di cui si parla in Efesini 3:16 e seguenti, ha la sua logica nell’offerta unica, gratuita e incredibile della salvezza eterna in cambio della perdizione eterna: “perch’Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d’esser potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, affinché, essendo radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo, e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio. Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo, a Lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, ne’ secoli de’ secoli. Amen.”

La conversione è il cambio da un sistema ad un altro.

            L’abbandono di un sistema senza passare ad un altro sistema, non è conversione, ma rifiuto, immobilità, inutilità: pensiamo per esempio alla conversione di una moneta, dalla lira all’euro, dall’euro al dollaro, ecc.

            Occorre avere sempre in mano qualcosa, altrimenti non c’è cambio.

Occorre aver bisogno di cambiare ciò che si possiede e bisogna farlo in tempo, nei momenti favorevoli. Chi non lo fa, perde tutto, se la svalutazione è fortissima. Nel caso della Germania Est, chi non ha fatto il cambio col marco, ha buttato al vento ciò che possedeva.

In campo spirituale la cosa è ancora più drammatica: quanto vale la vita umana, data in cambio della vita eterna?

Dio ha un grande rispetto dell’uomo e non vuole che egli venga disprezzato o deprezzato: Dio vuole “arricchire” l’uomo e dargli un cambio all’ennesima potenza.

Il problema è vedere quanto vale la vita umana per Dio.

In base a Genesi 2:7 l’uomo ha il valore del materiale di cui è fatto: “Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra….”

In base a Ecclesiaste 3:20 “tutti vengono dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere.”

In base al Salmo 62:9 l’uomo vale meno della polvere: “Gli uomini del volgo non sono che vanità, e i nobili non sono che menzogna; messi sulla bilancia vanno su, tutti assieme son più leggeri della vanità.”

Il re Belsatsar, non essendosi umiliato il suo cuore, fu pesato. Famoso è il passo in cui un mozzicone di mano tracciò una scritta su un muro e “Questo è lo scritto che è stato tracciato: MENE, MENE, TEKEL, UFARSIN. E questa è l’interpretazione delle parole: MENE: Dio ha fatto il conto del tuo regno, e vi ha posto fine. TEKEL: tu sei stato pesato con la bilancia, e sei stato trovato mancante.” (Daniele 5:25-31)

Anche nel Salmo 103:14 troviamo scritto: “Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere.”

            Siamo disposti a barattare con Dio la nostra polvere con un’offerta di salvezza eterna?

Per fare questo però c’è bisogno che l’uomo dia tutto ciò che serve per fare il CAMBIO: tutto se stesso, compreso il suo cuore, altrimenti Dio non accetta lo scambio!

            Pensate: Dio al posto di un cuore umano, mortale e peccatore, vuole dare un cuore IMMORTALE E SANTO.

            Questa è una buona conversione, vantaggiosa per l’uomo che si decide a farla e gradita a Dio che ha tutta l’intenzione di mostrare tutta la Sua generosità.

            Possiamo rimproverare Dio per tanta generosità?

            Possiamo non credere a tanta generosità?

            Quando diciamo che l’uomo si converte, in realtà è Dio che lo ha convertito.

            Vogliamo convertirci da soli? Non ci riusciremo mai!

            È Dio che opera la nostra conversione: opporsi all’opera di Dio è pura pazzia!

           

Si racconta che una bimba di 5 anni andò al mercato con la mamma e vide una collana di perle.

“Me la compri mamma, me la compri?” La madre rispose, “Dovrai fare lavoretti in casa, ti pagherò e quando avrai abbastanza dollari la comprerai.”

Ha lavorato e aspettato con ansia, e grande fu la sua gioia di avere quella collana di perle. La madre la avverti di non bagnarla altrimenti avrebbe cambiato colore. Erano perle false, dipinte!

La bambina aveva un padre amorevole che ogni sera abbandonava tutto per leggere una storiella mentre lei andava a letto a dormire.

Una notte dopo avere letto la storia chiese alla bambina, “Mi ami?” “Sì papà, tu lo sai che ti amo!” “Allora dammi la tua collana di perle.”

“No papà, non le perle, prenditi il cavallo con la coda rosa che mi hai regalato tu, è il mio favorito.”

“Non ti preoccupare tesoro, papà ti ama, buonanotte.” E le diede un bacio.

Una settimana dopo il papà dopo aver letto la storia richiede alla bambina. “Mi ami?” “Sì papà, tu lo sai che ti amo!” “Allora dammi la tua collana di perle.”

“No papà. le perle no, ma ti puoi prendere la mia bambola che ho ricevuta come regalo per il mio compleanno, con tutti i vestiti.”

“Non importa, dormi bene, Dio ti benedica piccolina. Papà ti ama.” E la lasciò con un bacio.

Alcune notti dopo, quando suo padre entrò trovò la bambina seduta sul letto; suo padre notò che tremava e una lacrima scorreva sul suo viso.

“Cosa c’è? Perché piangi?”

La bambina non disse nulla, alzò la sua manina verso suo padre. Quando l’aprì c’era una collana di perle, e finalmente disse, “Tieni papà, è per te.”

Con lacrime che si preparavano negli occhi, il padre prese la collana di perle false con una mano, mentre con l’altra tirò fuori dalla tasca una collana di perle vere per darle alla sua bambina.

L’aveva lì da tanto tempo, aspettava che lei gli desse le perle false che tanto amava, prima di darle le perle vere.

Così è Gesù il nostro Padre Celeste, aspetta che ci liberiamo dalle cose cui siamo attaccati nella vita, per darci un tesoro ancora più prezioso, così com’è scritto:”Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ci ha amati (Efesini 2:4)

 

            Quando Paolo si convertì a Cristo, fu Paolo che lo fece? No, Cristo gli apparve e lo convertì.

Quando Paolo raccontava della conversione dei gentili, erano i gentili che si convertivano? No, certamente, era il Signore che aggiungeva…

Se leggiamo Atti 15:3 leggiamo che Paolo, per il tramite dello Spirito Santo che lo mandava, convertiva i gentili: “Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e arrecavano grande allegrezza a tutti i fratelli.”

Che sia opera di Dio è canonizzato in negativo in Matteo 13:15 (vedi anche Marco 4:12; Giovanni 12:40) quando domandarono a Gesù perché parlava in parabole e Lui rispose: “…perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca.”

In positivo invece troviamo Atti 3:19: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati”.

Che sia Dio o convertire è affermato in Atti 3:26: “A voi per i primi Iddio, dopo aver suscitato il suo Servitore, l’ha mandato per benedirvi, convertendo ciascun di voi dalle sue malvagità.”.

È molto interessante il racconto che Paolo stesso fa della sua conversione al re Agrippa: “Ed essendo noi tutti caduti in terra, udii una voce che mi disse in lingua ebraica: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ei t’è duro ricalcitrar contro gli stimoli. E io dissi: Chi sei tu, Signore? E il Signore rispose: Io son Gesù, che tu perseguiti. Ma lèvati, e stai in piedi; perché per questo ti sono apparso: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla podestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati. (Atti 26:14-18)

Chi è che può illuminare un cuore?

Chi può liberare l’uomo dalla potestà di satana?

Solo Gesù, il nostro Dio Vivente e Vincente.

Se di conversione parlava anche di Giovanni il Battista, Gesù ne parla in modo spirituale. Di Giovanni fu detto: “e convertirà molti dei figliuoli d’Israele al Signore Iddio loro” (Luca 1:16) Giovanni parlava di conversione (epistrofé), in termini di ravvedimento (metànoia).

Ma di Gesù si dice che Egli è l’Autore di ogni salvezza. In Ebrei 5:10 infatti è detto chiaramente. Leggiamo quel capitolo dal versetto 5 “Così anche Cristo non si prese da sé la gloria d’esser fatto Sommo Sacerdote; ma l’ebbe da Colui che gli disse: Tu sei il mio Figliuolo; oggi t’ho generato; come anche in altro luogo Egli dice: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec. Il quale, ne’ giorni della sua carne, avendo con gran grida e con lagrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo poteva salvar dalla morte, ed avendo ottenuto d’esser liberato dal timore, benché fosse figliuolo, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; ed essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore d’una salvezza eterna, essendo da Dio proclamato Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.”

            Se l’offerta di Gesù è la migliore possibile sulla piazza delle religioni, rifiutare è da pazzi.

Che non si dica di nessuno, ciò che purtroppo ebbe a dire il profeta Geremia: “ho continuato a mandarvi ogni mattina tutti i miei servitori i profeti per dirvi: - Convertitevi dunque ciascuno dalla sua via malvagia, emendate le vostre azioni, non andate dietro ad altri dèi per servirli, e abiterete nel paese che ho dato a voi ed ai vostri padri; ma voi non avete prestato orecchio, e non m’avete ubbidito.”

            Molti credono di poter guadagnare la vita eterna solo dopo aver lasciato il loro modo di pen­sare e di vivere, ma è un errore fatale.

Infatti non sono le buone opere che Gesù chiede in cambio, ma solo la fede in Lui. L’unico requisito essenziale è credere in Gesù.

L’unico motivo di esclusione: non hanno creduto a Gesù Cristo come “personale Salva­tore” (Giovanni 16:9)

Guardiamo alle celebri conversioni.

Martin Lutero si fece frate agostiniano per essere scampato ad una tempesta di fulmini e fece il voto a Sant’Anna e alla Vergine Maria. Questo era ed è il culto popolare cattolico. Era devoto ma non convertito e lui lo sentiva dentro, nel suo cuore. Si macerava nel terrore di andare all’inferno e di non avere nessun mezzo per scampare a tale destino di peccatore. La leggenda racconta che il suo confessore lo mandò in una soffitta dove c’era un libro “incatenato”: era un Nuovo Testamento che nessuno doveva leggere. Lo aprì e lesse nell’epistola ai Romani il passo “il giusto vivrà per fede”! (Romani 1:17)

Gli si aprirono gli occhi spirituali e capì che Dio rende “giusti” mediante il Sangue di Gesù Cristo e su tale fondamento occorreva metterci tutta la sua fede. Scoprì un Dio “buono” che aveva dato la Sua vita per lui.

Scoprì Gesù Cristo il Salvatore, che chiama tutti ad accettare un’offerta di giustificazione, mediante lo Spirito Santo che “attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio”. (Romani 8:16)

Non erano Sant’Anna o la Vergine Maria a dare la salvezza, ma solo Gesù Cristo!

Che scoperta sensazionale e che meravigliosa certezza: “Colui che non ha risparmiato il suo proprio Figliuolo, ma l’ha dato per tutti noi, come non ci donerà egli anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica.” (Romani 8:31-33)

John Wesley, nel diciottesimo secolo, partito dall’Inghilterra per convertire gli indiani d’America, mosso solo da zelo religioso, ritornava deluso in patria per il fallimento della sua opera evangelizzatrice. Una terribile tempesta notturna sull’Oceano Atlantico però lo mise in pericolo di vita; nella disperazione, tra fulmini e ondate di pioggia e acqua salata, sentì cantare un gruppo di “fratelli moravi”, che erano felici di andare ad incontrare il loro Gesù… Gli si aprirono gli occhi spirituali e si unì al coro e lo Spirito Santo fece il resto… In quel momento egli raccontò di essere “nato di nuovo”. Il Signore poi lo usò per trasformare la vita di altri milioni di inglesi e di credenti in tutto il mondo, con il potente risveglio “metodista”!

Pietro Valdo, ricco mercante di Lione in Francia nel tredicesimo secolo, vide un suo amico morto per un infarto fulminante, durante uno dei suoi banchetti luculliani che soleva offrire agli amici, quale segno della sua fortuna economica. Ne rimase sconvolto e cercò scampo… cercando una risposta nell’Evangelo, scritto all’epoca in latino. Fu lì che lesse: “Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?” (Matteo 16:26) Scoprì la salvezza in Gesù Cristo, come l’offerta salvifica sulla croce e si adoperò per far tradurre in francese la Vulgata latina di San Girolamo. Per tale lavoro il papa di allora lo scomunicò e lo dichiarò eretico: il papa non voleva che il popolo leggesse la Parola di Dio e che la capisse pure!.

Per tutta risposta si mise a predicare dovunque l’Evangelo, producendo migliaia di conversioni, che andarono ad ingrossare quel popolo-chiesa conosciuto come il movimento dei Valdesi.

            Convertirsi ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

Essere convertiti ed essere salvati è tutt’uno.

            La SALVEZZA appartiene a chi crede in Gesù Cristo.

Essere ubbidienti alla Parola, significa prima di tutto “leggerla”!

La Bibbia è l’unico libro al mondo che ci parla del Dio Creatore di tutte le cose, un Dio che rimarrebbe “sconosciuto” se non ci fosse questo Libro a riverlarci il Suo carattere, la Sua personalità, i Suoi desideri, il Suo amore per noi.

Lui ci vuole incontrare personalmente .

Facciamo precedere l’incontro, leggendo qualcosa del Suo Libro.

È come se un personaggio importante o famoso ci facesse sapere che ci vuole incontrare, per qualche motivo sconosciuto: non prenderemmo informazioni su di lui, tanto per darci una regolata e non fare gaffe o brutte figure quando lo incontreremmo?

La stessa cosa con Dio.

Questo è un messaggio speciale, affinché qualcuno lo legga e abbia la notizia felice che Dio lo vuole incontrare…

Comincia a leggere qualcosa della Bibbia.

L’Autore della Bibbia chiede prima di ogni cosa un atto di buona volontà, oltre che di rispetto per la Sua Persona.

Leggi il Vecchio e il Nuovo Testamento. Se poi il Libro dei Libri ti piace e vuoi incontrare personalmente l’Autore, non hai che da inginocchiarti e pregare Gesù Cristo di mostrarsi proprio a te, umile peccatore in cerca di un Divino Salvatore.

Se Gesù Cristo si è mostrato a miliardi di persone nel corso di duemila anni, non vedo perché non dovrebbe mostrarsi pure a te, sempre se lo vuoi e se sei sincero.

A chi scrive queste righe, Gesù si mostrò nel lontano 1967 e da allora è come se fosse… “nato di nuovo”, d’acqua della Parola di Dio e di Spirito Santo. Ciò che io credevo impossibile, considerando la “santità” di Dio, invece si è verificato. Il “Santo” si è avvicinato ad un indegno e lo ha reso “santo”, membro vivente di un Corpo “Vivente”, che è la Chiesa “invisibile” del Capo “Vivente”.

La reale conversione del “peccatore”, che accetta il piano di redenzione compiuto da Gesù Cristo sulla croce, è “visibile”, perché, almeno all’inizio, tutti i valori del mondo non hanno più significato, mentre l’unico valore valido è l’Amore di Gesù Cristo!

Il credente è fiero del “suo” Gesù e va sprizzando gioia da tutti i pori della pelle. Poi il mondo se lo riprende a poco a poco, per mancanza di esperienza, di buone guide spirituali, e soprattutto di preghiera. Ci sono persone, apparentemente credenti, che sono pietre d’inciampo alla fede altrui, come il classico Diotrefe che non entra e non fa entrare (3 Giovanni 12).

Lo Spirito Santo è la nostra GUIDA, ma ecco che ci avvertono che Lui non può essere pregato, adorato e lodato, e dubitando in continuazione o essendo confusi o peggio ancora rinunciando, per paura o per ignoranza o per altri motivi ingiustificatissimi, all’azione dello Spirito Santo, la fede si spegne o perde di potenza.

            Inoltre, difficilmente e con grande fatica “il credente” potrà convertire qualcun altro alla fede in Gesù Cristo, senza l’aiuto e l’intervento dello Spirito Santo, a cui è stata demandata da Gesù Cristo l’opera di convincere di peccato, di parlare di Gesù Cristo e di agire concretamente... (Giovanni 16:8)

            Il credente, continuerà a vivere come “salvato”, ma avrà limitate capacità di chiedere l’intervento dello Spirito Santo, se prima non ci si sottomette egli stesso!

La regola spirituale dell’intercessione è “santificarsi per santificare”!

            Lo Spirito Santo ci ha già parlato di Gesù Cristo ed ora ce Lo presenta “al vivo”, se noi siamo “disposti” a riceverLo. Stare alla presenza di Dio, dove tutto è santo, non è da tutti, ma solo a coloro che sono disposti... a togliersi i calzari! (Esodo 3:5)

            Il banco di prova della fede sono l’ubbidienza alla Parola di Dio e la sottomissione al Suo Spirito Santo.

            Come nel caso di Cornelio, il primo non-ebreo ad essere accolto fra i credenti, accettare Gesù Cristo come “personale salvatore”, dovrebbe comportare anche il “dono” dello Spirito Santo: non pretenderlo, è una manchevolezza della predicazione ricevuta!

            Se la predicazione del Vangelo è innaffiata dallo Spirito Santo, c’è convinzione di peccato (Giovanni 16:8; Atti 2:37), con invocazione sincera di perdono come affermato in Romani 10:13; l’esperienza della salvezza nei meriti di Gesù Cristo produce la gioia di sentirsi figli di Dio (Giovanni 1:10-13) e come tali possiamo reclamare il battesimo nello Spirito Santo con l’evidenza delle lingue.

            Tale esperienza la Bibbia la promette anche ai nostri tempi:

“Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiamo fare?

E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il DONO (in greco: doreà) dello Spirito Santo.

Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro NE CHIAMERÀ.” (Atti 2:37-39)

            Ci sono tanti libri in commercio che negano il battesimo nello Spirito Santo mediante l’evidenza delle lingue, e che riportano la fede sul binario morto della teologia, della liturgia, della filosofia e della teosofia, della fisica quantistica e di ogni altra stramberia culturale pseudo-scientifica. Sarebbe come ritornare al sistema della conversione delle monete a corso corrente in monete del Tempio, per offrire sacrifici: Gesù rovescia le bancarelle dei cambiavalute, perché Gesù non vuole più sacrifici ed offerte, ma obbedienza a Lui. I teologi e i sapienti sono capaci anche di arrivare a negare Dio!

            Basta col cambio di monete: è Gesù che cambia la vita.

Con Gesù, il cambio è definitivo e globale: Lui cambia la tua vita con la Sua!

È sufficiente chiedere perdono: Gesù fa scambi solo con i pentiti. Lo Spirito Santo fa il resto.

Il soggetto che è pronto alla conversione è quello che Dio ha “lavorato”, stramazzandolo nell’animo: egli ha toccato il fondo e vuole una via d’uscita per riemergere. Dio gliene dà l’opportunità, facendogli mangiare prima le ghiande della parabola del figliol prodigo e poi mettendogli l’anello al dito.

Solo così la conversione diventa un arrendimento a Dio, sapendo che solo Dio offre sicurezza e salvezza, stabilità e certezza, vita eterna e felicità.

            In termini moderni di programmazione e di progetti, potremmo anche segnare i seguenti punti con tanto di “obiettivi specifici”:

– arrenditi a Colui che non ha rivali e né uguali: Egli è il Dio Altissimo, il Dio Onnipotente, Egli è il Creatore: Egli è per te, se lo vuoi, il Salvatore, ma devi AMARE LA VERITÀ, perché Lui è la Verità e davanti a Lui nulla è nascosto. La menzogna nasconde, Dio rivela e scopre ogni sotterfugio, ogni cosa che è avvenuta nelle tenebre ed è pronto a discutere con te, per cancellare tutto e ricominciare daccapo.

– rinuncia al tuo modo scellerato di vivere, al tuo mondo corrotto e malvagio, esci dalle vie di morte e di rapina, lascia ogni forma di menzogna e di truffa. AMA LA VERITÀ.

– abbandònati nelle mani di Gesù.

– abbassa le armi, non combattere più contro Dio, perché Dio ti chiede di riconciliarti con Lui, anche se è pronto a distruggerti, se non ti arrendi.

– piega le tue ginocchia davanti al Tuo Signore, piega il tuo cuore, riconoscendo che Dio è il Vincitore sopra i tuoi peccati e che tu sei vincitore con Lui, se riconosci che eri un perdente.

– capitola davanti a Dio, desisti dal considerarlo nemico, perché Lui è un Padrone generoso e amabile.

– conségnati a Dio con fiducia: Egli ti riscatterà davanti al mondo, dandoti nuova dignità e nuova vita, che sarai onorato di vivere.

– desisti da qualsiasi atteggiamento di stizza o di orgoglio e di superbia nei confronti di Dio: Dio ha già schiacciato nemici molto più forti di te: ha schiacciato Lucifero e tutti i suoi demòni.

- affidati infine a Gesù e al Suo divino perdono: Egli è pronto ad accoglierti a braccia aperte nel Suo Regno. Agli ti ama, e lo ha dimostrato su una croce. Che segno di amore vuoi di più?

- fidati, Egli ti ama veramente, non come il mondo, che ti ama per consumarti e rapinarti. Il mondo ti ama come il venditore ama il compratore attirato dalle offerte menzognere.

In realtà chi ci guadagna è solo il venditore che prende i tuoi soldi e ti spoglia di tutto, offrendoti cose apparentemente a buon prezzo, ma in realtà a buon guadagno per lui…

 

CONCLUSIONE: NASCERE DI NUOVO DOVUNQUE NEL MONDO

Se una persona è nata in Italia da genitori cattolici o è stata battezzata da piccola col rito cattolico, o se è nata in Inghilterra da genitori evangelici o se è nata in India da genitori induisti o se è nata in un paese arabo da genitori islamici o se è nata altrove da genitori atei o poveri o ricchi o bianchi o neri o gialli o rosa, non accederà alla salvezza “per nascita”, ma per “fede”, perché la Bibbia afferma che essere “cristiani” significa convertirsi ed accettare e praticare gli insegnamenti di Cristo!

Dio non ha nipoti, figli di credenti, ma solo figli…

SE SEI GIÀ CONVERTITO, SEI ENTRARTO NELLA FAMIGLIA DI GESÙ CRISTO. 

SE NON SEI CONVERTITO... LEGGI ANCORA QUA.

Se hai deciso dentro il tuo cuore di stare dalla parte di Gesù Cristo invece che dalla parte degli uomini e delle loro dottrine di perdizione, RIVOLGI A GESÙ CRISTO questa semplice preghiera: vedrai che la tua vita cambierà veramente!

Non sono solo parole vuote: interverrà personalmente lo Spirito Santo a guidarti verso la piena e perfetta conoscenza di Gesù Cristo, il Vero Dio, Signore e Salvatore.

Prega così:

GESÙ IO TI AMO. Io non amo madonne, santi e padri pii.

Io amo solo Te, perché voglio ubbidire al tuo comando che dice: AMA IL SIGNORE CON TUTTA LA TUA MENTE.

Solo Tu sei il SIGNORE. IO TI AMO, perché Tu sei il CREATORE. Io non amo le creature.

GESÙ IO TI AMO E PREGO SOLO TE. Io non prego madonne, santi e padri pii.

 

Io prego solo Te, perché voglio ubbidire al tuo comando che dice: AMA IL SIGNORE CON TUTTO IL TUO CUORE. Solo Tu sei il SIGNORE.

IO PREGO SOLO TE, perché Tu sei il CREATORE. Io non prego le creature.

 

GESÙ IO TI AMO E TI ADORO. Io non adoro o venero madonne, santi e padri pii.

Io adoro solo Te, perché voglio ubbidire al tuo comando che dice: AMA IL SIGNORE CON TUTTA LA TUA ANIMA. Solo Tu sei il SIGNORE.

IO TI ADORO, perché Tu sei il CREATORE. Io non adoro le creature.

 

GESÙ IO TI AMO E METTO LA FEDE IN TE. Io non ho fede in madonne, santi e padri pii.

Io ho fede solo in Te, perché voglio ubbidire al tuo comando che dice: AMA IL SIGNORE CON TUTTA LA TUA FORZA. Solo Tu sei il SIGNORE.

IO HO FEDE SOLO IN TE, perché Tu sei il CREATORE. Io non confido nelle creature.

 

Ripeti col cuore e AD ALTA VOCE questo giuramento solenne:

RICONOSCO DI ESSERE UN PECCATORE (O UNA PECCATRICE) E CREDO CHE CRISTO MORÌ PER COPRIRE I MIEI PECCATI, COL SUO SANGUE. 

IN QUESTO ISTANTE DECIDO IRREVOCABILMENTE DI CREDERE IN GESU CRISTO, COME MIO PERSONALE SALVATORE.

LASCIO A TE GESÙ IL COMPITO DI PERDONARE TUTTI I MIEI PECCATI, DI CAMBIARE IL MIO CUORE E DI DARMI LA VITA ETERNA, SECONDO LA TUA PROMESSA, SCRITTA NELLA BIBBIA.

CHIEDO A TE, GESÙ DI FARMI NASCERE DI NUOVO DI ACQUA E DI SPIRITO E COSÌ DI CHIAMARMI POTENTEMENTE ALLA SALVEZZA. 

AFFIDO LA MIA VITA A TE, GESÙ CRISTO, E TI CHIEDO DI DARMI SAPIENZA E DISCERNIMENTO SPIRITUALE PER FAR PARTE DEL TUO POPOLO.

INVOCO LO SPIRITO SANTO A TESTIMONE ETERNO DI QUESTO MIO GIURAMENTO SOLENNE E LO CHIAMO IN CAUSA PER IL SUO ADEMPIMENTO.

AMEN

Ecco due passi a conferma di quanto sopra.

“Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e PURIFICARCI da OGNI iniquità” (1 Giovanni 1:9)

“La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore: questa è la parola della fede che noi predichiamo, perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto col cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in Lui, non sarà confuso. Poiché non c’è distinzione tra giudeo e greco, essendo Egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.” (Romani 10:8-13)


 

Capitolo 14 Confessione e perdono dei peccati

 

 

 

 

            Come già detto a proposito della giustificazione, il Sangue di Gesù Cristo ci purifica da OGNI peccato: “ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato.” (1 Giovanni 1:7)

            Noi siamo liberati dai nostri peccati col sangue dell’Agnello, perché “Gesù Cristo, il fedel testimone, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue” (Apocalisse 1:5)

            Per la remissione dei peccati, il Figlio di Dio è pienamente Dio! “Il Figlio dell’Uomo, cioé Gesù Cristo, ha autorità di rimettere i peccati!” (Matteo 9:6, Marco 2:10, Luca 5:24)

            Si noti che Gesù Cristo Uomo, poteva rimettere i peccati, cancellandoli col Suo Sangue, versato sulla croce mediante la Sua offerta di “Agnello purificatore”, come già detto in precedenza, ma Gesù Cristo rimetteva i peccati “PRIMA” di offrirsi sulla croce!

            Egli era comunque in grado di rimettere i peccati, in qualità di Figlio di Dio!

            Quando guariva, Egli diceva: “Vai, i tuoi peccati ti sono rimessi!” (Marco 2:5; Luca 5:20, 7:48).

            “E Gesù, entrato in una barca, passò all’altra riva e venne nella sua città. Ed ecco gli portarono un paralitico steso sopra un letto. E Gesù, veduta la fede loro, disse al paralitico: Figliuolo, sta di buon animo, i tuoi peccati ti sono rimessi.” (Matteo 9:2).

            Chi lo contrastava, Gli rimproverava proprio questo: “Chi può rimettere i peccati, se non Dio?” (Marco 2:7, Luca 5:21)

            Da notare che Gesù perdona, sostituendosi a Dio che non ha più imputato quei peccati, come capi di accusa. Poteva farlo, se non era Figlio di Dio e Dio stesso?

            Essere giustificati da Gesù Cristo, Figlio di Dio, è come essere giustificati da Dio. Ricevere in promessa qualcosa da qualcuno che non ne ha né il titolo, né la disponibilità, è quantomeno “inutile”! Chi accetterebbe in pagamento un assegno “a vuoto”, sapendo che è “a vuoto”?

            Essere perdonati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

In Gesù Cristo la remissione dai peccati, ha avuto la convalida di Dio, attraverso i segni delle guarigioni, dei miracoli, dei prodigi e delle manifestazioni di potenza divina! A tal proposito, Gesù ebbe a dire: “se non credete A ME, credete almeno alle opere che IO COMPIO!” (Giov. 10:38 e 14:11)

 Questa è la verità: che Gesù Cristo è la Verità!

 Accettare Gesù come PERSONALE SALVATORE, significa amare Gesù Cristo e sacrificare, sull’altare della verità, tutte le farisaiche ragioni di prudenza, la stima dei cosiddetti benpensanti, la vita, il benessere individuale...

            Gesù Cristo sudò sangue alla vigilia del Suo arresto e della Sua crocifissione. L’Agnello morì veramente, perché veramente noi siamo perdonati, se accettiamo l’unica offerta che Dio-Padre ha gradito.

            Dio non ha rinunciato alla Sua legge, ma ha offerto al mondo il modo di sottoporvisi senza nostro dolore e senza nostre sofferenze cruente. Il sangue di Gesù è sufficiente a cancellare ogni peccato (eccetto la bestemmia contro lo Spirito Santo: Matteo 12:31 e Marco 3:28).

            Ma Gesù Cristo non era un peccatore e non poteva morire e così... fu risuscitato dal Dio-Padre, che risusciterà pure tutti coloro che saranno senza peccato, perché purificati dal sangue di Gesù Cristo.

            “Nascere di nuovo” è essere perdonato.

            Il grande predicatore evangelista Spurgeon soleva dire: “Colui che si confida in Cristo per fede, ottiene una giustificazione immediata e non progressiva”

            La salvezza è immediata, come poté constatare il ladrone sulla croce, e non è progressiva perché non c’è niente da aggiungere al sacrificio di Cristo!

            Essa è un DONO (in greco “doreà”).

Dire che si può perdere la salvezza se mancano le opere, significa confondere la salvezza con la testimonianza, che ne è la conseguenza e non la causa.

            Il CREDENTE in Gesù Cristo prima di poter dare una qualunque testimonianza deve essere UN SALVATO, perché le sue opere sono nulle senza la fede.

            Essendo SALVATO, può dare testimonianza attraverso le opere, che gli sono messe in conto di giustizia. Non vale il contrario!

            Molti credenti purtroppo non danno buona testimonianza, ma ciò non deve autorizzarci a pensare che essi abbiano perso la salvezza: sarebbe un indebito giudizio su di loro, sottraendo la materia al “vero giudice” Gesù Cristo! Su di loro pesa però il fatto che il Signore non si serve di loro per predicare, annunciare, seminare, per esercitare ministeri e doni, perché essi non fanno nulla per avere “il sale”! (Marco 9:50)

            Per il perdono dei peccati allora è necessaria e sufficiente l’accettazione dell’unica offerta che Dio ha fatto agli uomini, per essere riconciliati con Lui: la morte di Suo Figlio! Noi dobbiamo solo accettare o rifiutare.

            Gesù è il SALVATORE mandato da Dio, per la remissione di tutti i peccati del mondo. Senza Gesù Cristo non c’è salvezza! (Atti 4:12)

            Se noi non crediamo che Gesù è il Salvatore, Egli stesso ci dice: “se non credete A ME, credete alle mie opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è IN ME e che IO SONO NEL PADRE.” (Giovanni 10:38)

La qualifica di Salvatore è una qualità interna a Dio, cioé riservata a Dio e alla Sua esclusiva libertà e misericordia, perché in Osea (13:4) sta scritto: “Io sono DIO, fuori di me, non c’è Salvatore”!

            A Marta “Gesù disse: Io sono la resurrezione e la vita; chi crede IN ME, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e CREDE IN ME, non morrà mai. Credi tu questo? Ella gli rispose: Sì, Signore, io credo che TU SEI IL CRISTO, IL FIGLIO DI DIO che doveva venire nel mondo.” (Giov. 11:25-27)

            Nel cap. 3 degl’Atti degli apostoli, Pietro ammaestrava il popolo, annunziando un nuovo patto nella capacità espiatoria del sangue di Gesù Cristo in sostituzione del nostro. (Atti 3:23)

            La sua predicazione, riportata nel capitolo 2 degli Atti degli apostoli, è tutta incentrata sulla figura di Gesù Cristo, tanto che i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei (i “materialisti” dell’epoca) cominciarono a preoccuparsi veramente, perché qualcosa toglieva loro la sicurezza della “religione”! Cosa predicava Pietro? La resurrezione dei morti IN GESÙ! (Atti 4:1-2)

            Essi allora vietarono... QUEL NOME, perché QUEL NOME era l’alternativa a tutte le religioni degli uomini...

            Nella parabola dei cattivi vignaiuoli, “il padrone” disse: “che farò? Manderò MIO FIGLIO”.

            Allora ecco che le parole che risuonarono al battesimo di Gesù e sul monte Tabor al momento della trasfigurazione, acquistano un significato diverso e più incisivo: “Questo è il mio diletto Figliuolo: ascoltatelo!”

            Se qualcuno osa dire che Gesù non è il “diletto Figlio di Dio”, ha fatto bugiardo il Padre, che l’ha detto!

            Cerchiamo di scoprire in Cristo Gesù... il Dio Unico e Trino: Padre-Figlio-Spirito!

            Gesù ha versato il Suo Sangue sulla croce per volontà Sua e del Padre e lo Spirito Santo ne rende testimonianza: la Trinità è all’opera quando la fede si poggia sul Sangue di Gesù!

            Noi non troviamo la dottrina della Trinità nell’Unità esposta nelle Sacre Scritture in termini formali, come quelli che sono stati assunti nel credo di Atanasio; pur tuttavia tale verità è continuamente data per scontata, come se fosse un fatto ben conosciuto nella chiesa di Dio!

            Un passo, palesemente TRINITARIO, spiega la grandezza dell’offerta della grazia di Dio: “...quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente? ...dicendo: Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato sia fatto con voi. E parimente asperse di sangue il tabernacolo e tutti gli arredi del culto. E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione.” (Ebrei 9:14, 20-22)

            A chi voleva lapidare la donna adultera (Giovanni 8:3), Gesù non espose se era giusto o meno, ma chiese a tutti la prova di avere il diritto di poterlo fare, essendo privi di peccati! L’unico che ne era privo, cioè Lui stesso, la perdonò!

            Lutero allora diceva: “La pace se è possibile, ma la verità ad ogni costo!”

            Senza la Verità, perdiamo il contatto con Cristo perché la verità è di Cristo, anzi è Lui stesso.

            Quali peccati sono perdonati?

            Giovanni dichiara che, pur dovendo miserevolmente riconoscere di essere un peccatore, il credente sa però di avere il perdono incondizionato del Padre, come verso il figliol prodigo, che pur indegnamente, mai cessò di essere figlio!

            Il credente allora non vive nel peccato, perché non vive sotto la legge, ma sotto la grazia.

            Egli può realmente vivere una vita libera dal peccato, in quanto trasgressione, ma in quanto debolezza. Lo Spirito Santo lo aiuta ad essere forte!

            Gesù Cristo venne per liberarci dalla colpa dei peccati passati, dalla potenza del peccato al presente e da ogni punizione per il peccato nel futuro.

            Un evangelo “puro”, contiene queste caratteristiche sul peccato, perché è totalmente sulla grazia e sulla potenza di Dio!

             Nella prima epistola di Giovanni (1:5-10) leggiamo:

Or questo è il messaggio che abbiam udito da lui e che vi annunziamo: che Dio è luce, e che in Lui non vi son tenebre alcune. (Vedi anche Giacomo 1:17)

Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità (vedi anche Giovanni 3:21); ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da OGNI peccato. (Vedi anche Isaia 1:16-19; Apocalisse 1:5; Ebrei 9:14)

Se diciamo d’esser senza peccato, INGANNIAMO noi stessi, e la verità non è in noi.

SE CONFESSIAMO i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da OGNI iniquità. (Giovanni 8:10-11; Proverbi 28:13)

Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi.

            Il credente può essere sicuro anche per il futuro, perché egli vivrà sempre nel presente e mai penserà di peccare nel futuro, altrimenti dimostrerà di non avere fede e di non credere che le promesse di Dio non vengono meno se viene meno lui. Il credente ha il suo futuro in Gesù Cristo: ogni previsione di peccato è sintomo di paura e di dubbio, quindi di non fede.

            In Cristo abbiamo la remissione dei peccati passati e presenti; quando arriverà il futuro, esso sarà il presente. Chiedersi nel presente se il sangue di Gesù copra anche i peccati che si commetteranno nel futuro, mostra la chiara intenzione di peccare o di non rinunciare a qualche peccato; se non è così, allora può significare che si ha paura di sé stessi o della propria fede vacillante. In questi e simili casi, dove c’è timore o apprensione per il futuro, non c’è una “salda” fiducia nel Dio che salva e provvede...

“Egli ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati.” (1 Pietro 2:24; Isaia 53:5-6; Romani 6:11; Ebrei 9:28)

 

LA CONFESSIONE praticata nella Chiesa Cattolica o confessione dei peccati fatta all’orecchio del prete, fu istituita da papa Innocenzo nel Concilio Laterano IV nel 1215.

            Il Vangelo comanda di confessare i peccati direttamente a Dio e a coloro che abbiamo offeso, limitatamente all’oggetto dell’offesa.

            Giuda si confessò ai preti e poi si impiccò e cadendo, un ramo gli squarciò il ventre e le interiora si sparsero. (Matteo 27:3-5 e Atti 1:18)

            Nessun uomo (salvo Gesù Cristo quand’era sulla terra, essendo anche Dio incarnato) può sostituirsi a Dio, nel rimettere i peccati! Gesù fu condannato proprio per questo, perché rimetteva i peccati! Se qualcun altro lo fa, si fa simile a Cristo e quindi non può essere creduto, perché di Cristo ce n’è uno solo! (gli altri sono i falsi cristi della profezia!)

            In questo, Cristo non ha lasciato DELEGHE!

            La confessione va fatta a Dio e non agli uomini: Giuda si confessò ai capi dei sacerdoti e agli anziani, e questi gli dissero “Che c’importa?” (Matteo 27:3-5)

            Davide si confessava a Dio: “Abbi pietà di me, o Dio, secondo la Tua benignità; secondo la moltitudine delle Tue compassioni, cancella i miei misfatti. Lavami del tutto della mia iniquità e nettami del mio peccato! Poiché io conosco i miei misfatti, e il mio peccato è del continuo davanti a me. Io ho peccato contro te, contro Te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi Tuoi; lo confesso, affinché Tu sia riconosciuto giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi.

Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato. Ecco, tu ami la sincerità nell’interiore; insegnami dunque sapienza nel segreto del cuore. Purificami con l’issopo, e sarò netto; lavami, e sarò più bianco che neve. Fammi udire gioia ed allegrezza; fai che le ossa che tu hai tritate festeggino. Nascondi la Tua faccia dai miei peccati, e cancella tutte le mie iniquità.

O Dio, crea in me un cuor puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo. Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi lo Spirito Tuo Santo.

Rendimi la gioia della tua salvezza e fai che uno spirito volonteroso mi sostenga.” (Salmo 51:1-12)

            I cristiani si devono rivolgere a Dio, come il RE Davide, perché anche i credenti in Cristo sono RE: Ma voi siete... un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato” (1 Pietro 2:9)

            Dunque, il nostro Dio è Gesù, il Figlio di Dio, Colui che è capace di perdonarci, se gli confessiamo i nostri peccati. Gesù è in grado di perdonare anche i peccati più grossi o quelli che noi riteniamo imperdonabili! Gesù ci ama e lo ha dimostrato!

            Che disse Gesù alla donna adultera? “Poi disse alla donna: I tuoi peccati sono perdonati.” (Luca 7:48)

            Noi dobbiamo andare a Gesù, come se andassimo al Padre Eterno! (Isaia 9:5) Noi siamo stati adottati dallo Spirito di Gesù e siamo diventati “figliuoli di Dio”. Come figliuoli, non scordiamoci mai che abbiamo un PADRE!

            Il figliuol prodigo si confessò al padre: “E il figlio gli disse: Padre ho peccato contro il cielo e contro te.” (Luca 15:21)

            Il Padre Celeste e Gesù sono come il padre della parabola: ancor prima che noi apriamo la bocca, Loro hanno già aperto le braccia!

            Le opere ci rendono meritevoli del perdono? Dobbiamo diventare buoni per meritarci il perdono? No, assolutamente no: il perdono è gratuito ed è compreso nel DONO della salvezza che SOLO Gesù può dare a chi Glielo domanda con sincerità di cuore! Infatti sta scritto: “... il sangue di Gesù, Suo Figlio, ci purifica da ogni peccato...” (1 Giovanni 1:7)

“e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. EGLI è la vittima espiatrice per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.” (1 Giovanni 2:1-2)

            Solo Gesù Cristo può dunque rimettere i peccati: la Chiesa Romana interpreta a suo favore e restrittivamente un passo del Vangelo:

            “Allora Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! COME il Padre mi ha mandato, ANCH’IO mando voi. Detto questo, SOFFIO’ su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti.” (Giovanni 20: 21-23)

            Questo “potere” di rimettere i peccati intanto non è riservato solo ai discepoli, o agli apostoli, ma a TUTTI quelli su cui soffia lo Spirito Santo: milioni di “credenti” RICEVONO IL SOFFIO DELLO SPIRITO SANTO (la chiamata) e annunciano l’Evangelo della Grazia: non mi pare che i preti seguano la stessa “procedura”!

            Inoltre il SOFFIO dello Spirito Santo è la CHIAMATA alla PREDICAZIONE, non alla “confessione”!

            Lo Spirito Santo soffia “E all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano... e tutti li udivano parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue.” (Atti 2:2,11)

            La predicazione della salvezza e del perdono dei peccati è la predicazione stessa dell’Evangelo di Gesù Cristo: “Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno Colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in Colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentir parlare, se non c’è chi predichi? E come predicheranno, se non sono mandati? Come è scritto: Quanto sono belli i piedi di quelli che annunziano buone notizie! Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia (o all’evangelo); infatti Isaia dice: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? Così la fede vien dalla predicazione (o dall’udire), e la predicazione avviene per mezzo della Parola (Rhema) di Cristo.” (Romani 10:13-17)

            La predicazione dell’Evangelo permette a chiunque di ricevere DIRETTAMENTE dalle mani di Gesù Vivente il perdono dei propri peccati: come può avvenire questo? Avviene perché la predicazione del Vangelo “è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16)

            Dalla predicazione dell’annuncio della Grazia, deriva la remissione dei peccati, per i meriti, per l’opera e per la generosità di Gesù Cristo che ha sparso il Suo Sangue per noi peccatori.

            In poche parole, ecco realizzata la promessa divina: dove sono accolti, essi, annunciando “Colui che toglie il peccato dal mondo”, consentono ad altri di avere Gesù Cristo come personale salvatore e di farli uscire quindi dal loro stato di “peccatori”: “chi converte un peccatore dall’errore della sua via, salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati (del peccatore, naturalmente, perché lui è già stato lavato dal sangue di Gesù Cristo!) (Giacomo 5:20)

            Chi accoglie “colui che viene nel nome del Signore Gesù Cristo”, accoglie colui che porta il messaggio di perdono di Gesù Cristo. Chi non presta fede alle sue parole e le rifiuta, non sarà perdonato!

La confessione dei peccati è legata allo stesso discorso della SALVEZZA: se i nostri peccati sono perdonati, siamo salvi! La morte non è più un pensiero angoscioso, perché abbiamo ricevuto il perdono da Colui che accoglie tutti a braccia aperte sulla croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno”!

            I “servi (quelli veri!) dell’Iddio Altissimo” “annunciano la via della salvezza” (Atti 16:17), perché “Iddio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti. Quando (gli ateniesi) udirono nominare la risurrezione dei morti, alcuni se ne facevano beffe; ed altri dicevano: Su questo noi ti sentiremo un’altra volta.

Così Paolo uscì dal mezzo di loro (e con lui anche la SALVEZZA E IL PERDONO DEI PECCATI!) Ma alcuni si unirono a lui e credettero, fra i quali anche Dionisio l’Areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro. (Atti 17:30-34)

            La Chiesa Cattolica invece di predicare la remissione dei peccati, ha trovato più comodo darla!

            L’illusione che tale sistema propone è che Dio non riconoscerà il perdono dato dagli uomini, ma solo quello dato da Lui “personalmente”!

            È una questione di vita o di morte!

            Su questo la responsabilità della Chiesa Cattolica è enorme!

L’ira di Dio non si placherà mai, né contro satana il seduttore, né contro quelli che si sono lasciati sedurre!

I seduttori, di sicuro, non entreranno nel Regno di Dio, ma neppure i sedotti! ( Matteo 23:13; Luca 11:52) Come si suol dire, dopo l’inganno, anche la beffa!

            La confessione cattolica è un’eresia che è stata molto... utile alla Chiesa Cattolica, per gestire il potere temporale su Roma, sullo Stato pontificio e sul mondo intero: i suoi sacerdoti vengono quotidianamente messi al corrente di ciò che succede tra i suoi... sudditi! Inutile dire che a Roma o in Italia non ci sono mai stati una rivoluzione e neppure un… risveglio evangelico: sono stati tutti stroncati sul nascere! Strano, vero? Anche oggi il Vaticano saprebbe tutto sulla mafia, sui mafiosi e su ogni aspetto della vita civile, morale, politica ed economica italiana! Sono utili artifizi che permettono ad una religione che una volta era “religione di stato”, di continuare ad essere religione di stato, come se il tempo non passasse mai. Vuole credibilità, difende la sua credibilità e ostacola chi mette in discussione la sua credibilità: questo perché sa benissimo che ben poco è vero, ma è tutto fondato su un mare di falsità...

Senza le sue patacche non sarebbe credibile! Senza il fascino delle sue pompe magne e delle sue sfavillanti messinscena, non darebbe il senso della sua presenza, della sua onnipresenza, della sua umile straricchezza, pronta ad intascare miliardi, pur contando le monetine nella questua quotidiana….

            L’anticristo è colui che fa credere di essere Cristo, cercando, con l’inganno e con la frode, di svolgerne tutte le funzioni: è così che il prete cattolico si autodefinisce “alter Christus” (un altro Cristo) e quindi capace di... ascoltare i peccati, chiedere il pentimento ed impartire l’assoluzione con relativa pena.

            Per far questo, la Chiesa Cattolica (i cattolici sono invece le vittime!) ha minacciato di scomunica chiunque avesse osato di dire che la “sua” confessione fosse un’invenzione umana (Concilio di Trento del 1545)

            Il cardinale Bellarmino, in De poenitentia, lib.III, cap. 2, dice di più stabilendo la confessione come mezzo “di riconciliazione con Dio”! Addirittura nessuno può rimettere i peccati: solo il sacerdote cattolico! “Chi dice diversamente sia anatema” (cioè maledetto) (Conc. Trident. sess. XIV can. 3 e 9. Ma non era Dio, l’Unico che rimetteva i peccati?

            La Bibbia infatti dice diversamente.

            Gesù dice diversamente.

            Dio dice diversamente!

            Chi oserà maledirli? Satana naturalmente! Solo lui è capace di ardire a tanto! Dispiace che la voce di satana sia stata ascoltata e seguita per tanto tempo, ma è ora di riportare a Dio ciò CHE È DI DIO! La confessione a LUI per il SUO perdono dei NOSTRI peccati!

            Satana, vattene da noi, “perché non hai il senso delle cose di Dio!” (Matteo 16:23; Marco 8:33). “Noi vogliamo che tu vada via definitivamente dalla nostra mente, dal nostro cuore e dalla nostra anima! Spirito Santo te lo chiediamo nel Nome benedetto di Gesù Cristo!

            Satana, sii tu maledetto, per le tue false dottrine e per le tue seduzioni che hanno portato milioni di cattolici fuori dal VERO destinatario delle nostre confessioni, che è il nostro Signore Gesù Cristo! Sii tu maledetto per aver maledetto il vero Dio perché chi lo farà, “ne porterà la pena!” (Levitico 24:15) Satana, sii tu maledetto, perché hai annunciato e... fatto annunciare, un Vangelo diverso! (Galati 1:8) Amen.”

            Lutero era ossessionato dal peccato e andava continuamente a confessarsi. Era un devotissimo frate agostiniano e voleva scampare all’inferno, ma dopo ogni confessione, con conseguente penitenza ed assoluzione, tornava a peccare e a… confessarsi. Il padre confessore, stufo per tanta strenue voglia di salvezza, gli consigliò di… leggere la Bibbia! Nella soffitta del convento Lutero ne trovò una “incatenata” e coperta di polvere, ruppe le catene, ed aprì quel Libro, a caso. Oggi si dice: “Spaccò la Bibbia!”

Raccontò lui nei suoi diari, che si aprì la pagina dell’epistola ai Romani: “… poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede.” (Romani 1:17)

            Gli si aprì la mente e capì che la fede serviva a chi era già giusto! Ogni giustificazione dipendeva da un solo atto di accettazione della morte di Gesù Cristo, per sempre. Il passo seguente spiega magistralmente ed in sintesi, tutto il percorso mentale che fece Lutero e prima di lui l’apostolo Paolo: “Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.

Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti.

Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni.

Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo.

Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini.

Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti.

La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.” (Romani 5:14-21)

            La vita di Lutero cambiò totalmente e con lui… anche la storia!

            Lutero sintetizzò questo processo di consapevolezza della salvezza, opera e capolavoro dello Spirito Santo, con la frase: “Si peccas fortiter, fortius crede” (Se pecchi fortemente, più fortemente credi”). La nuova nascita spirituale è il confine invalicabile fra due nature umane costituite dal vecchio uomo seppellito nel battesimo e dal nuovo uomo “nato da Dio” (1 Giovanni 3:9)

Una preghiera di liberazione dal peccato:

            “Gesù, Messia dell’Iddio Altissimo,

            perdonami per tutti i miei peccati, qualunque essi siano, e liberami da ogni legame e catena satanica, di qualsiasi natura.

Liberami dallo spirito di religiosità, dallo spirito di tradizione, e da ogni spirito che si oppone al Tuo Corpo costituito dalla Tua Chiesa.

Mandami lo Spirito Santo a riempirmi col Suo Amore e con la Sua Sapienza.

Fammi amare la lettura della Tua Parola e spiegamela Tu direttamente, come il mio personale “pedagogo”.

La Tua Parola di verità mi renda sempre più libero.

Toglimi ogni senso di colpa, di paura e di vergogna.

Dammi il coraggio che è riservato ai veri adoratori “in Spirito e Verità”.

Manda i Tuoi angeli ad accamparsi intorno a me, che Ti temo e Ti invoco e chiamami sempre più fortemente alla salvezza, per renderla sempre più sicura in me. Amen”

 

 


 

Capitolo 15 La purificazione

 

 

 

 

Dall’Enciclopedia Rizzoli Larousse 2001 leggiamo che Purificazione è “l’Azione ed effetto del purificare, del togliere ciò che è impuro”. Nella Religione è “Atto rituale che rende qualcuno o qualcosa degno di entrare in contatto con ciò che è sacro”.

Purificazione in greco si dice catarismòs e “oi catàroi” sono i purificati: catarismòs vuol dire “purificazione” e i purificati sono i CÁTARI (oi catàroi).

La purificazione in termini di “nuova nascita” è stata da sempre severamente avversata da satana.

Un’avversione soft (serpeggiante e leggera) è dovuta anche dai sostenitori di una purificazione “senza la nuova nascita”, oppure da quelli che considerano la purificazione come un vestito che si può perdere ad ogni minima trasgressione. La verità biblica è che “una volta salvati, siamo sempre salvati”: alcuni però ritengono che sia meglio non far sapere questo, altrimenti i credenti se ne approfitterebbero e, non essendo educati alla libertà, si potrebbero ritenere liberi di fare tutto quello che vogliono, senza considerare ciò che piace o non piace al Signore.

La fede è il marchio dello “stato di figlio” in tutti quelli che ce l’hanno, chiunque possano essere, perché “voi tutti siete i bambini di Dio per la fede in Gesù Cristo” (Galati 3:26).

Se tu stai credendo in Gesù, se tu sei Ebreo o Gentile, servo o libero, tu sei un figlio di Dio.

Se tu hai creduto solamente in Cristo da poco tempo, ma hai per le poche passate settimane potuto rimanere nella sua grande salvezza, ora tu sei un bambino di Dio. Non è un diritto successivo, accordato all’assicurazione o alla crescita nella grazia; è una immediata benedizione, e appartiene a chi ha il grado più piccolo di fede, e non c’è niente se non un neonato nella grazia.

            D’ora innanzi tu sei uno in Cristo, tu porti il suo nome, tu vivi in lui, tu sei salvato da lui, tu sei insieme a lui. Ora, tu sei uno con Cristo.

Se tu sei nascosto in Cristo, Dio non vedrà più te, ma Cristo, che abita in te, perché tu sei di Cristo.

Bisogna considerare che è fatale, ascoltare quegli insegnanti che vorrebbero togliere la corona della salvezza dalla tua testa.

Ricorda che tu non fosti riscattato con argento e oro, ma col sangue prezioso di Cristo, come di un agnello senza macchia.

Tu eri sotto la legge, e sottoposto alla sua maledizione, perché tu l’avevi infranta molto gravemente, e tu eri sottoposto alla sua sanzione penale, perché sta scritto: “l’anima che pecca, morrà”; e ancora di nuovo: “maledetto è ognuno che non ubbidisce in tutte le cose che sono scritte nel libro della legge per farle”.

Tu eri anche sotto il terrore della legge, ma ora sei riscattato da tutto; come dice lo Spirito Santo: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo costituito una maledizione per noi: perché è scritto: “Maledetto chi è appeso al legno.”

Ora tu non sei sotto la legge, ma sotto la grazia, e questo perché Cristo venne sotto la legge e ci si attenne sia per mezzo della sua obbedienza attiva che passiva, adempiendo tutti i suoi precetti e sopportando tutta la sua sanzione penale sul tuo conto e in tua vece e al tuo posto. D’ora innanzi tu sei il riscattato di Dio, e godi una libertà che non viene per nessuno altro modo, se non per quello di un eterno riscatto.

            Nel Medio Evo, il movimento dei Catari, che predicavano la purezza del credente dopo la “nuova nascita”, fu sterminato ad opera della Chiesa Cattolica Apostolica Romana...

Per la precisione nel Medio Evo, dopo l’anno mille, ci fu un movimento religioso dei cosiddetti Càtari. Essi predicavano la purezza del credente dopo la “nuova nascita”, in base a quanto scritto nel Nuovo Testamento, costituito da 27 libri e non da 4 come predicato dal clero dell’epoca. Gli abitanti della città di Albi furono tutti sterminati ad opera della Chiesa Cattolica Apostolica Romana... secondo l’ordine impartito alle truppe: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi!” La strage degli Albigesi in Francia fu un orribile episodio, che mette la Chiesa Cattolica sul banco storico degli imputati, con l’accusa di genocidio e di settarismo spietato contro i credenti della vera Chiesa di Cristo.

            Perché i catari erano perseguitati? Perché predicavano la nuova nascita, cioè il bisogno dell’uomo di umiliarsi davanti a Dio e di chiederGli perdono per tutte le innumerevoli trasgressioni che lo hanno reso irrimediabilmente malvagio.

L’irrimediabilità comportava e comporta la rinuncia a sanare una condizione di peccato, e a chiedere invece di azzerare la natura umana e di ricominciare da capo, mediante una vera e divina purificazione solenne.

Possiamo allora dividere l’argomento della purificazione nei seguenti paragrafi:

1) L’IMPURITÀ UMANA, come elemento essenziale e condizionante nel rapporto con Dio

2) LA SITUAZIONE PRIMA DI CRISTO: puri ed impuri, purificazione e perdita della purezza (Vecchio Testamento)

3) LA SITUAZIONE CON L’ARRIVO DI CRISTO (Nuovo Testamento):

a) la purificazione iniziale

b) la purificazione continua

 

1) L’IMPURITÀ UMANA: CHI SONO GLI IMPURI?

Dio è puro e l’uomo no: questa è la realtà spirituale dalla quale deriva l’intero rapporto tra uomo e Dio. Dice infatti la Parola di Dio: “Il cuore è ingannevole più d’ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi lo conoscerà?” (Geremia 17:9)

L’insanabilità della condizione umana di impurità cronica non è proclamata dall’uomo, ma da Dio stesso. L’uomo, se ignora il pensiero di Dio, cerca mille modi per ovviare a questa impurità, ma nessun modo convincerà Dio del contrario.

L’uomo potrà pure convincersi di essere riuscito a raggiungere la purezza in assoluto e quindi di essere degno di stare “puro” di fronte a Dio, ma ciò non potrà mai essere dimostrato. Se invece si convincerà di aver raggiunto un buon grado di purezza, con le tecniche delle religioni orientali o spiritualiste o di altra natura, non saprà mai se il “grado” raggiunto sarà il “grado sufficiente” per stare “puro” alla presenza di Dio.

Del resto la purezza è un concetto già assoluto che non potrebbe avere gradazioni o sfumature, altrimenti diventerebbe un concetto relativo: la purezza o c’è o non c’è. L’uomo o è puro o non è puro!

Chi è puro è anche privo di imperfezioni: c’è qualcuno nel mondo che osi dire di essere perfetto?

Un essere puro non può essere poi sporcato, altrimenti non è più puro. Nessuna filosofia, nessuna teosofia, nessuna pratica religiosa, nessuna dottrina, salvo quella cristiana, può dichiarare ed assicurare una situazione eterna ed intangibile della purificazione avvenuta e mantenuta per l’eternità: “chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?” (Giovanni 11:26)

Delle altre dottrine, vere patacche di pratiche religiose, non ci occuperemo, perché non si possono controllare le banconote false, se prima non sappiamo com’è fatta l’unica banconota vera ed autentica, cioè finché non abbiamo il metro di paragone. In pratica non ci occuperemo delle imitazioni, ma solo ed unicamente della purificazione “DOC”, a denominazione d’origine controllata.

Dio assicura infatti nella Sua Santa Parola: “Sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio.” (Efesini 5:5)

Se c’è rabbia e ribellione contro questa procedura è da attribuirsi al fatto che certe persone, non possedendo la verità, si proteggono, rifiutando di mettersi in discussione per verificare la consistenza delle loro convinzioni. A volte per certe persone ciò è comprensibile, specie se queste persone hanno fatto delle loro falsità un vero e proprio commercio, ricavandone profitti di vario genere. È inutile parlare ad un ladro, colto in flagrante, e cercare di spiegargli che ci sono altri modi per procurarsi denaro.

Un esempio classico è offerto anche dalla Bibbia stessa, lì dove parla di un certo Demetrio, che si opponeva violentemente alla dottrina cristiana, predicata da San Paolo, solo per il fatto che lui vendeva statuine della dea Diana e con la nuova religione dell’apostolo egli avrebbe perso tutti i suoi profitti economici: “un tale, di nome Demetrio, orefice, che faceva tempietti di Diana in argento, procurava non poco guadagno agli artigiani. Riuniti questi e gli altri che esercitavano il medesimo mestiere, disse: “Uomini, voi sapete che da questo lavoro proviene la nostra prosperità; e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani, non sono déi. Non solo vi è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della grande dea Diana non conti più, e che sia perfino privata della sua maestà colei che tutta l’Asia e il mondo adorano. Essi, udite queste cose, accesi di sdegno, si misero a gridare...” (Atti 19:24-29)

Anche questo aspetto non è trascurabile ed aggrava miserevolmente la condizione degli impuri, allontanandoli sempre di più e più profondamente dalla conoscenza della verità.

Di loro ben diceva il profeta Isaia quando asseriva per rivelazione divina che “Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento.” (Isaia 64:6)

 

2) PRIMA DI CRISTO: puri ed impuri, purificazione e perdita della purezza. (Vecchio Testamento)

Motivo di una scelta.

Il popolo ebreo è stato chiamato, unico fra tutti i popoli della terra, a risolvere definitivamente e concretamente tutto il rapporto con Dio. Che Dio si sia servito dell’ebreo Noè, per conservare le specie viventi sulla Terra, questo è un fatto indiscutibile. Che Dio abbia continuato a servirsi di ebrei, questo nessuno l’ha potuto impedire. Del resto lo stesso Gesù è nato da una donna ebrea. La spiegazione è comunque abbastanza semplice ed elementare: il popolo ebreo ha una caratteristica che nessun popolo ha. Infatti non è un popolo eterogeneo, ma è una “famiglia”. È la famiglia di Abramo, che si è allargata nei figli a tal punto da diventare numerosa “come le stelle del cielo” e come “la sabbia del mare”. (Genesi 15:5; 22:17; 26:4)

Dio ha allora voluto costruire il sistema di purificazione all’interno di una famiglia, anticipando così il rapporto nuovo che poi avrebbe esteso all’interno della Sua Santa Famiglia, mediante Suo Figlio.

Il parallelismo è d’obbligo.

 

La Legge di Dio

Puro ed Impuro (Levitico 10:10). Questi aggettivi nella legislazione giudaica si applicavano a persone, animali e cose. È indifferente, ai fini della nostra trattazione, il fatto che tali oggettivi siano tuttora in vigore nella religione ebraica. La distinzione fra animali puri ed impuri è cessata per i cristiani in seguito alla rivelazione fatta a Pietro (Atti 10:9-16).

Volendo riassumere si può dire che, per aver parte ai rituali della religione giudaica e per entrare nel favore e nella benedizione di Dio, un uomo non doveva essere soltanto circonciso, ma purificato secondo le cerimonie. Nel Levitico 11-15 e in Numeri 19 è descritto minutamente in quanti modi si diventava impuro, per quanto tempo lo si restava, e qual era il processo di ri-purificazione.

La benedizione di Dio non è cosa da poco! Per averla, bisognava assoggettarsi a ben 613 regole!

La distinzione degli animali puri ed impuri esisteva prima del diluvio (Genesi 7:2) ed era fondata sull’uso di sacrificare animali graditi a Dio: Abele ne sapeva qualcosa. Erano considerati come puri quelli la cui unghia era divisa e che ruminavano (Levitico 11:3, 4). Lo stesso capitolo enumera vari animali, uccelli, rettili e pesci che sono impuri (Vedi pure Esodo 22:31; Esodo 34: 15, 26; Deuteronomio 14:21).

Uno degli scopi di queste distinzioni era di preservare gli Israeliti dalla idolatria, nella quale stavano TUTTI gli altri popoli intorno a loro.

Il mangiare con i Gentili era considerato come offesa più grave che il non conversare con loro (Matteo 9:11; Atti 11:3). La scienza medica attuale ha comunque dimostrato che la carne di alcuni fra gli animali impuri, non era sana.

Per mezzo di questi precetti rigorosi comunque, gli Ebrei imparavano a riguardare costantemente alla loro relazione speciale con Dio, e ad astenersi da tutto ciò che poteva offendere la Sua santità infinita o contenere la minima apparenza di corruzione. Erano considerate come impure, per un tempo determinato, le persone ch’erano state a contatto con carogne d’animali, con cadaveri umani (Levitico 21), le puerpere (Levitico 12), le donne mestruate (Levitico 15) e gli uomini affetti di certe malattie (Levitico 13 e Levitico 15).

A volte viene da sorridere per certe soluzioni che Dio ha messo circa l’impurità di cose, animali e persone:

– “Ogni vaso scoperto sul quale non sia un coperchio ben fermo, sarà impuro.” (Numeri 19:15)

– “chi avrà toccato il cadavere di una persona umana sarà impuro sette giorni.” (Numeri 19:11)

– “Ma tra quelli che ruminano e tra quelli che hanno l’unghia spartita, non mangerete questi: il cammello, perché rumina, ma non ha l’unghia spartita; lo considererete impuro;” (Levitico 11:4)

– il misto lana è impuro (Deuteronomio 22:11)

– il misto lino è impuro (Deuteronomio 22:11)

– il misto cotone è impuro se mischiato a lana e lino (Deuteronomio 22:11)

– ecc.

 

Purificazioni

Costituiscono una parte importante dei riti religiosi dei Giudei, e si facevano in vari modi, benché al solito con acqua. Oltre al vero significato simbolico (rappresentavano la purificazione del cuore), avevano uno scopo igienico. Dopo la cattività, se ne abusò e si diede loro soverchia importanza (Marco 7:3, 4).

Con fierezza l’apostolo Pietro, prima di capire la vera e nuova purificazione cristiana, aveva affermato: “Ma io dissi: No assolutamente, Signore; perché nulla di impuro o contaminato mi è mai entrato in bocca.” (Atti 11:8)

La purificazione era un precetto di Mosè.

Anche nel Nuovo Testamento si parla di tali riti, perché Gesù parte da tali riti e li rinnova in Sé e sul Suo Sacrificio, trasformandoli in qualcosa di duraturo, di irripetibile e di eterno.

“E quando furon compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino in Gerusalemme per presentarlo al Signore” (Luca 2:22)

“Or c’erano quivi sei pile di pietra, destinate alla purificazione c’erano quivi sei pile di pietra, destinate alla purificazione dei Giudei, le quali contenevano ciascuna due o tre misure.” (Giovanni 2:6)

 

3) CON L’ARRIVO DI CRISTO (Nuovo Testamento):

PREMESSA

Come già detto, “nulla di impuro” entrerà in Paradiso, “ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.” (Apocalisse 21:27)

Occorre purificare ciò che è impuro agli occhi di Dio.

La condizione umana, senza Gesù Cristo, era, è, e sarà, fino al Suo Ritorno, una triste condizione di impurità cronica, senza possibilità di rimedio: solo Gesù può dare l’unica, vera e divina risposta al bisogno di purificazione.

L’offerta di Gesù non sarà mai superata da un’altra migliore, né da un’altra differente: è sempre la stessa per tutte le epoche e per tutte le nazioni del mondo.

Gesù ci purifica col Suo Sangue.

L’uomo potrà affidarsi a tutte le religioni del mondo, potrà scomodare tutti i personaggi più famosi che esistono, potrà offrire tutto l’oro del mondo, non riuscirà mai ad aprire le porte del Paradiso.

Solo Gesù può aprire e chiudere (Apocalisse 3:7).

Una sintesi di tale condizione è stupendamente descritta in Romani 1:18-23.

In poche parole il mondo è già giudicato e... condannato. Dio lo ha trovato impuro, perché il peccato è entrato in esso, e merita il massimo della pena: l’inferno!

Un altro passo ci fa vedere come Dio vede il “peccatore” privo della grazia salvifica di Gesù, il Messia: Romani 1:28-32.

La condizione di impurità dei peccatori è comune a quella di tutti gli uomini che cercano una religione esteriore come quella dei farisei, in un rapporto falso ed ipocrita con Dio e in cui pregano il Dio che loro stessi si sono fatti a loro gusto e dimensione, ma in cui rifiutano Dio per quello che è, in un rapporto vero e sincero con Dio, o meglio con Gesù Cristo!

I farisei erano quelli che dissero, in riferimento a Gesù: “Non vogliamo che Costui regni su di noi!”

La risposta di Gesù è tremenda e minatoria: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché purificate il di fuori del calice e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, purifica prima il di dentro del calice e del piatto, affinché anche il di fuori diventi puro” (Matteo 23:25-26; Luca 11:39)

Anche senza essere farisei, tutti gli uomini, prima della “nuova nascita”, sono contaminati dalla carne e da qualsiasi spirito non santo, spirito umano soprattutto (che è spirito di ribellione e di gloria non salvifica)

La purificazione è dunque la linea di confine fra Dio (puro) e l’uomo (impuro): l’uomo è impuro ma deve cercare un modo per purificarsi. Dio è puro e vuole che l’uomo impuro si purifichi nel modo che Lui propone. L’incontro fra le due volontà, quella umana e quella divina, è la più bella esperienza spirituale che nessuna religione potrà mai offrire.

            Essere purificati ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

 

I DUE ELEMENTI DELLA PURIFICAZIONE INIZIALE

La soluzione offerta da Dio è “una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.” (Isaia 35:8)

 

1) L’acqua del Rhema (Parola autorevole, comando)

            La parola di Dio è la base, il fondamento su cui si poggia la purificazione compiuta da Dio. Essa non è solo e semplicemente “parola scritta” ma è di più: è la volontà di Dio “scritta” per non essere né dimenticata, né sottovalutata, né confusa. Essa è “Dio che parla all’uomo”.

L’ubbidienza alla Parola di Dio significa, credere che Gesù Cristo ha innovato l’acqua della purificazione, sostituendo l’acqua fisica con l’acqua “spirituale” e anche chiedere che questo liquido sia versato su di noi, o meglio ancora, che noi ci immergiamo in esso. Questo nuovo liquido è il Sangue versato sulla croce da Gesù. Simbolicamente tale passaggio viene realizzato alle nozze di Cana, quando Gesù trasformò l’acqua della purificazione nel vino, simbolo del Suo Sangue versato alla Sua morte.

“Nacque dunque una discussione fra i discepoli di Giovanni e un Giudeo intorno alla purificazione” (Giovanni 3:25). Perché? Perché era inevitabile che i due sistemi si contrapponessero, essendo il secondo sistema innestato in sostituzione del primo. Entrambi i Testamenti (Vecchio e Nuovo) predicano la purificazione dai peccati, l’uno come simbolo, l’altro come potenza spirituale: l’Evangelo è “potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco” (Romani 1:16)

Questa è la purificazione nell’acqua: credere che il Sangue di Gesù ci purifica, esattamente come sta scritto nella Parola di Dio. In altri termini, la Parola di Dio ci parla del Sangue di Gesù: l’acqua del Vecchio Testamento sotto forma di regole simboliche e del Nuovo Testamento in maniera esplicita e definitiva, ci parla dell’effetto purificatore del SANGUE di Gesù!

Che ci dice la Parola? Cosa “sgorga” dal cuore di Dio?

“Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; ma se camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi.” (1 Giovanni 1:6-10)

La Parola ci assicura che il SANGUE di Gesù ha un effetto purificatore!

Lasciamoci convincere da ciò che Dio stesso si è preoccupato di mettere per iscritto e ne riceveremo un beneficio spirituale: “E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione. Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse dovevano esserlo con sacrifici più eccellenti di questi.” (Ebrei 9:22-23)

Quel “quasi” è d’obbligo, perché ne viene escluso il peccato di bestemmia contro lo Spirito Santo, l’unico peccato imperdonabile.

Occorre allora credere che “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, al fine di santificarla, dopo averla purificata coll’acqua della Parola” uscita dalla bocca stessa di Dio (Rhema) “al fine di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile.” (Efesini 5:25-27)

Per essere veramente puri, occorre allora credere che Gesù abbia parlato e parli ancora: “Sii purificato”! Ogni credente “nato di nuovo” ha creduto questo!

In base alla parola scritta, possiamo aspettare “la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù, il quale ha dato se stesso per noi al fine di riscattarci da ogni iniquità e di purificarsi un popolo suo proprio, zelante nelle opere buone. Insegna queste cose, ed esorta e riprendi con ogni autorità. Nessuno ti disprezzi.” (Tito 2:13-15)

            Sembra troppo semplice, eppure non è facile per tutti: la purificazione comincia quando si è disposti a credere per vedere! “Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio.” (Matteo 5:8)

Vedere Dio è “nascere di nuovo”, perché solo quelli purificati potranno “vedere” il Regno di Dio come dice Giovanni 3:2.

            Gesù assicura nella Sua Parola che Egli è capace di fare tutto questo ogni volta che un cuore si arrende a Lui. Ciò che fece, lo farà ancora: infatti sta scritto “e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede.” (Atti 15:9) “Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità, una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente? Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa.” (Ebrei 9:13-15)

            A chi è disposto a credere questo, sarà dato ciò che è stato promesso.

 

2) Lo Spirito Santo

Come nel Vecchio Testamento la purificazione avveniva per mezzo di una procedura “combinata” di più elementi (offerta e gradimento di Dio), così nel Nuovo Testamento, dopo l’offerta “del cuore sull’altare della fede, in ubbidienza alla Parola di Dio”, occorre l’intervento dello Spirito Santo a comunicare “il gradimento di Dio”, come segno di reale ed avvenuta purificazione.

Infatti Gesù Cristo “ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo” (Tito 3:5)

Senza lo Spirito Santo non è possibile alcuna purificazione e la Parola di Dio rimarrà sempre lettera morta quando si vuole la Parola, ma si rifiuta lo Spirito Santo che la fecondi.

            Lo Spirito “sostituisce realmente” Gesù Cristo... il quale, essendo lo splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza e sostenendo tutte le cose con la parola della sua potenza, quand’ebbe fatta la purificazione dei peccati, si pose a sedere alla destra della Maestà nei luoghi altissimi” (Ebrei 1:3)

            Al posto Suo, il Suo Vicario: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me;” (Giovanni 15:26)

            Lo Spirito Santo “testimonia” di Gesù: “Infatti il nostro vangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione; infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene.” (I Tessalonicesi 1:5)

Chi vuole la purificazione, secondo la promessa della Parola, l’avrà dallo Spirito Santo: “E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede.” (Atti 15:8-9)

Così facendo, lo Spirito Santo si identifica con Gesù, il Dio Vivente seduto sul trono celeste, essendosi Gesù “dopo aver fatto la purificazione dei peccati, seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.” (Ebrei 1:3)

Nessuna predicazione avrà l’efficacia di purificare gli ascoltatori, se all’Evangelo predicato non si unisce l’opera fecondatrice dello Spirito Santo: “E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, amministravano quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato l’Evangelo, mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo: cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi.” (I Pietro 1:12)

Questo è ciò che intendeva Giovanni battista quando diceva: “Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco.” (Matteo 3:11)

Gesù è l’Agnello che, per togliere il peccato del mondo, ha dovuto versare il Suo Sangue purificatore. Possa lo Spirito Santo testimoniarlo a chiunque crede che “Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.” (Tito 2:14)

Rifiutare lo Spirito Santo “purificatore” significa rifiutare lo Spirito della Grazia. Un giorno l’ira dell’Agnello sarà su di lui per tale offensivo rifiuto.

L’invito di Gesù è dolce e accettabilissimo: “avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.” (Ebrei 10:22)

“Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.” (Efesini 4:30)

L’effetto benefico dell’azione dello Spirito Santo sarà il cemento di una nuova fratellanza spirituale, tutta da scoprire: “Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore,” (I Pietro 1:22)

Concludendo “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù; perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha affrancato dalla legge del peccato e della morte. Poiché quel che era impossibile alla legge... Iddio l’ha fatto; mandando il suo proprio Figlio... affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spirito. Poiché ... quelli che sono secondo lo spirito, hanno l’animo alle cose dello spirito. Perché ... ciò a cui lo spirito ha l’animo, è vita e pace; Or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui.” (Romani 8:1-9)

Tre cose sono molto chiaramente espresse nella Parola di Dio: la prima è la dignità di credente (“sono figli”), la seconda è la conseguente “in-abitazione” dello Spirito Santo (Dio ha mandato lo Spirito di suo Figlio nei vostri cuori), e la terza è il grido filiale: “Abba, Padre”.

Ultima considerazione: l’azione dello Spirito Santo non si ripete due volte nella stessa persona, perché l’unicità del sacrificio (Gesù è unico) comporta l’unicità della purificazione.

            Il rifiuto della prima avvenuta purificazione non può dar luogo ad una seconda “Altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, se coloro che rendono il culto, una volta purificati, avessero sentito la loro coscienza sgravata dai peccati?” (Ebrei 10:2)

           

CONCLUSIONE

Può risultare utile a conclusione di tutto questo discorso proporre una bozza di preghiera che naturalmente, nelle linee essenziali potrà risultare troppo “fredda”, ma se essa verrà ampliata da ciò che un cuore desideroso sa dare, potrà essere una buona base per una accorata e più ampia preghiera di richiesta di purificazione spirituale.

Signor Gesù,

credo alla Tua Parola; credo al Tuo sacrificio sulla croce; credo alla Tua resurrezione; credo alla Tua Volontà di voler essere cosparso del Tuo Sangue versato sulla croce; io mi rivolgo a Te, sapendo che non mi scaccerai e non mi allontanerai da Te e Ti invito a farlo su di me.

Chiedo allo Spirito Santo, nel Tuo Nome, di purificarmi da ogni peccato e di fecondare nel mio cuore la Parola della Grazia nella quale io confido irrevocabilmente.

Ti accetto per fede come mio personale Salvatore. Grazie Signor Gesù, per la salvezza e per la purificazione da ogni mio peccato. Amen

 

LA PURIFICAZIONE SUCCESSIVA

Il credente purificato è esente da ogni contaminazione successiva? Magari!

Il mondo attira, tenta, corrompe, contamina: per grazia di Dio però, esso sporca SOLO i piedi dei credenti, mentre non riesce a contaminare il cuore. “Gesù disse loro: “Chi è lavato tutto, non ha bisogno che di aver lavati i piedi; è purificato tutto quanto; e voi siete purificati, ma non tutti” (si riferiva a Giuda). (Giovanni 13:10)

Chi è santo si santifichi ancora. I credenti sono “santi” perché cosparsi dal Sangue dell’Agnello, ma hanno bisogno di stare in contatto ulteriore con lo Spirito Santo!

Dove trovare lo Spirito Santo? Facile: dove due o tre sono radunati nel Nome di Gesù, nella lettura della Parola di Dio, nella preghiera, nel battesimo nello Spirito Santo mediante l’evidenza delle lingue...

Come allora mantenersi puri? Questa è la domanda, la perplessità e la paura di tutti i credenti. La continua purificazione avviene sempre attraverso i due elementi dell’acqua della parola di Gesù e dell’azione dello Spirito Santo.

Occorre continuare a camminare sulla Via divina per giungere alla meta, puri, santi ed irreprensibili. Anche qui occorrono due elementi concomitanti, che sono i baluardi teologici di tutti gli evangelici “riformati” del mondo (900 milioni circa): scrittura (l’acqua) e preghiera (preghiera in chiesa, in casa, e intima)

 

1) La lettura della Scrittura (l’acqua della Parola-Rhema)

Il credente “nato di nuovo” è un... neonato che ha bisogno di latte spirituale per crescere e diventare maturo “anziano della fede” (presbitero): niente di meglio del “cibo solido” della Parola di Dio!

Infatti sta scritto: “Gettando dunque lungi da voi ogni malizia, e ogni frode, e le ipocrisie, e le invidie, ed ogni sorta di maldicenze, come bambini pur ora nati, appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza, se pure avete gustato che il Signore è buono” (1 Pietro 2:1-3) per essere edificati come casa spirituale, “per esser un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo”, (1 Pietro 2:5)

Per fare questo bisogna:

a) fortificarsi e perseverare nella conoscenza della Parola

“Da questo conosciamo che siamo in lui: chi dice di dimorare in lui, deve, nel modo ch’egli camminò, camminare anch’esso. Diletti, non è un nuovo comandamento ch’io vi scrivo, ma un comandamento vecchio, che aveste dal principio: il comandamento vecchio è la Parola che avete udita.” (1 Giovanni 2:6-7)

Occorre non “intoppare” nella Parola (1 Pietro 2:8). Dio vuole l’ubbidienza alla Sua Parola: per far questo è ovvio che bisogna conoscerla. Questa è l’occupazione principale del credente “nato di nuovo” ed anche il suo divertimento, fonte di felicità, di benessere e di... beatitudine! Perché rinunciarci? “Beato l’uomo... il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e su quella legge medita giorno e notte.” (Salmo 1:1-2)

Gesù vuole essere ascoltato, ma soprattutto ubbidito: se, per esempio, Lui dice di gettare i nostri affanni su di Lui, si aspetta che noi poi lo facciamo. Questa è la relazione continua col Santo che santifica!

Lo studio giornaliero della Parola di Dio, oltre ad essere di per sé fonte di beatitudine e di felicità, è allora anche un valido supporto per le preghiere e per la richiesta di ulteriori promesse e doni. Un esempio per tutti: chi Dio scelse per edificare di nuovo la città di Gerusalemme, dopo la sua distruzione e la deportazione dei suoi abitanti in Babilonia? Un lettore ed esecutore della Parola di Dio! “Infatti, aveva fissato la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e arrivò a Gerusalemme il primo giorno del quinto mese, assistito dalla benefica mano del suo Dio; poiché Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine.” (Esdra 7:9-10)

La Parola di Dio esclude che si possa tornare indietro: chi lo fa, lo fa a proprio rischio e pericolo! “Ma colui che non ha queste cose, è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati.” (2 Pietro 1:9)

Per giustificare il proprio tornaconto o il proprio modo di pensare, si può essere tentati da noi stessi a rientrare negli schemi religiosi in cui stavamo PRIMA della salvezza. Anche qui la Parola di Dio ci aiuta e ci consiglia (se siamo ubbidienti), ci ordina (se siamo recalcitranti!): “Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’impuro; e io vi accoglierò. e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente.” (2 Corinzi 6:17-18).

Un buona preghiera (da ampliare personalmente):

Grazie Gesù, mio Dio e Salvatore, del Tuo Sangue versato su di me.

Grazie per avermi purificato con la Tua Parola Vivente, così come sta scritto: “Voi siete già puri a motivo della parola che v’ho annunziata.” (Giovanni 15:3)

Grazie per lo Spirito Santo che io invoco ed accolgo come mia guida, nel Tuo Nome, secondo come è scritto: “ma quando sia venuto Lui, lo Spirito della verità, Egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di Suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire. Egli Mi glorificherà perché prenderà del Mio e ve l’annunzierà. (Giovanni 16:13-14).

Grazie Spirito Santo, per la Tua presenza nella mia vita e per la Tua guida: illuminami nella comprensione della Parola di Dio e dammi doni e ministeri per essere un saggio e fedele servitore di Gesù Cristo e guidami per tutto il tempo che mi rimane da vivere.

Grazie Padre Celeste, perché mi hai fatto diventare Tuo figliuolo. Amen

 

b) Non dubitare mai sulla purificazione già compiuta e che non può essere annullata, se non volontariamente, mediante l’adorazione del demonio, il nemico e concorrente di Dio.

La legge che Dio aveva dato a Mosè non era una legge teorica, ma pratica. “Osserva la Parola e mettila in pratica”: questo chiede anche Gesù, il purificatore divino. L’ascoltare e il leggere devono essere allo scopo di agire, così pure la teoria dev’essere in funzione della prassi.

Come le centinaia di comandamenti di Dio del Vecchio Testamento (in tutti 613 precetti!) sono un utile insegnamento per sapere ciò che piace o non piace a Dio, così l’Evangelo di Gesù costituirà la “nuova via” per lasciarsi guidare nell’amore e nella verità.

Noi siamo nati a libertà, ma la libertà richiede sempre un alto senso di responsabilità: “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”... Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.” (Giovanni 8:31-32,36)

La nuova realtà del cristiano è complessa: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.” (I Corinzi 6:12) Ciò significa che tutto è nostro, ma dobbiamo servirci di ciò che è utile per l’avanzamento del Regno di Dio.

Educare ed educarsi alla libertà, non significa diventare “libertini”, ma responsabili e giudiziosi. Un esempio? Superiamo le prescrizioni mosaiche con la nuova disciplina di Cristo.

La libertà in cui ci mette la Parola è che “Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura.” (Romani 14:14) La purificazione spirituale in Gesù è sempre in antagonismo con la purificazione materiale della Legge mosaica. Il credente maturo ed adulto ha preso coscienza che “Voi siete già puri a motivo della parola che v’ho annunziata.” (Giovanni 15:3)

Conseguenze:

– con Gesù tutti i cibi sono puri “Così dicendo, dichiarava puri tutti quanti i cibi.” (Marco 7:19) ”Non disfare, per un cibo, l’opera di Dio. Certo, tutte le cose son pure ma è male quando uno mangia dando intoppo.” (Romani 14:20) “Tutto è puro per quelli che son puri per quelli che son puri, ma per i contaminati ed increduli niente è puro; anzi, tanto la mente che la coscienza loro son contaminate. Fanno professione di conoscere Iddio; ma lo rinnegano con le loro opere, essendo abominevoli, e ribelli, e incapaci di qualsiasi opera buona.” (Tito 1:15-16)

– il diavolo fugge da noi. Un passo famoso deve diventare anche motivo di ubbidienza e di sottomissione a Cristo e alla Sua Santa Parola di Vita: “Iddio resiste ai superbi e dà grazia agli umili. Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi. Nettate le vostre mani, o peccatori, e purificate con l’acqua i vostri cuori, o doppi d’animo! Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia! Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli vi innalzerà.” (Giacomo 4:7-10)

 – il legalismo, la liturgia, le regole sono state messe sotto la legge dell’amore di Gesù. Il cristianesimo di oggi langue un morbo che lo attanaglia e lo mortifica: il legalismo o la superficialità, oltre che l’ignoranza: “Poiché colui nel quale queste cose non si trovano, è cieco, ha la vista corta avendo dimenticato la purificazione dei suoi vecchi peccati. Perciò, fratelli, vie più studiatevi di rendere sicura la vostra vocazione ad elezione; perché, facendo queste cose, non inciamperete giammai” (2 Pietro 1:9-10)

            La lettura quotidiana dell’Evangelo e anche del Vecchio Testamento, rende sicura la nostra vocazione e ci dà motivi validi per non... inciampare mai. Provare per credere.

 

2) La preghiera collettiva, individuale ed intima (mediante lo Spirito Santo)

            Occorre stare sempre in contatto con lo Spirito Santo. Dove Esso è presente? Dove due o tre sono radunati (Matteo 18:20), nella preghiera personale ((Romani 8:26-27) e collettiva (Matteo 6:9; Luca 11:2 22:46; 1 Tessalonicesi 5:25; Giacomo 5:16), nel “battesimo nello Spirito Santo mediante l’evidenza delle lingue” (1 Corinzi 14:2). Esaminiamo i casi singolarmente.

 

a) Dove due o tre sono radunati (Matteo 18:20),

Frequentare le riunioni di culto comunitario e familiare è mezzo si santificazione ulteriore, perché si è alla presenza di Cristo (se Cristo è chiamato, invocato, pregato ed adorato!)

Lo Spirito ci chiama ad una maggiore comunione con Lui e tra credenti. “E facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci a carità e a buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono usi di fare, ma esortandoci a vicenda; e tanto più, che vedete avvicinarsi il gran giorno. (Ebrei 10:24-25)

Nelle riunioni cristiane evangeliche vige la regola principale dell’amore fraterno. “Onorate tutti. Amate la fratellanza. Temete Iddio. Rendete onore al re.” (1 Pietro 2:17) Circa il re, in mancanza o in sostituzione si può tranquillamente pensare che si voglia intendere “onorate chi ha il potere”. Si esclude insomma qualsiasi forma di anarchia! Dio è re e ha sudditi! Similmente vuole che come cittadini, noi siamo sottomessi alle leggi e all’autorità. Al tempo di Pietro, parlare di repubblica, come la concepiamo noi, sarebbe stato impensabile. Ben inteso che lì dove c’è il re o la regina (GB), il precetto rimane alla lettera.

Per il resto è tutto chiaro e rimane inteso così come sta scritto: nulla è cambiato!

Amare la fratellanza è un obbligo, oltre che un piacere.

Ci potranno anche essere motivi di dissidio e di discussione, ma senza mai far venir meno l’amore che Dio ha per loro e che noi ci portiamo a vicenda.

Su questo, Gesù ci mette costantemente alla prova, dal momento che ogni dono spirituale passa attraverso l’amore.

Se non amiamo nessuno, Dio non ci darà nessun dono spirituale, oltre la salvezza.

 

b) nella preghiera personale ((Romani 8:26-27)

La crescita fino alla perfezione prevede una costante attitudine e abitudine alla preghiera personale.

“Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore. Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. Ma colui che non ha queste cose, è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati. Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai.” (II Pietro 1:5-10)

Pregare giorno e notte potrà in principio essere un po’ difficile, ma poi si entra in un sistema tale delle cose che non si può stare senza pregare.

“Io rendo grazie a Dio, il quale servo con pura coscienza, come l’hanno servito i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere giorno e notte” (2 Timoteo 1:3)

 In preghiera noi comunichiamo a Dio (Gesù e Padre) tutti i nostri bisogni. Non è poco, dal momento che poi Dio... provvede!

La preghiera personale mantenere pura la coscienza o almeno la tiene vigile e sveglia.

Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.” (1 Tessalonicesi 5:23)

 

c) collettiva (Matteo 6:9; Luca 11:2 22:46; 1 Tessalonicesi 5:25; Giacomo 5:16),

Quando ci si ama intensamente di puro cuore, non si prova vergogna a pregare insieme, agli altri fratelli e sorelle

“Avendo purificate le anime vostre coll’ubbidienza alla verità per arrivare a un amor fraterno non finto, amatevi l’un l’altro di cuore puro, intensamente” (1Pietro 1:22).

La preghiera collettiva aiuta a fuggire le passioni.

“Ma fuggi gli appetiti giovanili e procaccia giustizia, fede, amore, pace con quelli che di cuor puro invocano il Signore.” (2 Timoteo 2:22).

“...e avendo noi un gran Sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci di vero cuore, con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica dalla mala coscienza, e il corpo lavato d’acqua pura. Riteniamo fermamente la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è Colui che ha fatte le promesse. E facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e a buone opere” (Ebrei 10:21-24)

 

d) La preghiera intima con Dio. Il “battesimo nello Spirito Santo mediante l’evidenza delle lingue” (1 Corinzi 14:2) ne è una interessante e potente manifestazione.

Per svolgere un servizio per il Signore Gesù Cristo occorre avere sempre un buon contatto col Signore stesso. Nulla di più efficace di una piena comunione intima, mediante un colloquio con Dio, diretto e sicuro. Il mezzo da duemila anni è stato sempre lo stesso: la pienezza dello Spirito!

Prima della Pentecoste, i discepoli stavano già in comunione con Dio sopra l’alto solaio, ma non avevano ancora ricevuto alcun ministero, per proclamare al mondo le grandi cose che Dio ha fatto.

Dopo la Pentecoste essi ricevettero tale compito. Ciò però segnò l’inizio di un cammino, non la conclusione, tanto che Paolo, l’apostolo che scrive più di tutti gli altri apostoli, è anche colui che parla in lingue più di tutti. L’ordine, il comandamento, il tassativo e vitale precetto è: “non impedite il parlare in altre lingue”! (1 Corinzi 14:39)

In queste condizioni, il servizio RICHIEDE UNA PURIFICAZIONE GIORNALIERA per svolgere i seguenti compiti:

– La religione pura e il compito dei credenti: sanare i lebbrosi (fisici e spirituali) (Matteo 10:8). Sanare i lebbrosi era uno di quei compiti che fanno riconoscere Gesù.

– “Sanate gl’infermi, (Matteo 10:8) La preghiera dei santi (i credenti sono tutti santi!) è doverosa e mai sprecata.

– risuscitate i morti (Matteo 10:8): pregare per il risveglio significa pensare agli increduli come “morti spirituali”

– purificate i lebbrosi (Matteo 10:8): il peccatore è come un lebbroso: Gesù può purificare dalla lebbra. “Ed ecco un lebbroso, accostatosi, gli si prostrò dinanzi dicendo: Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi. E Gesù, stesa la mano, lo toccò dicendo: Lo voglio, sii purificato. E in quell’istante egli fu purificato dalla sua lebbra.” (Matteo 8:2-3; idem in Marco 1:41-44 e in Luca 5:12-14)

– cacciate i demoni (Matteo 10:8). La lotta contro satana e i suoi angeli è eterna.

– gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.” (Matteo 10:8). L’apostolo Paolo diceva di se stesso: “Perché se io evangelizzo, non ho da trarne vanto, poiché necessità me n’è imposta; e guai a me, se non evangelizzo!” (1 Corinzi 9:16)

“i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano, e l’Evangelo è annunziato ai poveri.” (Matteo 11:5; stessa cosa in Luca 7:22)

– Visitare gli orfani e le vedove. Ciò fa parte del servizio e anche della testimonianza di ogni credente. Questo comando biblico non va sottovalutato, perché su di esso è stata costruita la prima chiesa primitiva, allorché gli apostoli si trovarono costretti ad allargare il numero dei loro collaboratori mediante l’elezione di altri sette diaconi (Atti 6:1)

Attorno alle vedove e agli orfani si dovrebbe svolgere la principale attività della chiesa.

“La religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e proteggersi dal mondo.” (Giacomo 1:27)

 

PURIFICARSI PER SERVIRE

“O uomo, egli t’ha fatto conoscere ciò ch’è bene; e che altro richiede da te l’Eterno, se non che tu pratichi ciò ch’è giusto, che tu ami la misericordia, e cammini umilmente col tuo Dio?” (Michea 6:8)

“Poiché dunque abbiamo queste promesse, diletti, purifichiamoci d’ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timor di Dio.” (2 Corinzi 7:1)

“Date piuttosto in elemosina quel ch’è dentro al piatto; ed ecco, ogni cosa sarà netta per voi.” (Luca 11:41)

Pulite il piatto per offrire un cibo prezioso: la Parola di Dio!

Gesù gli disse: “Chi è lavato tutto non ha bisogno che d’aver lavati i piedi; è netto tutto quanto; e voi siete netti, ma non tutti. Perché sapeva chi era colui che lo tradirebbe; per questo disse: Non tutti siete netti.” (Giovanni 13:10-11)

Essere servitori e servitrici di Gesù Cristo, è un onore, oltre che un dovere: se vuoi servire veramente il Signore, sappi che “il fine di quest’incarico è l’amore” (1Timoteo 1:5).

Quale amore? Quello “procedente da un cuor puro, da una buona coscienza e da fede non finta”! (1Timoteo 1:5)

 

LA PURIFICAZIONE FINALE

Il credente che muore, passa dalla vita alla vita: “In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.” (Giovanni 5:24). Qualunque cosa abbia sporcato il vestito del credente, esso è finalmente arrivato a destinazione: il trono di Gesù-Dio! Davanti a Lui, l’Agnello, tutti i vestiti saranno candidi PER SEMPRE!

“Dopo queste cose vidi, ed ecco una gran folla che nessun uomo poteva contare, di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di vesti bianche e con delle palme in mano.” (Apocalisse 7:9)

Se vogliamo concludere degnamente il discorso sulla purificazione, la cosa più opportuna, come non mai, è quella di gridare: Alleluia!

 


 

Capitolo 16 La nascita come “morte al peccato”

 

 

 

 

La Scrittura non parla di “morte del peccato” ma di “morte al peccato”: molti fanno una tal confusione fra queste due frasi che serpeggiano dottrine di purificazione che non hanno nulla a che fare con la “nuova nascita”, ma con la “mortificazione” del credente “nato di nuovo”.

Come è possibile arrivare ad una simile aberrazione, è presto detto: qualcuno vede la frase come la dichiarazione non di una morte FISICA, riferita a Cristo morto sulla croce, ma spirituale.

La risposta sta proprio nel fatto che non esiste la morte spirituale per il credente “nato di nuovo”. Il credente infatti non può morire spiritualmente, perché è vivente in eterno in Cristo…

L’apostolo Paolo nell’Epistola ai Romani, al cap. 6 non parla di espiazione dei peccati ma di una condizione ottimale di tranquillità spirituale, perché dopo la “Nuova nascita spirituale” non ci sono più peccati da espiare, perché tali peccati sono stati TUTTI cancellati dal Sangue di Gesù, per grazia. Se non fosse così, a cosa servirebbe il sangue prezioso di Cristo? A niente!

Non ci sono altri Evangeli!

Se ovviamente il credente continua a peccare, è perché è un “figlio disubbidiente e non un peccatore”: la cosa è diversa.

Certe persone parlano di frutti degni di ravvedimento, e negano la sussistenza stessa della nuova nascita spirituale e non sanno che Gesù cancella un vizio alla volta e che quando si parla di frutti, bisogna prima aspettare che ci siano i fiori…

Se questa è la metafora naturale, allora dobbiamo capire che il credente deve maturare e crescere. Per questo ci sono i neofiti e gli anziani, perché qualcuno deve far vedere che è possibile praticare il cristianesimo, e non solo predicarlo.

Per questo ci vogliono tre cose: la preghiera, la preghiera e la preghiera.

Solo così Gesù interviene nella nostra vita, perché i frutti di cui si parla, non sono opera nostra, ma DELLO SPIRITO in noi. Attenzione a colui che vuol produrre lui, i frutti di ravvedimento! Sono persone che non riusciranno a dare frutto a nessuno, ma solo dottrine false…

            I fiori del credente sono fiori d’amore, sono i doni dello Spirito, sono le opere di misericordia secondo il Cuore di Dio, e non secondo il nostro cuore, secondo la giustizia di Dio e non secondo la nostra giustizia. Certa gente usa l’Evangelo per gettare fango, non per sostenere e aiutare il prossimo a crescere nella fede, anzi… aiutano a tornare indietro e a scoraggiarsi…

            Si chiama “terrorismo spirituale”: guardatevi da quelli che predicano la perdita della salvezza…

La Bibbia non dice che un nato di nuovo non “persiste” nel peccare: un certo San Pietro persisteva nel peccato, proponendo ancora e per l’ennesima volta la circoncisione e la conversione dei soli ebrei. Risulta anche che tale ostinazione con San Paolo si risolse nella loro separazione…

Quanta testardaggine c’è nei credenti, i quali sono pronti a scannarsi per qualche dottrina bislacca… Sulla circoncisione si fece addirittura un Concilio e non servì neanche questo per unificare gli animi e le convinzioni… Che tristezza!

Attenzione allora a chi dice che bisogna morire al peccato, facendo credere che bisogna diventare perfetti: questo è un Vangelo monco o limitato. Un Vangelo “pieno” fa riferimento solo alla morte di Cristo e alla Sua resurrezione. Tutto il resto ruota intorno a questi due capisaldi.

La morte al peccato, allora, sia ben chiaro, è istantanea e non progressiva. Non scambiamo la morte al peccato con il “Portare frutti a Dio” di Romani 7:4!

Siamo in un campo dell’applicazione della fede e quello di Romani 7:4 è un ottimo consiglio, è un’ottima esortazione, ma dobbiamo stare tranquilli, non è una certezza. Magari! Se uno pensa che dal fiore nasca un frutto buono, ebbene dal frutto si vede che razza di fiore era.

Stiamo tranquilli: dal fiore di Cristo predicato rettamente e con l’ausilio dello Spirito Santo che ci parla costantemente di LUI, sicuramente prima o poi nasceranno buoni frutti. E compito nostro predicare, esortare a tendere a questo, sapendo che la strada è lunga e la speranza ci spinge a credere.

Se fosse una dottrina “l’automatismo nuova nascita-buoni frutti” staremmo fritti. Saremmo tutti fuori dottrina…

Neppure l’apostolo Paolo voleva questo e ribadisce in Romani 8:13 “perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se MEDIANTE LO SPIRITO fate MORIRE le opere del corpo, voi vivrete”.

Non è opera dell’uomo ma “dello Spirito Santo”. Se siamo risuscitati a nuova vita è perché Gesù è morto per noi, e noi risusciteremo (verbo al futuro) come Lui che è stato risuscitato dallo Spirito Santo.

Neppure Gesù si è risuscitato da solo.

Vediamo anche in Colossesi 2:20 e 3:2: la morte di cui si parla è quella di Cristo, come morte vicaria, al posto nostro. Dobbiamo cercare di capire: noi siamo morti, perché Cristo è morto… Il passo neotestamentario dunque non può far altro che farci riflettere che è meglio “aspirare” alle cose di lassù, e non guardare alle miserie di quaggiù dove tutto è vanità e vacuità.

Guai a parlare di morte progressiva. Si parla infatti di opere morte non di morte al peccato. si parla di vestito nuovo, non di morte al peccato. Ciò che è progressiva non è la morte al peccato, ma la conoscenza.

Anche 1 Pietro 4:1-4, è senz’altro visto in tale prospettiva: chi è nato di nuovo ha abbandonato le dottrine dei demoni: questo è il discorso di Pietro.

Bisogna fare la volontà di Dio! Questo e non altro, dice Pietro. Bisogna capirlo onestamente e sinceramente, senza fanatismi e senza voler proporre imposizioni di comportamento a nessuno.

Noi non siamo lo Spirito Santo e nessuno può impunemente sostituirsi a Lui.

Perché Pietro dice questo? Perché prima bisogna conoscere qual è la volontà di Dio, poi possiamo farla! La Bibbia ci insegna e con l’insegnamento cresce il desiderio di ubbidienza, e con l’ubbidienza cresce la capacità di produrre frutti, buoni e saporiti, e non acerbi ed immangiabili come la dottrina insana di chi propone morti progressive e frutti “standardizzati” di ravvedimento.

L’uomo non è abilitato a giudicare i cuori!

Non capisco come si permettono certi predicatori di giudicare gli altri in base a ciò che loro fanno o non fanno: ognuno vive la fede, secondo la misura che Dio gli dà. L’importante è di non mettersi sul banco degli accusatori, perché quel posto è già occupato da satana!

Che tristezza doversi esaminare perché qualcuno pensa che pecchiamo continuamente, mentre la scrittura parla di esaminare la fede e non i peccati! (“Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova.” 2 Corinzi 13:5-8)

            Fare un bilancio della nostra fede, non significa morire al peccato: tutti siamo periodicamente invitati a fare un bilancio della nostra vita e a rivestire la nostra fede con le opere e non solo con le parole. Questa è la gara del cristiano, questa è la nostra aspirazione, come credenti nati di nuovo spiritualmente.

Se infatti guardiamo indietro, vedremo i nostri sbagli, le nostre sconfitte, i nostri cimiteri pieni di croci delle occasioni per fare il bene che non è stato fatto. (2 Cor. 13:5-8)

            Purtroppo i denigratori dei credenti ci sono sempre stati e sempre ci saranno, gente che pretende di cavare sangue da una rapa e di gestire il prossimo, signoreggiando su di esso, proponendo false dottrine che quelle che lo stesso apostolo Pietro voleva imporre, con la circoncisione. Pietro andava ripreso e costoro vanno ripresi, perché hanno pure il coraggio di insistere e, visto che insistono, vanno ripresi, perché sono da riprendere.

Morire al peccato significa morire in quanto il peccato è morto, in quanto la legge è morta, la legge che accusa e che condanna, la legge che evidenzia ogni peccato del cuore e che produce morte. Ed ecco Cristo che tramite la Scrittura ci ricorda: “O morte dov’è il tuo dardo?”

Se il peccato non c’è più per chi è nascosto in Cristo, chi accuserà gli eletti di Dio?

Il peccato non ci ritroverà. Nessuno ci potrà accusare. Noi siamo assolti a priori, noi passiamo il Tribunale di Cristo, come Giacobbe passò il giudizio di Isacco, perché rivestito del fratello, come noi siamo rivestiti di Cristo.

Noi siamo omicidi, perché odiamo, adulteri perché desideriamo, siamo ladri perché vogliamo tutto, siamo carnali perché ci piacciono le comodità, siamo pieni di fobie, di rivalità, di gelosie, di invidie, di problemi degni dello psicanalista…, ma ringraziamenti siano resi al nostro Salvatore che ci ha dato qualcosa che non meritavamo assolutamente: la vita eterna!

Prima di nascere di nuovo, dobbiamo morire al peccato? Assolutamente no, perché le due cose sono concatenate e complementari, ma restano sempre due cose differenti.

Il morire al peccato è che chi NASCE DUE VOLTE, muore una sola volta: non si muore due volte, perché non si può morire spiritualmente se prima non si nasce spiritualmente. Quindi è ovvio che le nascite debbano essere due.

Circa le morti, la morte fisica colpirà tutti, chi prima e chi poi, ma quella spirituale non ci sarà per chi sta “in Cristo”. Morire due volte è la cosa peggiore che possa capitare: morire corporalmente e poi, al giudizio di Dio, morire per sempre, rigettato nell’inferno dei peccatori che mai si son appellati alla giustizia di Cristo.

Più specificatamente ed attenendoti scrupolosamente al testo biblico, il passo di Romani 6 non parla della “nostra” morte al peccato ma parla della crocifissione di Cristo e del nostro peccato inchiodato alla croce.

Nessuno può paragonarsi a Gesù Cristo!

Eppure molti predicatori lo fanno! E anche in buona fede, in piena e perfetta ignoranza del senso delle cose di Dio! E magari dicono che sono stati ispirati da Dio, parlano secondo la volontà di Dio, dicono che “questo dice il Signore”. Con questo sistema si carpiscono le anime migliori, quelle semplici e genuine che credono a tutto ciò che quel dato pastore dice…

La verità è sempre quella: nessuno può paragonarsi a Gesù Cristo! In tale circostanza la crocifissione ha portato alla conseguenza, che non esiste più il peccato che ci accusa, essendo i nostri peccati inchiodati con Lui. La nostra morte al peccato non è progressiva e non è fisica. ma spirituale e per sempre (verso 10).

Parlare di dottrina della “morte al peccato” è la solita baggianata pastorale di cui ne sono pieni i pulpiti, dove predicano pastori che inventano nuove dottrine e mettono i credenti in condizione di dubitare costantemente della Grazia di Gesù Cristo.

La dottrina della Nuova Nascita è la sola che Gesù propone a Nicodemo e non è per meriti, o per opere, ma è per opera dell’Acqua della Parola e dello Spirito Santo.

Quando si nasce di nuovo, non ripetiamolo più, siamo una nuova creatura IN CRISTO. Se seppelliamo il vecchio uomo nell’acqua del battesimo, non è perché siamo morti, ma perché siamo vivi. Il battesimo è un mestiere da “becchini”: è l’opera di seppellimento di un “vecchio uomo”.

La “nuova” dottrina della morte al peccato, implica necessariamente che dobbiamo fare uno sforzo continuo e quotidiano di rinunciare al peccato, come se fossimo costantemente in pericolo di perdere la salvezza? Tu sei morto al peccato, quando non pecchi? Poi non sei morto quando pecchi?

Smettiamola di dubitare della salvezza!

Si scade dalla grazia, non dalla salvezza!

Il giusto pecca sette volte al giorno, figuriamoci gli altri, ma il Vangelo ci predica la libertà in Cristo.

            “Sola grazia” significa che tu sei erede del Regno di Cristo, perché Cristo è morto e il Testamento si è aperto e tu sei indegnamente erede.

Basta con la morte al peccato, predicata come dottrina, che poi non è neppure tale, ma la condizione del credente che vive in Cristo. Cristo ha fatto tutto. Noi dobbiamo solo appropriarci della Sua morte, affinché abbiamo la vita in Lui.

Chi la pensa diversamente e vuole macerarsi l’anima nel rendersi degno agli occhi di Dio, non riuscirà mai a rendersi puro, neppure se se ne va sul monte più alto del mondo a separarsi dal mondo…

O tu hai tutto pienamente in Cristo o sei sotto la maledizione della legge che ti porta ancora a pensare al peccato.

            Conclusione bellissima: “Che diremo dunque? Non rimarremo nel peccato, perché il peccato è morto.” (Romani 6:1)

L’essere MORTI AL PECCATO, non significa che non pecchiamo più, ma che il peccato è morto.

Il verso 3 infatti spiega che chi è “nato di nuovo” è stato battezzato in Gesù Cristo”.

Noi credenti siamo stati battezzati nella SUA MORTE? Non è la nostra morte, ma la morte di Gesù Cristo sulla croce, duemila anni fa, morte unica ed irripetibile come offerta fatta una sola volta per sempre.

Il verso 4 infatti spiega che “Noi dunque siamo stati SEPOLTI con lui per mezzo del battesimo nella MORTE, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita.”

Lui muore, Lui ha il battesimo della MORTE, Lui risuscita. Noi risusciteremo con Lui. Nessuno può risuscitare prima della venuta di Cristo, ma nel frattempo possiamo vivere la resurrezione “camminando in novità di vita”.

Io risusciterò, perché il mio peccato è rimasto inchiodato alla croce di Colui che ha preso su di sé il peccato del mondo.

La nostra morte al peccato è esistita nel momento in cui “siamo stati uniti a Cristo”, il quale ha tolto il giudizio da noi. Ecco la morte del nostro peccato: l’assenza di giudizio: noi viviamo la salvezza come DONO. La similitudine della morte di Cristo come la nostra morte (verso 5).

Noi siamo stati crocifissi con Lui. Com’è possibile questo? Sul crocifisso Qualcuno è morto, ma in Lui anche noi abbiamo trovato GRAZIA. Solo se crediamo questo, possiamo vivere la vita che ci è stata regalata come “nuove creature”, e viverla serenamente e pienamente senza dover morire al peccato, ma avendo ricevuto una nuova vita, una nuova famiglia, un nuovo Seme Divino.

La vecchia vita, il vecchio uomo, il passato fatto di peccati (al plurale) è tutto finito. Seppellire le scorie e solo un fatto da becchini…

Noi siamo morti in Cristo e non morti al peccato, perché sta scritto: “Infatti colui che è MORTO è libero dal peccato”. È ovvio che qui non si parla di morti al peccato, ma di morte del peccato. Infatti il peccato, essendo morto, non ci tormenta più, non deve tormentarci più, non può tormentarci più.

Non esiste la dottrina della morte al peccato, ma tutt’al più la MORTE DEL PECCATO.

È diverso!

Sarebbe dottrina anche questa, se la vera dottrina non fosse “LA NUOVA NASCITA” di cui la morte del peccato ne è solo la conseguenza.

L’apostolo Paolo infatti fa ben quattro domande, mette ben quattro punti interrogativi, proprio perché deve dare LUI le risposte, ovvie e salutari, precise e chiare. Gesù è l’unico ed indiscutibile autore della nostra fede e delle nostre certezze: “Voi consideratevi MORTI AL PECCATO, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore.” (verso 11)

Se il discorso non è chiaro, l’apostolo Paolo lo chiarisce ancora di più: “Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze.” (12)

Magari potessimo pensare di aver risolto tutti i problemi della nostra permanenza sulla Terra, credendo di essere morti al peccato e quindi immuni dalle concupiscenze, ma purtroppo la realtà ci spinge a riflettere sempre su noi stessi, come persone piene di passioni e di interessi.

Non per questo però possiamo cedere alle passioni e alle concupiscenze. Se la carne è debole, lo spirito dev’essere più forte. Essere spronati a comportarci rettamente, non significa che ci riusciamo. Possiamo però sempre confidare nell’aiuto dello Spirito Santo e nel perdono immancabile di Cristo, quando ovviamente Glielo chiediamo, essendone pentiti sinceramente.

Inutile dire che i versetti che seguono, sono i “desiderata” di Dio, affinché il profumo di Cristo si sparga intorno a noi come l’invito a guardare a noi come cristiani veri e non come a focacce cotte da una sola parte, con amore ipocrita, e come religiosi da strapazzo, che allontanano da Cristo, piuttosto che essere fedeli e stabili suoi collaboratori di servitori della Parola della Salvezza.

La Scrittura parla di “MORTI fatti viventi”, non di “morti al peccato”, perché solo chi era morto ed è una nuova creatura in Cristo può crescere fino alla statura di Cristo e cercare di essere “strumento di giustizia”, annunziando la salvezza in Cristo come risposta divina alla sete di giustizia dell’uomo, secondo un nuovo metro di misurazione: la morte di Cristo come offerta di riscatto.

Solo così, a queste condizioni, ed in base a tali considerazioni “il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.” (verso 14)

 

 


 

Capitolo 17 Il nuovo patto

 

 

 

 

            Il Sangue di Gesù ci riconcilia con Dio: “Ma ora, in Cristo Gesù, voi che già eravate lontani, siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo.” (Efesini 2:13)

            Fin da subito il “ministerio” di Gesù si evidenziò come qualcosa di nuovo e di straordinario, perché era accompagnato da segni e prodigi, miracoli ed ogni sorta di opera potente. Ben lo riconobbe lo stesso Nicodemo in Giovanni 3:1-2, quando dice a Gesù che nessuno poteva fare quello che lui faceva se Dio non era con lui.

            Gesù, il Messia, si era innestato in tutta la tradizione ebraica precedente, sintetizzandola e semplificandola, per arrivare ad una sorta di nuova religione fondata solo sulla Sua Persona.

Egli la chiamò “LA VIA”.

            Il suo compito era quello “... di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della croce d’esso; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage” (Colossesi 1:20-21)

            Anche il battesimo di Gesù Cristo era ed è identico NELLA FORMA a quello di Giovanni il Battista e, stando alle apparenze, poteva essere con­siderato come una “copiatura” della concorrenza!

Così infatti lo videro i Farisei che questionavano su chi battezzava di più e chi di meno!

“i Farisei avevano udito che Egli faceva e bat­tezzava più discepoli di Giovanni” (Giovanni 4:1)

Così infatti lo videro anche i discepoli di Gio­vanni che controllavano, spalla a spalla, i disce­poli di Gesù: E vennero a Giovanni e gli dissero: Maestro, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale tu rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno a lui. (Giovanni 3:26)

La risposta di Giovanni fu la seguente:

“Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca.” (Giovanni 3:30)

Come era possibile che Gesù avesse lo stesso battesimo di Giovanni?

Come era possibile che Gesù facesse questo?

A tale domanda rispose il profeta Giovanni il Battista, proprio a proposito del fatto che Gesù “battezzava”:

“L’uomo non può ricever cosa alcuna, se non gli è data dal cielo.” (Giovanni 3:27)

            Giovanni era infatti venuto ad anticipare IL BATTESIMO VERO: quello di Gesù!

“Nacque dunque una discussione fra i discepoli di Giovanni e un Giudeo intorno alla purifica­zione.

E vennero a Giovanni e gli dissero: Maestro, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale tu rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno a lui.

Giovanni rispose dicendo: L’uomo non può ri­cever cosa alcuna, se non gli è data dal cielo...

Bisogna che Egli cresca, e che io diminuisca...

Colui che vien dal cielo è sopra tutti...

Poiché colui che Dio ha mandato, proferisce le parole di Dio; perché Dio non gli dà lo Spirito con misura.

Il Padre ama il Figliuolo, e gli ha dato ogni cosa in mano.

Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui”. (Giovanni 3:25-36)

Il battesimo di Giovanni è anticipatore NELLA FORMA a quello di Gesù Cristo, ma non ne aveva la SOSTANZA: Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma Colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son de­gno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco. (Matteo 3:11)

            Il passaggio da Giovanni Battista a Gesù è ben spiegato in Atti 13:24-25:

“avendo Giovanni, prima della venuta di lui, predicato il battesimo del ravvedimento a tutto il popolo d’Israele.

E come Giovanni terminava la sua carriera diceva: Che credete voi che io sia? Io non sono il Messia; ma ecco, dietro a me viene uno, del quale io non son degno di sciogliere i calzari.”

            Come fece Gesù, il Cristo-Messia a fare tutto questo?

            Rinnovando il PATTO che Dio aveva stilato con Abramo.

Il patto con Dio aveva stipulato nel Vecchio Testa­mento, aveva il SEGNO della circoncisione: esso era un patto “eterno”, che Dio fece con Abrahamo e con la sua progenie. Tale patto era un patto PER­PETUO, cioè un patto che non avrebbe potuto mai più essere disatteso:

– da Dio, perché richiesto da Lui come segno “nella carne” quale prova visibile della scelta di Dio, come Dio personale

– dagli uomini, pena l’esclusione dal Patto, che prevedeva in contropartita l’attribuzione del paese di Canaan.

            Ecco i termini del… “rogito notarile”:

“E fermerò il patto fra ME e te e i tuoi discen­denti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un PATTO PERPETUO,

– per il quale IO sarò l’IDDIO TUO e della tua progenie DOPO DI TE,

– e a TE darò il paese dove abiti come straniero; tutto il paese di Canaan, in possesso PER­PETUO e sarò loro Dio.” (Genesi 17:7:8)

            Il contratto ETERNO era valido per tutti e due i... contraenti!

Dio offriva un paese (Gesù offrirà un Regno) e l’uomo accettava un Dio (il cristiano accetterà Gesù come Messia, Dio e Salvatore).

Abrahamo offriva l’eredità alla sua progenie per­ché essa accettava “nella carne” di avere nel Dio del “tetragramma”, (le 4 lettere di JHWH) il SUO, UNICO ed INSOSTITUIBILE DIO.

La progenie di Abrahamo aveva, nella circonci­sione, l’accettazione del patto, ma questo patto non era automatico, per il solo fatto di essere stato fatto “involontariamente” da neonati, l’ot­tavo giorno dalla nascita, altrimenti Dio avrebbe dato “sempre” il paese di Canaan a tutti gli ebrei circoncisi, cosa non vera. Anzi aveva richiesto poi la fedeltà alla circoncisione, non accettando che i circoncisi adorassero altri dei.

In pratica il SEGNO nella carne doveva ricordare, ogni giorno, perché ogni giorno e più volte al giorno si ubbidiva a dei bisogni fisiologici..., che Dio era il TUO Dio PERSONALE, con esclusione di qualsiasi altro “surrogato” spirituale!

Ora, ciò che Dio aveva dichiarato “patto perpetuo, cioè eterno”, non poteva essere annullato dal NUOVO PATTO di Gesù Cristo, ma solo “eventualmente” cambiato nella forma, non nella sostanza.

            Ecco allora che Gesù fu circonciso perché:

“Poi Dio disse ad Abrahamo: quanto a te, tu osserverai in mio patto, tu e la tua progenie dopo di te, di generazione in generazione.

Questo è il MIO PATTO che voi osserverete, patto fra ME e VOI e la TUA progenie dopo di te: ogni maschio fra voi sia circonciso.

E sarete circoncisi; e questo sarà UN SEGNO DEL PATTO fra me e voi.

All’età di otto giorni, ogni maschio sarà cir­conciso fra voi, di generazione in generazione, tanto quello nato in casa, quanto quello com­prato con denaro da qualsivoglia straniero e che non sia della tua progenie.

Quello nato in casa tua e quello comprato con denaro dovrà essere circonciso; e il MIO PATTO nella vostra carne sarà un PATTO PERPETUO.

E il maschio incirconciso, che non sarà stato circonciso nella sua carne, sarà reciso di fra il suo popolo; egli avrà violato (rotto) il MIO PATTO” (Genesi 17:9-14)

Gesù venne mandato come Salvatore del mondo: il Figlio di Dio doveva per forza di cose incarnarsi in un Figliuol d’uomo EBREO.

Come tale infatti rap­presentava entrambi i contraenti del PATTO: solo Lui è Dio in quanto Figlio di Dio, e solo lui in quanto ebreo, discendente di Abraha­mo avrebbe potuto ritoccare... nel segno ESTERIORE un patto PERPETUO!

Ecco perché si spiega il fatto che Gesù, lette­ralmente il “Dio che salva”, fu... circonciso!

Il “contratto” fra Dio e la progenie di Abraha­mo poteva essere ritoccato solo essendo con­senzienti entrambi i contraenti: Gesù li imper­sonò entrambi e ne cambiò solo il SEGNO esteriore, per renderlo più aderente allo spirito di fedeltà del PATTO, trasformato da patto esterno (nella carne) in patto interno (nel cuore, nello Spirito: vedi Romani 2:29).

 

LA CIRCONCISIONE E IL BAT­TESIMO DI GIOVANNI

Un principio teologico inderogabile è il seguen­te: Dio non può rompere un SUO PATTO, per­ché Lui è un Dio FEDELE, anche se l’uomo è INFEDELE (2 Timoteo 2:13; Deuteronomio 7:9; 32:4; 1 Corinzi 1:9; 10:13; 2 Corinzi 1:18; 1 Tessalonicesi 5:24; 2 Tessalonicesi 3:3)

Ora, di fronte all’infedeltà “cronica” del popolo ebreo, Dio ha provveduto con un segno di fe­deltà più profondo e “verace” di quello di Abra­hamo: UN SEGNO DI RAVVEDIMENTO, che è più del PENTIMENTO!

Si può essere infatti pentiti e continuare a pec­care: il ravvedimento è invece la decisione di cambiare il proprio modo di agire, in conse­guenza e in dimostrazione del pentimento avve­nuto!

            Ecco allora che Giovanni, l’ultimo profeta del Vecchio Patto, il maggiore fra tutti i nati di donna (Matteo 11:11), introduce la NUOVA circoncisione, con un “BATTESIMO DI RAVVEDIMENTO” fatto ovviamente da ADULTI perché chi si deve pentire NON PUÒ ESSERE UN BAMBINO!

            Il battesimo di Giovanni il Battista è UGUALE NELLA FORMA al battesimo che istituirà Gesù, ma senza lo Spirito Santo.

Nessuno, neppure gli scribi e i farisei, poterono negare il carattere DIVINO del battesimo di Giovanni! (Matteo 21:25; Marco 11:30; Luca 20:4)

            In che consisteva il battesimo di Giovanni?

“Ed egli andò per tutta la contrada d’intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravve­dimento per la remissione dei peccati, secondo che è scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: V’è una voce d’uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore...

Giovanni dunque diceva alle turbe che usciva­no per esser battezzate da lui: Razza di vipere, chi v’ha mostrato a fuggir dall’ira a venire?

Fate dunque dei frutti degni del ravvedi­mento, e non vi mettete a dire in voi stessi: Noi abbiamo Abramo per padre! (LA CIRCONCI­SIONE)...

Giovanni rispose: dicendo a tutti: Ben vi bat­tezzo io con acqua; ma vien colui che è più forte di me, al quale io non son degno di scio­gliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.

Egli ha in mano il suo ventilabro per nettare interamente l’aia sua, e raccogliere il grano nel suo granaio; ma quant’è alla pula la brucerà con fuoco inestinguibile.” (Luca 3:3-17)

            Giovanni Battista anticipava il NUOVO PATTO, ma non poteva SIGLARLO perché lui non era nessuna delle due parti contraenti!

Lui infatti non era DIO, (Gesù lo è!) e quindi non poteva renderlo efficace impegnandosi per Dio; e non era l’umanità destinataria del patto (Gesù è “Figliuol dell’Uomo”), perché lui era “solo” il profeta di Dio!

Un fatto chiarisce ancora: Gesù fu battezzato dal Battista, ma il Battista non fu battezzato da Gesù!

Guai a noi, se ciò fosse avvenuto, perché l’of­ferta di Dio-Gesù avrebbe trovato nel Battista il destinatario del Nuovo Patto, con la conse­guenza che noi saremmo stati gli eredi del Nuovo PATTO concluso col Battista, esclu­dendo proprio NOI, come contraenti “diretti” di un Patto firmato da una controparte sola: Dio.

Si sarebbe passati dalla circoncisione (l’eredità in Abrahamo) al battesimo di ravvedimento per immersione da adulti (l’eredità in Giovanni Battista).

            Il NUOVO PATTO in Gesù invece è, giuridi­camente parlando, “ad offerta aperta” cioè “senza il nome del secondo “contraente”, come quello di “offerta al pubblico”, dove la parte che offre (l’offerente) ha già firmato, mentre manca solo l’altra parte che deve accet­tare (l’acquirente), come quando si va al su­permarket, dove gli oggetti esposti sono già destinati alla vendita, senza dover chiedere volta per volta: “anche questo è in vendita? E questo? E questo?” Ecc.

            A dimostrazione di ciò lo stesso Giovanni Bat­tista infatti ordinerà ai suoi discepoli, proprio per non aver potuto accettare il NUOVO PATTO di Dio, di andare da Gesù e di chiedere se era Lui che doveva venire come Messia op­pure un altro.

Quando lui seppe che il Messia era Gesù, la sua vita non valeva più niente, perché si era concluso il suo compito di “testimone” del pas­saggio, dalla circoncisione al battesimo di rav­vedimento!

Lui viene decapitato, a testimonianza che non ci sarebbe stato nessuno dopo Gesù!

Gesù è l’ultimo del quale il Battista parla, perché viene decapitato in cella! (Matteo 14; Marco 6:14-29; Luca 3:19-20; 9:7-9)

“Or Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:

Sei tu colui che ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro?

E Gesù rispondendo disse loro: Andate a riferi­re a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano, e l’Evangelo è annunziato ai po­veri. E beato colui che non si sarà scandaliz­zato di me!” (Matteo 11:2; Luca 7:18-35; 16:16)

            Come tre anelli di una catena, il PATTO di Dio si trasferisce dalla circoncisione al batte­simo di Spirito Santo, passando per il battesimo di Giovanni Battista.

            L’anello di congiunzione tra il primo e il secon­do è il passo di Giovanni 3:25 “Nacque dunque una discussione fra i discepoli di Giovanni e un Giudeo intorno alla purificazione: entrambi af­fermavano di avere il segno di purificazione!

L’anello di congiunzione fra il secondo e il terzo è il passo del battesimo di Gesù in Giovanni 1:33: “E io non lo conoscevo; ma colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza nello Spirito Santo” (Giovanni 1:33): stessa FORMA, ma diversa SOSTANZA:

            La vera riconciliazione dunque è senz’altro quella con Dio!

            Vedere il mondo con gli occhi di Dio e non con i nostri, è la base di ogni successo in campo evangelistico...

            Ogni vero pastore e ogni vero credente in generale deve sempre domandarsi: “Come Dio vede il mondo, la gente? Come Dio vede i nostri amici, i nostri parenti, i nostri vicini, i nostri nemici?”

            La risposta di Dio non può essere che questa: “Come persone da salvare, perché bisognose della salvezza della Grazia”

            Ciò ci permette di stare sempre dalla parte di Dio e mai più dalla parte degli uomini!

            Dio su questo ci conta!

            Partecipare alle sofferenze di Cristo!

 “se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con Lui, per essere glorificati con Lui.” (Romani 8:17)

            Ecco cosa deve capitare a chi vuole realmente servire il Signore!

            In Luca 6:46 ci viene detto che è possibile arrivare ad avere la presunzione di dire: “Signore, Signore” e non fare la Sua volontà: perché? Perché Gesù non ci conosce! Noi pensiamo di conoscere Lui, ma Lui non ci conosce, non ha avuto da noi la “con passione” e la “simpatia” (in greco: sofferenza in comune)

            Eppure Gesù è stato chiaro: Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti. (Matteo 7:12)

            Cosa vuole il Signore per gli altri?

            Quello che volevamo noi da Lui: la salvezza!

            Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati! Vogliamo anche noi che gli altri si salvino?

            Essere riconciliati con Dio ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.    

Certe volte vogliamo che gli altri preghino per noi, che si fortifichino nel Signore, che siamo potenti nella lotta contro satana, in modo da poterne noi beneficiare...

            Ebbene la “legge di Cristo” dice: fate voi a loro! Allora fortifichiamoci noi e preghiamo noi per gli altri.

            Vogliamo esercitare la fede?

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi picchia.” (Matteo 7:7-8)

            Se non capiamo di dover essere nel bisogno, difficilmente proveremo le sofferenze di Cristo, perché Gesù provava cordoglio per il tremendo destino di tutti coloro che non erano riconciliati con Dio. La Sua missione era quella di salvare l’umanità sulla quale pesava già il giudizio negativo di Dio (Giovanni 3:16-18)

            Come Gesù, anche noi possiamo partecipare alla “operazione SALVEZZA”!

            Se Gesù ci ha riconciliati con Dio, preghiamo e lottiamo affinché anche altri abbiano la stessa meravigliosa opportunità ed esperienza della “riconciliazione” mediante una “nuova nascita” spirituale.

            Gli Ebrei sono salvati con la loro fede nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, ricordata loro ogni giorno mediante la circoncisione.

            I non-Ebrei sono salvati con la loro fede nel Figlio del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, mediante la fede che è come la circoncisione del loro cuore.

            Il Concilio di Gerusalemme sentenziò che la “circoncisione” faceva parte del VECCHIO PATTO. “Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosé, non potete esser salvati.”(!!!) (Atti 15:1)

“Allora gli apostoli e gli anziani si radunarono per esaminare la questione...

Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiamo potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Si­gnor Gesù, nello stesso modo che loro.” (Atti 15:6-12)

            Fu scoperta l’acqua calda: è la FEDE che salva e non la circoncisione!

            Gli Ebrei hanno fede in Dio? Sono salvati.

            I non-Ebrei hanno fede in Dio? Sono salvati.

Il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe è lo stesso per Ebrei e Messianici, con la differenza che i Messianici arrivano alla fede “per grazia” senza la Legge, mentre gli Ebrei arrivano alla fede “per speranza” con la Legge. Una faticaccia! Non tutti ce la fanno!

            Ai Cristiani, chiamati dagli islamici “quelli della Scrittura”, è più facile arrivare alla certezza della salvezza, perché… sono “raccomandati da Gesù il Cristo-Messia”! Tutti ce la fanno, per intervento dello Spirito Santo!

            I cristiani-evangelici vanno in chiesa con la Bibbia in mano!

            Inutile dire che non sono “quelli della Scrittura” i cattolici-madonnari e i cattolici-idolatri. Non indaghiamo!

L’uomo non sta in pace con Dio: è inutile negarlo ed è dannoso illudersi.

Anche Dio non è riconciliato con l’uomo: lo vede come insignificante nemico e stupido avversario.

Dio ride degli empi! (Salmo 37:11)

Per quanto riguarda Dio, Lui vuole riconciliarsi con l’uomo, desidera che l’uomo si avvicini a Lui, con amore ed affetto filiale.

Per questo motivo, ha mandato Suo Figlio nel mondo per annunciare la Sua decisione di abbracciare l’umanità intera, per mezzo di Lui.

Gesù Cristo è il Mediatore fra Dio e l’uomo, l’unico Mediatore, il solo Mediatore esistente in tutto l’universo. Altre figure di madonne e di santi non sono previste da Dio e anzi sono rifiutate come figure abusive, idolatriche e pagane.

Sia chiaro questo concetto: Dio tende una mano all’uomo peccatore, solo attraverso la figura, la persona, il nome di Gesù Cristo, il Messia degli Ebrei!

Prendere o rifiutare!

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione.

Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione.

Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio.” (II Corinzi 5:17-20)

Il problema nasce in quanto l’uomo rifiuta questa offerta d’amore.

Tutto sprecato?

Gesù muore sulla croce inutilmente?

Tutte le sue sofferenze non sono servite a niente, neppure a commuovere il più incallito dei peccatori?

La verità è che ci sono persone “malate” psicologicamente, rese insensibili ai problemi degli altri e talmente egoiste e farabutte, disoneste e cattive, crudeli e malvagie da non sapere più dov’è il bene neppure per sé stessi!

Si drogano, si viziano, si crogiolano nei loro desideri infami da divenire arroganti, presuntuosi e strafottenti. Poi vanno nelle chiese delle loro religioni a confessarsi e a togliersi i sensi di colpa, illudendosi di poter continuare così. Questa è l’umanità a cui Dio offre una mano d’amore!

E questo è il ministero della riconciliazione: qualcuno, aiutato dallo Spirito Santo, deve pur dire a questa gente che Gesù è il Messia che è morto sulla croce per lei.

È in gioco la salvezza dalla condanna all’inferno, lì dove stanno i nemici di Dio!

Se l’uomo vuole essere nemico di Dio, ha scelto l’avversario peggiore: Dio!

Satana ne sa qualcosa! Costui pensava di vincere ed è stato stoppato e mantenuto in vita ad eterna sofferenza. Con lui sono tutti i suoi compatrioti, accoliti, fans e simpatizzanti passati, presenti e futuri…

Le domande di Dio sono: da che parte vuoi stare?

Vuoi una mano per uscire dal tuo stato di ribellione?

Ti piacerebbe che Dio ti mostrasse una Via migliore di quella che stai percorrendo?

Se ti vergogni del tuo stato e vuoi migliorare, vuoi che Dio in persona ti faccia un’offerta, una proposta?

Permetti che Dio o chi per Lui, ti parli al tuo cuore e ti proponga una strategia vincente?

Se non ce la fai ad abbandonare il tuo stato di peccatore, vorresti sapere come chiedere aiuto a Dio?

Dio ha una risposta seria ed affidabile ad ogni tua domanda, di questo o di ogni altro tipo.

Tutto è più facile di quanto si possa credere!

L’uomo può anche pensare che sia difficile o impossibile, ma Dio assicura che è più facile di quanto si possa pensare.

Basta solo un attimo di umiltà e di sottomissione alla Sua Santa Parola.

Basta semplicemente dire col cuore: “Gesù Cristo aiutami!”

Che ci vuole?

Eppure sono le tre parole più difficili da pronunciare! Strano!

Tutti quelli che lo hanno fatto, non sono rimasti delusi e non sono stati lasciati a mani vuote!

Questo è l’Evangelo della Grazia. Non solo Gesù Cristo è morto per noi, ma è anche risuscitato per mantenere fede alle promesse fatte prima di morire, per adempiere insomma ciò che ci ha lasciato nel Suo Testamento Spirituale: la nostra salvezza eterna e l’aiuto in ogni nostro problema.

Lo SPIRITO SANTO, UNICO VERO E POTENTE VICARIO DI GESÙ ti benedica di ogni benedizione, riempia la tua vita in giorni pieni di letizia (Giovanni 16:20), ti preservi dal maligno per sempre (Giovanni 17:15) e ti riconcili con Dio.

La vera riconciliazione è l’incontro di due volontà.

Dio l’ha voluto ed ha fatto la sua parte, mettendo a tua disposizione un Salvatore: il prezzo è stato altissimo!

Adesso a te spetta il compito di volerlo e devi fare la tua parte, inginocchiandoti davanti a Lui e accettando la volontà di Dio per te.

Devi chiedere la Sua Santa Presenza, affinché la Sua mano perdonatrice si poggi su di te e che tutti i tuoi peccati siano cancellati per sempre. Questa è la più bella riconciliazione!

Un figlio ribelle va alla casa del Padre, per ottenere perdono, protezione ed affetto, in un commovente abbraccio, “perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio, mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:10)

Dio sta aspettando il momento di chiudere un passato ed iniziare un nuovo presente, come se la vecchia vita non interessasse più e nascesse un nuovo uomo, con un nuovo nome e una nuova famiglia di appartenenza.

Ciò che è impossibile a qualsiasi uomo, Dio lo vuole per te.

La riconciliazione con Dio è un fatto personale, mai collettivo: il mondo potrà anche perdersi e andare a scatafascio e in rovina, ma tu no!

Tu hai diritto ad avere pace con Dio, perché lo vuoi e lo chiedi!

La Via della salvezza è come una porta stretta, dove si entra uno alla volta!

Vuoi questo? Se lo vuoi, è tuo! “E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvagie, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili.” (Colossesi 1:21-22)

Miliardi di persone hanno potuto sperimentare personalmente la concretezza di questo atto d’amore di Dio per l’uomo e sono rimasti sconcertati per essere stati oggetto di attenzione da parte di un Dio tanto lontano, eppure tanto vicino da sentirne il tocco e l’amore incondizionato e senza pentimento.

Così nasce la vera fede, quella fede fondata su certezze e non su dubbi, su dimostrazioni di potenza e non su teorie teologiche o filosofiche.

Dio esiste e te lo dimostra!

Il cristianesimo non è nato per dare riti e liturgie, ma per dare un incontro reale e personale col Messia, quel Messia che un giorno si presentò a Tommaso e gli disse: “Avanti, tocca le mie piaghe, tocca le mie mani. Tu vuoi toccare per credere ed io sono qua anche per te. Gli altri mi hanno visto ed hanno parlato con me, ma io da te mi faccio persino toccare: eccomi qua, tutto per te!”

Il risultato fu che Tommaso toccò e disse: “Signore mio e Dio mio!” (Giovanni 20:28)

Adesso tocca a te. Gesù si è mostrato a miliardi di persone nel mondo in venti secoli di storia, perché non dovrebbe mostrarsi a te? Ci sono motivi particolari per non farlo? Sei un essere diverso da quell’assassino di Saulo di Tarso? Sei più colpevole di quel ladrone alla destra della croce? O forse sei troppo innocente e troppo perfetto da non volerti sporcare le mani col Sangue Divino del Cristo?

Ebbene, nessun motivo esiste per escluderti dalla fede reale nel Salvatore.

Chi si esclude, si esclude da sé.

            Anche io non ritenevo credibile una cosa simile, ma una notte ho voluto provare e ho detto: “Gesù, Cristo, Figlio di Dio e Dio stesso in Persona, se ci sei, mostrati!” E Lui mi si mostrò, ed io piansi amaramente.

            Allora capii, perché i primi cristiani non avevano dubbi e fra le fauci del leone o il rinunciare alla fede nel Salvatore, preferivano morire sbranati. La vera realtà è proprio Cristo, non il mondo.

            Le madri, nell’arena insanguinata e cosparsa dei brandelli dei cristiani sbranati, vestivano i figlioletti a festa, perché andavano ad incontrare il loro Dio!

            Questa è la riconciliazione che il mondo non conosce, ma che si è trasferita dalle pagine di un Libro speciale, l’Evangelo della Grazia, la Bibbia, al cuore dell’uomo!

            Tutte le religioni del mondo sono false, meno una: questa!

            Dio ne è il Supremo, magnifico e straordinario TESTIMONE!

Ricorda bene queste parole: quando tradisci le persone che ti amano, tradisci Dio.

Quando provi odio verso le persone che ti hanno fatto del bene, tradisci Dio.

Quando tradisci la fiducia di una moglie o di un marito, di un figlio o di una figlia, di una madre amorevole o di un padre affettuoso, di un fratello o di una sorella, tu tradisci Dio.

Quando tradisci la gente per le promesse fatte, tu tradisci Dio.

Quando tu tradisci Dio, il tradimento viene punito con la morte spirituale e l’allontanamento da Lui.

Questo successe al figliol prodigo, che volle amareggiare suo padre, andandosene a gozzovigliare per il mondo. Quando finirono i soldi e si ritrovò a contendere le ghiande ai porci che custodiva, la Bibbia ci dice che “ritornò in sé” e si pentì del male fatto e pensò di ritornare da suo padre. Il testo ci racconta che “ rientrato in sé, disse: Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato CONTRO IL CIELO e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi.” (Luca15:17-19)

Se non c’è questa consapevolezza del male fatto, del proprio stato di peccatore, della coscienza che rimorde per gli errori commessi, del proprio stato di bisogno, non c’è nessun desiderio di riconciliazione.

Manca la base principale su cui costruire un nuovo rapporto con Dio e con gli uomini: in pratica bisogna aspettare che si aprano gli occhi “spirituali”, in modo da vedersi come in uno specchio e scoprire la realtà di una tragedia in corso. Un famoso canto evangelico inizia proprio con queste parole: “Così qual sono, io vengo a Te…”

Uno scrittore cristiano descrisse questo stato di nascondimento della propria immagine in un romanzo dal titolo: “Il ritratto di Dorian Grey”.

È inutile nascondersi dietro una canna: Dio ti vede per quello che sei e credere di non essere visti, è pura illusione. Dio non ti può abbracciare, se non decidi di andare da Lui, e tu non ci vai, fin quando non prendi coscienza della tua natura malvagia, dei tuoi pensieri di ribellione, e del perché ti trovi in uno stato pietoso di bisognoso.

Fin quando sussiste ancora l’ultima goccia di orgoglio, non si è ancora arrivati a tendere una mano verso il cielo ed il grido di aiuto, rimane ancora inespresso in gola.

Finché si pensa che il proprio peccato non fa male a nessuno, non si ha la consapevolezza di capire quanto male si può fare ad un genitore che vede lo sfascio morale e fisico di un proprio figlio!

Finché la droga o il vizio rimangono piaceri che colmano una insoddisfazione profonda che ha radici nei dolori di un’infanzia perduta o di un sentimento strano di rivalsa contro un destino mai accettato, il peccato rimane sul proprio capo come una specie di vendetta contro Dio.

Può anche capitare che tutto questo conduca ad aprire le porte a Satana, diventando marionette nelle sue mani. Lo spettacolo che costoro offrono davanti alle farmacie, nelle ore notturne, è qualcosa da far accapponare la pelle! Uomini e donne senza dignità e senza senno, in balìa di un vuoto interiore, che niente riesce a colmare, se non si calcola il peso della propria vergogna e si trovi la forza di rivolgersi a Dio.

            Chi non sa amare il padre che vede, come fa ad amare il Padre Celeste che non vede?

            Chi non capisce il male compiuto, non si hanno rimpianti.

            Il figliol prodigo, in realtà fu prodigo solo verso sé stesso, perché agli altri ha dato solo delusioni e sconforto. Si raccoglie poi quello che uno ha seminato, a meno che non si decida di spezzare le catene del male e di chiedere perdono per il male fatto.

            Sono attimi di lucidità che fanno la differenza fra la vita e la morte, fra il bene ed il male.

            Ci vuole più coraggio a vivere che a morire: la morte è vista come un rimedio, perché sono finite le risorse per continuare a vivere.

            Il figliol prodigo ha questo di meraviglioso: capisce tutto questo e vede la delusione di suo padre e la faccia truce di un Dio offeso. Il cielo si è aperto e quel Dio di amore accetta l’unico ed ultimo sentimento capace di rimettere le cose a posto: il pentimento.

            La storia del figliol prodigo è la storia di un figlio che si pente e che prova a riaprire il cuore di suo padre e di Dio, immettendo, come in un computer, una password ancora valida: “chiedo-perdono”!

            “Mi leverò ed andrò dal padre mio e gli dirò…” pensa il figlio peccatore, ed è questo l’abito meraviglioso di cui si è rivestito agli occhi del padre.

            Non c’è mai gioia in una separazione, ma c’è tanta festa in un ritorno!

            Forse la gioia di rivedere un figlio perduto è il sentimento più forte che possa esistere per un padre, che non ha mai smesso di amare. Dio è amore.

            Egli vede più lontano del peccatore pentito, il quale cammina guardando per terra, mentre il padre lo ha già visto da lontano e “mentr’egli era ancora lontano, suo padre lo vide e fu mosso a compassione, e corse, e gli si gettò al collo, e lo baciò e ribaciò.”

            Il figlio non chiede una riconciliazione, ma un atto di pietà, ma per un padre dalle braccia aperte la riconciliazione è già cosa fatta!

            La parabola è ricca di dettagli: “il padre disse ai suoi servitori: Presto, portate qua la veste più bella e rivestitelo, e mettetegli un anello al dito e dei calzari a’ piedi”

            Il figlio, adesso è un vero figlio!

            Il padre è sempre stato padre. Ha amato da sempre dandogli la parte dei suoi beni e continua ad amare ridandogli una nuova identità di figlio ricco!

            Il figlio adesso ha subìto una trasformazione, una nuova nascita, ha potuto sperimentare sulla sua pelle la potenza di un “cuore di padre”, e tale cuore adesso sta anche dentro di lui.

Adesso la riconciliazione è anche con Dio, con il Cielo, non più ostile e spettatore inorridito dello squallore umano.

La parabola non finisce qua: c’è un’altra riconciliazione da considerare, quella con un fratello, apparentemente “perfetto”, ma che in realtà è anche lui peccatore. Egli è indispettito dal ritorno del fratello minore ed è geloso dell’amore del padre, considerato prima di allora tutto per sé.

Egli non è andato a divertirsi e forse questo fa ancora più rabbia!

Egli è rimasto a consolare il padre e a continuare a beneficiare del suo amore, nella sua casa, con le sue ricchezza e con la sua dignità. Egli ha creduto di fare cosa giusta a non imitare il fratello minore, andandosene anche lui, ed ha fatto il bravo figliolo, lavorando una terra ormai considerata tutta “sua”! Non aveva più niente da spartire con altri eredi!

La scoperta di un erede tornato, non è facile da digerire, ed egli non vuole partecipare ad una festa considerata ingiusta e rimane fuori di casa, ma il buon padre esce a spiegare anche a lui, la “sua logica e il suo senso di giustizia”: “uscì fuori e lo pregava d’entrare. Ma egli, rispondendo, disse al padre: … questo tuo figliuolo ha divorato i tuoi beni con le meretrici…”

Certe volte la lingua batte dove il dente duole. Il figlio maggiore è il classico peccatore mancato, quello che pecca col pensiero. Il suo destino è stato apparentemente buono, ma in realtà, non ha potuto peccare, per mancanza di coraggio o per mancanza di soldi o per perbenismo e, tutto sommato, avrà pure ammirato ed invidiato il fratello minore! Lui se l’è goduta la vita, io no!

Questa riconciliazione col figlio maggiore è difficile come quella che col figlio minore: “E il padre gli disse: Figliuolo, tu sei sempre con me, ed ogni cosa mia è tua; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato.” (Luca 15:32)

La parabola dovrebbe cambiare titolo e chiamarsi “la parabola dei due figli peccatori”, perché tutti vedono peccatore solo il figlio minore e non il maggiore! La realtà invece è un’altra. Sono tutti e due peccatori e nessuno dei due ha “il cuore di Dio”.

Quando arriveremo a dire: “Ciò che Dio ama, amo anch’io”, allora saremo veramente degni del Suo Amore!

Un figlio che non vuole amare ciò che suo padre ama, è un figlio ribelle, che ha fatto del suo perbenismo la sua religione, fatta solo di un tornaconto in chiave egoistica. Do ut des! Ti do, affinché tu mi dia! Questa è la logica delle religioni, molto diversa dalla logica della “grazia” di Dio, che dà, perché ama.

Il figlio minore ha sperimentato la “grazia” del Padre e saprà sempre riconoscerne la grandezza, agendo di conseguenza, perché “a chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.” (Luca 12:48)

Il figlio maggiore deve invece imparare ad amare il minore, perché il padre ama entrambi. Anche qui notiamo che il maggiore serve il minore, secondo la logica spirituale che si è maggiori solo servendo. Chi è nel bisogno, è minore di chi può aiutarlo.

Chi aiuta ha qualcosa in più di chi ha bisogno!

Di cosa hai bisogno? Uno maggiore di te, può aiutarti e Dio è il massimo aiuto possibile.

Accetti?

Allora vai da Lui con lo spirito di chi ha bisogno, senza arroganza e senza vergogna.

Troverai un Padre che ti stava aspettando con le braccia aperte, come in una croce…

A proposito di VIA, questo fu il “nome” che fu dato nei primi secoli alla nuova religione cristiana.

La resurrezione di Cristo segnò l’inizio del Cristianesimo che fu testimoniato e predicato dovunque e per i secoli successivi, sempre con potenza e con il supporto dello Spirito Santo, senza il Quale non può esserci rivelazione e conversione.

Il fenomeno della “nuova nascita”, spiegato da Gesù Cristo a Nicodemo nel capitolo tre dell’Evangelo di Giovanni, era ed è tuttora l’unico sistema per accedere al Regno di Dio. 
Mediante lo Spirito Santo era ed è ancora possibile chiedere a Dio di “vedere” il Regno di Dio e di “entrarci”, per riceverlo “dentro” di noi.
 

Solo nella Parola di Dio sta scritto questo.

In nessun altro Libro è possibile trovare la base per credere ad una promessa operativa di Dio. 

La “porta della salvezza” è stata aperta e nessuno ha mai potuto chiuderla, nonostante la lotta feroce delle potenze sataniche impegnate da duemila anni a nasconderla, confutarla, annullarla, negarla e distruggerla.

Quando l’Evangelo di Cristo è letto ed annunciato in piena libertà e franchezza, i risultati sono sempre incoraggianti e miracolosi, così come descritto in Atti 2:47, quando il popolo vedeva la Grazia di Dio e la chiesa si riempiva di salvati, che Lo lodavano.

Il termine ò odòs in greco significa la strada, la via e così traviamo in Atti 16:17 dove è narrato, molto drammaticamente l’incontro dell’Apostolo Paolo con una veggente indemoniata che… “messasi a seguir Paolo e noi, gridava: Questi uomini son servitori dell'Iddio altissimo, e vi annunziano “la Via della Salvezza”.
Uno studioso e credente dell’antichità, un certo Apollo, “era stato ammaestrato nella VIA DEL SIGNORE; ed essendo fervente di spirito, parlava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni.” (Atti 18:25) Quando l’apostolo Paolo gli impose le mani, Apollo e tanti altri, ricevettero il “battesimo nello Spirito Santo” e “lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano.” (Atti 19:6)

Questa è l’unica VIA DI DIO (Atti 18:26) che fu annunciata duemila anni fa e che è ancora valida nonostante tante altre farlocche offerte di porte sante aperte…

Essì, perché LA NUOVA VIA aperta da Cristo, che si autodefinì “la Via in persona” (Giovanni 14:6 “Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”) rappresenta la soluzione spirituale per tutta l’umanità, a dispetto di tutte le altre religioni non salvifiche inventate da santoni e indemoniati antichi e moderni.

LA VIA O LA SETTA fu ciò che san Paolo sbandierò al governatore di Cesarea dicendo: “Ma ti confesso questo, che adoro il Dio dei miei padri, secondo la Via che essi chiamano setta, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti; avendo in Dio la speranza, condivisa anche da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo anch'io mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini.” (24:14-16).

LA VIA è dunque la religione che ci ha regalato Gesù Cristo, anche se oggi è da tutti nota come LA RELIGIONE DEI CRISTIANI, così chiamata per la prima volta ad Antiochia, come certificato in Atti 11:26.

Inutile dire che questa religione non ha nulla a che vedere col Cattolicesimo.

Il vero Cristianesimo dei primi due secoli andò avanti finché non trovò una serie di ostacoli posti da una nuova religione emergente a Roma che pretendeva di prendere il potere degli antichi romani e che voleva però avere l’avallo della nuova religione dei cristiani.

Da questo drammatico connubio nacque il mostro del cattolicesimo, un lupo vestito da pecora, pronto a competere coi lupi del potere imperiale, ma servendosi del sostegno e delle preghiere dei veri cristiani.

            Nella Chiesa “primitiva” dei primi secoli, c’era la predicazione, i canti, la lode e il ringraziamento a Gesù Cristo.             Lo Spirito Santo confermava la predicazione con segni, prodigi e miracoli.

            C’era la confessione a Dio e non agli uomini e c’era lo spirito di profezia e tutti e nove carismi di Prima Corinzi cap.12.

            Nella chiesa primitiva c’era il pane e il vino, come “simboli reali” di una realtà ugualmente “concreta” come la fede in Dio, cioè nel Dio manifestato in carne e sangue: Gesù Cristo.

            Nella chiesa primitiva si entrava peccatori e si usciva “cambiati e trasformati nel cuore”: nessuno assisteva, ma tutti partecipavano nell’adorazione “in spirito e verità”. La lettura della Parola di Dio era il momento “centrale” di ogni riunione.

            La chiesa non era il luogo, ma i credenti stessi riuniti insieme. Ogni luogo dove ci si riunivano, accoglieva “la chiesa”!

            Nella Chiesa Primitiva insomma ogni credente era “re e sacerdote” usato o usabile dallo Spirito Santo.

 


 

Capitolo 18 La consacrazione

 

 

 

 

            Nel Padre Nostro, Gesù ordina ai suoi discepoli: “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome...” (Matteo 6:9)

Letteralmente andrebbe tradotto: “sia offerto in sacrificio il Tuo Nome”!

Gesù è Colui che offre in sacrificio il Nome di Dio, Gesù è il Nome che Dio usa per farsi conoscere!

            Nel Nome di Gesù Cristo, i credenti cristiani sono salvati, chiamati, santificati, e soprattutto comprati, per “appartenere” al Santo: l’appartenenza è la consacrazione!

Questa è opera dello Spirito Santo.

            Essendo il credente cristiano “nato di nuovo” tutto consacrato, non gli rimane altro da fare che “consacrare” il tempo, cioè dedicare il suo tempo al Signore che l’ha consacrato. Infatti troviamo scritto negli unici 2 passi del Nuovo Testamento “per consacrare il tempo che resta da passare nella carne, non più alle concupiscenze degli uomini, ma alla volontà di Dio” (1 Pietro 4:2) e “Or questo dico per l’utile vostro proprio; non per tendervi un laccio, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazione.” (1 Corinzi 7:35)

            La consacrazione è citata 168 volte nel Vecchio Testamento e 3 volte nel Nuovo Testamento: ciò che appartiene a Dio, è consacrato!

            La consacrazione è avvenuta nel momento della “nuova nascita” per l’opera del Sangue di Gesù Cristo, nuovo TEMPIO di Dio, e NUOVO Gran Sacerdote consacrato a Dio. “E facendo alcuni notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di doni consacrati, egli disse: Quant’è a queste cose che voi contemplate, verranno i giorni che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata... Quando vedrete Gerusalemme circondata di eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina.” (Luca 21:5,20)

            Quando invece c’era il Tempio e i sacerdoti dell’ordine di Aaronne le cose erano ben diverse, perché occorreva distinguere ciò che non apparteneva al Signore, da ciò che apparteneva al Signore: con Gesù tutto appartiene al Signore!

            Qualche esempio:

Nel Vecchio Testamento

1) In Esodo 12:42 la notte di salvezza durante la decima piaga fu consacrata all’Eterno

2) In Esodo 13:1-12, l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: “Consacrami ogni primogenito...”.

3) In Esodo 28:3 Mosè consacra il sacerdote Aaronne.

4) In Esodo 28:38 Starà sulla fronte d’Aaronne, e Aaronne porterà le iniquità commesse dai figliuoli d’Israele nelle cose sante che consacreranno, in ogni genere di sante offerte; ed essa starà continuamente sulla fronte di lui, per renderli graditi nel cospetto dell’Eterno.

5) Geremia 2:3 Israele era consacrato all’Eterno, le primizie della sua rendita; tutti quelli che lo divoravano si rendevano colpevoli, e la calamità piombava su loro, dice l’Eterno. Isaia 13:3 Io ho dato ordine a quelli che mi son consacrati, ho chiamato i miei prodi, ministri della mia ira, quelli che esultano nella mia grandezza.

6) Ezechiele 43:26 Per sette giorni si farà l’espiazione per l’altare, lo si purificherà, e lo si consacrerà.

7) Ezechiele 36:38 Come greggi di pecore consacrate, come greggi di Gerusalemme nelle sue feste solenni, così le città deserte saranno riempite di greggi d’uomini; e si conoscerà che io sono l’Eterno”.

8) In Ezechiele 48:14 Ogni cosa consacrata “non potrà essere né scambiata né alienata, perché è cosa consacrata all’Eterno.”

9) Isaia 23:18; Geremia 1:5; Geremia 31:40; Ezechiele 45:4; Michea 4:13 e tanti altri passi parlano di consacrazione

 

Differentemente nel Nuovo Testamento:

1) Con Gesù tutti i credenti sono consacrati sacerdoti e re.

2) con Gesù la salvezza appartiene sempre ai credenti!

3) Con Gesù Cristo l’intera CHIESA è una chiesa di primogeniti (Ebrei 12:23) che non sono più toccabili dalla morte (Ebrei 11:28), per mezzo della Nuova Pasqua che è Gesù Cristo stesso. (1 Corinzi 5:7)

4) Sulla fronte dei credenti in Gesù c’è l’elmo della salvezza. Nessuna offerta verrà fatta se non quella di lode e di ringraziamento.

5) Romani 1:7 a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati ad esser santi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e Signore Gesù Cristo.”

Atti 15:14 “Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all’inizio ha voluto scegliersi tra gli stranieri un popolo per il suo nome.”

6) Ebrei 9:11 Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione,

Ebrei 13:10 Noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono il tabernacolo.

7) Giovanni 10:27-29 Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre.”

8) 1 Corinzi 3:21-23 “Nessuno dunque si glori degli uomini, perché ogni cosa è vostra: e Paolo, e Apollo, e Cefa, e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti, e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio”

9) 1 Tessalonicesi 5:23 “Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima ed il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo.”

            Essere consacrati a Gesù Cristo ed essere salvati è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

Vogliamo consacrare il tempio? Già fatto in Cristo!

Vogliamo consacrare gli arredi per il culto? Già fatto in Cristo!

Vogliamo consacrare l’offerta? Già fatto in Cristo!

Vogliamo consacrare la chiesa? Già fatto in Cristo!

Vogliamo consacrare il luogo di culto? Già fatto in Cristo!

Vogliamo consacrarci al Signore? Abbiamo accettato Gesù Cristo come “personale Salvatore”?

Vogliamo consacrare il nostro tempo? Abbiamo accettato Gesù Cristo come “personale Salvatore” e vogliamo servirLo?

La parola “consacrazione” designa un atto che unisce una persona o una cosa a Dio che “santifica”.

Una cosa consacrata, significa che è “riservata al Signore Dio.

Una persona “consacrata” è una persona “riservata al Signore”.

C’è però da dire che, trattandosi di una persona, occorre la convergenza di due volontà: quella di Dio e quella dell’uomo.

È volontà di Dio che TUTTI gli uomini siano salvati e Gli appartengano, ma non è tanto semplice dire che tutti gli uomini lo vogliano!

Questo è il problema.

            Ci sono poi due dispute teologiche:

1)                 Nel mondo Cattolico la consacrazione avviene quando uno prende “i voti”, cioè entra a far parte di un ordine religioso, secondo l’ordine di Araonne….

Nel mondo Evangelico la consacrazione la si ottiene nel momento in cui si “nasce di nuovo”, appartenendo ad un ordine che è quello di Cristo, l’Ordine sacerdotale di Melchisedek.

Non è roba da poco, perché si discute su chi ha più autorità, se i primi o i secondi: Dio “propende” per i secondi, dal momento che essi sono i soli “sacerdoti di Gesù Cristo”, essendo stato l’ordine di Araonne dichiarato “sorpassato”: “Se dunque ci fosse stata la perfezione mediante il sacerdozio levitico (perché sotto quello fu data la legge al popolo), che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek, e non designato invece secondo l’ordine di Aaronne? Infatti, se viene cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge.” (Ebrei 7: 11-12)

Questo è avvenuto con la morte e la resurrezione di Gesù Cristo: “E perciò egli è il mediatore del nuovo patto affinché, essendo intervenuta la morte per il riscatto dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano la promessa dell’eterna eredità. Poiché dove c’è un testamento, ci deve essere necessariamente anche la morte del testatore. Il testamento infatti è valido solo dopo la morte di qualcuno, perché non ha alcuna forza mentre vive ancora il testatore.” (Ebrei 9:15-17)

2)                 Inoltre c’è un altro errore che si presenta continuamente purtroppo ed è quello di confondere l’appartenenza a Dio, col servizio a Dio (diakonia).

Errore fatale, perché nella vera consacrazione si appartiene e basta, mentre nella dedizione al servizio si cerca di fare sempre di più, sforzandosi di conseguire meriti, per essere di più degli altri (spirito di invidia e di rivalità)

            La consacrazione è APPARTENERE A DIO e dipendere da Lui: non è il sacrificio o la rinuncia a sé stessi, perché il sacrificio per il peccato è stato compiuto da Cristo Gesù una volta per sempre e per tutti gli uomini.

            La riconoscenza non è la consacrazione, ma ringraziamento e lode.

            Se noi offriamo la nostra vita in sacrificio in segno di riconoscenza a Dio che ci ha salvati, non è consacrazione, ma l’effetto della “nuova nascita”.

            Appartenere a Gesù è perché Lui ci ha comprati a caro prezzo.

            La salvezza è gratuita, perché Qualcuno ha pagato per noi.

            Il credente è già un “consacrato”, ma spesso, troppo spesso succede che egli si renda “indisponibile”, perché “impreparato” a svolgere un qualsiasi compito il Signore gli voglia affidare.

            Inutile dire che questi sono sentimenti ingiustificati, perché il Signore stesso provvede a sostenerlo sempre e dovunque. Quando si “nasce di nuovo”, la consacrazione della nostra vita, con la fede e l’ubbidienza alla Parola di Dio, diventa “operativa”.

Lo Spirito Santo farà il resto. Credere per provare!

 


 

Capitolo 19 La predestinazione

 

 

 

 

            In greco il verbo proorìzo vuol dire “determinare prima”, “prestabilire”.

            Esso è composto da pro (= prima) e orìzo che significa limito, termino, metto i confini, separo, divido, determino, stabilisco.

            Da orìzo viene la parola orizzonte, il limite fra terra e cielo.

            Dio ha dunque messo un limite, un confine fra la salvezza e la condanna, fra il paradiso e l’inferno, fra il suo amore e la sua ira.

            Essere dunque predestinati, vuol dire essere messi dentro dei confini già segnati, separati e divisi dal mondo per entrare in un nuovo Regno, chiamati a far parte di quanti sono stati e saranno introdotti in un confine, la cui porta d’ingresso è e rimarrà sempre Gesù Cristo! (Giovanni 10:7,9)

Dunque non c’è assolutamente alcun riferimento al destino, ma alla capacità di Dio di farci introdurre in un confine che aveva già predeterminato per noi e nel quale, se vogliamo, Egli è in grado di farci entrare.

            È chiaro che una volta introdotti, non ci caccerà più, perché Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37)

            Vedere il Regno ed entrarci, è la promessa che Gesù fece a Nicodemo (Giovanni 3:3,5).

            Nel momento in cui Dio ha messo un confine, automaticamente si sono distinte due zone: tutta l’umanità è messa di fronte al confine di Dio, alla pietra di paragone, a Colui davanti al quale tutti sono chiamati per essere giudicati: Gesù cristo

Due sono allora le condizioni per entrare nel Regno della Grazia di Dio.

1) Predestinati ad essere “nati d’acqua”

“Perché quelli che Egli ha preconosciuti (proengo), li ha pure predestinati (proorìsen) ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito (prototokon) fra molti fratelli e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati (ecàlesen); e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati (edicàiosen) e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati (edòxasen)” (Romani 8:29-30)

            Ecco dunque il piano di Dio: Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Infatti Iddio ha mandato il suo Figliuolo nel mondo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in Lui non è giudicato. (Giovanni 3:16-18)

            Il Nuovo Testamento è l’acqua nella quale occorre che gli uomini si immergano per confrontarsi e purificarsi. Dio l’ha scritto e vuole essere creduto!

            Il sacrificio di Gesù sulla croce non è uno scherzo: esso è la prova che Gesù ha versato il Suo Sangue, come Agnello di Dio e ha tracciato col Suo Sangue la linea di confine fra quelli che lo accettano come sacrificio espiatorio generale dei propri peccati e quelli che invece non ne vogliono sapere nulla perché non vogliono che Gesù regni si di loro. (Luca 19:14)

            Tutto è compiuto, tutto è preordinato, per la salvezza di chi la vuole!

            “Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele, per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano predestinato che avvenissero.” (Atti 4:27-28)

            Piace far parte della schiera degli eletti? C’è il pio desiderio di voler diventare veramente cristiani, e di seguire la Via che è Gesù?

            La Parola di Dio parla chiaro: prendere o lasciare.

            Chi prende, ha scelto bene, perché ha creduto nell’Unigenito Figlio di Dio.

“Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha riconosciuto già da prima (o preconosciuto). Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo: Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita?” (Romani 11:2-3)

            Ora “il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo” (Giovanni 3:19)

            Occorre fare dunque i conti con Gesù, luce del mondo: chi Lo vuole viene alla luce ed ama la luce e mette in pratica la verità e le sue opere sono manifestate, perché sono fatte in Dio; chi non Lo vuole, odia la luce, fa cose malvage, perché le sue opere sono riprovate (Giovanni 3:20-21).

            Questa è “la sapienza di Dio misteriosa ed occulta che Dio aveva innanzi i secoli predestinata a nostra gloria, e che nessuno dei principi di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

Ma, com’è scritto: Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che l’amano.

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; perché lo spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio.” (1 Corinzi 2:6-10)

 

2) Predestinati ad essere “nati di Spirito”

            Occorre chiamare in causa lo Spirito d’adozione affinché l’ingresso nel Regno appena intravisto nella Parola di Dio sia spalancato per chi è determinato a chiederlo.

            Ci viene in aiuto un intero paragrafo del capitolo 1 dell’Epistola agli Efesini:

“Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo.

Poiché in Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione de’ peccati, secondo le ricchezze della sua grazia; della quale Egli è stato abbondante in verso noi, dandoci ogni sorta di sapienza e di intelligenza, col farci conoscere il mistero della sua volontà, giusta il disegno benevolo ch’Egli aveva già prima in se stesso formato, per tradurlo in atto nella pienezza dei tempi, e che consiste nel raccogliere sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che son nei cieli, quanto quelle che son sopra la terra.

In lui, dico, nel quale siamo pur stati fatti eredi, a ciò predestinati conforme al proposito di Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà, affinché fossimo a lode della sua gloria, noi, che per i primi abbiamo sperato in Cristo.” (Efesini 1:3-12)

            In pratica “quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera. Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati”. (Atti 3:18-19)

            “Chi ha annunziato questo fin dal principio perché lo sapessimo? E molto prima perché dicessimo: “È vero?” Nessuno l’ha annunziato, nessuno l’ha predetto, e nessuno ha udito i vostri discorsi.” (Isaia 41:26)

            Sulla predestinazione tanti hanno fantasticato e tante dottrine, ovviamente false, sono state prodotte da Satana, il padre della menzogna.

            Il destino non esiste, come non esiste il caso: esiste la scelta dell’uomo di ubbidire a Gesù Cristo, oppure no.

Siamo sempre davanti a due strade, una grande e che conduce alla perdizione ed una più piccola che conduce a vita eterna. In piena libertà, l’uomo sceglie la sua morte o la sua vita.

Il consiglio di Dio è molto interessante: “Scegli la vita!”

Nella strada larga ci sono le false dottrine, molto seducenti e melliflue, colorate e festaiole, affollate e gratificanti.

Nella strada stretta, ci sta la felicità della compagnia di Gesù Cristo.

            “Allora, se alcuno vi dice: “Il Cristo eccolo qui, eccolo là”, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.

Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: Eccolo, è nel deserto, non v’andate; eccolo, è nelle stanze interne, non lo credete; perché, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell’uomo.” (Matteo 24:23-26)

L’uomo deve scegliere se ama la luce, più delle tenebre!

            Se l’uomo sceglie le tenebre, anche Dio sceglie di nascondere a lui la salvezza: “Dio ha nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli fanciulli” (Matteo 11:25)

            Gesù Cristo, in più occasioni, ha espresso il concetto della “scelta” degli uomini non in cerca della salvezza…

            Tutti gli uomini infatti sono visti da Dio come destinatari del messaggio della salvezza: “Dio ha tanto amato il mondo...”, ma non tutti gli uomini sono fruitori della salvezza. Per costoro il discorso sta nelle mani di Dio, al quale dobbiamo rivolgere accorate preghiere, affinché non chiuda “il tempo della Grazia”, ma continui a chiamare gli increduli e ad offrire loro ancora delle opportunità di salvezza.

 

 


 

Capitolo 20 L’effusione dello Spirito Santo

 

 

 

           

            La parola “effusione” è stata inventata dal “Movimento nello Spirito” (MnS) quale termine onnicomprensivo del fenomeno carismatico/pentecostale. Non è presente nella Bibbia.

L’effusione di cui parlano i carismatici si riferisce al soffio dello Spirito Santo, senza distinguere fra nuova nascita e battesimo nello Spirito Santo.

Il problema è alquanto singolare, perché permette di generalizzare, senza approfondire e di mantenere i credenti sotto la gerarchia cattolica invece che sotto la guida, la libertà e la piena autorità dello Spirito Santo.

Si tratta di un nuovo movimento cristiano innestato nel grande carrozzone delle mistificazioni presenti nella Chiesa Cattolica: grazie a Dio per questo!

L’effusione di Spirito Santo fra “i carismatici” rappresenta un punto forte su cui ovviamente costruire una fede “operativa”, basata su una buona conoscenza biblica e dottrinale, che escluda l’adorazione di idoli, di santi e di madonne, secondo come la sapienza di Dio illumina chi la chiede.

Fa piacere notare come ultimamente, in questi ultimi decenni, cioè a partire da 1967, proprio nella Chiesa Cattolica si stia facendo strada tale movimento, che riporta culto, adorazione e canti alla figura salvifica di Gesù Cristo.

È veramente commovente e confortante notare come migliaia e migliaia di cattolici, vadano alle loro riunioni con la Bibbia sotto braccio, per leggerla, commentarla ed essere incoraggiati in ciò che lo Spirito Santo, finalmente chiamato in causa, voglia dire loro.

È bello vedere come anche tra i cattolici stia soffiando lo Spirito Santo, provocando vere conversioni spirituali con tanto di carismi e di “nuove nascite”, nonostante lo scoglio della mariologia imperante.

Che poi non esplichino appieno il mandato evangelistico, ciò è dovuto ai legami troppo forti con la gerarchia cattolica e alla sottomissione ai suoi rituali, piuttosto che agli ordini dello Spirito Santo.

Comunque il tempo delle tenebre sembra che stia volgendo al termine e che stia nascendo il “nuovo giorno cristiano” con la sua meravigliosa “Aurora dall’Alto”. (Luca 1:78)

Il percorso è ancora lungo, ma non deve far desistere dal volere anche lì, ciò che lo Spirito Santo ha già fatto, stia facendo e farà ancora in tutte le chiese evangeliche (escluso quelle storiche) dove si cerca di tagliare rettamente la Parola di Dio e si desidera di metterla in pratica.

I contrasti con la gerarchia cattolica, ancorata alla liturgia e alla tradizione mariologica, sono fortissimi, ma sembra che il movimento nello Spirito si stia facendo strada, grazie anche al movimento ecumenico che sta spingendo cattolici ed evangelici a scambiarsi letture, esperienze e momenti di comunione fraterna, nell’unico Nome meraviglioso di Gesù Cristo.

Addirittura i carismi di 1 Corinzi 12 sono considerati doni alla Chiesa di cui i fedeli devono prendere coscienza, insieme ai doni “naturali”.

In un certo senso l’effusione potrebbe essere paragonata in qualche maniera a quanto avvenuto a Cornelio e descritto in Atti degli Apostoli al cap. 10.

Cornelio ricevette contemporaneamente salvezza e battesimo nello Spirito Santo con l’evidenza delle lingue. Lo attestò lo stesso apostolo Pietro nel dire: “li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «C’è forse qualcuno che possa negare l’acqua e impedire che siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi? »“ (Atti 10: 46-47)

Quel “come noi”, la dice lunga ed anche accomuna ciò che ricevettero i discepoli nel giorno della Pentecoste con ciò che successe a Cornelio e a tutta la sua gente in casa sua.

Perché successe tutto questo e la salvezza fu estesa ai gentili, oltre che ai soli giudei?

Semplice. Il Nuovo testamento è stato “aperto”, cioè reso esecutivo, alla morte del “testatore”, che era Gesù Cristo morto sulla croce.

            A questo punto lo Spirito Santo è l’esecutore testamentario per quanto riguarda ciò che Gesù Cristo ha lasciato ai suoi fedeli, prima fra tutte le cose, la salvezza mediante il Suo “soffio”.

            Ricevere una effusione di Spirito Santo ed essere salvati allora è la stessa cosa, perché vengono prodotti gli stessi effetti.

Nel Suo testamento ci sono la salvezza e il battesimo nello Spirito Santo: bisogna andare però dal “notaio” ad esigere la propria parte di eredità: il notaio è Gesù Cristo stesso e ci si va “IN PREGHIERA”.

Una cosa sia chiara: Gesù battezza COL FUOCO e non con l’acqua!

Gesù Cristo non battezzò NESSUNO, con l’acqua!

Se l’avesse fatto, il SUO battesimo sarebbe stato UGUALE al battesimo d’acqua di Giovanni il Battista!

Ciò è rimarcato in Giovanni cap 4, perché Gesù è il Battezzatore con lo SPIRITO SANTO:

“...quantunque non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli.”(Giovanni 4:2)

Giovanni “Battista” annunciò Gesù “Battista”: Ben vi battezzo io con acqua, in vista del rav­vedimento; ma Colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con FUOCO. (Matteo 3:11)

Quale fuoco?

Il fuoco della SUA PAROLA, annunciata e FE­CONDATA DALLO SPIRITO SANTO!

È la PAROLA capace di produrre UNA NUOVA VITA, una NUOVA NASCITA.

Non ci può essere conversione se prima non c’è la PREDICAZIONE “unta” dell’EVANGELO di GESÙ.

Un esempio classico lo troviamo in Atti 8:34-39. In tale passo l’evangelista Filippo fu avver­tito dallo Spirito Santo di andare a parlare all’etiope eunuco ministro di Candace, sulla strada deserta verso Gaza.

L’eunuco stava LEGGENDO il profeta Isaia e Filippo lo accostò dicendogli: “CAPISCI CIÒ CHE LEGGI?

E quegli rispose: E come potrei, se nessuno mi guida? (Atti 8:30:31)

E l’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure di un altro?...

E Filippo prese a parlare, e, comin­ciando da questo passo della Scrit­tura, gli annunziò Gesù.” (vers.35)

Solo così avvenne la NUOVA NASCITA dell’eunuco: leggendo e comprendendo la Scrittura!

Solo così, Scrittura alla mano, l’eunuco poté finalmente dire “Ecco dell’acqua; che impedisce che io sia battezzato? E comandò che il carro si fermasse; e DISCESERO ambedue nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. E quando furon saliti fuori dell’acqua, lo Spi­rito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco conti­nuando il suo cammino tutto allegro, non lo vide più. (Atti 8:36:39)

Dopo il lavoro evangelistico di spiegazione un­ta della Scrittura, lo Spirito Santo che prima aveva GUIDATO Filippo ad incontrare mate­rialmente l’eunuco, fu talmente potente e pieno, nel battesimo, che addirittura RAPÌ Filippo, meritevole solo di aver eseguito docilmente e fe­delmente tutte le indicazioni che venivano dallo Spirito!

Che battesimo di FUOCO!

Lo STUDIO della PAROLA DI DIO di Dio di­venta BATTESIMO DI FUOCO quando esso è fatto cercando di capire “Chi è Gesù”!

Per completezza della storia, dobbiamo dire che il ministro della regina Candace, riportò in Etiopia la fede cristiana, chiamata poi ortodossa, e l’Etiopia diventò una nazione che si oppose all’espansione islamica, resistendo a tutti i suoi assalti e conservando ben salda la sua fede nella figura centrale del Gesù Vivente.

Lo Spirito Santo, quando interviene, apre la mente, il cuore, gli occhi, le orecchie alla comprensione di un testo non capibile senza di Lui, perché Lui è l’autore di quel LIBRO SPECIALE chiamato BIBBIA! (2 Timoteo 3:16)

Non ci può essere CONVERSIONE di alcuno, se prima non c’è stata la “vibrazione” della... SPADA DELLO SPIRITO, che è LA PAROLA VIVENTE (il famoso Rhema)!

Un fendente che colpisce l’ascoltatore e lo travolge con la potenza dell’Amore di Dio. In genere si produce anche un grande pianto di auto-annichilimento, per poi passare al pianto di commozione e di gioia.

Solo lo Spirito Santo è il padrone della Spada dello Spirito.

            A dimostrazione di ciò, possiamo vedere e controllare nell’Evangelo che TUTTI coloro che sono stati battezzati, HANNO PRIMA CREDUTO!

            La fulminea e straordinaria conversione di Cor­nelio ci offre un canovaccio di predicazione:

“Voi sapete quella parola, (in greco Rhema) che è avvenuta per tutta la Giudea, comin­ciando dalla Galilea, dopo il battesimo predi­cato da Giovanni: vale a dire, la storia di Gesù di Nazaret; come Iddio l’ha unto di Spirito Santo e di potenza; e come egli è andato at­torno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Iddio era con lui.

E noi siamo testimoni di tutte le cose ch’egli ha fatte nel paese dei Giudei e in Gerusalemme; ed essi l’hanno ucciso, appendendolo ad un le­gno.

Esso ha Iddio risuscitato il terzo giorno, e ha fatto sì ch’egli si manifestasse non a tutto il po­polo, ma ai testimoni ch’erano prima stati scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua resurrezione dai morti. Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare ch’egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti. (Atti 17:31; Romani 14:9-10; 1 Pietro 4:5; 2 Timoteo 4:1)

Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome. (Isaia 33:24; 53:5-6; Ge­remia 31:34; Ezechiele 34:16; Daniele 9:24)

Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola.” (logos) (Atti 10:37-44)

Possa lo Spirito Santo cadere ancora su tutti coloro che leggono questa Parola di Dio e questo racconto santo.

            Anche l’apostolo Paolo ebbe il suo sermone da parte di Anania e, solo dopo di esso, ebbe il tocco miracoloso dello Spirito: E in quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e ricuperò la vista; poi, levatosi, fu battezzato. (Atti 9:18)

            Anche Lidia, la mercante di porpora ascoltò la predicazione di Paolo e Sila, ricevette la SALVEZZA e fu battezzata: “E dopo che fu battezzata con quei di casa, ci pregò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate in casa mia, e dimoratevi. E ci fece forza.” (Atti 16:15)

            Anche Crispo a Corinto ebbe la stessa sorte:”E Crispo, il capo della sinagoga, credette nel Signore con tutta la sua casa; e molti dei Co­rinzi, udendo Paolo, credevano, ed erano bat­tezzati.” (Atti 18:8)

            La NUOVA NASCITA, questa prima DO­REÀ della SALVEZZA, in genere ha un segno “visibile” nel “grande pianto di ravvedimento” irrefrenabile e talmente intimo da venire dalla parte più interna dell’uomo: lo spirito!

            La NUOVA NASCITA fa subito vedere il regno di Dio (Giovanni 3:3) ed è anche chia­mata da Gesù la NASCITA D’ACQUA E DI SPIRITO: ora, lo SPIRITO è ovviamente lo Spirito Santo (perché “Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito” Giovanni 3:6), l’ACQUA invece cosa sarà mai?

È la predicazione e la testimonianza del Gesù VIVENTE (il FUOCO della predicazione UN­TA dallo Spirito Santo): quale predicazione? Eccola: “E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell’uomo che è nel cielo. E come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.” (Giovanni 3:13-15 e se­guenti)

Avuta la SALVEZZA nel nome di Gesù Cristo, preoccupiamoci anche di ricevere POTENZA, nello stesso glorioso nome: quello di Gesù Cristo!

            La “potenza” è un elemento essenziale quando si vuol essere “testimoni” di Gesù Cristo: molti predicatori ne sono privi e non convincono più nessuno, nemmeno loro stessi!

            L’evangelo di Giovanni ci presenta due tipi di “dottori”: Nicodemo, “dottore della legge” e Gesù Cristo “dottore venuto da Dio”: quale delle due “lauree” ci interessa?

            “Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: Bisogna ubbidire a Dio, anzi­ché agli uomini.

L’Iddio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste appendendolo al legno. Esso ha Iddio esaltato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e remissione dei peccati.

E noi siamo testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono.” (Atti 2:29-32)

La DISUBBIDIENZA non darà mai la COMUNIONE piena con lo Spirito Santo!!!

            L’apostolo Paolo era convintissimo di tutto ciò e lo ricordò chiaramente ai Corinzi, che pur avevano assistito alla potenza dello Spirito Santo impiegata durante le sue predicazioni:

“Quant’è a me, fratelli, quando venni a voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non saper altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Ed io sono stato presso di voi con debolezza, e con timore, e con gran tremore; e la mia parola e la mia predicazione non con­sistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza degli uomini, ma sulla po­tenza di Dio.” (1 Corinzi 2:1-5)

            Se si è convinti che Gesù Cristo sia morto per cancellare col Suo Sangue i nostri peccati, e che poi sia risorto primizia dei risorti, dobbiamo anche credere che, abbinato alla salvezza, c’è anche il dono dello Spirito Santo. Rileggiamo ancora questo meraviglioso passo, che fu valido duemila anni fa ed è ancora valido, finché il tempo della grazia è ancora aperto per tutta l’umanità.

E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.

Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, e per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.(Atti 2:38-39)

            Questa effusione di Spirito Santo dunque, intesa come visibile manifestazione e potenza di Dio, dovrebbe diventare dovunque la prassi per credere in Gesù Cristo, dal momento che nessuno potrà mai uscire da una qualsiasi forma religiosa, se non interviene lo Spirito Santo. (1 Corinzi 12:3)

            Ciò che però si chiede come requisito di base, è la richiesta di un cuore puro, pronto a rinunciare a tutte le idolatrie delle religioni dominanti, pur di afferrare saldamente la salvezza in Gesù Cristo. L’ostacolo maggiore infatti è rappresentato dalla mancanza di coerenza di certe persone che vogliono l’effusione senza rinunciare alla loro vecchia religione, per il semplice fatto che “si è sempre fatto così”!.

            Non è raro il caso di assistere a vere incongruenze bibliche, quali per esempio credere in Gesù Salvatore e poi pregare Maria, leggere il sacrificio di Gesù sulla croce e poi adorare Maria, ricercare il battesimo di fuoco, chiedendolo a Maria.

Le religioni sono piene di false credenze, che a volte costituiscono lo zoccolo duro su cui si vorrebbe innestare la nuova nascita spirituale, ma che invece risultano deleterie per nascere di nuovo, per crescere nella fede e per servire il Signore.

Può capitare infatti di ricevere l’effusione di Spirito Santo e di rimanere ancorati a vecchie impostazioni teologiche non salvifiche e non crescere nella fede. In tale caso, si cadrebbe nei casi esposti nel libro del Levitico al cap. 21, che dichiara inidonei ad ulteriore servizio spirituale “i nani e i difettosi” della fede e quelli non cresciuti “sani e belli”, fino ad arrivare alla statura di Cristo. (Efesini 4:13)

            Anche Dio ha i suoi gusti!

IL MIO BATTESIMO DI FUOCO

Ricordo che, quando frequentavo una chiesa ADI a Pescara, ed era l’anno 1992, in un appello che il pastore M.C. fece, andai avanti insieme a tanta altra gente, per ricevere un tocco d’Amore, che lo Spirito Santo avrebbe dato nel Nome di Gesù Cristo.

            Io in verità non sapevo cosa fosse ed in cosa consistesse, ma la cosa mi sembrò interessante e desiderabile.

            Tutti lodavano e piangevano ed io mi associai a lodare e ringraziare alzando le mani, cantando e parlando in lingue, quando, ad un certo punto… una corrente elettrica a 220 volts mi avvolse i piedi.

            Sembrava straordinario e molto singolare e pensai che tutti stessero provando la stessa cosa, ma la corrente non si fermò, anzi cominciò a salire per le gambe, poi al tronco, e poi al collo e poi alla testa, come uno scanner…

            Lo Spirito Santo mi stava scannerizzando e sembrava che mi volesse infiammare e bruciare. Temevo di prendere fuoco e che il fumo già mi stesse uscendo dalle orecchie.

            Mi voltai intorno a me, per vedere se gli altri si stessero accorgendo che stavo prendendo fuoco, ma intorno a me era tutto tranquillo: nessuno mi dava retta e nessuno si stava accorgendo di quello che mi stava capitando.

            Allora capii che la cosa era personale, era una faccenda tutta mia…

            Alzai le braccia e ringraziai Gesù Cristo come non l’avevo mai ringraziato in vita mia: Gesù mi amava! Lo Spirito Santo mi amava! Dio mi amava!

            Nessuno potrà mai farmi più dubitare dell’Amore di Dio, né morte, né vita né angeli, né principati, né potenze, né cose presenti, né cose future, né altezze, né profondità, né alcun’altra creatura. Se qualcuno mi parla dell’Amore di Dio, adesso so che vuol dire.

            Sembra strano, ma da allora ho avuto come un sesto senso: quando manca l’Amore di Dio, in una predica, in un discorso, in una chiesa, in un fratello, in una sorella, o in qualunque altro posto o situazione, ebbene “io lo sento”!

            A volte mi sento triste, perché sento che non c’è Amore dove mi aspetto di trovarlo e provo anche angoscia e sbigottimento. Soffro con Gesù, per un mondo freddo e “vuoto”.

            Mi sembra di partecipare alle sofferenze di Cristo e vorrei fare qualcosa, dire qualcosa, partecipare a qualcosa… e mi rallegro ogni volta che si predica Gesù Cristo e il Suo Santo Evangelo. (1 Pietro 4:13)

Insieme all’Amore di Dio, ho trovato però anche opposizione del mondo, delle chiese, dei pastori, troppo gelosi delle loro denominazioni…

In un certo senso anche così si può leggere il passo: “E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati.” (Romani 8:17)

Diceva continuamente Charles Haddom Spurgeon: “Non ritornare agli miseri elementi di una religione soltanto esteriore, ma dedicati all’adorazione di Dio in spirito e verità, perché questa è la libertà dei bambini di Dio.”

Nessuno uomo vivente ha mai compreso pienamente ciò che significa.

I credenti sono eredi in questo momento, ma qual è la proprietà, il bene materiale da ereditare? È Dio stesso! Noi siamo eredi di Dio! Non solo delle promesse, degli appuntamenti dell’alleanza e di tutte le benedizioni che appartengono al seme eletto, ma eredi di Dio stesso. “Dio è la mia porzione, dice la mia anima.” (Lamentazioni 3:24) “Questo è Dio, il nostro Signore in eterno; Egli sarà la nostra guida” (Salmo 48:14).

Noi non siamo solo eredi di Dio, ma di tutto ciò che Lui dà al suo primogenito. Davide disse: “Il Dio è la porzione della mia eredità e della mia tazza.” (Salmo 16:5) Come Lui disse a Abrahamo, “Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima” (Genesi 15.1), così dice Lui a ogni uomo che è nato di Spirito Santo.

Questi sono le Sue proprie parole: “sarò loro Dio, e loro mi saranno un popolo”.

Perché, allora, o credente, sei povero? Tutte le ricchezze sono tue. Perché allora sei addolorato? Le benedizioni in eterno di Dio sono tue. Perché tremi tu? L’Onnipotenza aspetta per aiutarti. Perché diffidare?

La sua immutabilità sopporterà con te fino alla fine, e farà stabile la sua promessa.

Tutte le cose sono tue, perché Cristo è tuo, e Cristo è Dio; e sebbene ci sono delle cose che attualmente tu non puoi afferrare davvero nella tua mano, e neppure vedere coi tuoi occhi, per capire le cose che sono riposte per te in cielo, ancora per fede tu puoi godere anche queste cose, perché “ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù” (Efesini 2:6) “In lui, dico, nel quale siamo pur stati fatti eredi” (Efesini 1:11), cosicché “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli,” (Filippesi 3:20).

            Noi addirittura ora godiamo il pegno e la caparra del cielo nell’in-abitazione dello Spirito Santo. Oh, che diritti spettano a quelli che sono i figli di Dio!

Il “nato di nuovo” gode dell’amicizia di Dio, se vive nello spirito di adozione, se è portato vicino all’Altissimo, così come è un membro della famiglia divina, ma, mettiamolo in conto, immediatamente tutti quelli che sono sotto la schiavitù della legge litigheranno con lui.

            Così dice l’apostolo: “Ma come allora colui ch’era nato secondo la carne perseguitava il nato secondo lo Spirito, così succede anche ora”. (Galati 4:29) Il bambino di Agar fu trovato da Sara che beffeggiava Isacco, il bambino della promessa. Ismaele sarebbe stato contento di aver mostrato la sua inimicizia all’erede odiato mediante colpi e assalti personali, ma c’era un potere superiore a controllarlo, cosicché lui non l’avrebbe potuto tenere più lontano se non beffandolo.

            È proprio così anche ora. Ci sono stati periodi durante i quale i nemici dell’Evangelo sono andati molto al di là della beffa, perché loro hanno potuto imprigionare e bruciare vivi gli innamorati dell’Evangelo; ma ora, Grazie a Dio, noi siamo sotto la sua protezione speciale in quanto a vita, a integrità fisica e a libertà, e siamo al sicuro come Isacco lo era nella casa di Abrahamo.

Loro possono beffarci, ma loro non possono andare oltre, altrimenti alcuni di noi sarebbero impiccati pubblicamente, diceva Spurgeon. Ma i tormenti dei crudeli beffeggiamenti potrebbero essere ancora sopportati, le nostre parole potrebbero essere distorte, i nostri sentimenti potrebbero essere travisati, e tutti i generi di cose orribili ci potrebbero essere imputati, cose che noi non sappiamo, ma a tutti, noi risponderemmo con Paolo: “sono divenuto dunque il tuo nemico, perché ti dico la verità?”

            Anche oggi il bambino nato dalla carne sta ancora facendo il suo meglio per beffeggiare colui che è nato dallo Spirito. Non stupitevi, né preoccupatevi minimamente quando questo accade a qualcuno di voi, ma questo impedimento si volge anche alla stabilità e alla conferma della vostra fede in Gesù Cristo, perché Lui vi disse anticamente: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giovanni 15:19)


 

Capitolo 21 Il servizio dopo la salvezza

 

 

 

 

Avuta la consapevolezza che Gesù ci ha salvati, perdonandoci in OGNI peccato, passato presente e futuro, avendoci adottati come “figliuoli nati di nuovo”, noi indossiamo il vestito di Gesù Cristo, “candido” per il lavacro del Sangue dell’Agnello (Apocalisse 7:9)

            Ogni ulteriore nostro peccato, non è imputato a nostra perdizione, come se avessimo perso la salvezza, ma è visto come “cattiva abitudine”. da un Dio che ora ci tratta come il PADRE trattò il figliol prodigo...

            Gesù è il Padre sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte, ogni volta che noi andiamo a Lui, pentiti e umili!

            Come FIGLIUOLI del Padrone, non siamo più sottoposti alle regole alle quali sono sottoposti i “servi” dello stesso Padrone. Anche Gesù lo dichiarò, affermando che i figli non pagano tasse al Padre!

“Gesù lo prevenne e gli disse: Che te ne pare, Simone? i re della terra da chi prendono i tributi o il censo? dai loro figliuoli o dagli stranieri?

Dagli stranieri, rispose Pietro. Gesù gli disse: I figliuoli, dunque, ne sono esenti.(Matteo 17:25-26)

            Consideratosi SEMPRE salvato (salvo rinuncia esplicita alla salvezza), il credente può fare ogni cosa, ma DEVE considerare che l’abito che porta (che è il vestito di Cristo!) lo costringe a comportarsi nella maniera più onesta possibile!

            Infatti sta scritto in 1 Corinzi 6:12: “Ogni cosa m’è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa m’è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.”

            Dobbiamo allora cercare di essere utili:                                :

1 - Per noi stessi

Ciò è possibile solo se perseveriamo nella fede e mandiamo in cielo le nostre opere, FRUTTO della fede, quali opere capaci di superare... “la prova del fuoco”! (1 Corinzi 3:13)

2 - per gli altri

Nessuno si convertirà vedendo il nostro cattivo esempio. Inoltre, dalle persone antipatiche, sgarbate, maleducate, nessuno accetta niente, nemmeno se si tratta della cosa più preziosa del mondo: la salvezza in Gesù Cristo! Ecco perché sta scritto:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.

Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie.

E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. Del rimanente, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e vedute in me, fatele; e l’Iddio della pace sarà con voi... Non già ch’io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a conto vostro.” (Filippesi 4:5-17)

“Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla mutua edificazione.” (Romani 14:19)

3 - per Gesù, il nostro Dio

Gesù cristo non si servirà mai di nessuno che non sia gradito a Lui e ciò avverrà solo sottostando, con ubbidienza ed umiltà, alle condizioni che il Signore ha messo:

Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? Ma io spero che riconoscerete che noi non siamo riprovati... perché voi facciate quello che é bene.. Del resto, fratelli, rallegratevi, procacciate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e l’Iddio dell’amore e della pace sarà con voi.” (2 Corinzi 13:5-11)

            Sforziamoci di essere sempre graditi a Dio, così come si legge in tanti passi: Romani 14:18; 1 Corinzi 8:8; Filippesi 4:18 e altri.

La salvezza o la si possiede o non la si possiede!

            Non ci sono né percentuali da conteggiare, né ulteriori accettazioni da compiere, e né gradazioni da scoprire: la salvezza è il dono di Cristo, senza alcun merito da parte dell’uomo. Cristo ha già fatto tutto e non c’è nulla che noi possiamo ancora fare per meritarla, se non accettarla!

            Una volta presa, accettata, la salvezza ci appartiene, come un vestito nuovo, regalatoci da un Dio Padre generosissimo.

            Con questo vestito, sarà nostro compito di tutta la vita nel portarlo degnamente in tutte le occasioni e in tutti i luoghi dove noi andiamo. Il vestito non si rovinerà mai, perché è un vestito spirituale, ma può sporcarsi... quando noi non camminiamo secondo lo Spirito!

            L’importante è non togliersi mai di dosso il vestito della salvezza! Esso, se coperto “dall’armatura di Dio” (nel caso che si voglia partecipare alla lotta contro Satana), rimane ancora visibile come... “elmo” posto sulla testa!

            Abbiamo un vestito che riceviamo subito e un’armatura da indossarci sopra successivamente!

            L’armatura va indossata solo e a determinate condizioni, il vestito di Gesù Cristo ce lo dà Lui subito.

            A volte, nel linguaggio di certi credenti, si sente dire che quel tale fratello ormai si è perso, alludendo anche alla sua salvezza: in realtà tale linguaggio è impreciso e superficiale, perché si può dire solo che quel fratello non ha “COSTRUITO” sulla sua salvezza!

            Come costruire sulla salvezza?

            Ubbidendo giorno per giorno alla Parola di Dio e pregando lo Spirito Santo nel nome di Gesù Cristo, di intervenire nella propria vita e di renderlo un “fedele” TESTIMONE e di essere usato dal Signore.

            Andare in chiesa, leggere la Parola di Dio, curare la comunione fraterna, ricercare i doni e i ministeri spirituali, ecc. sono tutte attività pratiche ed univoche che dimostrano a noi, agli altri e soprattutto a Dio che non si è rinunciato alla salvezza.

            Anche se non siamo buoni testimoni, perché non diamo una buona testimonianza, e che non siamo per nulla dei proclamatori del regno e della Parola, noi non abbiamo rinunciato alla salvezza: risponderemo però al Signore per ogni occasione perduta o mancata!

            Non dobbiamo commettere l’errore di confondere la salvezza con la testimonianza:

            “Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno.

Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, egli ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco.

            Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.

Nessuno s’inganni. Se qualcuno fra voi s’immagina d’esser savio in questo secolo, diventi pazzo affinché diventi savio; perché la sapienza di questo mondo è pazzia presso Dio. Infatti è scritto: Egli prende i savi nella loro astuzia; e altrove: Il Signore conosce i pensieri dei savi, e sa che sono vani.”

Nessuno dunque si glori degli uomini, perché “ogni cosa è vostra: e Paolo, e Apollo, e Cefa, e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti, e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.” (1 Corinzi 3:12-23)

            Un appello a tutti i credenti: la frequenza alla chiesa non dà la salvezza, ma la dimostra e la sostiene: Dio non ci raduna sotto i ponti, al mercato o per le strade polverose e scomode! Ci tratta bene provvedendo anche per un locale! RingraziamoLo, frequentando assiduamente le riunioni: sicuramente ne riceveremo continui benefici. Allontanarsene può significare il nostro sonno spirituale, dal quale poi il Signore ogni tanto ci sveglia con qualche... scossone!

È allora meglio ascoltarLo nella gioia che... nella sofferenza!

            Negli Evangeli sinottici troviamo spiegato questo concetto, “a corredo” della parabola del seminatore, che parla proprio dei destinatari della salvezza: “Chi ha orecchi da udire oda. Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: Perché parli loro in parabole?

Ed egli rispose loro: Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.

Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha.

Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono.

E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete coi vostri orecchi e non intenderete; guarderete coi vostri occhi e non vedrete;

è perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchie ed hanno chiusi gli occhi; che talora non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca.

Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; ed i vostri orecchi, perché odono!

Poiché in verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono di vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e di udire le cose che voi udite, e non le udirono.” (Matteo 13:9-17)

            Con minor numero di parole, ma con la stessa incisività, anche Marco e Luca sottolineano lo stesso pensiero:

            “Poi disse: Chi ha orecchi da udire oda.

Quando egli fu in disparte, quelli che gli stavano intorno coi dodici, lo interrogarono sulle parabole.

Ed egli disse loro: A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che son di fuori, tutto è presentato per via di parabole, affinché:

vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non intendano; che talora non si convertano, e i peccati non siano loro rimessi.

Poi disse loro: Non intendete voi questa parabola? E come intenderete voi tutte le parabole?

Il seminatore semina la Parola...” (Marco 4:9-14)

            “Ed un’altra parte cadde nella buona terra; e nato che fu, fruttò il cento per uno. Dicendo queste cose, esclamava: Chi ha orecchi da udire, oda.

E i suoi discepoli gli domandarono che volesse dir questa parabola.

Ed egli disse: A voi è dato di conoscere i misteri del Regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non intendano.” (Luca 8:8-10)

 

            LA RINUNCIA alla salvezza dei Nati di Nuovo

            la salvezza non si potrà mai perdere incidentalmente, ma solo “volontariamente” e con azioni concrete di espressa rinuncia!

            Salomone è un esempio di rinuncia. Il suo nome non è presente nell’elenco degli esempi di fede riportato in Ebrei cap. 11.

            In 1 Re leggiamo il peccato offensivo di Salomone:

“Così, quando Salomone fu vecchio, le sue mogli fecero volgere il suo cuore verso altri dei; e il suo cuore NON APPARTENNE INTERAMENTE ALL’ETERNO, il suo Dio, come il cuore di Davide suo padre.

Salomone seguì quindi Astarte, la dea dei Sidoni e MilKom, l’abominazione degli ammoniti...

Così fece per tutte le sue mogli straniere che bruciavano incenso e offrivano sacrifici ai loro dei.” (1 Re 11:4-8)

            Salomone dunque, nel desiderio forse di acquistare “altra” sapienza, si era rivolto... alla “concorrenza”: il diavolo!

            Ciò è incompatibile con la salvezza, perché il diavolo non va né seguito, né inseguito, ma va scacciato e combattuto come il nemico di Gesù Cristo e della Sua Chiesa!

            “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che hanno creduto; nel MIO NOME cacceranno i demoni...” (Marco 16:17 e tanti altri passi)

            Essere salvati e partecipare a sedute spiritiche, andare da maghi e indovini (per consultarli e non per contraddirli e combatterli) significa voltare le spalle al Signore, in maniera non equivoca, perché non si può credere in Dio e poi rivolgersi al Suo nemico!

            Il re Saul, fece questo peccato e perse l’unzione.

            La salvezza dunque non si perde, ma ci si può rinunciare.

Personalmente non conosco nessuno che lo abbia fatto realmente, ma è sempre una brutta ipotesi…

Crescere nella Verità di Cristo è l’unica strada percorribile. Guardare altrove, di qua e di là, è come rallentare o fermarsi nel cammino appresso a Gesù Cristo. Ricordo che negli anni sessanta molti andavano in India a “trovare sé stessi”, ma poi tornavano in patria senza “essersi trovati”, delusi e sconfortati. La loro fede, più presunta che vera, aveva fatto “naufragio” spirituale.

 

 

 


 

Capitolo 22 Salvati per sempre

 

 

 

 

            Nelle Chiese Evangeliche troviamo una differenza di impostazione nella predicazione della salvezza. La questione non interessa la dottrina della salvezza e non la intacca minimamente nella potenza e nella sostanza, ma incide solo su un piano marginale e trascurabile degli effetti che questa salvezza ha nella vita stessa di un credente “nato di nuovo”.

            La domanda è questa: “La salvezza si può perdere?”

            I passi che vengono citati a sostegno della perdita della salvezza sono: “se avrete perseverato fino alla fine”. (Matteo 10:22 e 24:13)

            Tali passi non dicono che la salvezza si perde, ma mettono l’ipotesi che un credente possa non perseverare fino alla fine.

            È giusto pensare così?

            Assolutamente no, perché questi versetti biblici vanno letti come progetto di Dio e non come “minaccia di Dio”.

Le frasi di Matteo sono comunque tradotte male, perché il testo greco dice: “o de upomeinas eis telos outos sothesetai”.

            La traduzione letterale è questa: “… ma quello stesso residuo alla fine sarà salvato”.

            C’è una bella differenza vero?

            Bisognerebbe prendere i traduttori ed appenderli per le orecchie d’asino alla cima più alta di un albero!

            La verità è ben altra: comprati per sempre.

Vincenti per sempre.

Molti fanno confusione fra “scadere dalla grazia”, con la frase “perdere la salvezza”! Ma siamo pazzi?

Una volta salvati, sempre salvati.

Gesù non si riprenderà mai il dono della SALVEZZA, perché i doni di Dio sono senza pentimento.

Scadere dalla grazia significa non avere il favore di Dio perché non si sta seguendo il Signore, ma la propria concupiscenza: in tale caso, assai frequente, siamo dei salvati in attesa di capire che non si può seguire il Signore, se non ci mettiamo in regola con Lui, rinunciando alla legge della carne, ma sottomettendoci alla legge dello Spirito.

Ecco allora il senso del passo di Giovanni 8:31 dove c’è il verbo “perseverare”: “Gesù allora prese a dire a quei Giudei che avevano creduto in lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli”.

Si capisce la differenza fra essere discepoli salvati ed essere solo dei salvati?

Dobbiamo allora dire subito qual è la condizione umana al momento della sua “nuova nascita”: l’uomo è riconciliato per sempre con Dio mediante l’offerta di Gesù Cristo. Gesù disse: “TUTTO è compiuto”: non c’è più bisogno di altro, “perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che sono santificati.” (Ebrei 10:14)

L’azione umana è stata solo quella di accettare un’offerta, mediante la quale Dio dimostrerà all’uomo di qualunque tempo e di qualunque luogo, che ogni cosa è stata fatta da Gesù Cristo, al Quale spetta ogni lode, onore e…. GLORIA.

L’uomo non potrà mai vantarsi della Sua salvezza, perché essa è merito UNICAMENTE di Gesù: “Or Colui che con voi ci rende fermi in Cristo e che ci ha unti, è Dio” (2 Corinzi 1:21)

Dio non verrà mai meno alla Sua promessa, fatta quando Lo accettammo per fede, quando cioè “nascemmo di nuovo”.

E se continuiamo a peccare? Dio ci guardi dal farlo, ma l’eredità è stata accettata e non potrà più essere rifiutata.

L’eredità, una volta accettata, non può più essere rifiutata. Questa è una legge spirituale e materiale.

Detto questo è importante che capiamo BENE che noi non siamo salvati per fare ciò che vogliamo, in piena incoscienza, ma per agire in maniera responsabile e utile; il nostro senso di incompletezza e di imperfezione ci ricorderà sempre, finché viviamo, che noi siamo sempre stati bisognosi della grazia di Gesù, il Quale sarà sempre fedele, perché la fede sarà sempre operativa.

Noi non siamo stati salvati perché abbiamo rinunciato al peccato, ma perché abbiamo “creduto” in Lui. Non saremo mai perfetti materialmente e quotidianamente, ma per fede lo siamo sempre in Cristo: Lui ci vede “perfetti”, perché abbiamo fede in Lui.

Sta scritto che non c’è nessuna accusa per chi CREDE.

Non sta scritto da nessuna parte che non c’è nessuna accusa se ci comporteremo bene.

Le opere derivano dalla fede e non il contrario.

In pratica le opere non producono la fede, mentre invece la fede produce le opere che la rendono visibile.

Non bisogna mai confondere, come fanno alcuni predicatori evangelici (e ne risponderanno davanti a Dio) la salvezza con la testimonianza: la prima è per grazia, la seconda è un dovere.

Sta infatti scritto che tutti compariremo davanti al “tribunale di Cristo” e la sentenza che sentiremo nei nostri confronti sarà: “Non colpevole”

Si badi bene che non sarà detto “innocente”, ma “non colpevole”, poiché è esistito un solo INNOCENTE: Gesù Cristo UOMO!

E la nostra assoluzione avrà anche una strana motivazione che ci ricorda l’esistenza di imperfezioni, ma non tali da compromettere la nostra condizione: la formula assolutoria sarà infatti: non colpevole, per mancanza di prove a carico”.

Chi accuserà gli eletti di Dio? Nessuno!

Chi ricorderà i nostri peccati? Dio no, perché i nostri peccati sono stati “coperti” dal Sangue di Cristo.

Adesso satana ci accusa e ci riempie di sensi di colpa, ma nel giorno del nostro giudizio satana non ci sarà!

Saremo noi a dire di aver peccato? Mai, perché noi abbiamo creduto per FEDE che i nostri peccati saranno allontanati da noi come il levante dal ponente!

I figli di Dio, quali siamo noi credenti “nati di nuovo”, non peccano più, nel senso “normale” che si dà alla parola “peccato”. Il peccato infatti è solo ciò che NON PIACE A DIO.

Dio però ama i suoi figli e non li vede come peccatori, ma come “figli disubbidienti” da correggere ed aiutare e guidare nelle loro scelte.

La stessa cosa avviene quando il figlio di un padre commette un “peccato” (reato): gli darà quattro schiaffi, lo castigherà, ma… lo porterà a casa. Se qualcuno lo accuserà, ci metterà anche un buon avvocato per farlo assolvere. Questo è un “padre”!

Dio è IL PADRE CELESTE, migliore di qualsiasi altro padre.

Dal momento in cui abbiamo accettato la salvezza, Dio non ci vede più colpevoli, perché ci vede attraverso Cristo…

Chi non ha la salvezza, ha rifiutato un rapporto paterno e il suo peccato rimane su di lui.

L’uomo che vuole giustizia, l’avrà, ma se altresì vuole misericordia, l’avrà!

Dobbiamo decidere in base a quale giurisdizione vogliamo essere giudicati: la legge o la misericordia.

Se vige su di noi la giustizia della grazia, siamo salvi e considerati “non colpevoli”, perché la grazia annulla ogni condanna.

Se invece vogliamo la giustizia della legge, saremo condannati senza pietà e categoricamente, perché la legge ha solo in compito di… evidenziare il peccato!

 


 

Capitolo 23 Effetti delle nuova nascita

 

 

 

 

La stirpe di Adamo è quella di tutti gli uomini, da quando nascono a quando muoiono, dalla culla alla bara. Niente e nessuno può cambiare questo destino di morte, a meno che non intervenga Dio con un atto sovrano della sua infinita generosità e magnanimità, dando all’uomo un nuovo destino ed una nuova stirpe in Cristo Gesù.

Infatti Costui è chiamato “l’ultimo Adamo”, cioè quel Figlio di Adamo (Figliuol dell’Uomo) dal Quale nasce una nuova discendenza: la Sua!

La venuta del Messia ha prodotto queste nuove situazioni:

a) Gesù Cristo è il padrone di tutto. Gesù non è solo il Signore, ma anche il Padrone, il Proprietario di tutto: questo sta scritto espressamente in 1 Corinzi 10:26-27-28: “…perché al Signore appartiene la terra e tutto quello ch’essa contiene.”

Da prigionieri a riscattati: prima di conoscere Cristo, l’uomo era prigioniero del suo peccato ed era incapace di liberarsi da solo. Dopo che ha conosciuto ed accettato la morte di Cristo sulla croce, il riscatto è stato “pagato”, con un’offerta di un Agnello purissimo immolato per noi, su un altare non fatto da mano d’uomo, il monte Golgota.

            Tale libertà “in Cristo” fa tornare l’uomo, padrone del suo destino: “…e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti, e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.” (1 Corinzi 3:22-23)

            L’uomo riscattato ritorna ad essere “figliolanza di Dio” (come dice anche l’Evangelo di Giovanni 1:12), al di sopra di tutti i demoni e entità spiritiche: “Or i settanta tornarono con allegrezza, dicendo: Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel tuo nome.” (Luca 10: 17)

            In Cristo Gesù, l’uomo torna a goder del “riposo” nel paradiso terrestre: i suoi progetti sono ben affidati a Lui, che provvede, benedice e preserva da ogni male.

b) Satana non è più vincente, né come tentatore e né come seduttore. Satana infatti non ha vinto su Gesù, e da allora in poi non vincerà mai più per sempre. Non ci sono rivincite o altre occasioni, ma solo condanna, momentaneamente sospesa, in attesa del ritorno di Cristo.

Gesù disse ai discepoli e per fede anche a noi: “Ecco, io v’ho dato la potestà di calcare serpenti e scorpioni, e tutta la potenza del nemico; e nulla potrà farvi del male.” (Luca 10:19)

In Cristo, prezzo altissimo di riscatto, siamo sottratti al consiglio satanico del serpente, perché abbiamo Gesù Cristo, consigliere ammirabile: “E voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli” (Efesini 2:1-2).

Dalla Progenie di Adamo e di Eva, Gesù Cristo ha svolto il compito di dominare sul serpente; a questo si riferisce il famoso passo:”E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno” (Genesi 3:15)

Il Signore ci toglie un vizio alla volta.

Il 7 luglio 1990 smisi di fumare, per intervento di Dio. Io fumavo come un turco, a volte anche due pacchetti al giorno.

Avevo cominciato al liceo e incrementato di brutto sotto le armi: fuma tu che fumo anch’io e la nuvola di fumo mi seguiva ovunque. Fumavo nel far uscire il cane tre volte al giorno, con qualunque tempo, sole, pioggia, vento e neve, in tutte le stagioni.

Fumavo le Marboro e le MS, e non disdegnavo cambiare marche e dimensioni. Pensavo che la nicotina facesse bene alla concentrazione e studiavo, fumando!

La sera del 6 luglio, stavo fuori al balcone a fumare, perché mia moglie non voleva che io fumassi in casa, e, guardando il cielo, dissi: “Gesù, a me piace fumare, ma non Ti ho mai domandato se a Te non piace che io fumi! Se a te non piace, toglimi il vizio. Ti do il permesso di agire nella mia vita, e non sperare nella mia collaborazione. Devi fare tutto Tu. Se Tu agirai nella mia vita, io non reclamerò, non mi pentirò e né Ti biasimerò. Fai Tu, e fai di me quello che vuoi! Amen!”

Me ne andai a dormire tranquillo, sapendo che Dio non avrebbe fatto niente, invece, alle 3,17 (orologio della cucina) mi alzai con uno strano desiderio di strappare tutte le sigarette.

Aprii anche una stecca di Marlboro e la ridussi a brandelli, strappai le sigarette di emergenza che tenevo in varie parti e anche quelle nascoste dietro i quadri…. Strappai i sigarillos e le sigarette Linda da 10 con carta di tabacco. Buttai anche il tabacco olandese profumato da pipa, che spippacchiavo quando non avevo più sigarette.

Finito questo lavoro, me ne andai a dormire.

La mattina mi svegliai come se non avessi mai fumato, senza desiderio di fumare e senza crisi di astinenza.

La cosa strana, che notai annotando la data sul calendario, fu che, per 40 giorni, non incontrai nessun amico che fumasse e che mi potesse offrire qualche sigaretta, cosa che avveniva quasi regolarmente….

Gesù aveva agito nella mia vita, con delicatezza, rispettando la mia libertà, perché Lui non toglie mai il libero arbitrio concesso all’uomo.

Dire che Gesù è il Signore, significa dire che Lui è veramente un signore!

Il mondo non appartiene a Satana, ma a Cristo e ai cristiani.

Quando noi leggiamo l’unico passo che potrebbe far intendere qualcosa di diverso in I Giovanni 5:19 “Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno.” in realtà stiamo intendendo che il maligno imperversa sul mondo da padrone su un mondo che però non è suo.

È come se una casa fosse aperta a tutte le intemperie, solo perché il padrone della casa è molto trascurato.

Una casa che giace nella confusione, nel disordine e nella sporcizia, non significa che il padrone di casa abbia perso la proprietà della casa.

Possesso e proprietà sono concetti profondamente diversi.

Il mondo appartiene all’uomo per volere di Dio.

Se l’uomo non esercita il controllo sul mondo è solo perché è uno sciagurato e non ci tiene a far rispettare la sua proprietà., o a mantenerla pulita ed abitabile. Ama vivere nel disordine.

Il mondo è di Dio e dei suoi “figli”! “Due passeri non si vendono essi per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro.” (Matteo 10:29)

Tutto è di Dio, nostro Padre…

E noi siamo i figli.

Persino il Sole è SUO, così come dice: “affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il SUO SOLE sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.” (Matteo 5:45)

Ora bisogna sapere che Gesù Cristo, il Padrone e Padre nostro, ha dato il SUO REGNO ai suoi discepoli: “Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi che siete poveri, perché il Regno di Dio è vostro.” (Luca 6:20)

Il vero problema è che i discepoli devono essere “veri” discepoli.

Perché è un problema? Perché per essere veri discepoli, bisogna fare la volontà di Dio ed essere perfetti come Dio.

Questo è il comando di Gesù Cristo, il Maestro: “Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste.” (Matteo 5:48)

Allora Satana che vuole? Vuole comandare in casa nostra, perché noi non siamo capaci di essere dei perfetti padroni di casa.

L’apostolo Paolo scrive esplicitamente: “Nessuno dunque si glori degli uomini, perché ogni cosa è vostra: e Paolo, e Apollo, e Cefa, e IL MONDO, e la vita, e la morte, e le cose presenti, e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.” (I Corinzi 3:21-23)

Il mondo giace nel maligno? Ma il versetto successivo spiega meglio: “Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere Colui che è il Vero; e NOI SIAMO IN COLUI che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesú Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna.” (I Giovanni 5:20)

Perché allora il mondo giace nel maligno?

Perché noi credenti cristiani glielo permettiamo!

Il non esercizio dei nostri diritti è la forza del nemico malvagio.

Se non rivendichiamo in preghiera la nostra proprietà, il mondo continuerà a giacere nel maligno, beffardamente, brutalmente e drammaticamente.

Questa è la giustizia di Dio che dobbiamo cercare: “Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.” (Matteo 6:33)

Diogene cercava l’uomo con il lanternino, Gesù cerca credenti con la fede.

Satana è notoriamente ladro e bugiardo, anzi è il padre della menzogna (Giovanni 8:44)

Egli ebbe il coraggio di dire a Gesù Cristo, il Creatore dell’Universo, mostrandogli in un attimo tutti i regni del mondo: “Ti darò tutta quanta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è STATA DATA, e la DO a chi voglio.” (Luca 4:5-6)

Ma quando mai Satana ha ricevuto tutto questo?

Mai! Non esiste un solo passo della Bibbia che possa affermare questo o possa farlo lontanamente supporre.

Dunque Satana essendo bugiardo, ha “rubato” a qualcuno, questo possesso o questa proprietà.

In genere i bugiardi sono anche ladri, e viceversa.

Ecco invece un passo esplicito che la Terra appartiene a Dio: “Mangiate di tutto quello che si vende al macello senza fare inchieste per motivo di coscienza; perché al Signore appartiene LA TERRA e tutto quello che essa contiene.” (I Corinzi 10:25-26) Questo è un passo molto caro ai macellai!

Il Signore è dunque il proprietario ed è LUI che dà la terra a chi vuole.

E Lui la dà all’uomo, non a Satana, ci mancherebbe altro!

Anche un salmo lo afferma categoricamente: “All’Eterno appartiene la terra e tutto ciò che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.” (Salmo 24:1)

In dettaglio il Salmo 22:28 asserisce che “all’Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni.”

Cosa allora Satana andava dicendo a Gesù?

Farneticazioni di un pazzo bugiardo…

“A Dio appartiene il dominio e il terrore: egli fa regnare la pace nei suoi luoghi altissimi”. (Giobbe 25:2)

Adamo ricevette da Dio il giardino dell’Eden: “ Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino d’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.” (Genesi 2:15)

Addirittura la terra di Israele è un dono di Dio agli Ebrei: “L’Eterno diede dunque a Israele tutto il paese che aveva giurato ai padri di dar loro, e i figliuoli d’Israele ne presero possesso, e vi si stanziarono.” (Giosuè 21:43)

Contestare a Satana la proprietà del mondo, lo fa arrabbiare e sbraitare. È come togliere l’osso ad un cane… Solo lo Spirito Santo può essere invocato per contrastarlo e sconfiggerlo.

Per fare questo occorre pregare, pregare e pregare… ma bisogna anche essere chiari nella preghiera.

Bisogna chiedere espressamente a Gesù che Satana tolga le sue sporche mani da tutte le cose nostre e su tutto ciò che ci appartiene. Amen.

Se la proprietà del mondo è di Dio-Gesù Cristo e dei credenti in Lui, perché TUTTO IL MONDO GIACE NEL MALIGNO? (I Giovanni 5:19)

Perché i credenti non esercitano il loro diritto a rivendicare in preghiera e nella testimonianza ciò che è di Dio a scapito di ciò che è di Cesare.

Viviamo come ai tempi dell’impero romano.

A distanza di duemila anni, si presenta sempre la condizione di vedere il mondo in mano al maligno, oggi più che mai.

TUTTO È STRAVOLTO.

La pace non è la pace.

La giustizia non è la giustizia.

La religione cattolico-madonnara non è la religione di Cristo.

Le altre religioni non parlano di Cristo e anzi sono contro di Lui.

Il povero è sopraffatto e il bisognoso è mortificato.

Falsi concetti di amore si sono introdotti nelle menti degli uomini.

La menzogna è accettata e sbandierata ai quattro venti come se fosse la verità.

Il tradimento è la prassi socio-politica.

Il ladrocinio è la condizione per ogni arricchimento illegale.

Il male si manifesta in ogni aspetto della vita umana, negli spettacoli, nei giochi di guerra, nelle figurine dei bambini, nella violenza e nella sopraffazione.

L’uomo giusto soffre, e perde la speranza.

Il denaro è la forza dei ricchi, dei potenti e dei prepotenti.

QUESTO ERA AL TEMPO DI GESÙ e questo è ancora presente AL RITORNO DI GESÙ.

A dire il vero ci sono stati momenti in cui i cristiani, quelli veri hanno ripreso il mondo in mano e lo hanno ripulito dalle sozzure del Demonio! Questo lo abbiamo visto ogni volta che qualcuno è uscito allo scoperto contestando al maligno e ai suoi rappresentanti sulla Terra ogni menzogna, ogni ingiustizia e ogni sopraffazione, con la Parola, fin quando è stato possibile, e con ogni altro mezzo, quando satana si è scagliato con la violenza delle armi.

Se si pensa di poter esercitare la proprietà del mondo, senza rischiare nulla, ci si sbaglia di grosso.

Il cristiano non sta a guardare e non appartiene al partito dell’astensione. Il cristiano si mette in gioco ogni giorno.

Il sale che sala la minestra insipida, viene letteralmente squagliato e perde la sua identità.

Se il cristiano non rischia la vita, senza sconti e senza compromessi, non ottiene niente.

Eppure l’apostolo Giovanni aveva avvertito che alla bestia e alla meretrice si risponde con la stessa violenza esercitata da loro, anzi… al doppio: “Rendetele il contraccambio di quello che ella vi ha fatto, e rendetele al doppio la retribuzione delle sue opere; nel calice in cui ha mesciuto ad altri, mescetele il doppio.” (Apocalisse 18:6)

Sembra strano ma Dio ci chiama a vivere in pace in tempo di pace, ma a contestare palmo a palmo ogni pezzo di terra al dominio del nemico satanico, usando tutte le armi spirituali e materiali che Dio mette a disposizione. La guerra è già in corso.

Satana ruggisce come un leone, solo quando non sente il ruggito del vero Leone di Giuda!

Il cristiano è più che vincitore, perché Gesù ha combattuto e vinto e i demoni Gli sono sottoposti.

Nei versetti successivi a I Giovanni 5:19, c’è però scritto qualcosa che riguarda i veri cristiani: “…ma voi siete di Dio”.

La rassicurazione per i giusti che vivono di fede, viene da Gesù, che li fa entrare nel SUO REGNO con tutte le scarpe, di diritto.

Due potenze che si contrappongono: il mondo e i credenti in Cristo.

A questi ultimi basta una fionda per atterrare un Golia, perché il resto lo fa il Nome del Signore!

Non c’è niente da fare. La situazione è drammatica e si arriva all’estremo che: “chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per me, esso la salverà.” (Luca 9:24)

Chi vuole servire il Signore deve esporsi in prima persona e ben lo hanno saputo tutti gli uomini di Dio che nel corso del millenni hanno combattuto e vinto, a cominciare dal discepolo Giacomo, il quale dice: “è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo.” (Atti 15:25-26)

Hanno esposto la loro vita, affinché “splenda la luce fra le tenebre… e noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi”. (2 Corinzi 4:6-9)

Quando è guerra, è guerra e la vittoria è nostra nel Nome di Gesù.

Se siamo pronti a combattere, il Signore non ci fa combattere, se siamo pronti a morire, il Signore non ci fa morire, se siamo pronti a resistere, il Signore sfianca il nemico.

 

 

c) Si vive una nuova vita.

            Quando si “nasce di nuovo”, l’uomo non cambia subito il suo carattere e il suo temperamento. La “nuova nascita spirituale” è stata solo un input spirituale, un contatto strepitoso con Dio. Poi l’uomo deve adeguare la propria vita a quell’evento spirituale nuovo!

            La nuova nascita è solo l’inizio di un percorso, è la linea di partenza per cominciare una nuova vita all’insegna dell’amore di Cristo.

            Vivere la nuova vita è la sfida di Dio all’uomo che deve sempre valutare consapevolmente e responsabilmente se adeguarsi o meno ai dettami della Parola di Dio.

Tutto dipende dall’importanza che l’essere umano attribuisce all’intervento divino. L’uomo, quanto più è consapevole della preziosità della sua nuova nascita, tanto più adegua il suo comportamento, cambiando addirittura anche il suo carattere. La cosa però non è né automatica e né garantita.

            L’apostolo Paolo mette bene in risalto questo momento, quando ricorda: “Invece, siete voi che fate torto e danno; e ciò a dei fratelli.” (Corinzi 6:8)

            C’è sempre il pericolo che i nati di nuovo siano ampiamente mancanti e continuino a perpetrare ingiustizie: “Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell’Iddio nostro.” (Corinzi 6:9-11)

            Se tali erano alcuni, il Signore li ha amati lo stesso, non per vederli continuare a rubare, a ubriacarsi, a drogarsi, ad adirarsi, a mentire, ecc. ma per salvarli, santificarli e liberarli da tali cattive abitudini, a volte vere e proprie schiavitù mentali.

            L’adeguamento progressivo del credente è un vero e proprio sforzo compiuto per vincere sé stesso e la propria natura peccatrice e il suo ambiente.

            In tale ottica ha senso quello che afferma Paolo: “Ogni cosa m’è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa m’è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.” (I Corinzi 6:12)

Il miglioramento è immediato, ma la conclusione è ben lontana, perché la meta è la somiglianza al carattere di Cristo!

Sfido chiunque a poter dire, come san Paolo: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.” (I Corinzi 11:1 e I Corinzi 4:16)

La realtà è ben più drammatica: il Signore ci toglie grappoli di peccati se non addirittura un peccato alla volta… e siamo tutti ben lontani dall’essere il profumo di Cristo.

La nuova nascita dunque interviene in un momento speciale della nostra vita, quando Dio ha risposto alle nostre preghiere di liberazione, ma ognuno ha avuto tale dimostrazione di Amore in una diversa condizione sociale, emotiva, economica e psicologica: chi era ubriacone e chi uomo pio, chi drogato e chi omicida, chi giovane e chi anzianotto, chi femmina e chi effeminato…

Di certo però succede che ognuno risponde in maniera diversa alla chiamata di Dio. Un ubriacone che nasce di nuovo, si rende conto che non conviene più ubriacarsi e gli cade in odio l’alcool sotto qualsiasi gradazione. In Cristo ha trovato la risposta della sua vita: per gli altri vizi però, deve ancora lavorarci con l’aiuto di Dio!

Una persona pia invece, come lo fu Cornelio, parte già avvantaggiato, ma anche lui deve armonizzare la sua “pìetas” formale in una “pìetas” sostanziale, ispirata all’Amore di Cristo piuttosto che al suo desiderio di essere… più buono di Dio!

È un adeguamento progressivo alla statura di Cristo.

Gesù prima accoglie, poi istruisce! I credenti “nati di nuovo” prima sono salvati, poi sono condotti e guidati dallo Spirito Santo: “tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio, sono figliuoli di Dio.” (Romani 8:14)

            E tali eravamo: eravamo impazienti diventati pazienti, eravamo peccatori diventati morigerati e ricchi di buoni consigli, eravamo malati diventati sanati, eravamo lebbrosi diventati seguaci riconoscenti di Gesù.

            Ho conosciuto un uomo che dopo la sua nuova nascita fu messo a dura prova da satana e mentre avvitava una consolle del bagno, un giravite gli si conficcò nel naso, ma lui, tutto sanguinante disse: “Satana, ho conosciuto Gesù e non torno indietro, mi puoi massacrare, ma tu con me hai chiuso!” Smise pure di fumare e stupiva tutti per la sua straordinaria trasformazione. A distanza di anni però commise altri peccati che non aveva preventivato, ma Gesù lo ha sempre tenuto sotto le ali del Suo Amore, come la pecorella smarrita e sempre ritrovata.

            Gesù fa tanto per i credenti in Lui e li ama: cosa però i credenti sono disposti a fare per ricambiare cotanto amore? Sono capaci di ringraziarlo concretamente per esprimere una più che meritata lode? Le uniche cose che si possono dare a Gesù Cristo sono infatti lode e ringraziamento, come piccoli fanciulli che, bisognosi di tutto, esprimono affetto e attaccamento verso i propri genitori, fonte di protezione e di benessere.

            Il nato di nuovo è come un piccolo fanciullo, un neonato, un neofita, un infante, Un essere implume, bisognoso di tutto per vivere e soprattutto dipendente completamente da chi lo ama.

In greco troviamo il termine “nèpios” (pron. greca moderna “nìpios) gli infanti, i neonati, i bambini piccoli entro il primo settennio di vita: tali bambini dipendono essenzialmente da coloro che li curano e li amano e incondizionatamente ricambiano il loro amore ricevuto e fanno di tutto per imitarli e compiacerli. (1 Corinzi 3:1 e 13:1, Galati 4:1-3, Efesini 4:14, Ebrei 5:13)

Tale termine greco è presente nei passi basilari della crescita spirituale: “In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signor del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli.” (Matteo 11:25, Luca 10:21)

“Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a piccoli fanciulli in Cristo.” (I Corinzi 3:1)

Perché allora annaspare nei nostri tentativi di piacere a Dio? Lui ci ama e ci vede degni! Perché nutrire pensieri di rifiuto o di indegnità che Dio non ha? Se siamo ancora imperfetti, chiediamo a Gesù di farci sentire la Sua dolce mano sul nostro capo e di guidarci in ogni cosa bella e piacevole agli occhi Suoi: Lui ci aiuterà, se noi glielo chiediamo e glielo permettiamo.

Un canto, abbastanza famoso, recita: “io non sono degno…. “ In realtà noi siamo degni sempre, ma non sempre operativi e pronti al Suo servizio. Siamo figli disubbidienti che ogni tanto si ricordano di dover piacere a Dio e non agli uomini.

d) i credenti sono invitati a rinnovare la loro mente per adeguarla alla nuova condizione relativa al loro “rango” nell’universo: il rango più alto di “figli adottivi di Dio”

“Del rimanente, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

“Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Abbiate l’animo alle cose di sopra, non a quelle che son sulla terra; poiché voi moriste, e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria.” (Colossesi 3:1-4)

“...voi, per questa stessa ragione, mettendo in ciò dal canto vostro ogni premura, aggiungete alla fede vostra la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza la continenza; alla continenza la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’amor fraterno; e all’amor fraterno la carità. Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né oziosi né sterili nella conoscenza del Signor nostro Gesù Cristo.” (2 Pietro 1:5-8)

 

e) la resurrezione è già cominciata: “questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.” (Luca 15:24)

I credenti saranno risuscitati come Gesù: “E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.” (Romani 8:11)

“ voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli; nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (egli è per grazia che siete stati salvati) e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti in Cristo Gesù” (Efesini 2:1-5)

            Se io non credessi questo, di sicuro sarei già stato distrutto da satana.

            Come evangelico proveniente da una chiesa storica (valdese-metodista-battista), devo dire che non avrei avuto scampo se non avessi avuto la potenza nella preghiera che mi è nata da nuove certezze sperimentate ed incrementate in campo pentecostale-carismatico. Veramente è come se avessi cambiato completamente la mia mente: Gesù può fare tutto, anche l’impossibile e l’incredibile: questo è quanto credo adesso.

Una volta credevo che dovessi subire la volontà di Dio, qualunque essa fosse, sopportando di buon grado … anche la sofferenza! Non è così.

La malattia non è da Dio.

Tutto questo per dire che mi è capitato un fatto che mi ha lasciato in un primo tempo completamente distrutto ed allibito di fronte all’ineluttabilità di una malattia che non lascia scampo: stavo per diventare... cieco!

Il 30 settembre del 2000 mi venne un distacco della retina all’occhio destro!

Me ne accorsi drammaticamente, perché VEDEVO ad occhi chiusi delle linee luminose paraboliche uscenti tutte dallo stesso punto: vedevo un punto luminoso alla destra dell’occhio destro, dal quale punto fuoriuscivano come dei “raggi di luce”… tre sopra e tre sotto.

Terrorizzato prenotai il giorno stesso una visita d’urgenza a pagamento, dalla dottoressa A. P. D., specialista in Oculistica a Pescara. Per farmi ricevere dissi che ero disperato e che stavo per diventare cieco. Lei, gentilmente acconsentì e mi fece andare al suo studio alle 14,30, prima di altre visite già prenotate. Dopo una visita accuratissima e con i più sofisticati mezzi di cui non sospettavo neppure l’esistenza, mi fu diagnosticato un ”O.D. (occhio destro) sollevamento retinico periferico con piccole aree emorragiche. Si consiglia LASER Terapia. Prenotazione VI livello Ospedale Clinicizzato Colle dell’Ara (Clinica Universitaria di Chieti).”

Questo è quanto si trovava scritto nel referto SCRITTO che ancora è in mio possesso.

Chiesi alla dottoressa se potevo fare cure o altro, per evitare l’operazione col laser, ma la risposta fu secca: ”Dal distacco non si torna indietro. Si può solo intervenire per fermare l’ulteriore allargamento del distacco. La scienza finora non ha mai riscontrato casi di recupero di un qualche distacco retinico... Sarebbe invece stata possibile qualche terapia di mantenimento, dopo l’operazione.”

Sinceramente ne uscii alquanto distrutto dalla visita. Vedevo parabole geometriche luminose ad occhi aperti e chiusi. Il disegno di tali linee, fatto alla dottoressa, dava un quadro grave ed irreversibile di quanto mi stesse succedendo.

Gentilmente la dottoressa mi prenotò per l’intervento d’urgenza per il giorno di venerdì 6 ottobre 2000.

 Il giorno prima però pregai intensamente Gesù Cristo, in lingue e “in chiaro” e decisi di digiunare ad oltranza per sostenere la mia preghiera di guarigione. Ero deciso a fare come l’apostolo Paolo.

Perché infatti, mi chiedevo, sopravvivere ad un evento così tragico per me? Non era meglio che il Signore mi chiamasse a Sé nella Patria Celeste, piuttosto che lasciarmi qui, su questa terra, ad annunciare un Evangelo talmente privo di potenza da essere documentato dalla mia stessa cecità?

Ho ringraziato il Signore per quanto aveva fatto fino ad allora per me, ma Lo pregavo di guarirmi, oppure di chiudere la partita. La cecità non l’avrei accettata. Confesso di aver parlato in lingue a lungo, ma il mio cuore piangeva ed implorava.

A sera andai a dormire, ma qualcosa stava succedendo dentro di me. Una voce o qualche sensazione simile mi dava uno strano senso di pace: ”Mangia, perché ti ho dato ciò che chiedi!”

La mattina del giorno dell’operazione mi alzai, ma non vedevo più le linee luminose!

Andai però ugualmente a Chieti accompagnato dalla mia unica figlia, che pur non sapendo guidare, sarebbe comunque stata una buona e momentanea guida per un padre “non vedente”.

Verso mezzogiorno il dott. C. di Chieti, laserista, dopo mezz’ora di vana ricerca del famoso “scollamento retinico”, mi espresse le sue titubanze nell’operare, perché non avrebbe saputo “dove” sparare. Non trovava al computer collegato al prisma poggiato sulla cornea del mio occhio, nessun segno di ciò che la dottoressa aveva visto e documentato. Nella sua ricetta allora scrisse: ”Si consiglia controllo fundus fra 10 giorni”. La documentazione è tuttora in mio possesso per mostrarla a chi me ne potrebbe fare richiesta, ma la cosa che può essere il documento più vero è la mia stessa persona e la mia vista SENZA distacco retinico…

Il laserista non volle essere pagato: ”Non voglio soldi! Non ho sparato!”

Il 30 ottobre ho poi fatto la visita di controllo presso lo studio di oculistica della stessa dottoressa, la quale constatava con sua grande meraviglia che non poteva che trattarsi di un miracolo. Lei disse: ”Non è lo stesso occhio che ho visto la volta scorsa!”

Non ha voluto che pagassi la visita. La sua frase mi lasciò stupendamente felice: ”I miracoli non si pagano!”

Mi dette comunque una cura a base di “Vitreoclan”, (ricetta ugualmente in mio possesso), che sarebbe servita per rafforzare lo stato di benessere degli occhi e dell’occhio destro in particolare.

Le chiesi di segnalare il caso all’ordine dei medici o su qualche documentazione scientifica, ma lei mi rassicurò: ”Non posso farlo. Tutti dubiterebbero della mia prima diagnosi, a danno della mia carriera…”

Lei volle però sapere qualcosa delle mie preghiere a Gesù Cristo, perché non riusciva a spiegare tale fenomeno, se non pensando ad un qualche intervento divino. Del resto, di miracoli se ne sente spesso parlare, ma non capita mai di esserne gli spettatori diretti ed… oculari. La visita durò mezz’ora, ma le mie spiegazioni su Gesù durarono di più… 

 

f) i credenti non commettono peccato: la trasgressione di un figliuolo non è mai peccato, ma solo motivo di amorevole riprensione e di anche severa correzione da parte di Gesù Cristo, nostro Padre celeste!

“Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme d’Esso dimora in lui; e non può peccare perché è nato da Dio.” 1 Giovanni 3:9

“E voi, che eravate morti nei falli e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Egli ha vivificati con lui, avendoci perdonato tutti i falli, avendo cancellato l’atto accusatore scritto in precetti, il quale ci era contrario; e quell’atto ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce” (Colossesi 2:13-14)

Attenzione però alle tre esse: sesso, superbia e soldi.

Si racconta che una volta un uomo molto ricco andò a chiedere un consiglio ad un rabbino.

Il rabbino lo prese per mano, lo avvicinò alla finestra e gli disse: ”Guarda”.......

Il ricco guardò la strada dalla finestra. 

Il rabbino gli domandò: “Che cosa vedi?”

L’uomo gli rispose: “vedo la gente.”

Il rabbino tornò a prenderlo per mano e lo portò davanti ad un specchio e gli domandò: ”E adesso che vedi?” 

Il ricco gli rispose: ”“Ora vedo me!”

Il rabbino gli rispose: Capisci ora?... Nella finestra c’è vetro e nello specchio c’è vetro. Ma il vetro dello specchio ha un po’ di argento e quando c’è un po’ di argento, uno smette di vedere la gente e comincia a vedere solo sé stesso....

 

f) i credenti praticano la giustizia

“Se sapete che egli è giusto, sappiate che anche tutti quelli che praticano la giustizia sono nati da lui.” (1 Giovanni 2:29)

Gli studenti fecero una domanda a Martin Lutero:

“Quando bruciarono a Costanza il 6 luglio 1415 il riformatore evangelico Jan Hus (Giovanni Huss), una vecchietta trascinava con grande fatica una fascina di legna da portare in piazza per il rogo.

Le domandarono: “Perché fai tanta fatica per bruciare un uomo che neppure conosci?”

E lei rispose: “Il prete mi ha detto che se portavo la legna per bruciare un eretico, andavo in Paradiso!”

Ebbene, maestro Lutero, la vecchietta sarà andata in Paradiso?

LUTERO RISPOSE: “Chi le ha promesso il Paradiso? Bene! Dio le dirà: “Fatti dare il Paradiso da chi te lo ha promesso! Io non ti ho promesso niente!” Sicuramente Dio non avrà neppure approvato la sua complicità nell’assassinio di un uomo!”

 

           

 


 

Capitolo 24 Il Battesimo nello Spirito Santo è la seconda doreà

 

 

 

 

Un secondo regalo di Gesù, dopo la Certezza della Salvezza, è il Battesimo nello Spirito Santo: esso ha le stesse condizioni della salvezza ottenuta mediante la nuova nascita. Occorre infatti credere alla Parola scritta da Dio e chiedere che lo Spirito Santo... faccia il Suo dovere, metta cioè in pratica quello che Gesù Cristo ci ha promesso, con la Sua morte.

“Ma, com’è scritto: Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non sono salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che l’amano.” (1 Corinzi 2:9)

Come la salvezza, anche il “battesimo nello Spirito Santo” è un LASCITO GRATUITO TESTAMENTARIO di Gesù Cristo. Esso non c’entra nulla col battesimo d’acqua, il quale testimonia la propria resurrezione (“nuova nascita”), come già risuscitò Gesù Cristo: “l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate tra mezzo l’acqua. Alla qual figura corrisponde il battesimo (non la purificazione delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio ), il quale ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, che, essendo andato in cielo, è alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti.” (1 Pietro 3:15-22)

            Il Battesimo nello Spirito Santo non parla di purificazione o di SALVEZZA, ma di POTENZA per essere testimoni di Cristo nel mondo; la purificazione è già stata ricevuta dal sangue di Gesù Cristo. Vedi: Giovanni 1:29; Matteo 26:28; Romani 3:25 e 5:9; Efesini 1:7; Ebrei 9:12; I Pietro 1:19; I Giovanni 1:7; Apocalisse 1:5. e altri.

Molti pentecostali sbagliano a considerare “non salvati” coloro che non hanno il battesimo nello Spirito Santo secondo l’evidenza delle lingue: anche io sono stato una vittima di tali pregiudizi, ma ciò non mi ha impedito di continuare a vivere la mia vita cristiana, sapendo che nessuno potrà mai separarmi dall’amore di Cristo!

            L’evangelista Marco infatti dice che tra i segni che accompagneranno quelli che avranno creduto, c’è che parleranno «lingue nuove»! (Marco 16:17)

            Il problema è crederci e volerlo: tutto qua.

            “Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiamo fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il DONO (in greco DOREA’) dello Spirito Santo.” (Atti 2:37-38)

            Ecco dunque che anche il battesimo nello Spirito Santo è una “doreà”!

            Un linguaggio spirituale ci spetta di diritto, perché è un lascito testamentario di Gesù Cristo: il Nuovo TESTAMENTO ci dà una NUOVA EREDITA’ perché Dio ha perfezionato la promessa fatta ad Abrahamo.

            Il battesimo nello Spirito Santo è gratuito e non si può comprare: “Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo. Or Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del danaro, dicendo: Date anche a me questa potestà, che colui al quale io imponga le mani riceva lo Spirito Santo. Ma Pietro gli disse: Vada il tuo denaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il DONO (DOREA’) di Dio si acquisti con danaro. Tu, in questo, non hai parte ne sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio.

Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. Poiché io ti vedo in fiele amaro e in legami di iniquità. E Simone, rispondendo, disse: Pregate voi il Signore per me affinché nulla di ciò che avete detto mi venga addosso.” (Atti 8:20)

            Il battesimo nello Spirito Santo è per tutti i credenti, nessuno escluso!

            “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il DONO (DOREA’) dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio.

Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?

E comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Allora essi lo pregarono di rimanere alcuni giorni con loro.” (Atti 10:44-48)

            Esso rimane sempre un passo importante di fede, da cui dipenderà la “misura” che noi vorremo dare alla nostra FEDE!

            “V’e’ un solo Signore, una sola fede , un solo battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che e’ sopra tutti , fra tutti ed in tutti. Ma a ciascun di noi la grazia è stata data secondo la misura del DONO (DOREA’) largito da Cristo. Egli è per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigioni ed ha fatto dei doni agli uomini.” (Efesini 4:5- 8)

            In conclusione, ogni credente provi se stesso e prenda ciò che è suo, bussi e gli sarà aperto, chieda e otterrà, senza opporre false considerazioni, inutili e negative giustificazioni e dannosi impedimenti dottrinali.

Che non venga in mente a nessun credente di cedere al diavolo e di fare come hanno fatto Satana e tutti i suoi accoliti ribelli, che hanno avuto la fortuna di ricevere il “dono” di cantare le lodi davanti al Trono di Dio e di servirlo e poi ribellarsi per innalzare sé stessi ed acquisire potere e gloria. Questo è l’unico e grande peccato che non sarà mai perdonato: usare la doreà dello Spirito Santo contro… lo Spirito Santo! Non dovrebbe mai succedere e probabilmente non succederà mai, ma è sempre bene saperlo, perché il credente “nato di nuovo” non deve illudersi di poter pregare per i demoni, affinché questi si ri-convertano o ri-tornino buoni. Non bisogna sprecare le preghiere, illudendosi di essere più buoni di Dio. Dio aveva concesso anche agli angeli ribelli la loro parte di Amore di Dio, ma a quanto pare essi hanno scambiato l’Amore di Dio per debolezza di Dio.

Ciò non è e non sarà mai. Dalla ribellione di Satana traiamo insegnamento e teniamo presente che dobbiamo sempre associare all’Amore di Dio anche la sua…Giustizia!

Facciamo tesoro della doreà di Gesù Cristo e manteniamoci stretti stretti a Lui in un abbraccio di protezione, che escluda ogni sentimento di superbia e di auto-glorificazione. Chi si gloria, si glori “nel Signore”!

            “Perciò, lasciando l’insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello perfetto, e non stiamo di nuovo a porre il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio, della dottrina dei battesimi e della imposizione delle mani, della resurrezione dei morti e del giudizio eterno. E così faremo, se pur Dio lo permette. Perché quelli che sono una volta stati illuminati e hanno gustato il DONO (DOREA’) celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento.” (Ebrei 6:1-5)

IL BATTESIMO NELLO SPIRITO SANTO segna l’inizio di un nuovo rapporto con Dio, di un’intima comunione con lo Spirito Santo. Tale comunione è augurata dall’apostolo Paolo in quel brano che è diventato la conclusione del culto evangelico moderno:

            «La grazia del Signore Gesù Cristo e

            l’amore di Dio e

            la comunione dello Spirito Santo

            siano con tutti voi.» (1 Corinzi 13:13)

            Ogni volta che noi parliamo in altra lingua, secondo il linguaggio che lo Spirito Santo ci ha dato di esprimerci, noi abbiamo comunione con Lui.

            L’apostolo Paolo dice espressamente: “io parlo in lingue più di tutti voi”. La testimonianza che lui diede fu più FORTE di quella degli altri credenti, esattamente come aveva promesso il Signore, quando disse: “e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in Giudea e fino alle estremità della terra... “

Oggi ci sono molti credenti nati di nuovo che pretendono di dare la stessa testimonianza... senza il battesimo nello Spirito Santo...

 

QUANTI DONI SPIRITUALI CI SONO?

In molti passi del Nuovo Testamento incontriamo la parola “DONO”, che però in greco ha ben sei sfumature diverse ed altrettanti termini diversi.

            La chiave di lettura dei vari DONI, promessi da Dio, sta nell’esame dei termini usati nel Nuovo Testamento: la soluzione stava a portata di mano, ma pare che pochi traduttori, nei tempi passati, le abbiano dato la dovuta importanza!

            Per meglio capire, esaminiamo tutte e sei le parole greche, tradotte pedestremente e superficialmente in italiano tutte e sempre con la parola “dono” (pazzesco!):

1) dôreà - dôreàs = dono, lascito testamentario, legato testamentario, donazione testamen­taria, donazione post mortem.

Il termine è usato nel campo giuridico per indicare un qualcosa lasciato in eredità da qualcuno che è morto; il “legato” o lascito testamenta­rio, è un dono solamente positivo e senza le responsabilità tipiche di chi è designato come “erede”. Nel Caso di Gesù Cristo, Egli è morto, altrimenti l’eredità non può essere attribuita, e ci ha lasciato “la salvezza eterna” come dono gratuito, senza condizioni, e senza vincoli ereditari. La Sua Grazia e la Sua misericordia sono i soli motivi del Suo dono!

Dai riferimenti sotto riportati, chiunque potrà notare come il termine è stato usato solo ed unicamente quando si parla di salvezza per i meriti del Sangue dell’Agnello e del battesimo di Spirito Santo, mediante l’evidenza delle lingue.

I riferimenti sono tutti questi: Matteo 10:8 Giovanni 4:10; 15:25; Atti 2:38; 8:20; 10:45; 11:17; Romani 3:24; 5:15; 5:17; 2 Corinzi 9:15 11:7; Efesini 3:7; 4:7; Galati 2:21; Ebrei 6:4; 2 Tessalonicesi 3:8; Apocalisse 21:6; 22:17.

 

2) dôron - dôru = dono votivo, offerta in sacrificio, imposta religiosa, tributo, tassa, regalìa, sacrificio.

 Nel Nuovo Testamento il termine si riferisce alla morte di Gesù Cristo sulla croce, come offerta di Dio agli uomini (Ebrei cap. 10), come tributo di sangue che gli uomini devono prendere in pagamento per estinguere la loro condizione di peccatori. Cristo diventa, per l’uomo in cerca della salvezza eterna, “agnello immolato” (Apocalisse 5:12; 13:8; Giovanni 1:29,; 1:36; 1 Pietro 9:19).

 L’uomo ha ricevuto da Dio stesso “l’offerta che Lui gradisce” per riconciliarci con Lui: la Sua Parola “fatta carne”

Riferimenti:

a) Efesini 2:8 “Infatti è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede, e ciò NON viene da voi; è un DONO di Dio” (Il peccato è estinto mediante il tributo di un’offerta!)

b) Ebrei 8:3 “Infatti ogni sacerdote è costituito per offrire DONI e sacrifici; è perciò necessario che anche questo sommo sacerdote abbia qualcosa da offrire.” (Gesù cristo, sommo sacerdote, offrì se stesso, il Suo corpo fisico, cioè Cristo-uomo, unica offerta gradita a Dio)

c) Ebrei 8:4 “Poiché vi sono quelli che offrono i DONI secondo la legge” (la legge imponeva offerte di animali, Gesù Cristo si offre come “agnello purissimo”)

d) Matteo 2:11 “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; e, prostratisi, lo adorarono; aperti i loro tesori, gli offrirono dei DONI; oro incenso e mirra.”

e) Matteo 15:5 “Dio, infatti, ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre sia punito di morte; voi, invece, dite: Se uno dice a suo padre o a sua madre: “Quello con cui potrei assisterti è OFFERTA a Dio”, egli non è più obbligato ad onorar suo padre o sua madre. E avete annullata la Parola di Dio a cagione della vostra tradizione.

 

3) dòma - dòmatos= dono, pacco-regalo (dòma -dòmatos (con l’òmega) = casa, famiglia, tempio. In latino “domus”, da cui “domestico”)

 Il termine si riferisce sempre a qualcosa di “materiale” che è stato regalato: si può trattare di soldi, di oggetti, e... di schiavi, di ministri, di diaconi, che il Signore usa e regala!

Riferimenti:

Efesini 4:8 e Filippesi 4:17.

 

4) Kàrisma - Karìsmatos = grazia, favore.

 Non è un “dono”, ma una “grazia” e ciò comporta una valutazione da parte di Dio, circa l’utilizzazione che Lui vuole fare del credente.

È un dono a richiesta. È un dono che deve servire ad uno scopo, deve cioè essere “utile” alla causa dello Spirito Santo (1 Corinzi 12:7).

 Al singolare (tò kàrisma) denoterebbe qualcosa che è “posseduto” dal beneficiato “richiedente”: come tutto ciò che appartiene all’uomo, va ravvivato e coltivato. (es: un ministero, la santificazione, un dono di 1 Corinzi 12)

 Al plurale (tà karìsmata) denoterebbe qualcosa dato volta per volta, ogniqualvolta lo richieda chi lo ha avuto una prima volta (es: doni di guarigioni).

Riferimenti:

Romani 4:11; 5:15; 5:16; 6:23; 1 Corinzi 1:7; 7:7; 1 Timoteo 4:14; 2 Corinzi 1:6; 1:11; 1 Pietro 4:10.

 

5) dôrema - dôrématos) = dono, regalo, oggetto donato.

 Gesù Cristo ci ha fatto il regalo del Suo corpo fisico e ci ha regalato il regalato il creato.

Riferimenti:

Romani 5:16 “Riguardo al dono (dôrema), non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato,...” (il corpo di Cristo in giustificazione per i peccati)

Giacomo 1:7 “Ogni buon regalo (dòsis) e ogni dono (dôrema) perfetto vengono dall’Alto e discendono dal Padre delle luci, presso il quale non ci sono né variazione, né ombra di mutamento.”

 

6) dòsis - dòseos = dono, donazione, donazione anche testamentaria, legato, regalo.

 Dio è l’origine di tutto ciò che abbiamo ricevuto in dono: il termine dòsis è proprio indicato per individuare l’atto del donare, il regalo che denota la volontà di regalare.

Giacomo 1:17 “Ogni buon regalo (dòsis) e ogni dono (dôrema) perfetto vengono dall’Alto e discendono dal Padre delle luci, presso il quale non ci sono né variazione, né ombra di muta­mento.”

 

LE DOREÀ DELLA SALVEZZA E DEL BATTESIMO NELLO SPIRITO SANTO

            La “doreà”, è “quanto Gesù Cristo ci ha lasciato dopo la Sua morte”.

            Molti sono i passi biblici che parlano di “battesimo NELLO Spirito Santo” o, come erroneamente dicono alcuni, “DELLO” oppure “CON LO” Spirito Santo: dovrebbe essere accettato da tutti il fatto che esso è un evento che fa parte della stessa esperienza cristiana, ed invece purtroppo non è così!

            Essere riscattati col sangue di Gesù Cristo non è tutto ciò che il Signore ha destinato a noi: c’è anche il “parlare in altra lingua”.

            Infatti troviamo che ... Gesù rispose loro:... “Ma voi riceverete POTENZA quando lo Spirito Santo verrà su voi, e MI sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8) “poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo tra non molti giorni.” (Atti 1:5)

            Avuta la SALVEZZA nel nome di Gesù Cristo, preoccupiamoci anche di ricevere POTENZA, nello stesso glorioso Nome: quello di Gesù Cristo!

            “La potenza” è un elemento essenziale quando si vuol essere “testimoni” di Gesù Cristo: molti predicatori ne sono privi e non convincono più nessuno, nemmeno loro stessi!

            “Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: Bisogna ubbidire a Dio, anzi­ché agli uomini.

L’Iddio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste appendendolo al legno. Esso ha Iddio esaltato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e remissione dei peccati.

E noi siamo testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono.” (Atti 2:29-32)

            La DISUBBIBIENZA non darà mai la COMUNIONE con lo Spirito Santo!!!

            L’apostolo Paolo era convintissimo di tutto ciò e lo ricorda chiaramente ai Corinzi, che pur avevano assistito alla potenza dello Spirito Santo impiegata durante le sue predicazioni:

“Quant’è a me, fratelli, quando venni a voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non saper altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Ed io sono stato presso di voi con debolezza, e con timore, e con gran tremore; e la mia parola e la mia predicazione non con­sistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza degli uomini, ma sulla po­tenza di Dio.” (1 Corinzi 2:1-5)

            Se si è convinti che Gesù Cristo è morto per cancellare col Suo Sangue i nostri peccati, e che poi è risorto primizia dei risorti, dobbiamo anche credere che, abbinato alla salvezza, c’è anche il dono dello Spirito Santo.

“E Pietro a loro: “Ravvedetevi,

- e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati,

- e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.

Poiché per voi è la promessa,

- e per i vostri figliuoli,

- e per tutti quelli che sono lontani,

- per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà. (Atti 2:38-39)

            Il Nuovo testamento è stato “aperto”, cioè reso esecutivo, alla morte del “testatore” che era Gesù Cristo morto sulla croce.

Nel Suo testamento c’è la salvezza e il battesimo nello Spirito Santo: bisogna andare però dal “notaio” ad esigere la propria parte di eredità: il notaio è Gesù Cristo stesso e ci si va “IN PREGHIERA”. Attenzione: non c’è un altro modo!

            L’apostolo Paolo, parlando dell’essere cristiani così scrive: “... ma noi, che siamo del giorno (cioé siamo figli di luce, e non di tenebre) siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore e preso per elmo la speranza della salvezza.

Poiché Dio non ci ha destinati ad ira, ma a ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo, sia che dormiamo, viviamo insieme con Lui.” (1 Tessalonicesi 5:8-10)

            La salvezza è un dono di Dio, che nella Sua infinita misericordia, ha voluto aprire “l’anno della Grazia” e tenderci una mano, nei meriti di Suo Figlio Gesù Cristo.

            Questo è il fondamento della salvezza che non potrà mai più essere smosso da nessuna cosa, perché “Io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno mai separarci dall’amore di Dio che è IN CRISTO GESU’, NOSTRO SIGNORE.” (Romani 8:38)

            Alla samaritana il Maestro spiega la “doreà” della salvezza: “Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il DONO (doreà) di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva. La donna gli disse: Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; donde hai dunque codest’acqua viva?

Sei tu più grande di Giacobbe nostro padre che ci dette questo pozzo e ne bevve egli stesso coi suoi figliuoli e il suo bestiame?

Gesù rispose e le disse: Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in salvezza eterna.” (Giovanni 4:10-14)

            Ogni credente “nato di nuovo” ha bevuto alla fonte dell’”acqua della vita”, perché ha accettato Gesù Cristo come “personale salvatore”: non c’è conversione vera, se non c’è questa caratteristica indispensabile!

            La morte di Gesù Cristo è la morte dell’unico uomo senza peccato, che Dio ha mandato sulla terra per salvare tutti coloro che avranno fede in Lui. “Però la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il DONO (doreà) della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti.

Riguardo al dono (dòrema) non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna; mentre il dono gratuito (kàrisma) diventa giustificazione dopo molte trasgressioni.

Infatti, se per la colpa di uno solo, la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del DONO (doreà) della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo.” (Romani 5:15)

            Anche in Efesini troviamo la “doreà” della salvezza: “Per questa ragione io, Paolo, il carcerato di Cristo Gesù per voi, o Gentili... i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo, del quale io sono stato fatto ministro, in virtù del DONO (doreà) della grazia di Dio largitami secondo la virtù della sua potenza.” (Efesini 3:1 e ss.)

            Infine in Apocalisse 22:16, troviamo scritto: “Io Gesù ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la progenie di Davide, la lucente stella mattutina.

E lo Spirito e la sposa dicono: Vieni. E chi ode dica: Vieni. E chi ha sete venga: chi vuole, prenda in DONO (doreà) dell’acqua della vita.”

 

LA DIFFERENZA DEI DUE BATTESIMI: D’ACQUA E DI SPIRITO

Come la salvezza, anche il “battesimo nello Spirito Santo” è un LASCITO GRATUITO TESTAMENTARIO di Gesù Cristo. Esso non c’entra nulla col battesimo d’acqua, il quale testimonia la propria resurrezione (“nuova nascita”), come già risuscitò Gesù Cristo: “l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate tra mezzo l’acqua.

Alla qual figura corrisponde il battesimo (non la purificazione delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio ), il quale ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, che, essendo andato in cielo, è alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti.” (1 Pietro 3:15-22)

            Il Battesimo nello Spirito Santo non parla di purificazione, ma di potenza per essere testimoni di Cristo nel mondo; la purificazione è già stata ricevuta dal sangue di Gesù Cristo. Vedi: Giovanni 1:29; Matteo 26:28; Romani 3:25 e 5:9; Efesini 1:7; Ebrei 9:12; I Pietro 1:19; I Giovanni 1:7; Apocalisse 1:5. e altri.

            “Fede, salvezza (o speranza) ed amore sono cose che durano” (1 Corinzi 13:13), ma pur procacciando tali cose, non lasciate però “di ricercare i doni spirituali” (1 Corinzi 14:1)

            I doni spirituali sono indispensabili per edificare, esortare, consolare (1 Corinzi 14:3): ne sa qualcosa chi ha cercato invano di edificare, senza possederli! Invano si sono affaticati, perché Dio non ha edificato! (Salmo 127:1)

            “Così anche voi, poiché siete bramosi dei doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa.” (1 Corinzi 14:12)

            Non si è predicato abbastanza sul senso delle seguenti parole: “Poiché ognuno sarà salato con fuoco. Il sale è buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore? Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.” (Marco 9:29-51)

            Essere salati col fuoco dello Spirito Santo, significa diventare capaci di testimoniare la propria diversità dal mondo e la propria identità con Cristo Gesù: significa non tirarsi indietro, con vergogna, paura, timidezza, incertezza e indecisione, ogni volta che lo Spirito Santo ci chiede di “lavorare” con Lui; significa essere sensibili alla voce del Signore, che ci parla col Suo Santo Spirito; significa saper pregare “come Dio vuole” e saperlo fare dovunque e con chiunque. (Atti 12:12;) Gli apostoli Paolo e Sila, nella prigione di Filippi pregavano e cantavano inni! (Atti 16:25)

            Come può cominciare tutto ciò?

            La risposta è più semplice di quanto si possa pensare: come quando abbiamo accettato la salvezza, anche per il “battesimo nello Spirito Santo” dobbiamo fare qualche cosa!

            Per essere salvati, abbiamo capito chi è Gesù Cristo.

            Per essere battezzati nello Spirito Santo, abbiamo capito chi Egli è?

            Lo SPIRITO SANTO di Dio è la terza Persona della Trinità ed agisce al posto di Dio, per portare a Dio, per avere da Dio, per essere in Dio, per agire con Dio e per Dio, per stare tra Dio e tutto ciò che Dio tocca, NEGLI INFINITI CONFINI DELL’AMORE DI DIO!

            Egli ci introduce realmente nel regno di Dio, nel quale prima eravamo entrati per fede, “Poiché il regno di Dio non consiste in parlare, ma in potenza.” (1 Cor. 4:20)

            Siamo desiderosi di sottometterci a tale potenza?

            Come dimostrare di essere sinceramente sottomessi alla volontà del Signore, “affinché la Tua volontà sia fatta in terra come in cielo”?

            Ebbene diamo a Lui tutto il nostro cervello, i nostri pensieri, la nostra mente e soprattutto il centro del cervello che presiede a tutte le funzioni del nostro corpo: la parola!

            Il battesimo dello Spirito Santo si manifesta col parlare, e, considerando Gesù Cristo, la Parola di Dio, anche per noi non poteva essere diversamente!

            Cosa dobbiamo dire? Ciò che appartiene allo Spirito Santo è anche un linguaggio creato da Lui: se io parlo con le parole di qualcuno, “quel qualcuno” è dentro me! Così è per lo Spirito Santo!

            Quali linguaggi conosce lo Spirito Santo?

            Tutti!

            Li ha creati tutti Lui!

            Lo stesso “nostro” pensiero non ci apparterrebbe!

“Non siamo di per noi capaci di pensare” (2 Corinzi 3:5): Dio stesso infatti ci ha dato un cervello, che Lui ci ha fornito fin dal grembo di nostra madre.

            Neanche il linguaggio ci appartiene perché esso, pur chiamandosi “lingua materna”, non è mai appartenuto a nostra madre: anche lei a sua volta lo ha ricevuto da sua madre e così via, a ritroso, fino... alla torre di Babele, quando... troviamo che lo Spirito Santo creò le lingue, per rompere la comunicazione fra gli uomini ribelli!

            Attualmente i linguaggi parlati sulla terra, tra lingue e dialetti, sono circa 3.000, mentre i linguaggi non più parlati sulla terra, tra lingue e dialetti, sono circa 2.800: se pensiamo che lo Spirito Santo manchi di “linguaggi”, beh, ce n’è in abbondanza!

            Se poi lo Spirito Santo vuole, può anche creare “per noi solamente” un Suo linguaggio che al mondo si è solo in due a parlarlo: Lui e noi!

            L’evangelista Marco infatti dice che tra i segni che accompagneranno quelli che avranno creduto, c’è che parleranno “lingue nuove”! (Marco 16:17)

            “Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiamo fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il DONO (DOREA’) dello Spirito Santo.” (Atti 2:37-38)

            Un linguaggio ci spetta di diritto, perché è un lascito testamentario di Gesù Cristo: il Nuovo TESTAMENTO ci dà una NUOVA EREDITA’ perché Dio ha perfezionato la promessa fatta ad Abrahamo.

            “V’e’ un solo Signore, una sola fede , un solo battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che e’ sopra tutti , fra tutti ed in tutti. Ma a ciascun di noi la grazia è stata data secondo la misura del DONO (DOREA’) largito da Cristo. Egli è per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigioni ed ha fatto dei doni agli uomini.” (Efesini 4:5- 8)

            In conclusione, ogni credente provi se stesso e prenda ciò che è suo, bussi e gli sarà aperto, chieda e otterrà, senza opporre false considerazioni, inutili e negative giustificazioni e dannosi impedimenti dottrinali.

 

 


 

Capitolo 25 Come ottenere il Battesimo nello Spirito Santo

 

 

 

 

Quando si è veramente convinti di volere la salvezza eterna in Gesù Cristo e, soprattutto quando si è convinti che il battesimo nello Spirito Santo è indispensabile per ubbidire alla volontà del Signore, come richiesto dalla preghiera del “Padre Nostro”, allora e solo allora si è veramente pronti a chiedere TUTTO ciò che ci tocca, per l’eredità di Gesù Cristo.

Allora scoprirà che “invocare” è ben diverso dal gridare, dal chiedere, dal pregare, e da qualunque altra cosa che non sia “una r